Diritto di resistenza

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Il diritto di resistenza è il diritto di resistere al potere illegittimo. Trova le sue origini in epoche precedenti all'affermazione del Cristianesimo, tuttavia fu solo nella Germania medioevale che iniziò ad assumere valore giuridico, come strumento dei ceti contro le imposizioni del Principe.

Questo diritto è contemplato:

  1. Nella dottrina politica di San Tommaso, in cui si prevede il tirannicidio per il Principe che abbia violato l'ordine divino;
  2. Nella prima età moderna si consolida nella polemica che si oppone all'assolutismo in materia religiosa. Anche la disobbedienza di M. K. Gandhi può essere considerata come esercizio del "Diritto di resistenza";
  3. Nello Stato moderno. In alcune costituzioni odierne (in particolare quella tedesca) possiamo ancora trovare il diritto di resistenza, anche se nello Stato di diritto il diritto alla resistenza è stato formalmente escluso.

Il diritto di resistenza discende anche dal contrattualismo e dalla teoria politica di John Locke, fondata sui diritti irrinunciabili dell'individuo. Se i governanti calpestano i diritti naturali, vengono meno i fondamenti del patto e si configura il diritto del popolo ad opporre resistenza al sovrano.

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