Soissons

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Soissons
comune
Soissons – Stemma
(dettagli)
Soissons – Veduta
Dati amministrativi
Stato Francia Francia
Regione Blason région fr Picardie.svg Piccardia
Dipartimento Blason département fr Aisne.svg Aisne
Arrondissement Soissons
Cantone Soissons-Nord
Soissons-Sud
Territorio
Coordinate 49°22′N 3°20′E / 49.366667°N 3.333333°E49.366667; 3.333333 (Soissons)Coordinate: 49°22′N 3°20′E / 49.366667°N 3.333333°E49.366667; 3.333333 (Soissons)
Altitudine 38-130 m s.l.m.
Superficie 12,32 km²
Abitanti 29 997[1] (2009)
Densità 2 434,82 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 02200
Fuso orario UTC+1
Codice INSEE 02722
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Francia
Soissons
Sito istituzionale

Soissons è un comune francese di 29.997 abitanti situato nel dipartimento dell'Aisne della regione della Piccardia. È una delle più antiche città della Francia, antica capitale dei Suessioni.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Soissons deve il suo nome ai Suessioni, una tribù della Gallia Belgica menzionata da Gaio Giulio Cesare nel De bello Gallico. Cesare conquistò la cittadina nel 57 a.C. Noviodunum prese il nome di Augusta Suessionum e divenne dopo Reims la città più importante della provincia romana della Gallia Belgica.

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, i Franchi, guidati dal re merovingio Clodoveo sconfissero il generale romano Siagrio sotto le mura di Soissons nel 486 (Battaglia di Soissons). Alla battaglia è legata la tradizionale narrazione dell'episodio del "vaso di Soissons".

Soissons continuò ad essere la capitale del regno dei Franchi e successivamente del regno di Neustria (o occidentale) dopo la suddivisione seguita alla morte di Clotario I, figlio di Clodoveo, nel 561.

Una seconda battaglia combattuta sotto le mura di Soissons nel 718 segnò la sconfitta del regno di Neustria che fu ricongiunto al regno di Austrasia sotto Carlo Martello, ufficialmente "maestro di palazzo" o "maggiordomo" del re merovingio. Il figlio, Pipino il Breve, si fece riconoscere re da un'assemblea di nobili ("leudes") e vescovi tenutasi a Soissons nel 752, al posto dell'ultimo dei Merovingi, Childerico III, e venne riconosciuto immediatamente da papa Zaccaria.

Nel 768 vi fu incoronato Carlomanno, mentre a pochi chilometri di distanza a Noyon veniva incoronato re anche il fratello Carlo Magno dopo la morte di Pipino il Breve.

Sotto la dinastia dei Carolingi iniziarono gli attacchi dei Normanni: dopo i saccheggi di Saint-Quentin e di Château-Thierry, la stessa Soissons resistette con difficoltà al loro attacco nell'886.

È celebre per essere stato designato dalle diplomazie francese e austriaca quale luogo d'incontro tra i novelli sposi Napoleone Bonaparte e Maria Luisa d'Asburgo-Lorena, dopo la celebrazione a Vienna del loro matrimonio per procura.[2]

Napoleone il 23 marzo 1810 preferì anticipare l'incontro e la carrozza con gli sposi cambiò itinerario, con grande delusione delle autorità locali e della cittadinanza.[2]

Monumenti e Luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

  • Abbazia di San Leodegario. Appartenuta ai Genovefani ospita oggi il Museo Archeologico. Il complesso è formato dalla Chiesa abbaziale, con coro e transetto duecenteschi e navata-facciata rifatte tra XVII e XVIII secolo; Chiostro e Sala capitolare del XIII secolo e l'antico Palazzo Abbaziale che ospita le collezioni.
  • Chiesa di San Pietro, edificio del XII secolo.
  • Abbazia di San Medardo. Sorge sull'altra riva del fiume Aisne, nel sobborgo di Saint-Waast. Venne fondata nel IX secolo e divenne la necropoli dei re Merovingi. Ne restano che la cripta e la Sala capitolare duecentesca.

Persone legate a Soissons[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ INSEE popolazione legale totale 2009
  2. ^ a b Max Gallo, Napoléon, Paris, Edition Robert Laffont, 1997, ISBN 2-221-09796-3 (nella traduzione edita da Arnoldo Mondadori per la Biblioteca Storica del quotidiano: Il Giornale), p. 665
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