Immanuel Kant

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(DE)
« Sapere aude! Habe Muth dich deines eigenen Verstandes zu bedienen! ist also der Wahlspruch der Aufklärung. »
(IT)
« Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell'Illuminismo.[1] »
(Immanuel Kant, Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?, 1784)
Immanuel Kant
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Immanuel Kant (Königsberg, 22 aprile 1724Königsberg, 12 febbraio 1804) è stato un filosofo tedesco. Fu uno dei più importanti esponenti dell'illuminismo tedesco, e anticipatore - nella fase finale della sua speculazione - degli elementi fondanti della filosofia idealistica.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Ritratto e firma di Immanuel Kant

Le fonti: l'epistolario e i primi biografi[modifica | modifica sorgente]

« Kant non ha altra biografia che la storia del proprio filosofare. »
(Otfried Höffe, Immanuel Kant, cit., 1997, p. 9)

La maggior parte della sua biografia è conosciuta attraverso l'epistolario, un resoconto asciutto dei rapporti con gli studenti, i colleghi, gli amici e i parenti, ricco di interessanti dettagli sui rapporti intercorsi con alcune importanti personalità del secolo e sulle prime reazioni ottenute dal pensiero kantiano[2]. In tale epistolario, però, mancano riferimenti a particolari stati d'animo[3]. Importanti sono anche le prime biografie a lui dedicate, quali quelle di Ludwig Ernst Borowski[4], di Reinhold Bernhard Jachmann[5], di Ehregott Andreas Wasianski[6], di Johann Gottfried Hasse[7] e di Friedrich Theodor Rink[8], tutte del 1804 e a opera di persone che ebbero modo di conoscerlo personalmente e di frequentarlo anche in qualità di collaboratori.[2] L'edizione italiana dell'epistolario di Kant non contiene lettere precedenti il 1761[9], mentre le biografie menzionate lo ritraggono soprattutto a partire dalle esperienze che gli autori ebbero di Kant quando egli era sul finire della vita, per cui questo repertorio biografico rischia di produrre un ritratto sbilanciato verso la rigidità tipica dell'età senile, quando invece in generale Kant fu personaggio "socievole e, nel suo stile di vita, addirittura galante"[10].

Le origini e l'infanzia[modifica | modifica sorgente]

Kant nacque nel 1724 nella periferia di Königsberg, allora capitale della Prussia Orientale e oggi, con il nome di Kaliningrad, capoluogo dell'omonimo Oblast, exclave russa tra Polonia e Lituania. Era quarto di undici figli (o nove, secondo altri[10]), dei quali solo cinque raggiunsero l'età adulta.[11]

Nello stesso anno in cui nacque Kant, la città venne unificata a partire dai conglomerati di Altstadt, Löbenicht e Kneiphof. A Königsberg si affacciavano numerosi commercianti inglesi, che scambiavano articoli russi (cereali e bestiame) con vino e spezie. Kant riteneva che il nonno paterno fosse un immigrato scozzese, supposizione che non è possibile confermare: il bisnonno Richard era del Kurland, anche se due sue figlie erano effettivamente sposate con scozzesi[10]. Il padre di Immanuel, Johann Georg Kant (1682-1746), era un sellaio originario di Memel, al tempo la città prussiana più settentrionale (oggi Klaipėda, in Lituania); la madre, Anna Regina Reuter (1697-1737), proveniente da una famiglia originaria di Norimberga e Tubinga, era una seguace del pietismo. Kant condivise dunque con molti illuministi tedeschi origini povere[10].

In età infantile frequentò la scuola dell'ospizio suburbano.

Al Collegium Fridericianum e all'università[modifica | modifica sorgente]

L'educazione religiosa impartitagli dalla madre continuò anche nel Collegium Fridericianum,[12] che Kant frequentò dalla Pasqua del 1732 all'8 maggio 1740 e il cui direttore era da poco diventato Franz Albert Schultz (1692-1763). Costui era allievo di Christian Wolff e importante esponente del pietismo, nonché professore di teologia: soccorse finanziariamente, così come fecero altri amici di Kant, gli studi dell'indigente ragazzo.[13]

Al Collegio, indicato dalla gente di Königsberg come un "rifugio di Pietisti", aveva larghissimo spazio un rigoroso catechismo: Kant vi studiò molto il latino, l'ebraico (dall'Antico Testamento), poco il greco antico (limitato al Nuovo Testamento) e quasi per nulla le materie scientifiche.[14][15] Kant ricorderà il Fridericianum come una "schiavitù giovanile", e anche avanti negli anni vi penserà con "paura e angoscia"[15].

Nel 1737 muore la madre: Kant, tredicenne, la consegnò alla tomba il 23 dicembre[15].

Il 24 settembre 1740, Kant, secondo miglior allievo della classe, si immatricolò all'Università di Königsberg, la cosiddetta Albertina, per intraprendere studi filosofici, di teologia, di letteratura latina e di matematica, completati nel semestre estivo 1746 e fu allievo di Martin Knutzen (1713-1751),[16] docente di logica e metafisica, egli stesso allievo di Wolff; l'interesse per Newton, scomparso nel 1727, ma anche per le scienze in generale, si manifestò proprio in questo periodo: grazie all'estro di Knutzen, Kant si legò alla fisica di Newton, che diventò per lui un modello di scienza esatta.[15]

Nel 1746 morì il padre; Kant lasciò l'Albertina nella tarda primavera o all'inizio dell'estate 1748, procurandosi da vivere come precettore domestico, inizialmente presso il predicatore Andresch, poi presso il maggiore von Hülsen all'incirca fino al 1753, infine presso il conte Keyserling.[17] È del 1746, pubblicato però nel 1749, il primo scritto, Pensieri sulla vera valutazione delle forze vive, nel quale Kant si soffermò sul problema del calcolo dell'energia cinetica dei corpi. È questa un'opera dalla forte e chiara impronta illuministica: possiamo infatti ritrovarvi le prime tracce del suo "sapere aude", con il quale demolisce l'autorità dei pensatori precedenti in nome di nuove scoperte sorrette dall'intelletto, con un chiaro rinvio a Francesco Bacone.

La maturità[modifica | modifica sorgente]

Ritratto di Kant eseguito da Charlotte Amalia Keyserling nel 1755

Nel 1755 con la tesi di laurea Principiorum Primorum cognitionis metaphysicae nova delucidatio ottenne la licenza di magister, mansione che esercitò per quindici anni. Non aveva però ancora uno stipendio fisso, in quanto pagato direttamente dagli studenti, e ciò lo obbligava a lavorare molto; preparava meticolosamente le lezioni, dimostrandosi un buon insegnante, piacevole da ascoltare.

Nel 1770 lavorò come vice-bibliotecario presso la Reale Biblioteca, stesso anno in cui pubblicò la Dissertazione (De mundi sensibilis atque intellegibilis forma et principiis), testo grazie al quale riuscì a ottenere la cattedra di metafisica e logica all'Università di Königsberg[18], dove svolse la professione sino al 1796 (l'ultima lezione, sulla logica, è del 23 luglio), compiendo con scrupolosità i suoi obblighi accademici anche quando, per debolezza senile, gli divennero estremamente gravosi. È in questi anni che scrisse le sue tre più grandi opere: la Critica della ragion pura, la Critica della ragion pratica e la Critica del giudizio. Herder, che fu suo allievo negli anni 1762-1774, ha lasciato questa immagine di lui:

« Io ho avuto la felicità di conoscere un filosofo, che fu mio maestro. Nei suoi anni giovanili, egli aveva la gaia vivacità di un giovane, e questa, credo, non lo abbandonò neppure nella tarda vecchiaia. La sua fronte aperta, costruita per il pensiero, era la sede di una imperturbabile serenità e gioia; il discorso più ricco di pensiero fluiva dalle sue labbra; aveva sempre pronto lo scherzo, l'arguzia e l'umorismo, e la sua lezione erudita aveva l'andamento più divertente. Con lo stesso spirito col quale esaminava Leibniz, Wolff, Baumgarten, Crusius, Hume, e seguiva le leggi naturali scoperte da Newton, da Keplero e dai fisici, accoglieva anche gli scritti allora apparsi di Rousseau, il suo Emilio e la sua Eloisa, come ogni altra scoperta naturale che venisse a conoscere: valorizzava tutto e tutto riconduceva a una conoscenza della natura e al valore morale degli uomini priva di pregiudizi. La storia degli uomini, dei popoli e della natura, la dottrina della natura, la matematica e l'esperienza, erano le sorgenti che avvivavano la sua lezione e la sua conversazione. Nulla che fosse degno di essere conosciuto gli era indifferente; nessuna cabala, nessuna sètta, nessun pregiudizio, nessun nome superbo, aveva per lui il minimo pregio di fronte all'incremento e al chiarimento della verità. Egli incoraggiava e costringeva dolcemente a pensare da sé; il dispotismo era estraneo al suo spirito. Quest'uomo, che io nomino con la massima gratitudine e venerazione, è Immanuel Kant: la sua immagine mi sta sempre dinanzi.[19] »

La vita di Kant, priva di avvenimenti notevoli, fu dedicata interamente alle attività intellettive, a cui fece da cornice uno stile di vita regolare e abitudinario. La sua giornata cominciava alle cinque, subito dedicata al lavoro, e continuava con la colazione, poi una passeggiata, il riposo alle dieci. Non lasciò mai la sua città natale[20], neanche dopo la chiamata dell'Università di Halle che gli offriva uno stipendio più alto, un maggior numero di studenti e di conseguenza anche maggior prestigio. Era convinto che Königsberg fosse il posto ideale per i suoi studi.

La censura[modifica | modifica sorgente]

L'unico fatto che uscì davvero fuori dai canoni di una vita completamente dedicata allo studio fu lo screzio che ebbe con il governo prussiano a seguito della seconda edizione, pubblicata nel 1794, dell'opera Religione nei limiti della semplice ragione, ma con l'incoronazione di Federico Guglielmo III la libertà di stampa venne ripristinata e Kant rivendicò la libertà di pensiero nel Conflitto delle facoltà, del 1798.

La morte[modifica | modifica sorgente]

Morì nel 1804, dopo essere stato afflitto, a partire dal 1798,[21] da un decadimento delle funzioni cognitive ed altri disturbi che permettono di ipotizzare che fosse afflitto da Alzheimer o comunque da un'altra malattia dementigena[22], mormorando "Es ist gut" ("Va bene").

Sulla sua tomba vi è un epitaffio che recita l'explicit della Critica della ragion pratica:

(DE)
« Zwei Dinge erfüllen das Gemüt mit immer neuer und zunehmender Bewunderung und Ehrfurcht, je öfter und anhaltender sich das Nachdenken damit beschäftigt: Der bestirnte Himmel über mir und das moralische Gesetz in mir. »
(IT)
« Due cose riempiono la mente con sempre nuova e crescente ammirazione e rispetto, tanto più spesso e con costanza la riflessione si sofferma su di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me. »
(Epitaffio sulla tomba di Immanuel Kant dalla Critica della ragion pratica[23])

Il pensiero[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pensiero di Kant.

Uno dei principali contributi della dottrina kantiana è l'aver superato la metafisica dogmatica operando una rivoluzione filosofica tramite una critica della ragione che determina le condizioni e i limiti delle capacità conoscitive dell'uomo nell'ambito teoretico, pratico ed estetico.

La Critica della ragion pura, pubblicata nel 1781, definisce il metodo del filosofare a cui Kant si atterrà anche nelle due opere successive (Critica della ragion pratica e Critica del giudizio), come pure in altri lavori posteriori. La sua attività di pensatore riguarda prevalentemente la gnoseologia, l'etica e l'arte, ma ebbe in gioventù anche interessi scientifici, che coltivò sino al 1760.

L'ipotesi cosmogonica della nebulosa primitiva, esposta nel 1755 nella Storia universale della natura e teoria del cielo (che egli desunse da Buffon), ebbe molta fortuna e gli diede fama anche nel campo dell'astronomia. Essa fu enunciata proprio da Laplace che la rielaborò e la rilanciò nel 1796 in Esposizione del sistema del mondo.

Aneddotica[modifica | modifica sorgente]

Il preteso rigorismo morale ha favorito il fiorire di leggende sulla precisione di Kant: si dice che egli stesso si imponesse rigide regole di vita. Stando a queste storie, tutte le sere andava a dormire alle dieci in punto, per alzarsi alle cinque meno cinque del mattino seguente, senza mai anticipare o ritardare l'ora. Altresì, si racconta che i suoi concittadini regolassero gli orologi basandosi sulla sua routine quotidiana.[24] Solitamente, questi aneddoti sono giustificati dal suo celebre ritiro dalla vita mondana, durante il quale scrisse la Critica della ragion pura.

Come attesta Massaro, la costanza richiesta dagli studi unita al contenuto della sua etica si sono fuse nella celebre leggenda.[25] Kant era alto un metro e cinquanta e sua madre lo aveva soprannominato manelchen ("ometto")[26]. Condusse una vita casta e non ebbe nessuna relazione sentimentale: probabilmente morì vergine[26].

Opere di Kant[modifica | modifica sorgente]

Fase pre-critica[modifica | modifica sorgente]

  • 1747Pensieri sulla vera valutazione delle forze vive e valutazione delle prove di cui si sono serviti in questa controversia il signor Leibniz e altri meccanici, insieme con alcune considerazioni preliminari riguardanti la forza dei corpi in generale[27]
  • 1754Esame della questione se la Terra ha subito qualche variazione nella sua rivoluzione intorno all'asse
  • 1754 - La questione dell'invecchiamento della Terra, considerata secondo la fisica
  • 1755Storia universale della natura e teoria del cielo, o ricerca intorno alla costituzione e all'origine meccanica dell'intero sistema del mondo condotta secondo i principi newtoniani[28]
  • 1755 – De igne (Breve esposizione di alcune meditazioni sul fuoco) dissertazione di dottorato
  • 1755 – Principiorum primorum cognitionis methapysicae nova delucidatio (Nuova delucidazione dei primi princìpi della conoscenza metafisica) tesi di libera docenza universitaria[29]
  • 1756Sulle cause dei terremoti[30]
  • 1756 - Storia e descrizione naturale del terremoto del 1755
  • 1756 – Monadologia physica[29]
  • 1756 – Nuove annotazioni per la spiegazione della teoria dei venti[31]
  • 1756 – Saggi di qualche considerazione sull'ottimismo
  • 1757Progetto di un Collegio di geografia fisica
  • 1758Nuova dottrina del moto e della quiete e delle loro conseguenze rispetto ai primi principi della scienza naturale[29]
  • 1759Esame di talune considerazioni sull'ottimismo nel quale l'autore annuncia al contempo le lezioni che terrà nel prossimo semestre
  • 1760 - Pensieri sulla morte prematura del signor Johann Friedrich von Funk
  • 1762La falsa sottigliezza delle quattro figure sillogistiche[32]
  • 1763L'unico argomento possibile per una dimostrazione dell'esistenza di Dio[29]
  • 1763 – Tentativo per introdurre nella filosofia il concetto delle quantità negative
  • 1764Indagine sulla distinzione dei princìpi della teologia naturale e della morale risposta al quesito della reale accademia di scienze di Berlino per l'anno 1763
  • 1764 – Considerazioni sul sentimento del bello e del sublime[33]
  • 1764 - Saggio sulle malattie della mente
  • 1764 - Recensione dello scritto di Johann Silberschlag Teoria della cometa apparsa il 23 luglio 1762
  • 1765Annuncio di Immanuel Kant sul programma delle sue lezioni del semestre invernale 1765-66
  • 1766Sogni di un visionario chiariti coi sogni della metafisica[34][35]
  • 1768Del primo fondamento della distinzione delle regioni dello spazio
  • 1770De mundi sensibilis atque intelligibilis forma et principiis (Dissertazione sulla forma e i princìpi del mondo sensibile e intelligibile)[36]
  • 1771 – Recensione della traduzione tedesca dello scritto di Pietro Moscati Delle corporee differenze essenziali che passano tra la struttura dei bruti e la umana
  • 1775Delle diverse razze di uomini
  • 1776 - 1777 - Due saggi sul 'Philantropinum', una scuola riformista fondata da Johann Bernhard Basedow nel 1774

Fase critica[modifica | modifica sorgente]

  • 1781Critica della ragion pura
  • 1782 - Recensione dell'edizione della corrispondenza di Johann Heinrich Lambert
  • 1782 - Messaggio ai medici sull'epidemia di primavera del 1782
  • 1783Prolegomeni a ogni futura metafisica che vorrà presentarsi come scienza[37]
  • 1783 - Recensione di Johann Heinrich Schulz, Saggio di una guida etica per tutti gli uomini, senza distinzione di religione, con un'appendice sulla pena di morte
  • 1784Idea per una storia universale dal punto di vista cosmopolitico[38]
  • 1784 – Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?[39]
  • 1784 – Congetture sull'inizio della storia umana
  • 1785L'illegittimità della ristampa dei libri[40]
  • 1785 – Fondazione della metafisica dei costumi[41]
  • 1785 - Recensione di Johann Gottfried Herder, Idee per la filosofia della storia dell’umanità
  • 1785 - Sui vulcani della luna
  • 1785 - Determinazione del concetto di razza umana
  • 1786Princìpi metafisici della scienza della natura
  • 1786 – Che cosa significa orientarsi nel pensiero?[39]
  • 1786 - Presumibile inizio della storia umana
  • 1786 - Recensione di Gottlieb Huseland Saggio sul fondamento del diritto naturale
  • 1786 - Alcune osservazioni sulla recensione di L. H. Jakob all'opera di Moses Mendelssohn Morgenstunden (Le ore del mattino. Lezioni sull'esistenza di Dio)
  • 1787Critica della ragion pura (seconda edizione)[42]
  • 1788Critica della ragion pratica[43]
  • 1788 – Sull'impiego dei principi teleologici in filosofia[39]
  • 1788 - La recensione di Kraus all'Eleutheriologie di von Ulrich
  • 1789Prima introduzione alla critica della facoltà di giudizio[44] (il testo, lasciato inedito da Kant, fu ritrovato da Wilhelm Dilthey nel 1889 nella Biblioteca dell'università di Rostock e pubblicato solo nel 1914)
  • 1790Critica del giudizio[45]
  • 1790 – Su una scoperta secondo la quale ogni nuova critica della ragion pura sarebbe resa superflua da una più antica (contro Johann Augustus Eberhard)[39]
  • 1791Sul fallimento di tutti i tentativi filosofici in teodicea[39]
  • 1793La religione nei limiti della semplice ragione[46]
  • 1793 – Sulla questione messa a concorso dall'Accademia reale delle scienze per l'anno 1791: quali sono i reali progressi compiuti dalla metafisica in Germania dai tempi di Leibniz e di Wolff?[39]
  • 1793 – Sul detto comune: "Questo può essere giusto in teoria, ma non vale per la pratica"''[47]
  • 1793 – A proposito dell'opera di Sommering sull'organo dell'anima
  • 1794La fine di tutte le cose[39][48]
  • 1794 A proposito dell'influenza della luna sul clima
  • 1795 – Per la pace perpetua[39]
  • 1796D'un tono da signori assunto di recente in filosofia[39]
  • 1796 – Dichiarazione riguardo alla dottrina della scienza di Fichte
  • 1796 - Esame di una controversia matematica basata su un malinteso
  • 1796 - Annuncio del prossimo completamento di un trattato di pace eterna nella filosofia
  • 1797La metafisica dei costumi[49]
  • 1797Sul preteso diritto di mentire dell'umanità
  • 1798 – Antropologia dal punto di vista pragmatico[50]
  • 1798Il conflitto delle facoltà
  • 1798 - Sulla realizzazione di libri
  • 1800 - Prefazione al libro di Reinhold Bernhard Jachmann, Esame della filosofia kantiana della religione
  • 1800 - Poscritto al Dizionario lituano-tedesco di Christian Gottlieb Mielcke
  • 1800Logica (a cura di Gottlob Benjamin Jäsche, suo allievo)[51]
  • 1802Geografia fisica (a cura di Friedrich Theodor Rink)
  • 1803Pedagogia (a cura di Friedrich Theodor Rink)[52]

Opere postume[modifica | modifica sorgente]

L’edizione di riferimento degli scritti di Kant è quella a cura dell’Accademia di Berlino, conosciuta come “Akademie-Ausgabe”: Kant’s gesammelte Schriften, von der Königlich-Preußische Akademie der Wissenschaften zu Berlin, Berlin 1900 ss. Il progetto di un’edizione critica degli scritti kantiani era stato avanzato nel 1894-95 da Wilhelm Dilthey,[53] che aveva proposto di suddividere gli scritti in quattro sezioni:

Prima: Werke [Opere pubblicate durante la vita di Kant) - Volumi I–IX Seconda: Briefwechsel [Corrispondenza] (Volumi. X–XIII, con un Supplemento nel volume XXIII) Terza: Handschriftlicher Nachlass [Lascito manoscritto] (Volumi XIV–XXIII) Quarta: Vorlesungen [Lezioni 1770-1796] (Volumi XXIV–XXIX, (non ancora completa)

Volumi pubblicati:

  • I. (1902, 2ª edizione 1910): Scritti pre-critici 1747-1756
  • II. (1905, 2° 1912): Scritti pre-critici 1757-1777
  • III. (1904, 2° 1911): Critica della ragion pura (seconda edizione, 1787)
  • IV. (1903, 2° 1911): Critica della ragion pura (prima edizione, 1781), Prolegomeni (1783), Fondazione della metafisica dei costumi, Principi metafisici della scienza della natura (1786)
  • V. (1908, 2° 1913): Critica della ragion pratica (1788), Critica del giudizio (1790)
  • VI. (1907, 2° 1914): La religione nei limiti della semplice ragione (1793), Metafisica dei costumi (1797)
  • VII. (1907, 2° 1917): Il conflitto delle facoltà (1798), Antropologia dal punto di vista pragmatico (1798)
  • VIII. (1912, 2° 1923): Saggi pubblicati dopo il 1781
  • IX. (1923): Logica (1800), Geografia fisica (1802), Pedagogia (1803)
  • X. (1900 2° 1922): Lettere 1747-1788
  • XI. (1900 2°1922): Lettere 1789-1794
  • XII. (1902 2° 1922): Lettere 1795-1803
  • XIII. (1922): Note ai volumi X-XII ed Indici
  • XIV. (1911 2° 1925): Riflessioni [Reflexionen] su Matematica, Fisica e Chimica, Geografia fisica
  • XV. (1913 2° 1923): Ristampa della ‘Psicologia Empirica’contenuta nella ‘Metaphysica’ di A.G. Baumgarten (paragrafi 404-699) con le annotazioni di Kant, Riflessioni sull’Antropologia
  • XVI. (1914 2° 1924): Ristampa di ’Auszug aus der Vernunftlehre’ [Estratto dalla dottrina della ragione] di Georg Friedrich Meier, Halle, 1752, con le annotazioni di Kant
  • XVII. (1926): Ristampa della quarta edizione (1757) della ‘Metaphysica’ di Alexander Baungarten (tranne i paragrafi 504-699, ristampati nel volume XV) con le annotazioni di Kant, ‘Erläuterungen’ (Osservazioni) sulla metafisica (1753-1776)
  • XVIII. (1928): Erläuterungen’ (Osservazioni) sulla metafisica (1776-1789), Ristampa di ‘Vorbereitung zur natürlichen Theologie’ (Preparazione per la teologia naturale) di Johann Augustus Eberhard, Halle, 1781, con le annotazioni di Kant, Riflessioni sulla Metafisica (1790-1804)
  • XIX. (1934): Filosofia morale: Ristampa di ‘Initia philosophiae practicae primae’ di A. G. Baumgarten, Halle, 1760, con le annotazioni di Kant, Riflessioni sulla Filosofia morale, ristampa di ‘Iuris naturalis Part posterior’ di Gottfried Achenwall, Göttingen,1763, con le annotazioni di Kant, Riflessioni sulla Filosofia del diritto, Riflessioni sulla filosofia della religione
  • XX. (1942): Annotazioni alle Osservazioni sul sentimento del bello e del sublime, Fogli sparsi sulle Osservazioni sul sentimento del Bello e Sublime, Prima Introduzione alla Critica del Giudizio, Concorso dell'Accademia reale delle scienze per l'anno 1791sui progressi della metafisica dai tempi di Leibniz e Wolff
  • XXI. (1936) e XXII. (1938): Opus postumum
  • XXIII. (1955): Lavori preparatori e Supplementi
  • XXIV.1 e XXIV.2 (1966): Logica
  • XXI.1 e XXIV.2 (1998): Antropologia
  • XXVI.1 (2009): Geografia fisica (da completare)
  • XXVII.1 (1974) XXVII.2.1 (1975) XXVII.2.2 (1979) Filosofia morale (contiene anche la ristampa dell’’Ethica Philosophica’ di A. G. Baumgarten, seconda (1751) e terza (1763) edizione.
  • XXVIII.1 (1968) XXVIII.2.1 (1970) XXVIII.2.2 (1972) Metafisica e Teologia razionale
  • XXIX.1 (1980) XXIX.2 (1983) Lezioni brevi e Supplementi I e II

I volumi XIV-XIX contengono le note manoscritte di Kant non destinate alla pubblicazione; il curatore dell’edizione, Erich Adickes, le ha suddivise per argomento ed ha stabilito l’ordine cronologico.

L'edizione comprende anche i manuali usati da Kant nelle lezioni di metafisica e psicologia (Baumgartner) e logica (Meier) a cui Kant è rimasto fedele durante tutta la sua carriera e che ha ampiamente annotato. Tra i manoscritti pubblicati in questi volumi, il ‘Duisburger Nachlass’ (Reflexionen 4674–84, vol. 17, pp. 643–673)[54] è di particolare interesse. Si tratta di un manoscritto databile al 1775, il cui nome deriva non dalla città di Duisburg, ma dall’essere appartenuto alla famiglia della nobildonna Luise von Duisburg (1811-1862);[55]; pubblicato per la prima volta nel 1889 è un contributo importante per lo studio della genesi della Critica della ragion pura, durante il ‘decennio silenzioso’ (1771-1780).

Le lezioni contenute nei volumi XXVI - XXIX non sono basate su manoscritti di Kant, ma sugli appunti dei suoi studenti[56] e sono indicate col nome dell’estensore (‘’Metaphysik Herder’’ indica gli appunti di Johann Gottfried Herder, che seguì le lezioni di Kant dal 1762 al 1764), oppure con il luogo del ritrovamento (‘’Wiener Logik’’ è un corso di lezioni ritrovato a Vienna)[57].

Alcune lezioni sono state pubblicate in edizioni separate:

  • Immanuel Kant: Logik-Vorlesung. Unveröffentlichte Nachschriften. I. Logik Bauch.; II. Logik Hechsel; Warschauer Logik, a cura di Tillmann Pinder, Hamburg, Felix Meiner, 1998.
  • Immanuel Kant: Vorlesung zur Moralphilosophie, a cura di Werner Stark, con un'introduzione di Manfred Kühn, Berlino, Walter de Gruyter, 2004.

Un’edizione più recente delle opere contenute nella prima sezione, con un testo in parte migliorato, è stata curata da Wilhelm Weischedel, Immanuel Kant Werke in sechs Bänden, Darmstadt, Wissenschafl:liche Buchgesellschaft, 1983 ss.

Traduzioni italiane degli scritti postumi[modifica | modifica sorgente]

  • Opus postumum [Passaggio dai principi metafisici della scienza della natura alla fisica] trad. Vittorio Mathieu, Bologna, Zanchelli, 1963.
  • Lezioni di etica trad. Augusto Guerra, Bari. Laterza, 1971.
  • Lezioni di psicologia trad. Gian Antonio De Toni, introduzione di Luciano Mecacci, Bari, Laterza, 1986.
  • Realtà ed esistenza. Lezioni di metafisica: introduzione e ontologia, trad. di Armando Rigobello, Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 1998.

Lettere[modifica | modifica sorgente]

Kant fu in corrispondenza con filosofi e scienziati famosi (gli anni si riferiscono alle lettere pubblicate):

Tra le lettere importanti sono da citare almeno:

  • A Marcus Herz (7 giugno 1771)
  • A Marcus Herz (21 febbraio 1772 - la lettera più famosa)
  • A Christian Garve (7 agosto 1783)
  • A Marcus Herz (26 maggio 1789)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ I. Kant, Scritti politici e di filosofia della storia e del diritto, trad. di G. Solari e G. Vidari, ed. postuma a cura di N. Bobbio, L. Firpo, V. Mathieu, Utet, Torino 1965, pp. 141-9.
  2. ^ a b Höffe, 1997, cit., p. 10.
  3. ^ Ernst Cassirer, Vita e dottrina di Kant, ed. La Nuova Italia, Firenze, 1977, citato in Höffe, 1997, cit., p. 10.
  4. ^ (DE) Darstellung des Lebens und Charakters Immanuel Kant's ("Ritratto della vita e della personalità di Immanuel Kant").
  5. ^ (DE) Immanuel Kant geschildert in Briefen an einen Freund ("Immanuel Kant ritratto in una lettera a un amico").
  6. ^ (DE) Immanuel Kant in seinen letzten Lebensjahren ("Immanuel Kant nei suoi ultimi anni di vita").
  7. ^ Letzte Äußerungen Kants von einem seinem Tischgenossen.
  8. ^ (DE) Immanuel Kant über die von fer Konigl. Akademie Der Wissenschaften Zu Berlin Fur Das Jahr 1791 Ausgesetzte Preisfrage.
  9. ^ I. Kant, Epistolario filosofico 1761-1800, a cura di O. Meo, Il melangolo, Genova 1990. L’edizione delle Opere di Kant dell’Accademia di Berlino, in cui l’epistolario si trova ai volumi X - XIII, riporta invece come prima lettera quella a Johann Christoph Bohlius del 22 aprile 1747.
  10. ^ a b c d Höffe, 1997, cit., p. 11.
  11. ^ Maurizio Pancaldi, Mario Trombino, Maurizio Villani, Atlante della filosofia: gli autori e le scuole, le parole, le opere, Hoepli editore, 2006, p. 263.
  12. ^ Heiner F. Klemme, Die Schule Immanuel Kants. Mit dem Text von Christian Schiffert uber das Konigsberger Collegium Fredericianum, Hamburg, Meiner, 1994
  13. ^ Höffe, 1997, cit., p. 11-12.
  14. ^ Notizie riferite dal decano della facoltà di Filosofia S. G. Wald in un breve racconto sugli insegnanti di Kant e sulle sue esperienze scolastiche in un discorso commemorativo pronunciato il 23 aprile 1804 in R. Reicke, Kantiana, Königsberg, 1860, p. 56.
  15. ^ a b c d Höffe, 1997, cit., p. 12.
  16. ^ Benno Erdmann, Martin Knutzen und seine Zeit. Ein Beitrag, Leipzip, 1876
  17. ^ Höffe, 1997, cit., p. 13.
  18. ^ "Kant è tra i grandi filosofi dell'età moderna il primo, forse dopo Chiristian Wolff, a essersi guadagnato da vivere come insegnante di professione della propria materia" (Höffe, 1997, cit., p. 10). Con Kant l'università inizia a rendersi capace di un pensiero originale, come poi accadrà per gli idealisti Fichte, Schelling e Hegel.
  19. ^ Johann Gottfried Herder (In Edgar Quinet, Essai sur Herder, in Oeuvres complètes, VIII, Ginevra, Slatkine, 1990, pp. 120-121)
  20. ^ Höffe, 1997, cit., p. 10. Pure, notevole era la sua competenza in geografia.
  21. ^ Lettera a Christian Garve del 21.9.1798: in cui Kant dice di sentirsi «come paralizzato per i lavori spirituali», Epistolaro filosofico 1761-1800, cit, p.395
  22. ^ Renato Fellin, Stefano Cartacciolo,Federica Sgarbi, L'altro Kant - La malattia, l'uomo, il filosofo, Piccin, 2009, ISBN 978-88-299-2004-4.
  23. ^ A chiarimento così scrive l'autore nell'opera citata:
    «Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente, fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo, a una grandezza interminabile con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata. La seconda comincia dal mio io indivisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera in finitezza, ma che solo l’intelletto può penetrare, e con cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in una connessione non, come là, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria. Il primo spettacolo di una quantità innumerevoli di mondi annulla affatto la mia importanza di creatura animale che deve restituire nuovamente al pianeta (un semplice punto nell’universo) la materia del quale si formò, dopo essere stata provvista per qualche tempo ( e non si sa come ) della forza vitale. Il secondo, invece, eleva infinitamente il mio valore, come [valore] di una intelligenza, mediante la mia personalità in cui la legge morale mi manifesta una vita indipendente dall’animalità e anche dall’intero mondo sensibile, almeno per quanto si può riferire dalla determinazione conforme ai fini della mia esistenza mediante questa legge: la quale determinazione non è ristretta alle condizioni e ai limiti di questa vita, ma si estende all’infinito.» Kant, Critica della ragion pratica, Bari 1982, pp. 197-198
  24. ^ F. Palazzi, Enciclopedia degli aneddoti, Zanichelli, Bologna, 2005.
  25. ^ D. Massaro, La comunicazione filosofica, Paravia, Milano, 2002.
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  27. ^ trad. Ivano Petrocchi, 2000.
  28. ^ trad. Alfio Cozzi, 1956; trad. Giacomo Scarpelli, 1987, rivista da Stefano Velotti, 2009.
  29. ^ a b c d in Scritti precritici, cura di Pantaleo Carabellese, rivista da Rosario Assunto e Rolf Hohenemser, 1953; n. ed. a cura di Angelo Pupi, 1982.
  30. ^ I terremoti, trad. a cura di Paolo Manganaro, 1984.
  31. ^ Nuove note per la spiegazione della teoria dei venti
  32. ^ trad. Silvestro Marcucci, 2001
  33. ^ trad. Laura Novati, 1986.
  34. ^ I sogni di un visionario chiamato Kant
  35. ^ trad. Maria Venturini, 1920, 1982; trad. Bruno Salmona, 1970.
  36. ^ trad. a cura di Ada Lamacchia, 1967, 1995.
  37. ^ trad. Pantaleo Carabellese, 1925, rivista da Rosario Assunto, 1967.
  38. ^ Idea per una storia universale dal punto di vista cosmopolitico
  39. ^ a b c d e f g h i in Scritti sul criticismo, a cura di Giuseppe De Flaviis, 1991.
  40. ^ L'illegittimità della ristampa dei libri
  41. ^ trad. Pietro Chiodi, 1970, rivista da Rosario Assunto, 1980.
  42. ^ trad. Giovanni Gentile 1909, 1918, rivista da Giuseppe Lombardo-Radice, rivista da Vittorio Mathieu, 1966; trad. Gustavo Bontadini, 1985; a cura di Pietro Chiodi, 1986; trad. Giorgio Colli, 1995.
  43. ^ trad. Francesco Capra, 1908, rivista da Eugenio Garin, 1955.
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  45. ^ trad. Alfredo Gargiulo, 1906, rivista da Valerio Verra, 1959, 1970; a cura di Alberto Bosi, 1993; a cura di Emilio Garroni e Hansmichael Hohenegger, 1999.
  46. ^ trad. Alfredo Poggi, 1941, 1967, rivista da Marco M. Olivetti, 1980.
  47. ^ Sul detto comune: "Questo può essere giusto in teoria, ma non vale per la pratica"
  48. ^ trad. Elisa Tetamo, a cura di Andrea Tagliapietra, 2006.
  49. ^ trad. Giovanni Vidari, rivista da Nicolao Merker, 1970.
  50. ^ trad. Giovanni Vidari, 1921, rivista da Augusto Guerra, 1969.
  51. ^ trad. Leonardo Amoroso, 1984.
  52. ^ trad. Angelo Valdarnini, 1883; trad. Adolfo Zamboni, 1932; a cura di Nicola Abbagnano, 1944; a cura di Noemi Ruspantini, 1953; a cura di Luciana Bellatalla e Giovanni Genovesi, 2009.
  53. ^ Cfr. Frithjof Rodi: ‘’Dilthey und die Kant-Ausgabe der Preußischen Akademie der Wissenschaften. Einige editions- und lebens-geschichtliche Aspekte’’. In: Dilthey-Jahrbuch 10,1996, pp. 108-126.
  54. ^ Traduzione italiana: ‘’Il Fondo Duisburg’’, Pisa - Roma, 2000
  55. ^ ‘’Il Fondo Duisburg’’, cit. Prefazione, p. 10
  56. ^ Norbert Hinske, ‘’Tra Illuminismo e critica della ragione. Studi sul corpus logico kantiano’’, Pisa, 1999, p. 12
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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