Adaequatio rei et intellectus

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La formula filosofica Adaequatio rei et intellectus (corrispondenza tra realtà ed intelletto) fu creata per la prima volta da Isaac Israeli ben Solomon, (855[1]-955 [2]) filosofo e medico egiziano di cultura ebraica, per indicare che la verità consiste nella corrispondenza, nell'accordo, tra la realtà e la sua rappresentazione linguistica e concettuale.[3]

L'espressione usata da Isaac Israeli era la sintesi della concezione aristotelica sulla verità:

« Dire di ciò che esiste che non esiste,

o di ciò che non esiste che esiste,
è falso,
mentre
dire di ciò che esiste che esiste
e di ciò che non esiste che non esiste,

è vero.[4] »

Questa concezione si ritrova ampiamente nella filosofia medioevale e specialmente in Tommaso d'Aquino. È presente anche nelle filosofie razionaliste della età moderna e contemporanea (come in Leibniz e Hegel) ed è al centro della filosofia analitica basata sulla corrispondenza tra il linguaggio e la realtà.

In particolare il filosofo e matematico contemporaneo Alfred Tarski (19021983), che viene ritenuto uno dei massimi esponenti della Scuola logica polacca, ha fondato la concezione semantica della verità partendo dalla formulazione aristotelica.[5]

[modifica] Note

  1. ^ A. Altmann, The Encyclopaedia of Islam, s.v..
  2. ^ ibidem
  3. ^ Cfr. Enciclopedia Garzanti di Filosofia alla voce corrispondente.
  4. ^ Aristotele, Metafisica (in Lamberto Boni, Enciclopedia Garzanti di filosofia e epistemologia, logica formale, linguistica, psicologia, psicoanalisi, pedagogia, antropologia culturale, teologia, religioni, sociologia, Garzanti, 1981)
  5. ^ Cfr. Enciclopedia Treccani alla voce "Alfred Tarski"

[modifica] Voci correlate

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