Principio di ragion sufficiente

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Il principio di ragion sufficiente è inteso come quel principio secondo il quale nulla si verifica senza che sia possibile, per colui che conosca a sufficienza le cose, dare una ragione che basti a spiegare perché hic et nunc è così e non altrimenti[1]. Ad esso aderiscono le verità di fatto, che si distinguono dalle verità di ragione, perché solo per quest'ultime è evidente il principio di identità degli indiscernibili e di non contraddizione (cioè una proposizione non può essere contemporaneamente vera e falsa).

Se questo principio è valido, allora si potrà parlare di verità, in quanto esso è la giustificazione stessa di un fenomeno: nulla dunque nega che ci possa essere una ragion sufficiente per dimostrare un fenomeno ed un'altra per dimostrarne il contrario.

Il principio di ragion sufficiente è fatto discendere come conseguenza diretta e immediata del principio di identità e di non-contraddizione. A sua volta, applicato dalla statica al movimento, alla potenza-atto dei singoli enti, coimplica il principio di causalità. Nella Filosofia Scolastica, l'unica forma di conoscenza possibile è lo scire per causas (causa materiale, formale, efficiente e finale), anche per quanto riguarda la conoscenza di Dio, Causa prima e Fine ultimo di ogni ente.

Il principio di ragion sufficiente è particolarmente importante nel pensiero di Leibniz, Schopenhauer e sarà negato prima da Hume e poi da Kant, cjhe contesteranno sia la possibilità universale di conoscere la ragione sufficiente (esistente o meno), sia l'assioma che tale ragione esista sempre escludendo in natura e per l'essere umano a priori la presenza di fenomeni casuali spontanei e non prevedibili.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dizionario Laterza
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