Partigiano

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« (...) La guerra di parte, dice un uffiziale che si è distinto nelle guerre di Spagna, è la più antica, la più naturale, e la sola che sia sempre giusta. Essa è quella del debole contra il forte: essa non può farsi senza il concorso e l'approvazione di tutta una nazione: essa dipende dalla opinione generale, non dalla volontà di un tiranno, o d'un conquistatore. Questa guerra non può avere altro scopo che di respingere un'invasione, e di sottrarre lo stato, la nazione, il principe da un giogo straniero. Quando anche fosse menata innanzi con barbarie, alcuno non avrebbe il dritto di dolersene, poiché l'inimico potrebbe sempre ritirarsi con la sicurezza di non esser perseguitato nel proprio paese. (...) »
(Cit. in La Minerva Napolitana, il più rappresentativo dei giornali pubblicati a Napoli dopo i moti del 1820-1821.)
Partigiani sovietici in Bielorussia nel 1943.
Interrogatorio di un partigiano sovietico catturato in Ucraina nell'estate 1942.
Partigiani italiani sfilano per le strade di Milano appena liberata nel 1945.

Un partigiano è un combattente armato che non appartiene ad un esercito regolare ma ad un movimento di resistenza e che solitamente si organizza in bande o gruppi, per fronteggiare uno o più eserciti regolari, ingaggiando una guerra asimmetrica.

Letteralmente significa "di parte", ovvero persona schierata con una delle parti in causa. In Italia, con il termine "partigiano" ci si riferisce ai protagonisti del fenomeno della Resistenza sviluppatasi nei paesi occupati dalle truppe del patto tripartito durante la Seconda guerra mondiale.

Per "lotta partigiana" si intende una guerra di difesa di natura civile contro un'occupazione militare, la conquista o la colonizzazione di un territorio. Tale forma di conflitto è sancita come lecita anche dalla XX Assemblea Generale dell'ONU (1965) laddove dichiara "la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all'autodeterminazione e all'indipendenza", invitando "tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".

Ciò che contraddistingue il partigiano dal soldato, oltre all'irregolarità, alla accresciuta mobilità e all'impegno politico, è la sua natura territoriale, legata alla difesa di un'area geografica coincidente con l'area culturale di appartenenza.

Cenni storici sulla figura[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene non indicato con questo termine, la figura del partigiano compare nella storia fin dall'antichità. Possiamo identificare in Spartaco e nel suo esercito irregolare una prima forma di lotta partigiana, ovvero una lotta di forze irregolari contro un potere ufficialmente costituito.

In epoca moderna vediamo movimenti partigiani nella guerra partigiana spagnola, che scoppiò in seguito alla sconfitta dell'esercito spagnolo ad opera di Napoleone nel 1808. Si trattò di oltre 200 battaglie combattute non coordinatamente. Episodi di guerriglia partigiana si ebbero anche nel centro Europa, nel 1809 in Austria e Tirolo, presto soffocati nel sangue.

Fondamentale, per il riconoscimento della figura del partigiano, furono gli anni 1812 e 1813 in Prussia. Nel 1812 lo Stato Maggiore prussiano emanò una nota in cui, rifacendosi alla guerra civile spagnola, incitava i germanici alla resistenza partigiana. Questo non fu altro che l'anticipazione dell'Editto prussiano sulla milizia territoriale della primavera del 1813, firmato dal re in persona, che esortava i cittadini alla resistenza, ad opporsi alle forze napoleoniche con ogni tipo di mezzo, a non collaborare con l'invasore e a compiere atti terroristici. Solo pochi mesi dopo, il 17 luglio, l'Editto fu modificato, con lo scopo di reincanalare le forze popolari negli schemi tradizionali della guerra.

La Berlino degli anni tra il 1808 e il 1813 offre perciò la teorizzazione e la legittimazione filosofica del partigiano, sebbene la figura del partigiano verrà cancellata per quasi un secolo dallo jus publicum europaeum. I tedeschi in particolare si ricorderanno della sua esistenza in maniera ufficiale solo alla fine del secondo conflitto mondiale, costituendo due corpi destinati al combattimento contro gli irregolari.

Secondo una corrente storiografica revisionista del Risorgimento anche il cosiddetto brigantaggio postunitario, avvenuto in Italia a partire dal 1860, può essere inquadrato come un episodio di lotta partigiana. Tale corrente storiografica infatti ha rivalutato tale fenomeno, inquadrandolo come resistenza armata al processo di unificazione nazionale guidato dai Savoia, mentre in altre correnti storiografiche, come nell'interpretazione risorgimentale gramsciana, le cause vengono principalmente ricondotte al malessere economico e sociale. Bande armate di ex soldati borbonici, legittimisti o semplici contadini (i cosiddetti briganti), fronteggiarono, talvolta finanziate dal sovrano Francesco II delle Due Sicilie in esilio a Roma, le truppe regolari del Regno d'Italia, riuscendo, talvolta, a prendere il controllo di interi territori. In particolare in alcune province napolitane la guerriglia a sfondo politico durò fino al 1865, causando un numero imprecisato di vittime, rimanendo presente, infine, come fenomeno di banditismo.

Nel frattempo il partigiano trova un suo spazio specifico in Russia e in Cina. In Russia, dopo la sua comparsa nella campagna napoleonica del 1812 e in Guerra e pace, Lenin ne farà uno strumento del Partito. In Cina, Mao guiderà la lotta partigiana contro il Giappone e contro Chiang Kai-Shek, costruendo attorno ad esse il Partito Comunista, che poneva al centro la figura del partigiano. Lenin ne fece uno strumento del Partito (con una propensione verso l'esterno), Mao partì da esso per costruire il Partito (connotazione maggiormente tellurica).

Durante la seconda guerra mondiale, parallelamente alla Resistenza italiana vi sono state analoghe forma di lotta nel mondo ed in Europa, come ad esempio l'Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia, la Resistenza sovietica svoltasi al di là delle linee tedesche, la Resistenza tedesca (la Rosa Bianca e la Rote Kapelle) e la Resistenza francese, detta Maquis.

In Italia, nel secondo dopoguerra, il termine "partigiano" fu genericamente utilizzato per definire tutti i combattenti della Resistenza, ma nel corso del conflitto venivano indicati con tale termine coloro che avevano scelto di darsi alla macchia unendosi a formazioni armate, mentre coloro che operavano clandestinamente nelle città venivano chiamati "patrioti".[1]

Caratteristiche peculiari[modifica | modifica wikitesto]

  • Partecipazione volontaria alla lotta armata (non c'è leva obbligatoria)
  • Mancato utilizzo di uniformi o altri segni di riconoscimento (attualmente la convenzione di Ginevra estende la definizione di militare o omologato tale a qualsiasi elemento in armi[senza fonte], mentre versioni precedenti obbligavano all'impiego di elementi di riconoscimento)
  • Organizzazione in bande armate (Brigata partigiana)
  • Utilizzo di soprannomi per non farsi riconoscere
  • Collegamento a organizzazione politica

Regolamento dell'Aja del 1907[modifica | modifica wikitesto]

Il Regolamento sulla Guerra Terrestre dell'Aja del 13 ottobre 1907 concernente le leggi e gli usi di guerra del 1907 riconosceva lo status di combattente, nel corso della II Guerra Mondiale, secondo le seguenti condizioni (Art. 1 del Regolamento):

  • avere alla loro testa una persona responsabile dei propri subordinati;
  • avere un segno distintivo fisso e riconoscibile a distanza;
  • portare le armi apertamente;
  • conformarsi nelle loro operazioni alle leggi e agli usi della guerra.

affermando inoltre che (Art. 2 del Regolamento): "La popolazione di un territorio non occupato che, all'avvicinarsi del nemico, prende spontaneamente le armi per combattere le truppe d'invasione senza aver avuto il tempo di organizzarsi in conformità dell'articolo 1, sarà considerata come belligerante se essa porta le armi apertamente e se rispetta le leggi e gli usi della guerra."

A causa di questi motivi e dell'adozione da parte dei partigiani di tecniche di combattimento vicine alla guerriglia e comunque atipiche, vi sono stati forti dibattiti sulla definizione di partigiano, essendo questa figura in taluni casi sovrapponibile con quella del terrorista, anche se tipicamente l'ambito di azione di quest'ultimo ha per oggetto i civili e non le forze militari.

Film[modifica | modifica wikitesto]

Tra i film aventi come tema il partigiano, ricordiamo:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fredmano Spairani, Etica e management, FrancoAngeli, Milano, 2001, pag.32

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberta Mira - Simona Salustri, Partigiani, popolazione e guerra sull'Appennino. L'VIII brigata Garibaldi Romagna, Il Ponte Vecchio, Cesena (FC) 2011.
  • Carl Schmitt, Teoria del partigiano, trad. it. Adelphi, Milano, 2005.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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