Johann Wolfgang von Goethe

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« La vita appartiene ai viventi, e chi vive deve essere preparato ai cambiamenti. »
(Goethe, da Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister)
Johann Wolfgang von Goethe, ritratto da J. K. Stieler nel 1828
Johann Wolfgang von Goethe, ritratto da J. K. Stieler nel 1828
 
Firma di Goethe
Firma di Goethe

Johann Wolfgang von Goethe (in tedesco ascolta[?·info], [ˈjoːhan ˈvɔlfɡaŋ fɔn ˈɡøːtə]), (Francoforte sul Meno, 28 agosto 1749Weimar, 22 marzo 1832) è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo tedesco. Considerato da George Eliot «uno dei più grandi letterati tedeschi e l'ultimo uomo universale a camminare sulla terra», viene solitamente reputato uno dei casi più rappresentativi nel panorama culturale europeo. La sua attività fu rivolta alla poetica, al dramma, alla letteratura, alla teologia, alla filosofia, all'umanismo e alle scienze, ma fu prolifico anche nella pittura, nella musica e nelle arti. Il suo magnum opus è il Faust; un'opera monumentale alla quale lavorò per oltre sessant'anni[1].

Goethe fu l'originario inventore del concetto di Weltliteratur (letteratura mondiale), derivato dalla sua approfondita conoscenza ed ammirazione per molti capisaldi di diverse realtà culturali nazionali (inglese, francese, italiana, greca, persiana e araba). Ebbe grande influenza anche sul pensiero filosofico del tempo, in particolare sulla speculazione di Hegel, Schelling e, successivamente, Nietzsche.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La casa natale di Goethe a Francoforte
I genitori di Goethe

Goethe è considerato da molti il più importante uomo di lettere proveniente dalla Germania e uno degli ultimi "uomini universali". Primogenito di Johann Caspar (1710-1782), doctor juris e consigliere imperiale, uomo di formazione, e di Katharina Elisabeth Textor (1731-1808), nasce poco dopo il mezzogiorno del 28 agosto 1749, giorno del primo anniversario del matrimonio dei genitori. Katharina ebbe in verità delle difficoltà nel parto, provocate dall'imperizia della levatrice, che sembra abbiano spinto il nonno materno, Johann Wolfgang Textor, sindaco di Francoforte, a istituire in città l'istruzione ostetrica obbligatoria. Il giorno dopo fu battezzato secondo il rito protestante. Nel dicembre del 1750 nasce la seconda figlia, Cornelia Friederike Christiana (1750-1777), la sua compagna di giochi dell'infanzia; gli altri cinque successivi figli moriranno infatti in tenera età.

Nel periodo che va dal 1752 al 1755, lui e la sorella frequentano un giardino d'infanzia, ma il grosso dell'istruzione la ricevono in casa, sotto la direzione del padre. Entrano a contatto con il mondo della lettura e imparano divertendosi. Nel 1753, per Natale, il piccolo Johann riceve in regalo un teatro di marionette.

A partire dal 1755 impara a leggere e a scrivere il tedesco in una scuola pubblica, poi, privatamente, il latino e un poco di greco. Nel 1758 studia il francese e prende lezioni di disegno; nel 1760 studia l'italiano (il padre era stato in Italia nel 1740 e aveva scritto, in un italiano approssimativo, un diario di viaggio e fatto incisioni approssimative di Roma messe in mostra nella casa natale di Goethe a Francoforte), e apprende l'arte della calligrafia. Nel 1762 apprende l'inglese e un po' di ebraico. Nel 1763 inizia lo studio del pianoforte e nello stesso anno, il 25 agosto assiste a un concerto di pianoforte di Mozart, allora bambino di sette anni, imparruccato e con lo spadino al fianco. Adolescente, imparerà l'equitazione e la scherma.

Scoppiata la Guerra dei Sette Anni nel 1756, i francesi conquistano Francoforte il 1º gennaio 1759 e in casa Goethe s'installa il luogotenente François de Théas, conte di Thoranc, comandante della piazza; con le truppe francesi si accompagnano attori e cantanti e Goethe assiste per la prima volta a recite delle tragedie di Racine e di Corneille e delle commedie di Molière, oltre a opere e intermezzi musicali, fino alla partenza dei francesi, avvenuta il 2 dicembre 1762. Nel 1757 compone i suoi primi versi, rigorosamente in rima.

Nel 1764, l'anno della salita al trono di Giuseppe II, gli capitò di raccomandare al nonno materno un giovane per un impiego nell'amministrazione cittadina; assunto, si scoprì che quell'impiegato era un truffatore. Johann fu, in un primo tempo, perfino sospettato di complicità, ma presto si riconobbe la sua estraneità ai fatti.

Ormai diciassettenne, è tempo per lui di frequentare l'Università: egli vorrebbe seguire i corsi di lettere classiche e retorica a Gottinga ma il padre sceglie per lui gli studi di diritto a Lipsia e così, il 30 settembre 1765, Johann parte da Francoforte per quella città bella e moderna, con in tasca la buona somma di 1.200 fiorini a garantirsi un più che decoroso mantenimento.

A Lipsia (1765-1768)[modifica | modifica sorgente]

A Lipsia s'inserisce senza difficoltà nella frivola vita di società, così diversa da quella conservatrice e patriarcale di Francoforte; ha una relazione con Kätchen Schönkopf (1746-1810), scrive il Die Laune des Verliebten (Il capriccio dell'innamorato), una commedia arcadica, e i Die Mitschuldigen (I correi), altra commedia senza pretese, e varie poesie musicate da quel Bernhard Breitkopf, proprietario di una Casa editrice musicale che diventerà molto famosa, del quale Goethe frequenta la famiglia. Relativamente a questo periodo, egli commenterà di avere allora cominciato a seguire la tendenza a «trasformare in un'immagine, in una poesia e a portare a compimento in me quel che mi dava gioia o tormento o che comunque occupava il mio spirito», e che «tutto ciò che si è conosciuto di me sono solo frammenti di una grande confessione». Fra il febbraio e il marzo del 1768 si reca a Dresda, visitando le collezioni d'arte raccolte nella città e in giugno viene a conoscenza della tragica morte di Winckelmann, che egli apprezzava molto.

Tuttavia, i suoi componimenti non vengono apprezzati ed egli stesso si convince che è meglio consegnare al fuoco la maggior parte di quella prima produzione: conserva le due commedie, la raccolta Annette, costituita da lieder dedicati a Kätchen, le odi dedicate all'amico Ernst Behrisch (17381809) e poco altro. Una malattia, un'infezione polmonare contratta nel luglio 1768, lo convince a chiudere un'esperienza che egli stesso già riteneva non più sopportabile: così, il 28 agosto 1768 ritorna a Francoforte senza aver concluso nulla.

A Strasburgo (1770-1771)[modifica | modifica sorgente]

Soffre di coliche, vomita sangue e deve subire anche un intervento chirurgico al collo; Goethe non pensa di poter vivere a lungo e si apre all'influsso religioso pietistico della madre e della sua amica Susanna Katharina von Klettenberg (1723-1774), una signora quarantacinquenne che egli ricorderà affettuosamente in Poesia e verità, e nelle Confessioni di un'anima bella. È un breve periodo in cui, oltre a partecipare, in verità senza entusiasmo, a pratiche devozionali, legge la Storia della Chiesa e degli eretici di Gottfried Arnold insieme con l'ascetica Imitazione di Cristo. Goethe sarà sempre anticonfessionale pur guardando con simpatia e interesse alla ricerca spirituale e si definirà un eretico che i cristiani avrebbero volentieri messo al rogo.

Con il ritorno della buona salute, viene anche il tempo di riprendere gli studi universitari; a Strasburgo potrà imparare bene il francese e studiare in un'Università di cultura tedesca: così, partito alla fine del marzo 1770, il 2 aprile giunge a Strasburgo. Qui si fa molti amici, come Johann Heinrich Jung-Stilling, che scriverà La giovinezza di Heinrich Stilling e il futuro drammaturgo Jakob Michael Reinhold Lenz; all'inizio dell'estate visita con due amici l'Alsazia e la Lorena. Conosce e subisce l'influenza di Johann Gottfried Herder, letterato e filosofo già noto il quale, al termine di un suo viaggio in Francia, era stato costretto a soffermarsi in settembre a Strasburgo per un'operazione agli occhi. Per un ammiratore della poesia popolare come Herder, Goethe compone il lied Rosellina della landa, gabellandogliela come autentica poesia popolare, ne ascolta le tesi sullo spirito nazionale tedesco elaborandole in scritti su Shakespeare e sull'architettura gotica, «l'architettura tedesca», scrive Goethe, «la nostra architettura, mentre gli italiani non ne hanno alcuna da vantare come propria e ancor meno i francesi».

Legge con interesse i romanzi inglesi di Goldsmith, Fielding e Sterne e s'interessa a un personaggio storico, Götz von Berlichingen, e a un personaggio di fantasia destinato a fama immortale, Faust. Ha un'impegnativa relazione, nel vicino paese di Sessenheim, con Friederike Brion (1752-1813), figlia di un pastore protestante, nella primavera del 1771, che gli ispirerà diverse liriche, come Willkommen und Abschied (Benvenuto e addio), Maifest (Festa di maggio), Ob ich dich liebe, weiß ich nicht (Non so se t'amo) e Jetzt fühlt der Engel (Ora l'angelo sente) e, in estate, presenta la dissertazione che avrebbe dovuto procurargli la laurea, che gli viene tuttavia respinta, fatto che gli impedisce di ottenere il titolo di dottore in legge: in sostituzione, il 6 agosto, presenta alcune tesi di diritto che, approvate, gli valgono il titolo inferiore di Licentiatus juris. Saluta Friederike, che rivedrà a Sessenheim amichevolmente otto anni dopo, e ritorna a Francoforte.

Il Götz von Berlichingen[modifica | modifica sorgente]

Götz von Berlichingen

Tornato a Francoforte, la città nido, scrive, «nidus, buono a covarci uccellini ma in senso figurato, spelunca, un tristo paesucolo. Dio ci scampi da tanta miseria. Amen». Il 28 agosto 1771, proprio il giorno del suo ventiduesimo compleanno, Goethe ottiene il permesso di esercitare la professione di avvocato, che però abbandonerà da lì a quattro anni. Continua a scrivere, in quegli anni che annunciano lo Sturm und Drang, la nuova poetica preromantica della Tempesta e Assalto, dal dramma omonimo di Friedrich Maximilian Klinger. Scriverà che in quegli anni «giovani geniali vennero improvvisamente alla ribalta con grandissimo coraggio e presunzione, com'è peculiare a quell'età, e impiegando le loro energie produssero molte cose buone, donarono molta gioia ma, abusandone, diedero molti dispiaceri e provocarono parecchi guai».

Il frutto di Goethe fu la storia drammatizzata, in prosa, Die Geschichte Gottfriedens von Berlichingen mit der eisernen Hand (Storia di Goffredo di Berlichingen dalla mano di ferro), compiuta alla fine del 1771 che, rielaborata alla fine del marzo 1773, fu pubblicata anonima nel giugno successivo con il titolo Götz von Berlichingen mit der eisernen Hand. Ein Schauspiel. Testo di lettura da non rappresentare in teatro, fu pubblicato con autorizzazione di Goethe nel 1787 finché Goethe non vi ritornerà ancora nel 1804 per adattarla al teatro, cosicché la prima rappresentazione fu data a Weimar il 22 settembre 1804.

Tratto dall'autobiografia dello stesso Götz, scritta nel 1562 e nota a Goethe in un'edizione del 1731, è la vicenda di un piccolo feudatario tedesco che si ribella ai potenti schierandosi con i contadini in rivolta contro l'Impero nella guerra del 1525; Goethe rappresenta la tragedia dell'onestà e della lealtà cavalleresca - in un'epoca in cui la cavalleria era decaduta ad attività di ladrocini, di sopraffazioni e di arbitrii - che soccombono contro la viltà, la corruzione e l'adulazione. Ma è anche la denuncia delle condizioni miserabili di una società che impediscono alle persone d'ingegno di realizzarsi, e opprimono e si oppongono alla virtù.

In realtà Goethe, che segue la concezione möseriana dell'epoca feudale classica come "epoca della libertà", non comprende né la natura reazionaria della rivolta dei nobili né la natura progressiva della rivolta dei contadini, ma individua correttamente il processo storico che trasforma i cavalieri in nobili di corte di Stati assolutisti.

A Wetzlar (1772)[modifica | modifica sorgente]

Nel maggio 1772, dietro consiglio del padre, Johann si trasferisce nella cittadina di Wetzlar, dove è istituita la Corte imperiale di giustizia, un tribunale presso il quale si inscrive il 23 maggio come praticante. Naturalmente non si occuperà di faccende legali: preferisce frequentare la taverna del "Principe ereditario", dove conosce, fra tanti, Karl Wilhelm Jerusalem (17471772), figlio di un noto teologo, giovane intellettuale inquieto, innamorato di una donna sposata, e l'avvocato Johann Christian Kestner (1741-1800), del quale si conosce un interessante giudizio sul giovane e ancora sconosciuto Goethe.

Charlotte Buff Kestner

«Ha molti talenti, è un vero genio e un uomo di carattere, ha un'immaginazione straordinariamente viva, per cui si esprime per lo più con immagini e similitudini. Nei suoi affetti è impetuoso, tuttavia spesso sa dominarsi bene. Il suo modo di pensare è nobile. Libero da pregiudizi quanto più è possibile, agisce come gli viene in mente, senza curarsi di quel che pensano gli altri. Ogni costrizione gli è infatti odiosa. Ama i bambini ed è molto bravo a trattarli. È bizzarro e nel suo modo di fare, nell'apparenza esteriore, ha diverse cose che potrebbero renderlo sgradevole ma gode di molto favore fra i bambini, le donne e molti altri ancora. Ha moltissima stima del sesso femminile. I suoi principi non sono ancora molto saldi, non è quello che si può definire un ortodosso, ma non per orgoglio o per capriccio o per darsi delle arie.

Non ama turbare negli altri la tranquillità delle loro convinzioni. Odia lo scetticismo, aspira alla verità e alla chiarezza su alcune materie principali e crede anche di avercela, questa chiarezza sulle cose importanti. Ma secondo me, non la possiede ancora. Non va in chiesa, non si comunica, prega raramente: "non sono abbastanza simulatore per farlo", dice. Della religione cristiana ha molto rispetto, ma non nella forma presentata dai teologi. Crede in una vita futura, in una condizione migliore. Aspira alla verità, ma preferisce sentirla più che darne una dimostrazione. Ha già fatto molto e ha dalla sua molte conoscenze e molte letture; ma è più quello che ha pensato e ha ragionato. La sua occupazione principale consiste nelle belle arti e nelle scienze o meglio, in tutte le scienze, tranne quelle che ci procurano il pane... insomma, è un uomo assai notevole».

Kestner è fidanzato con una ragazza, Charlotte o Lotte Buff (1753-1828) che, egli scrive, «non è una bellezza straordinaria ma è quello che si dice una bella ragazza e a me nessuna è mai piaciuta più di lei» mentre Goethe, che la conosce il 9 giugno e la frequenta quasi giornalmente, la definirà una «di quelle che sono fatte, se non per ispirare passioni violente, certo per suscitare la simpatia generale».

L'insistente assiduità della presenza di Goethe provoca la reazione di Lotte che, il 16 agosto, gli dichiara che egli «non può sperare altro che amicizia» e l'11 settembre 1772 Goethe lascia Wetzlar. A Francoforte, riceve da Kestner la notizia che il comune amico Jerusalem si è ucciso il 30 ottobre; vi è tutto l'intreccio del prossimo romanzo I dolori del giovane Werther.

I dolori del giovane Werther (1774)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi I dolori del giovane Werther.

Werther conosce e frequenta due giovani fidanzati, Charlotte e Albert; s'innamora della ragazza, che pure potrebbe ricambiarlo, ma è respinto da quest'ultima (chiamata amichevolmente Lotte) che è promessa in sposa ad Albert e può concedere a Werther solo la propria amicizia.

Frontespizio della prima edizione

Werther è un intellettuale borghese le cui possibilità di realizzarsi sono condizionate dalla capacità o meno di adeguarsi alla realtà delle piccole corti aristocratiche tedesche. Egli vive una duplice contraddizione: l'incapacità di realizzare il fine dell'umanesimo borghese di una piena realizzazione della propria personalità nella viva realtà sociale e l'incapacità di accettare la convenzione pietistica del tempo, secondo la quale l'amore fra uomo e donna, se non permesso, deve trasformarsi in amore fraterno. La contraddizione non si risolve perché Werther non separa gli interessi sociali dai suoi interessi individuali: intellettuale in una Germania semifeudale, non riesce a realizzarsi e la sua coscienza, che non scinde in sé le esigenze della ragione da quelle del sentimento, le esigenze dell'ambizione sociale da quelle dell'amore, lo spinge al suicidio.

Leggendo il Werther, dipinto di Wilhelm Amberg, 1870

Napoleone, nel noto incontro a Erfurt nel 1808, fece rilevare a Goethe proprio la mancata separazione, in Werther, fra ambizione e amore; e infatti Napoleone seppe ben distinguere, nella sua vita, la necessità della realizzazione del successo politico da quella del sentimento privato: in quanto non diviso dalla realtà di una società ben più matura, egli aveva ben chiara tale distinzione, da lui vissuta nella scissione della propria coscienza. Werther ha invece una coscienza indivisa proprio perché egli vive separato dalla realtà; per continuare a vivere, egli avrebbe dovuto uccidere la sua coscienza, avrebbe dovuto morire nella propria coscienza per poter vivere senza sofferenze nella realtà.

Il successo di questo romanzo epistolare, scritto di getto dal febbraio al marzo 1774, fu straordinario e fu anche pretesto di non poche funeste imitazioni; lo stesso Goethe assistette al recupero del cadavere di una ragazza suicidatasi a Weimar con in tasca il romanzo. La maggior parte dei lettori credette di ravvisare in Werther, come scrisse il Croce «l'apologia della passione e ragione, la protesta contro le regole, i pregiudizi e le convenzioni sociali» non vedendo invece la sostanza reale, la rappresentazione di una malattia, che non è tuttavia la malattia psichica di un individuo, ma è la malattia della Germania dell'epoca. Al tempo in terra tedesca, lontani anni luce dagli ideali di libertà e autodeterminazione francesi o americani, la depressione per il confino allo stato di cittadino rinchiuso tra mura di mille staterelli era sentore comune tra le classi medio-alte. Werther, come borghese, ne è l'esempio ma anche al contempo la parodia: lo scopo di Goethe era infatti quello di mettere in ridicolo questo atteggiamento di passività fisica e mentale, cosa che non fu pienamente capita dai lettori meno attenti. In molti casi, purtroppo, la sottile ironia del maestro tedesco, soprattutto la sua errata ed affrettata interpretazione, finì col portare molti giovani di buona famiglia al suicidio.

Quarant'anni più tardi, in Poesia e verità, Goethe scriverà che «l'effetto di questo libro fu grande, anzi enorme, specialmente perché comparve nel tempo giusto. Perché, come basta una pagliuzza per far scoppiare una mina potente, anche l'esplosione che si produsse nel pubblico risultò così potente perché il mondo dei giovani era già minato e la commozione fu tanto grande perché ciascuno veniva allo scoppio con le sue esigenze esagerate, le sue passioni inappagate e i suoi dolori immaginari».

A Weimar (1775-1786)[modifica | modifica sorgente]

Ritratto di Goethe nella campagna Romana, di Tischbein

Conosce Klopstock, il teologo svizzero e appassionato di fisiognomica Johann Caspar Lavater - il quale crede di individuare nel profilo dei volti il carattere delle persone e, a questo scopo, fa eseguire dal pittore Schmoll diversi ritratti di Goethe - e il filosofo Jacobi, il quale, polemizzando contro Spinoza e qualificandolo come ateo, stimola Goethe, che pure non ama la filosofia, ad approfondire la conoscenza del filosofo olandese. In seguito Goethe si riconoscerà sempre nelle teorie panteiste di Spinoza.

Nel 1775 ha un nuovo breve fidanzamento con la sedicenne Lili Schönemann (1758-1817), figlia di un banchiere, ma in ottobre, non sopportando la prospettiva di un vincolo matrimoniale, rompe con lei[2] e il 7 novembre giunge a Weimar come precettore del diciottenne Carlo Augusto, duca di Sassonia-Weimar-Eisenach, che governa uno staterello formato unicamente dalla capitale Weimar, cittadina di seimila abitanti, dalla città universitaria di Jena e da alcune "ville di delizia".

Nel 1776 Goethe è membro del Consiglio segreto, il 6 settembre 1779 viene nominato consigliere segreto e confessa: «mi sembra meraviglioso raggiungere, come in sogno, a trentanni, il più alto grado onorifico che un cittadino tedesco possa ottenere». Otterrà il 10 aprile 1782 il titolo nobiliare dall'imperatore Giuseppe II e nel 1804 sarà ministro. Nel frattempo ha scritto il dramma Stella.

Charlotte von Stein

Gli anni che vanno dal 1776 al 1788 furono segnati dall'amicizia con Charlotte von Stein (1742-1827), donna che si impegnò ad educarlo ai compiti che lo avrebbero atteso come precettore e poi come consigliere del duca. La von Stein dovette innanzitutto trasformare l'illustre poeta in un uomo di mondo, poi ridurre il viziato idolo del momento in un uomo rispettoso delle regole di vita esistenti nel ristretto e selezionato ambiente in cui viveva la duchessa Anna Amalia. Questi insegnamenti di equilibrio, misura ed autocontrollo, che furono la base della sua evoluzione, vennero ben accettati da Goethe pur costandogli considerevoli sforzi e sacrifici.

Nel 1777 intanto è morta la sorella. Johann visita la zona dell'Harz e inizia il Wilhelm Meister. Nel 1778 fa un viaggio a Berlino e inizia a scrivere la Ifigenia in Tauride (Iphigenie auf Tauris), completata nella versione in prosa l'anno successivo. Studia mineralogia, anatomia, osteologia, geologia e botanica, e dal 1782, anno di morte del padre, si trasferisce in una nuova e definitiva casa.

I primi dieci anni trascorsi a Weimar, caratterizzati da una certa povertà nella produzione poetica, mostrarono soprattutto questa sua lenta trasformazione. Vi furono opere ancora improntate alla sua poesia precedente, quali, per esempio, I canti di Mignon inclusi nel Wilhelm Meister, le due ballate Il pescatore (Der Fischer) e Il re degli elfi (Erlkönig), e lo stupendo Canto notturno del viandante (Wanderers Nachtlied), poesia nella quale l'anima del poeta lentamente si sostituiva al cuore capriccioso che aveva dominato la produzione precedente.

La ricerca della verità ultima dell'anima dominò altre composizioni; scrisse infatti il Canto degli spiriti sopra le acque (Gesang der Geister über dem Wasser), i Limiti dell'umano (Grenzen der Menschheit) e Il divino (Das Göttliche). In quel periodo (dal 1777 al 1785) Goethe compose anche il romanzo La missione teatrale di Wilhelm Meister (Wilhelm Meisters theatralische Sendung), in questa prima versione ritrovato e pubblicato solo nel 1911. Quegli anni, inoltre, lo videro impegnato su diversi fronti come consigliere ministeriale per gli affari militari, per la viabilità, per le miniere e la pubblica amministrazione.

Fu anche sovrintendente ai musei, e nel 1782 venne insignito del titolo nobiliare. Quel periodo di radicali cambiamenti e senza dubbio negazione di sé, finì quando Goethe, nel 1786, all'insaputa di tutti, fuggì in Italia.

Goethe in Italia (1786-1788)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Viaggio in Italia (saggio).
Lapide in memoria di Goethe a Rovereto

Nel 1786 Goethe, a 37 anni, intraprende il suo primo viaggio in Italia, durato quasi due anni, e visita anche il Trentino: arrivò a Trento il 10 settembre e poi continuò il suo viaggio verso Rovereto e Torbole.

« Eccomi a Rovereto, punto divisorio della lingua; più a nord si oscilla ancora fra il tedesco e l'italiano. Qui per la prima volta ho trovato un postiglione italiano autentico; il locandiere non parla tedesco, e io devo porre alla prova le mie capacità linguistiche. Come sono contento che questa lingua amata diventi ormai la lingua viva, la lingua dell'uso! »
(Goethe nel suo diario di viaggio in Italia (pubblicato nel 1829))

Entrato nel territorio della Repubblica Veneta, ingenuamente a Malcesine si fece sorprendere mentre faceva uno schizzo del castello. Fu quindi sospettato di essere una spia e tratto in arresto, per essere liberato appena venne confermata la sua identità.

Il lago di Garda gli fece una grandissima impressione in quanto il clima mediterraneo, gli uliveti e gli agrumi del Garda gli schiudevano un nuovo mondo e quando, poche settimane dopo, giunse a Verona, ricchissima di resti romani, il suo entusiasmo salì alle stelle, soprattutto dopo la visita all'Arena.

Dopo Verona, Goethe si sposta prima a Vicenza. Qui visita alcune opere architettoniche di Andrea Palladio, lodando l'artista.

Il 28 settembre, alle cinque di sera, Goethe arriva a Venezia, e alla vista di una gondola, lo scrittore rammenta un modello in miniatura che il padre aveva portato dal suo viaggio in Italia.

Prosegue quindi per Roma, dove si ferma e riscrive Ifigenia in Tauride in versi, poi nel febbraio-giugno 1787 arriva a Napoli, dove si ferma più di un mese. In città soggiorna presso Palazzo Filangieri d'Arianello (dove è presente anche una targa in suo onore) e Palazzo Sessa (all'epoca sede dell'Ambasciata inglese nel Regno di Napoli). Dal 2012 il Goethe Instiut di Napoli si è trasferito in questo palazzo dal forte valore simbolico).[3] A Napoli conosce Jakob Philipp Hackert e Gaetano Filangieri. Sale per due volte sul Vesuvio in eruzione, visita Pompei, Ercolano, Portici, Caserta, Torre Annunziata, Pozzuoli, Salerno, Paestum ed anche Cava de'Tirreni, città da cui rimase particolarmente affascinato. Sbarca poi in Sicilia visitando Palermo, Segesta, Selinunte e Agrigento, passando per Caltanissetta, quindi sul versante est a Catania, Taormina e Messina. Quindi, dopo un secondo soggiorno a Napoli, rientra a Roma e il 18 giugno 1788 a Weimar.

Goethe alloggiò a Catania nel 1787, epigrafe di Mario Rapisardi

Trascorse così due anni di piena felicità, nel duplice appagamento dei sensi e dello spirito, grazie all'amore ed all'incanto della civiltà antica. Il paesaggio, l'arte ed il carattere del popolo italiano incarnarono il suo ideale di fusione di spirito e sensi. Qui egli riuscì a dare la forma definitiva a quella Ifigenia in Tauride che, scritta in prosa, trovò il suo compimento nel Blankvers o pentapodia giambica. Quando fu più di un anno a Roma commissionò allo scultore di Sciaffusa Alessandro Trippel il proprio famoso busto marmoreo.

La Ifigenia venne giudicata il vangelo del moderno umanesimo. Questo dramma, come tutti i drammi di Goethe, fu una tragedia solo in potenza, infatti Ifigenia avrebbe salvato il fratello dalla follia e Toante dall'ingiustizia, ma soprattutto, grazie alla propria forza morale, avrebbe trionfato sul destino e mantenuto la propria libertà. Un altro esempio di questo peculiare intendere il dramma, fu il Torquato Tasso, altra opera portata a termine in Italia (Goethe visitò la Cella del Tasso e la Casa di Ludovico Ariosto a Ferrara e gli antichi palazzi degli Estensi), nel quale lo scrittore tedesco celebrò nel poeta italiano il proprio demone giovanile.

Ritorno a Weimar (1788-1832) e morte[modifica | modifica sorgente]

Nel 1788 tornò a Weimar dove trovò una fredda accoglienza. Rinuncia a quasi tutti gli incarichi e si lega stabilmente a Christiane Vulpius (1765-1816), una semplice fioraia. Dei cinque figli possibili, solo August (1789-1830) sopravviverà[4].

La pubblicazione delle Elegie romane (Römische Elegien), racconto del periodo italiano, suscitò indignazione. Studia anatomia e ottica. Nel 1790 fa un breve viaggio a Venezia che gli ispira gli Epigrammi veneziani (Epigramme Venedig). Scrive la Metamorfosi delle piante (Versuch die Metamorphose der Pflanzen zu erklären) e i Saggi sull'ottica. Nel 1792 assiste alla Battaglia di Valmy e l'anno successivo all'Assedio di Magonza. Poi pubblica, senza successo, La volpe Reinardo (Reineke Fuchs), poema animalesco.

L'insieme degli eventi chiuse Goethe in una sorta di isolamento sociale, ma soprattutto spirituale. La consapevolezza di essere incompreso e la dolorosa coscienza della propria momentanea aridità poetica lo portarono a disprezzo e rifiuto di tutto ciò che fosse lontano dal proprio modo di pensare. La crisi di quegli anni fu gravissima, ma come già in passato, nel 1794, la comparsa e l'amicizia di un uomo quale Friedrich Schiller, lo salvò da tale situazione. Dal 1794 si dedicò principalmente alla letteratura. Nel 1808 uscì l'edizione Opera omnia in 12 volumi, ma ancora doveva pubblicare Le affinità elettive (Die Wahlverwandschaften), la Teoria dei colori (Zur Farbenlehre) e molto altro, tanto che nel 1826 inizia l'edizione completa in 40 volumi[5]

Nel 1814 incontra Marianne von Willemer (1784-1860). Nel 1817 assiste al matrimonio del figlio August con Ottilie von Pogwisch 1796-1872), dal quale avrà tre figli che Goethe potrà conoscere[6]. Intorno agli anni 1821-1823 amerà nuovamente (dopo la morte della moglie, avvenuta nel 1816) tale Ulrike von Levetzow (1804-1899), assai più giovane.

Dopo una vita di straordinaria fecondità creativa infine morì nel 1832 a Weimar, probabilmente per un attacco cardiaco. Le sue spoglie riposano nella Cripta dei Prìncipi nel Cimitero storico di Weimar.

Anche se la questione è assai controversa, le sue ultime parole, divenute comunque famosissime, sarebbero state: "Mehr Licht" (più luce), quasi a conferma della sua convinzione che se ad un uomo vivo è inconcepibile la propria morte, allora la nostra vita non finirà[7]. Tuttavia per altri la frase avrebbe una spiegazione molto più prosaica: Goethe chiedeva semplicemente che gli si aprisse la finestra. Per altri ancora, le sue ultime parole sarebbero state: "Mehr Nicht" (non più), quasi l'opposto di "Mehr Licht"[7].

Importanza storica[modifica | modifica sorgente]

L'importanza di Goethe nel XIX secolo fu enorme. Per molti aspetti, fu l'iniziatore di molti concetti e idee che sarebbero col tempo divenuti familiari a tutti. Goethe produsse volumi di poesia, saggi, critiche e lavori scientifici, inclusa una teoria sull'ottica e ricerche anticipatrici della teoria evolutiva e linguistica. Era affascinato dai minerali e dalla mineralogia (il minerale goethite prende nome da lui). Come filosofo e scrittore fu una delle figure chiave della transizione dall'Illuminismo al Romanticismo.

La seguente lista di lavori chiave può dare il senso dell'impatto che la sua opera ha sul suo e sul nostro tempo.

Monumento di Goethe a Lipsia

Il romanzo epistolare, I dolori del giovane Werther, pubblicato nel 1774 narra una triste storia d'amore che si conclude con un suicidio. Goethe ammise di aver "ucciso il suo eroe per salvare sé stesso". Il romanzo è tuttora in stampa in dozzine di lingue. Da quest'opera trae ispirazione Ugo Foscolo per il romanzo epistolare Ultime lettere di Jacopo Ortis.

Il poema epico Faust, fu composto a stadi, e pubblicato integralmente soltanto postumo. La prima parte fu pubblicata nel 1808 e fece sensazione. La prima versione operistica musicata da Spohr, apparve nel 1814, e divenne l'ispirazione per le opere di Charles Gounod, Hector Berlioz, Arrigo Boito e Ferruccio Busoni, i poemi sinfonici di Richard Wagner e Franz Liszt, Gustav Mahler, nonché per la cantata Scene del Faust di Robert Schumann. La trama essenziale del "vendersi l'anima al diavolo" in cambio di potere nel mondo terreno assunse importanza crescente e divenne una metafora del trionfo della tecnologia e della rivoluzione industriale con tutto il suo fardello di umane sofferenze. L'opera poetica di Goethe fu modello per un intero movimento poetico tedesco detto Innerlichkeit (introversione), rappresentato per esempio da Heine. Le opere di Goethe ispirarono molti compositori, fra i quali Mozart, Beethoven, Schubert e Wolf.

L'influenza di Goethe fu capitale perché capì la transizione e il mutamento della sensibilità europea, un aumentato interesse nella sensualità, nell'indescrivibile e nell'emozionale. Ciò non a dire che fosse iperemotivo o sensazionalista, al contrario: predicava la moderazione e percepiva l'eccesso come una malattia. "Non vi è nulla di peggiore dell'immaginazione senza gusto". Argomentò che la legge scaturisce dalle profondità della cultura di un popolo e dalla terra in cui vive, e che quindi leggi razionali non possono sempre essere imposte dall'alto: una tesi che lo pose in opposizione diretta con coloro che cercavano di costruire monarchie "illuminate" basate su leggi "razionali", per esempio Giuseppe II d'Austria o, più tardi, Napoleone imperatore dei francesi.

Questo cambiamento sarebbe col tempo divenuto la base per il XIX secolo. Ciò lo rende, insieme a Adam Smith, Thomas Jefferson, Ralph Waldo Emerson e Ludwig van Beethoven una figura fondamentale in entrambi i mondi. Da un lato, seguace del gusto, dell'ordine e del dettaglio cesellato che è il marchio di fabbrica dell'Età della Ragione e del periodo neoclassico in architettura, dall'altro, alla ricerca di una personale e intuitiva forma di espressione.

Tra i grandi eredi della scrittura e del pensiero goethiano nella letteratura tedesca dell'Ottocento va citato senz'altro Friedrich Nietzsche e per il Novecento il romanziere Thomas Mann e il poligrafo Ernst Jünger.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore
— [Erfurt - 1808 ]
Cavaliere dell'Ordine Imperiale di Leopoldo (Impero austriaco) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Imperiale di Leopoldo (Impero austriaco)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Falco Bianco (Sassonia-Weimar-Eisenach) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Falco Bianco (Sassonia-Weimar-Eisenach)

Opere[modifica | modifica sorgente]

Una manifestante di Occupy Wall Street innalza un cartello con una massima di Goethe sulla libertà: Nessuno è più inesorabilmente schiavo di coloro che falsamente credono di essere liberi
Monumento a Goethe, Chicago
Giardino di Goethe, Weimar
Casa di Goethe, Strasburgo

Romanzi e novelle[modifica | modifica sorgente]

Opere teatrali[modifica | modifica sorgente]

Poemi e poesie[modifica | modifica sorgente]

Saggi[modifica | modifica sorgente]

Opere complete[modifica | modifica sorgente]

  • (DE) Goethes Werke, 63 voll., Weimar 1887-1919
  • (DE) Goethes Sämtliche Werke, 40 voll., Stuttgart-Berlin 1902 (detta "edizione del giubileo")
  • (DE) Goethes Werke, 14 voll., a cura di Erich Trunz, Hamburg 1948-69; n. ed. München, Dtv, 1981-82
  • (DE) Goethes Briefe, 4 voll. e Briefe an Goethe, 2 voll., a cura di Karl Robert Mandelkow, Hambourg 1965-67; n. ed. München 1976-82 (lettere)
  • (DE) Goethes Gespräche, 5 voll., a cura di Woldemar Freiherr von Biedermann, Leipzig 1901-11 (conversazioni)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fausto Cercignani, Il «Faust» goethiano. Forma e sostanza, in Il «Faust» di Goethe. Antologia critica, a cura di F. Cercignani ed E. Ganni, Milano, Led, 1993, pp. 21-38.
  2. ^ Nonostante la brevità e l'incertezza del fidanzamento un gruppo di liriche sono comunque ispirate a lei.
  3. ^ Il genio di Goethe a Cappella Vecchia - Napoli - Repubblica.it
  4. ^ I suoi resti sono al Cimitero acattolico di Roma.
  5. ^ Chiusa nel 1833, verrà riaperta con altri 20 volumi di opere postume pubblicati fino al 1842.
  6. ^ Si tratta di Walther Wolfgang (1818-1885), Wolfgang Maximilian (1820-1883) e Alma 1827-1844).
  7. ^ a b Simon Critchley Il libro dei filosofi morti, 2009 Garzanti, p.209

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • R Friedenthal Wolfang Goethe, Mursia, Milano ISBN 978-88-425-9213-6
  • Pietro Citati, Goethe, Mondadori, Milano 1970; n. ed. Adelphi, Milano 1990
  • Italo Alighiero Chiusano, Vita di Goethe, Rusconi, Milano 1981
  • Italo Alighiero Chiusano, Goethiana, Studio Tesi, Pordenone 1983
  • Fausto Cercignani ed Enrico Ganni, Il «Faust» di Goethe. Antologia critica, Milano, Led, 1993
  • Giuliano Baioni, Il giovane Goethe, Einaudi; Torino 1996
  • John Armstrong, Love, Life, Goethe, 2006, trad. it. Come essere felici in un mondo imperfetto. La vita e l'amore secondo Goethe, Guanda, Parma 2011

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


Goethe è l'abbreviazione standard utilizzata per le piante descritte da Johann Wolfgang von Goethe.
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