Principio di verificazione

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Il principio di verificazione, o verificabilità, è uno degli assunti del positivismo logico. Esso venne formulato all'interno del Circolo di Vienna e Moritz Schlick ne diede la definizione più compiuta nel saggio Significato e verificazione del 1936.

La proposizione altro non è che la risposta ad una questione. Il principio serve a distinguere le proposizioni dotate di significato e a separarle da quelle insensate, rispondendo così alla domanda posta dal problema della demarcazione.

Secondo tale principio, una proposizione è dotata di significato (e quindi può essere considerata una proposizione scientifica) se, e solo se, è in linea di principio verificabile sulla base dell'esperienza (verificazionismo). Lo slogan "il significato di un enuciato è il metodo della sua verificazione" (Waismann, Schlick) è ancora più forte, perché non si limita ad enunciare una condizione necessaria e sufficiente per l'avere un significato, ma suggerisce che il significato di una proposizione consista nel metodo stesso con cui può essere provato. "Verificabile in linea di principio" può voler dire "verificabile sulla base di osservazioni fisicamente (empiricamente) possibili o compatibili con leggi scientifiche" o "verificabile sulla base di osservazioni logicamente concepibili anche se fisicamente impossibili".

Il neoempirismo si distingue da quello tradizionale perché si propone di analizzare l'espressione anziché le facoltà umane.[1]

Note [modifica]

  1. ^ "Storia della filosofia. La filosofia dei secoli XIX e XX", di Nicola Abbagnano, Utet, Torino, 1993, pag. 386, voce "Schlick"
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