Ambiorige

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Statua di Ambiorige a Tongeren (la statua, prodotta nel 1866 dallo scultore Jules Bertin, è una raffigurazione puramente congetturale).

Ambiorige (latino: Ambiorix; Gallia, ... – Gallia, dopo il 53 a.C.) è stato un principe gallo.

Fu insieme a Catuvolco, un principe degli Eburoni, una tribù della Gallia Belgica (oggi Francia del nord, Belgio e sud dell'Olanda fino al fiume Reno). Nel XIX secolo divenne un eroe nazionale del Belgio per essersi opposto alla conquista di Gaio Giulio Cesare, come costui scrive nella sua Guerra gallica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 58 e il 52 a.C. Giulio Cesare iniziò la conquista della Gallia, compresa la Gallia Belgica. La regione era abitata da tribù che si combattevano tra di loro, tra cui gli Eburoni, che erano governati da due principi, Ambiorige e Catuvolco.

Nel 54 a.C., Gaio Giulio Cesare, avendo la necessità di fornire adeguate provviste ai suoi legionari, obbligò la popolazione locale a consegnare una parte del loro raccolto, che in quell'anno era stato assai scarso. Per questa ragione gli eburoni, ridotti alla fame, si lamentarono di questa richiesta, costringendo Cesare a rafforzare gli accampamenti militari che si trovavano vicino ai villaggi degli eburoni e ogni centurione ricevette l'ordine di assicurarsi che gli approvvigionamenti alimentari fossero consegnati ai soldati. Tutto ciò provocò un risentimento e un desiderio di vendetta da parte degli eburoni. Anche se Cesare lo aveva liberato dal dover pagare un tributo alla tribù degli atuatuci, nell'inverno del 54 Ambiorige, unitosi a Catuvolco, si ribellò ai romani guidati da Quinto Titurio Sabino e Lucio Aurunculeio Cotta.

Dopo aver attaccato e fatto strage di uno sparuto gruppo di romani che stavano facendo legna, Ambiorige inseguì i pochi superstiti al loro campo fortificato. Avendo capito di non poter combattere contro le truppe romane asserragliate nella fortificazione, pur in inferiorità rispetto alle sue forze, l'eburone giocò d'astuzia e andò a parlamentare con Sabino e Cotta, dicendo che lui non aveva alcun problema con loro, perché grazie a loro non aveva ora problemi con le altre tribù. E li avvertì che invece queste si stavano preparando ad attaccarli con l'aiuto di tribù germaniche che avrebbero attraversato il Reno. Ambiorige consigliò quindi loro di lasciare il loro campo e di dirigersi a un altro accampamento, così da unirsi ad altre truppe e da rafforzare la loro posizione. Ambiorige promise loro che li avrebbe lasciati passare indisturbati. Dopo una lunga e sofferta discussione notturna, in cui Sabino propendeva per fidarsi del nemico e Cotta no, i due decisero di lasciare il campo, ma furono attaccati a tradimento e massacrati fino all'ultimo uomo dai guerrieri di Ambiorige. Un'onta tremenda per Roma, che aveva bisogno di dimostrare che il suo esercito non era facile da battere. Con alcune campagne le legioni sottomisero le tribù belgiche, in particolare spazzarono via gli eburoni invitando chiunque, tra galli e Germani desiderasse fare razzia, nel territorio degli eburoni stessi, massacrandole e sottomettendole e devastando il loro territorio. Alla fine Ambiorige e i suoi uomini attraversarono il Reno e da quel momento scomparvero dalla storia.

Tra mito e leggenda[modifica | modifica wikitesto]

La figura di Ambiorige riapparve nel 1830, quando il Belgio divenne indipendente e il nuovo governo era in cerca di figure del suo passato che potessero fungere da eroe nazionale. Il capo eburone emerse così dalle pagine dell'opera cesariana: nel 1841 il poeta belga Joannes Nolet de Brauwere van Steeland scrisse un'opera lirica su Ambiorige e il 5 settembre 1866 una statua fu eretta in suo onore nel grande mercato della città belga di Tongeren, anche se non ci sono prove che egli sia vissuto proprio là. Questa scelta fu però fatta perché Tongeren è il villaggio più antico del Belgio e perché il suo nome originale era Atuatuca Tongorum, nome che richiamava l'Atuatuca di cui parlava Cesare.

Oggi Ambiorige è una delle più famose e importanti figure della storia belga. Ci si chiede comunque se questa figura sia davvero esistita, oppure se sia stata creata ad arte da Cesare per giustificare le feroci campagne condotte contro i galli della Belgica. Del resto a parte l'opera cesariana, non abbiamo nessun'altra testimonianza su di lui, o meglio è menzionato da Cassio Dione e da Floro, che però si rifanno a Cesare. Anche la sua statua è una pura idealizzazione.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

  • Cesare, Guerra gallica V, 26-51; VI 29-43; VIII, 24;
  • Cassio Dione, Storia romana, XL 7-11; Floro III, 10.

Fonti moderne[modifica | modifica wikitesto]

  • J. Carcopino, Giulio Cesare, tradotto da Anna Rosso Cattabiani, Rusconi Libri, 1993, ISBN 88-18-18195-5.
  • edizione italiana a cura di Augusto Guida E. Horst, Cesare, Rcs Libri, 2000.
  • Luciano Canfora, Giulio Cesare. Il dittatore democratico, Laterza, 1999, ISBN 88-420-5739-8.
  • André Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano, 1989, ISBN 88-04-32321-3.
  • Theodore Ayrault Dodge, Caesar, New York, 1989-1997, ISBN 0-306-80787-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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