Scientismo

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Lo scientismo viene descritto dal Devoto Oli [1] come quel «movimento intellettuale sorto nell'ambito del positivismo francese (seconda metà del sec. XIX), tendente ad attribuire alle scienze fisiche e sperimentali e ai loro metodi, la capacità di soddisfare tutti i problemi e i bisogni dell'uomo». Il vocabolo assume spesso un'accezione negativa «per indicare l'indebita estensione di metodi scientifici validi nell'ambito di scienze particolari (come quelle naturali) ai più diversi aspetti della realtà, con pretese di conoscenza altrettanto rigorosa».[2]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nella storia della filosofia, lo scientismo nasce in Francia nella seconda metà dell'Ottocento,[2] da una costola del Positivismo, sia come termine che come concetto, per indicare l'atteggiamento intellettuale in base a cui il sapere scientifico deve essere a fondamento di tutta la conoscenza in qualunque dominio, anche in etica e in politica.

Per estensione, è una posizione filosofica che ritiene rilevante da un punto di vista conoscitivo solo ed esclusivamente la scienza (nelle sue varie branche, a partire dalle scienze fisiche).

Quest'accezione del termine, originata dal Positivismo, ritiene che l'universo sia essenzialmente conoscibile, ma che nessuna conoscenza sia accettabile se non stabilita dal metodo scientifico. Pertanto è respinta ogni forma di metafisica tradizionale.

Critiche[modifica | modifica sorgente]

Dal XX secolo, il termine ha prevalentemente una connotazione negativa, come ad esempio in Gaston Milhaud, per criticare un dogmatico eccesso di fiducia nella possibilità di estendere con successo i metodi scientifici al di fuori dei loro ambiti naturali[2] Secondo le tesi del Convenzionalismo[3] e del Costruttivismo, indica una mancanza di consapevolezza del fatto, supportato dallo studio delle grandi rivoluzioni scientifiche, che l'intero approccio epistemologico della scienza, i suoi metodi, i contenuti e lo stesso paradigma dominante in una data epoca storica sono soggetti a continue variazioni, e non possono essere fissati una volta per tutte.[4]

Alla problematica, Friedrich von Hayek ha dedicato un testo, Scientism and the Study of Society,[5] in cui contesta l'applicazione del metodo della scienza naturale alla risoluzione dei problemi relativi alle istituzioni sociali e alla collettività. Lo scientismo infatti, secondo Hayek, ha la presunzione di saper comprendere realtà complesse come le istituzioni sociali sulla base delle proprie fallibili conoscenze scientifiche, ignorando che le società e i rapporti in essa vigenti sono sempre il risultato non voluto e non intenzionale delle azioni dei singoli individui, e non possono essere disegnate e ricostruite a piacimento.[6]

Critiche a una tale razionalità costruttivista, su cui si fonda lo scientismo, sono venute anche da Karl Popper, che rifacendosi ad Hayek intravede nel dogmatismo metodologico tipico dello scientismo il presupposto del totalitarismo, dato che esso ritiene di avere cognizioni sufficienti per pianificare ogni progettualità umana in maniera oggettiva, escludendo i fattori soggettivi come dei fastidiosi inconvenienti; ne deriva un modo di pensare «ingegneristico» e collettivista, incline a degenerare nel collettivismo politico.[7] Lo scientismo inoltre, secondo Popper, non tiene conto che la scienza non procede passivamente per induzione, ma è sempre il frutto dell'inventiva umana e dunque occorre rivalutare il ruolo fondamentale che in essa assumono altre forme di pensiero come la metafisica.[8] Egli considera un grande pericolo la passività tecnica tipica dell'addestramento scientifico, temendo «l'eventualità che ciò divenga una cosa normale, proprio come vedo un grande pericolo nell'aumento della specializzazione, che è anch'esso un fatto storico innegabile: un pericolo per la scienza e, in verità, anche per la nostra civiltà».[9] Scettico sulla possibilità di approdare a una qualunque certezza in ambito scientifico, ma non sulla necessità di ricercare onestamente la verità che è invece il presupposto di un sano razionalismo critico, Popper sostiene l'inconsistenza di concetti come quello tanto invocato di metodo scientifico, con cui si crede a sproposito di poter valutare una teoria in base a un presunto criterio oggettivo:

« Non esiste alcun metodo scientifico in nessuno di questi tre sensi: [...] non c'è alcun metodo per scoprire una realtà scientifica; non c'è alcun metodo per accertare la verità di un'ipotesi scientifica, cioè nessun metodo di verificazione; non c'è alcun metodo per accertare se un'ipotesi è probabilmente vera»
(Karl R. Popper, Poscritto alla Logica della scoperta scientifica. Il realismo e lo scopo della scienza, pag. 44, trad. di M. Benzi e S. Mancini, Il Saggiatore, 2009)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Devoto Oli. Vocabolario della lingua italiana, a cura di Luca Serianni e Maurizio Trifone, ed. 2013.
  2. ^ a b c scientismo Vocabolario Treccani online, dal sito dell'Istituto dell'Enciclopedia italiana
  3. ^ convenzionalismo Vocabolario Treccani online
  4. ^ Cfr., ad es., Giulio Giorello, Introduzione alla filosofia della scienza, Milano, Bompiani, 1994. ISBN 8845221288; ISBN 9788845221286. 2ª ed. (1999): ISBN 8845241238; ISBN 9788845241239. 3ª ed. (2006): ISBN 8845256669; ISBN 9788845256660.
  5. ^ Pubblicato in tre parti in Economica, 1942-1944.
  6. ^ Cf. Carl Menger et alii, Epistemologia dell'economia nel "marginalismo" austriaco, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2005. ISBN 8849811500; ISBN 9788849811506. Anteprima limitata su books.google.it.
  7. ^ Andrea Borghini, Karl Popper: politica e società, pp. 91-92, FrancoAngeli, 2000.
  8. ^ A. Borgini, op. cit., p. 23.
  9. ^ K. Popper, La scienza normale e i suoi pericoli, in AA.VV., Critica e crescita della conoscenza (1970), pp. 123-124, trad. di G. Gioriello, Milano, Feltrinelli, 1984.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Francesco Agnoli, Scienziati, dunque credenti, Cantagalli, Siena (Italio), 2012

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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