Battaglia del fiume Axona

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Battaglia del fiume Axona
La battaglia presso il fiume Axona tra Gaio Giulio Cesare ed i Belgi nel 57 a.C.
La battaglia presso il fiume Axona tra Gaio Giulio Cesare ed i Belgi nel 57 a.C.
Data 57 a.C.
Luogo Fiume Axona
Esito Vittoria romana
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
8 legioni e truppe alleate per un totale di circa 36.000 armati 306.000 armati
Perdite
Limitate Ingenti
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La battaglia del fiume Axona fu combattuta nel 57 a.C. tra l'esercito ed i Belgi, nell'ambito delle campagne galliche di Giulio Cesare.

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Cessata la minaccia germanica di Ariovisto, le antiche inimicizie tra le tribù galliche tornarono a galla ed allo stesso tempo cresceva l'insofferenza verso l'occupazione romana. In questa situazione, molti popoli cercarono alleanze anche con i vicini Germani della riva sinistra del Reno,[1] per trovare il necessario aiuto contro il comune ed imminente pericolo delle legioni cesariane, che - molti sospettavano - si sarebbero dirette a breve contro i loro territori.

Cesare narra che, mentre si trovava in Gallia Cisalpina, fu informato di una congiura dei Belgi ai danni di Roma; un'ipotesi, questa, che sembra confermata anche da un carteggio di Tito Labieno, luogotenente del generale. I Belgi si scambiavano ostaggi perché temevano che, una volta sottomessa tutta la Gallia celtica, l'esercito romano sarebbe stato poi condotto nel loro Paese. A sobillare il loro proposito erano intervenute anche alcune popolazioni galliche, che mal sopportavano che le truppe romane svernassero nelle loro terre e vi si abituassero.[2]

Giunto in Gallia (probabilmente a Vesontio, capitale dei Sequani)[3] con due nuove legioni (la XIII e XIIII),[4] Cesare venne a sapere che tutte le tribù della Gallia Belgica (a cui si erano unite alcune tribù germaniche), con la sola esclusione dei Remi,[5] si sarebbero riunite in un unico luogo con l'intero esercito, sotto la guida di un certo Galba, re dei Suessioni.

Forze in campo[modifica | modifica sorgente]

Cesare fornisce un elenco dettagliato dei popoli che presero parte all'alleanza, per un totale di 306.000 armati:[6] essi appartenevano al popolo dei Bellovaci (con 60.000 armati), Suessioni (50.000 armati), Nervi (50.000), Atrebati (15.000), Ambiani (10.000), Morini (25.000), Menapi (7.000), Caleti (10.000), Veliocassi (10.000), Viromandui (10.000), Atuatuci (19.000), oltre a 40.000 Germani.[7]

Preludio alla battaglia[modifica | modifica sorgente]

Cesare, dopo 15 giorni di marcia ininterrotta[8] e dopo avere rifocillato l'esercito nelle terre degli alleati Remi, si accampò a nord del fiume Axona (moderno Aisne, affluente dell'Oise).[9] Pose un presidio a difesa del ponte che lo attraversava e lo affidò al luogotenente Quinto Titurio Sabino con sei coorti. Mentre attendeva che i Belgi giungessero in prossimità del fiume, fece fortificare il campo.[10]

I Belgi, ancora intenti all'assalto del vicino oppidum di Bibrax (importante centro dei Remi), non si curarono della vicinanza delle legioni romane, tanto che Cesare fu costretto ad inviare truppe in aiuto della vicina città (tra cui cavalieri numidi, arcieri cretesi e frombolieri delle Baleari) per provocarli a battaglia. Finalmente, fallito il tentativo di conquistare l'oppidum, i Belgi marciarono verso Cesare, ponendo il loro campo a meno di due miglia da quello romano. L'accampamento si estendeva in larghezza per circa otto miglia, tanto era grande.[11] Dopo aver saggiato con alcune scaramucce le capacità del nemico, Cesare decise di provocare l'esercito dei Belgi in campo aperto:[12]

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

« Cesare lasciate nel campo due legioni che aveva da poco arruolate, affinché, se in qualche parte dello schieramento vi fosse stato bisogno, potessero essere impiegate come riserva, schierò in ordine davanti al campo le altre sei legioni. Anche i nemici schierarono ugualmente le proprie truppe. Tra i due eserciti c'era una grande palude. I nemici attendevano che i nostri la attraversassero, mentre i nostri erano pronti ad attaccare il nemico in difficoltà, qualora avesse iniziato ad attraversarla. Nel frattempo tra le due schiere si svolgeva uno scontro di cavalleria. Dato che nessuno dei due eserciti si decideva ad attraversarla, dopo l'esito favorevole per i nostri dello scontro di cavalleria, Cesare riportò i suoi nell'accampamento. Allora i nemici si diressero verso l'Aisne che scorreva dietro al nostro campo. Trovati lì dei guadi, cercarono di far passare oltre il fiume parte delle truppe per provare ad espugnare il forte comandato dal luogotenente Quinto Titurio e ad interrompere il ponte. Se ciò non gli fosse riuscito, volevano devastare i campi dei Remi che ci erano di grande utilità per la condotta della guerra e impedire così ai nostri i rifornimenti. Informato da Titurio, Cesare fece passare il ponte a tutta la cavalleria e ai Numidi armati alla leggera, ai frombolieri e agli arcieri e si dirige verso i nemici. I nostri, assaliti i nemici in difficoltà nel fiume, ne uccisero gran parte. Con una grande quantità di proiettili respinsero gli altri che con grande audacia cercavano di passare sui corpi dei morti. I primi che erano riusciti a passare, circondati dalla cavalleria, furono uccisi. I nemici, avendo capito che non c'era possibilità né di espugnare la città né di passare il fiume, e vedendo che i nostri non avanzavano in luogo sfavorevole per combattere, mentre cominciarono a mancare loro le vettovaglie, convocata l'assemblea, stabilirono che fosse bene che ognuno tornasse in patria e che tutti da ogni parte giungessero a difendere quelle popolazioni, i cui paesi per primi fossero invasi dall'esercito romano, che combattessero piuttosto nel proprio paese che in quello altrui e che usufruissero delle vettovaglie patrie. Decisero ciò anche perché erano venuti a sapere che Diviziaco e gli Edui si avvicinavano al Paese dei Bellovaci. Non avevano potuto convincere questi ad attendere più a lungo e a non portare aiuto ai loro concittadini »
(Cesare, De bello Gallico, II 8, 5-10.)

I Belgi presero quindi la strada verso le loro terre prima della mezzanotte, e Cesare, dopo aver atteso fino all'alba poiché voleva capire le reali intenzioni del nemico e temeva insidie in un territorio sconosciuto ed ostile, decise di inseguirlo con tutta la cavalleria (affidata a Quinto Pedio, e Lucio Arunculeio Cotta) e tre legioni (affidate a Tito Labieno). I Romani, una volta raggiunta la retroguardia dell'enorme massa di armati che si snodava disordinatamente lungo il fiume Aisne in direzione ovest, ne approfittarono per farne grande strage fino al tramonto.[13]

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Il giorno seguente, Cesare, prima che i nemici si riprendessero dal terrore suscitato dalla recente strage, condusse l'esercito nelle terre dei Suessioni, giungendo dinanzi al loro principale oppidum, Noviodunum (presso le odierne Soissons e Pommiers). La città fu cinta d'assedio, ma il loro re Galba, spaventato dalla grandezza delle opere d'assedio che il generale romano era riuscito ad approntare in così poco tempo, offrì la resa del suo popolo. La capitolazione, favorita anche dall'intercessione dei vicini Remi, fu suggellata dalla consegna di ostaggi (tra cui due figli dello stesso re Galba) e di tutte le armi che tenevano nella loro capitale.[14]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ I Germani erano quindi quelli al di qua del Reno, entro il territorio della Gallia (Cesare, De bello Gallico, II, 3, 4.)
  2. ^ Cesare, De bello Gallico, II, 1.
  3. ^ Vesontio, l'odierna Besançon, potrebbe aver ospitato parte dell'esercito romano durante l'inverno del 58-57 a.C.
  4. ^ Cesare, De bello Gallico, II, 2.
  5. ^ Cesare racconta che i Remi offrirono ostaggi e vettovaglie per l'esercito romano (De bello Gallico, II, 3.)
  6. ^ Cesare, De bello Gallico, II,2-4. La cifra di 306.000 armati fornita da Cesare è considerata esagerata dagli studiosi moderni.
  7. ^ Cesare, De bello Gallico, II, 4. Tra le popolazioni germaniche sono menzionati i Condrusi, gli Eburoni, i Ceresi ed i Pemani.
  8. ^ Cesare potrebbe aver percorso, con otto legioni e relativa vettovaglie, ben 300 km, da Vesontio al medio corso della Marna, a una media di 20 km al giorno.
  9. ^ Il luogo non è identificabile, ma si pensa al colle di Mauchamp, a Berry-au-Bac, sulla riva destra dell'Aisne, poco a est di Pontavert sulla strada che collega Reims a Laon. In alternativa è stato proposto Chaudardes, circa dieci chilometri a valle di Berry-au-Bac. Sulla questione vedi C.B.R. Pelling, Caesar's battle-descriptions I 48 nota 1, II 16 nota 1, IV 15 nota 1)
  10. ^ Cesare, De bello Gallico, II, 5.
  11. ^ Cesare, De bello Gallico, II 6-7.
  12. ^ Cesare, De bello Gallico, II 8.
  13. ^ Cesare, De bello Gallico, II, 11.
  14. ^ Cesare, De bello Gallico, II, 12.

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