Ernst Cassirer

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Ernst Cassirer

Ernst Cassirer (Breslavia, 28 luglio 1874New York, 13 aprile 1945) è stato un filosofo tedesco naturalizzato svedese.

Nel 1906 grazie a Wilhelm Dilthey conseguì l'abilitazione all'Università di Berlino, dove fu a lungo libero docente. A causa delle sue origini ebraiche ottenne solo nel 1919 una cattedra nella neofondata Università di Amburgo, di cui divenne più tardi rettore (1929-30), e dove fu per altro supervisore delle tesi di dottorato di Leo Strauss e Joachim Ritter.

Con l'avvento del nazismo nel 1933 dovette lasciare la Germania, insegnò a Oxford dal 1933 al 1935 e fu professore a Göteborg dal 1935 al 1941. In quegli anni fu naturalizzato svedese ma, ritenendo ormai anche la neutrale Svezia poco sicura, si recò negli Stati Uniti, dove fu visiting professor nell'Università Yale, New Haven, dal 1941 al 1943 e docente alla Columbia University, New York dal 1943 fino alla morte (1945).

Dopo essere uscito dalla tradizione di Marburg del neokantismo, ha sviluppato una filosofia della cultura come teoria fondata sulla funzione dei simboli nel mito, nella scienza, nella religione, nella tecnica. Ad Amburgo ha collaborato attivamente alla biblioteca di Aby Warburg.

Il pensiero e le opere[modifica | modifica sorgente]

Nel suo capolavoro Sostanza e Funzione (Substanzbegriff und Funktionsbegriff, 1910), Cassirer intende mostrare come la filosofia kantiana s'inserisca intrinsecamente nello sviluppo della scienza moderna a partire da Galileo (fino ad Einstein e Gödel), giungendo alla conclusione che l'ontologia deve lasciare il passo all' analitica dell'intelletto, cioè ad uno studio delle condizioni a priori, e perciò storiche e trascendentali, che presiedono alla formazione dell'oggetto d'indagine delle diverse scienze. Analizzando il mondo della scienza moderna, Cassirer rileva che al concetto-sostanza è andato progressivamente sostituendosi quello di funzione. Termini come energia, etere, atomo, spazio e tempo, non designano realtà concrete, ma rappresentano esclusivamente simboli per la descrizione di un contesto di possibili relazioni. Di qui nasce l'importanza del linguaggio rispetto agli altri oggetti dell'indagine epistemologica, in quanto la sua natura relazionale influenza la costituzione del mondo oggettivo.

Nell'opera Filosofia delle forme simboliche sposta le stesse riflessioni applicate sul mondo della scienza a quello dell'uomo. L'autore evidenzia che la funzione del linguaggio è molteplice: oltre ad essere uno strumento di comunicazione, fa da tramite fra l'ambito delle impressioni e quello dell'oggettivazione. Questo passaggio avviene grazie all'espressione simbolica, come afferma lui stesso:

« Il simbolo non è il rivestimento meramente accidentale del pensiero, ma il suo organo necessario ed essenziale. Esso non serve soltanto allo scopo di comunicare un contenuto concettuale già bello e pronto ma è lo strumento in virtù del quale questo stesso contenuto si costituisce ed acquista la sua compiuta determinatezza. L'atto della determinazione concettuale di un contenuto procede di pari passo con l'atto del suo fissarsi in qualche simbolo caratteristico. »
(Filosofia delle forme simboliche,Intr.,§II)

Sul progresso del linguaggio Cassirer scrive:

« Non già nella vicinanza al dato immediato, ma nel progressivo allontanamento da esso risiedono il valore e la natura specifica del linguaggio come dell'attività artistica. Questa distanza dell'esistenza immediata e dell'esperienza immediatamente vissuta è la condizione della perspicuità e della consapevolezza del linguaggio. Questo comincia soltanto là dove cessa il rapporto diretto con l'impressione sensibile e con l'emozione sensibile. »
(Filosofia delle forme simboliche,I,I,cap.II,§2)

Gli stessi modelli concettuali Cassirer li applica sullo studio del mito e della fenomenologia della conoscenza.

Per sintetizzare la sua definizione dell'uomo, Cassirer affermò:

« La ragione è un termine assai inadeguato per comprendere tutte le forme della vita culturale dell'uomo in tutta la loro ricchezza e varietà. Ma tutte queste forme sono forme simboliche. Per conseguenza, invece di definire l'uomo animal rationale, possiamo definirlo animal symbolicum. Così facendo indichiamo ciò che specificamente lo distingue e possiamo capire la nuova strada che si è aperta all'uomo, la strada verso la civiltà»
(Essay on Man, cap.II)

Che cos'è la cultura?

« Le diverse forme della cultura non vengono, nella loro intima essenza, tenute insieme attraverso un'identità, bensì per il fatto che ad esse si pone un comune compito fondamentale. »
(Filosofia delle forme simboliche, II)

Sulla relatività di Einstein[modifica | modifica sorgente]

Nel 1921 Ernst Cassirer firma a Berlino la prima pubblicazione del saggio: "Zur Einsteinschen Relativitätstheorie" in cui la (all'epoca recentissima) teoria della relatività di Albert Einstein, in particolare soffermandosi su quella "generale", è posta a confronto comparativo in un'ottica epistemologica (nell'alveo della filosofia della conoscenza) con l'opera di Immanuel Kant. Qui l'Autore espone e valuta quei contenuti che a proprio giudizio fanno, almeno parzialmente, coincidere la nuova concezione einsteniana con gli assunti essenziali del pensiero kantiano; con preferenziale attenzione alla: "Critica della ragion pura", e a qualche altro studio kantiano dedicato alla conoscenza della natura, che par anticipare l'idea portante di Einstein. Ad esempio riassume un'argomentazione da Kant espressa nei "Primi principi metafisici della scienza della natura": "...Lo spazio assoluto -così dice Kant- non è in sé nulla e nessun oggetto, significa soltanto uno spazio relativo a tutti gli altri che posso sempre pensare oltre quello dato."[1]

L'Autore sviluppa la stesura del suo libro in sette capitoli, partendo dalle prospettive di Kant per addentrarsi, in modo approfondito, nel nocciolo delle elaborazioni relativistiche dimostrando una sicura padronanza anche del loro aspetto matematico; al contempo esaminando le implicazioni del nuovo approccio scientifico abbraccia anche le esigenze più universali della teorizzazione filosofica sulla conoscenza.

Il primo capitolo ("Concetti di Misura e di Cosa") si apre con un trattato del 1763, "Tentativo per introdurre nella filosofia il concetto delle quantità negative", dove Kant giudica negativamente la consuetudine dei metafisici, a lui contemporanei, d'ignorare l'opera scientifica che "...si occupa di conoscenze comprensibili ed evidenti..."[2] prediligendo essi continuare a ragionare in quelle che bolla come "astrazioni oscure e difficilmente controllabili"; qui in alternativa a questa tendenza Kant fa riferimento, come c'informa Cassirer, all'esposizione accademica di Eulero "Riflessioni sullo spazio e sul tempo" composto nel 1748. O l'inserimento, nello stesso capitolo iniziale, di estratti dai kantiani "Scritti precritici", fra cui: "...la metafisica...invece di utilizzare taluni concetti o dottrine della matematica, si è al contrario spesso eretta in armi contro di essa...Anche la considerazione matematica del moto, unitamente alla conoscenza dello spazio, fornisce una quantità di dati atti a mantenere sui binari della verità la metafisica del tempo...".

L'intento di Cassirer è dunque mostrare quanto la prassi scientifica, nell'impostazione einsteiniana, confermi o contempli i criteri già prefigurati idealmente da Kant riguardo alla comprensione e sistematizzazione della realtà naturale, risaltando la funzione di quegli schemi insiti nel pensiero: i soli capaci d'acquisire sinteticamente e ordinare la congerie degli eventi fenomenici che, si scopre, hanno caratteri empirici non assoluti; i cui determinanti sono invece i circoscritti, essenziali, e ricorrenti tratti razionali dai quali dipende loro distinzione e interpretazione.

Nel testo si conferma ed esplica come detti schemi compongano l'essenziale formalismo delle leggi fisiche e, nella variabilità empirica generale, restino i veri fattori costanti. Ossia le "forme" implicite nella mente, indispensabili per la misurazione di tempo e/o di spazio (inclusa l'originale sintesi di Hermann Minkowski); tra esse la concezione della geometria mediante cui si distingue e applica la metrica non euclidea alla formulazione della relatività generale[3]. Così, conseguentemente, nel capitolo finale ("La Teoria della Relatività e il problema della Realtà") si dà merito, all'innovativa costruzione einsteiniana, d'aver condotto la forma del pensiero fisico, fondamento della conoscenza obiettiva, alla "sua più chiara conclusione".

In tutto questo percorso Cassirer illustra l'importanza della concezione relativistica, in quanto riducente le proprietà empirico/corporee alla loro essenzialità di relazioni ("ora-scrive-la proprietà implica soprattutto il carattere di relazione")[4], fra spazi e tempi locali. Quindi con misure che cambiano a seconda dei punti osservativi (riporta il termine di Einstein "molluschi di riferimento"[5] per strumenti di misura[6]), ma che nell'insieme vengono posti in rapporto reciproco e "comunanza" entro un complessivo sistema, che riorganizza le divergenze in una regolamentazione universale: dove tutto si struttura in linee affini, equivalenti e invarianti, e quindi unificanti (basate sui soli dati della costante c e sull'estensione del concetto di campo) prossime alla visione di reticolati astratto/matematici delle coordinate spaziotemporali (le pagine del saggio toccano con perizia tale allora nuovo paradigma relativistico che geometrizzava spazio e tempo)[7]. Già nel primo capitolo del libro è indicata la soddisfazione d'Einstein per aver eliminato "l'ultimo residuo di oggettività fisica" (parole dello stesso Einstein) ai dati di spazio e tampo (ché varianti a seconda del calcolo effettuato dai diversi punti di vista).

Dunque Cassirer predilige la Relatività Generale per questa propensione a semplificare il sistema della natura globale, in quanto ne illumina il sostanziale aspetto geometrico (citandone le 10 funzioni g μ ν, evidenziando come la loro formulazione rappresenti sia la pura forma metrica spaziale sia le proprietà gravitazionali) e rievoca allo scopo "il sogno di Descartes di una fisica puramente geometrica" (è questa una tendenza ancora contemporanea d'importanti teorici[8]) e l'affianca all'affermazione di Hermann Weyl: "Il mondo è una molteplicità metrica a (3+1) dimensioni; tutti i fenomeni fisici sono esteriorizzazioni della metrica del mondo"[9].

Sistema che di conseguenza risulta epurato da supposte indimostrabili sostanze (quali l'etere, prima ritenuto necessario alla propagazione ondulatoria della luce), così ad esempio argomenta: "...la teoria...porta questa metodica ancora un passo più avanti, liberandosi dai presupposti della visione ingenua, sensibile e materiale..."[10], e risulta descrivibile solo in virtù di espressioni la cui fonte sta negli a-priori del pensiero (dei quali i concetti geometrici, nell'ultime pagine del capitolo sesto, son definiti "anticipazioni metodiche").

Il "pensiero", al quale nel testo si dà continuo risalto, è considerato nella sua struttura oggettiva, nei rigorosi meccanismi che lo dirigono, inerenti a logica e matematica: quindi il più indipendente possibile dagli aspetti psicologici e soggettivi dei singoli osservatori[11]. E la sua è, per la scienza, funzione creatrice di "leglislatore", il quale "costituisce progressivamente" le forme esplicative inerenti nell'avverarsi dei fenomeni coesi alle proprietà di spazio e tempo (che sono anche proprietà implicite della mente). Ciò avviene attraverso la sua costante ricerca di nuovi e "specifici mezzi concettuali", per approssimarsi progressivamente a tal risultato. In questo senso è ribadito che la "forma" emergente dai processi conoscitivi non va mai intesa quale ente dato interamente, "d'un colpo", nello stesso momento alla ragione e/o ai sensi, a rappresentazione totale dell'essere: come si figurava l'antica filosofia (al proposito si cita la totalizzante sfera parmenidea perfettamente rotonda), ma piuttosto "qui la forma...non va intesa come forma rigida, ma vivente e mobile..."[12]

Nel suo quinto capitolo, "I concetti di Spazio e Tempo dell'Idealismo Critico e la Teoria...", l'Autore si sofferma su differenza fra approccio fisico scientifico e quello critico filosofico; come esempio parte dalla formulazione utile a definire la distanza di due punti infinitamente prossimi ("x1, x2, x3, x4, e x1 + dx1, x2, +dx2, x3 + dx3, x4 + dx4,")[13], rilevando come tali serie debbano già supporre in chi le elabora i concetti di continuum, sequenza e contiguità, per poterli disporre con significato e scopo. Accezioni che anche analisi e interpretazione relativistica non spiegano ma prendono per punti già accettati, che perciò necessitano di preventiva indagine critica puramente gnoseo-filosofica.

[Per giustificare appropriatamente la suesposta puntualizzazione bisogna tener conto che la nuova formulazione gravitazionale si redige sul tensore metrico di Riemann: elaborazione non di derivazione empirica ma edificata col puro ragionamento matematico (anche se indirizzato ad un'eventuale futura spiegazione del complesso dei fenomeni naturali), e perciò dipendente da quelle leggi mentali che permettono tale sua espressione. La "Relatività generale" ne rappresenta appunto (di detta astrazione matematica) la prima applicazione, all'origine prettamente teorico-speculativa, al pensiero fisico e non per risultati frutto d'indagine o esperienza osservativa diretta (poi fu rapportata con esito positivo al dettaglio problematico allora irrisolto dell'orbita mercuriana e a qualch'altro aspetto astronomico): quando Cassirer pubblica codeste pagine la teoria s'appoggiava perlopiù al piano del solo modello razionale, non essendo ancora corroborata da prove oggettive bastanti alla sua piena convalida; tant'è che ad Einstein fu assegnato il premio Nobel per i lavori precedenti i quali non sono particolarmente connessi alla sistematizzazione relativistica. Ergo, per l'approccio cassireriano, abbiamo qui un preclaro esempio di quanto il processo a-priori del pensiero, con le sue regole ben riconosciute da Kant, ordini la determinazione della realtà materiale percepibile e non solo qualche visione metafisica del mondo, considerando in ogni caso per l'acquisizione scientifica ineludibile il confronto con i responsi sperimentali.]

Nel proseguimento della disamina il discorso evince che mentre nella scienza empirica ogni principio concettuale vale per il suo uso applicativo e per i soli elementi appercepibili: al proposito è riportata la constatazione di Einstein secondo cui per i parametri strettamente scientifici un concetto non è attendibile come fattore esistente, né logicamente motivato, finché non se ne coglie l'aspetto fenomenico manifesto e provato nei riscontri empirici; per la filosofia ogni specifico concetto, "nell'ordine del possibile", necessita, e nel modo più rigoroso possibile, d'indagine per renderlo sempre più definito. E ciò a prescindere da rilevabilità e misurabilità conformi al metro dell'esperienza. Poiché, gnoseologicamente, sono i concetti preesistenti (e la loro estrinsecazione logica) a presiedere qualsiasi eventuale procedimento misurativo. Come Cassirer fa notare "...la nozione di spazio e di tempo non è prodotta dalla misurazione...", ma tali nozioni sono i fondamenti che rendono possibile suddetta operazione; per cui nella prospettiva puramente epistematica non può bastare l'ammissione che "...il senso di un concetto coincida col suo uso..."[14] ma esso dev'essere valutato a prescindere delle rispettive applicazioni, proprio per poterlo poi impiegare, in queste, con una più chiara ed efficiente cognizione. Allora qui il compito, complementare, della scienza fisica è di testare e riempire ognuno di tali concetti con un contenuto significativo, così da convalidarne e accrescerne l'utilità indirizzata alla ricerca delle verità materiali; compito da cui esula, e per il quale non è più sufficiente, la tipica e ideale astrazione dell'analisi filosofica. Insomma dev'esser obiettivo della rinnovata cultura moderna che filosofia e scienza finalmente s'avvicinino e sostengano reciprocamente, senza che ciò comporti una rinuncia alle loro specifiche competenze, lo studio della realtà fenomenica.

In sunto, nodo di contatto fra l'opera di Kant e di Einstein sta nella centralità assunta dal ruolo essenziale della struttura formale delle relazioni, che, per entrambi i pensatori, determinano e regolano leggi e principi generali (ad es. al termine del 2º capitolo si cita la "Critica della ragione pura": "...tutto ciò che noi conosciamo nella materia si riduce a mere relazioni...") e le funzioni del pensiero, in cui esse sono implicite, tramite cui s'organizzano coerentemente le quantità disparate e a volte apparentemente casuali dell'esperienza fenomenica. Superando così la visione che voleva la realtà quale meccanica posta al di là del rapporto con l'attività osservativa. Attività, invece, dai cui risultati il puro pensiero può astrarre schemi logici e universali, slegati dal particolarismo delle sostanze assolute, per meglio penetrare cause ed effetti degli oggetti fisici; e di conseguenza portare alla luce e circoscrivere quei "dati" residui fondamentali che comunque mantengono davvero l'invarianza (necessaria alla comparazione scientifica): fattori che Cassirer denomina come Kant "relazioni autonome e permanenti"[15].

Infine, l'Autore, nell'ultimo capitolo precisa e completa la propria analisi asserendo:"...Lo scopo del pensiero fisico è definire e enunciare la materia della natura in modo puramente oggettivo, ma, in ciò, necessariamente enuncia contemporaneamente la legge e il principio suoi propri..."[16] Quindi con ciò egli riconosce che, essendo ogni schematizzazione conoscitiva generata inevitabilmente da dette forme originate dalla nostra mente, non ci si può astrarre da un latente antropomorfismo nemmeno in tale esplicazione scientifica; di conseguenza nel medesimo capitolo accenna a Wolfgang Goethe riportandone la contestuale ed esauriente riflessione:"Ogni filosofia della natura resta soltanto antropomorfismo, l'uomo, uno con sé stesso...tutto ciò che egli non è, lo trae a sé, lo fa tutt'uno con sé stesso..."[17]

In tale densa seppur non voluminosa opera ognuno dei capitoli è dedicato alla disamina del paradigma relativistico, in comparazione con quello allora corrente della filosofia della conoscenza; così che su codesto sfondo risulta costante un riepilogo e una richiarificazione critica dell'insieme di tale bagaglio cognitivo; avanzando con esplorazioni testuali e analisi non limitate alla sola relatività, che dà al contenuto del libro un respiro e un interesse che sfiora l'intera storia dell'epistemologia; e rappresenta il tentativo d'un rinnovato invito alla collaborazione tra filosofia e scienza.

Prima di venir pubblicata, l'opera, ancora in forma di manoscritto fu visionata direttamente da Einstein, il quale la integrò "arricchendola" con articolate note e osservazioni: come, nella rispettiva "Prefazione", rivela con gratitudine lo stesso Cassirer.

[In fondo all'ultima pagina dei "Riferimenti bibliografici" del saggio, per mano dell'Autore stesso, si notifica che quasi contemporaneamente anche Hans Reichenbach trattò le ripercussioni della teoria einsteiniana componendo: "Die Bedeutung der Relativitätstheorie für den physikalischen Erkenntnisbegriff"[18]; testo del quale Cassirer segnala d'aver preso atto, leggendone il manoscritto, solo al termine del proprio lavoro. E al proposito, pur riscontrandovi una comunanza col proprio studio per metodica e scopo, e un "profondo" e "acuto" valore analitico, dichiara il proprio disaccordo sulle rispettive conclusioni tratte dal collega ed ex-allievo, concernenti la correlazione, per la teoria della conoscenza, tra le implicazioni relativistiche e quelle della critica kantiana, a Cassirer cara (ricordando che egli era pensatore neokantiano).]

Bibliografia (parziale) delle opere[modifica | modifica sorgente]

  • Leibniz' System in seinen wissenschaftlichen Grundlagen, Elwert, Marburg, 1902 (trad. it., Roma-Bari, Laterza, 1986).
  • Substanzbegriff und Funktionsbegriff (1910), Traduzione inglese Substance and Function nel 1923, traduzione italiana Sostanza e funzione, Firenze, La Nuova Italia, 1970
  • Kants Leben und Lehre (1918), Traduzione italiana Vita e dottrina di Kant, Firenze, La Nuova Italia, 1984.
  • Zur Einsteinschen Relativitätstheorie (1921), Traduzione italiana La teoria della relatività di Einstein, Roma, Newton Compton editori, 1981.
  • Philosophie der symbolischen Formen (1923–29), Traduzione italiana di Eraldo Arnaud, Filosofia delle forme simboliche, Firenze, La Nuova Italia, 1961 sg.
  • Die Philosophie der Aufklärung (1932), Traduzione italiana La filosofia dell'Illuminismo, Firenze, La Nuova Italia, 1936.
  • Determinismus und Indeterminismus in der modernen Physik (1937), Traduzione italiana di Gian Antonio De Toni Determinismo ed Inteterminismo nella Fisica Moderna, Firenze, La Nuova Italia, 1970
  • Zur Logik der Kulturwissenschaften (1942), Trad. it. Sulla logica delle scienze della cultura, a cura di Michele Maggi, Firenze, La Nuova Italia, 1979
  • An Essay on Man (scritto e pubblicato in inglese) (1944), Trad. it. Saggio sull'uomo. Introduzione a una filosofia della cultura, Milano 1948
  • The Myth of the State (scritto e pubblicato in inglese) (postumo) (1946)
  • Language and Myth, tradotto in inglese da Susanne K. Langer (1946)

Opere che trattano di Cassirer[modifica | modifica sorgente]

  • The Philosophy of Cassirer (scritto e pubblicato in inglese a cura di P.A. Schilpp, Evanston, 1949);
  • Leo Lugarini, Cassirer e il problema etico nella esperienza mitica (Milano 1967)
  • Marco Lancellotti, Funzione, simbolo e struttura. Saggio su Ernst Cassirer (Roma 1974)
  • Pierino Furlan, La fenomenologia della conoscenza di E. Cassirer, Estratto da: «Atti della Accademia Nazionale dei Lincei. Rendiconti della Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche», ser. 8., vol. 31, fasc. 5-6, Roma 1977.
  • Bruno Bolognini, L'oggettività istituzionale. Critica della cultura e critica del significare in E. Cassirer (Firenze 1980)
  • Carlo Ginzburg, Da A. Warburg a E. H. Gombrich. Note su un problema di metodo in Miti emblemi spie. Morfologia e storia, Giulio Einaudi Editore, 1986, nuova ed. 2000
  • Giulio Raio, Introduzione a Cassirer, Roma - Bari, Laterza, 1991 (3 ed. 2002)
  • Massimo Ferrari, Ernst Cassirer dalla scuola di Marburgo alla filosofia della cultura, Firenze, Olschki, 1996

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Da Cassirer: op.cit. capitolo 5 "I concetti di spazio e tempo dell'idealismo critico e la Teoria Della Relatività", pag.120 dell'ed.italiana (vedi Bibliografia delle opere).
  2. ^ Op.cit. pag.37.
  3. ^ Vedi Cassirer, cap.5 (in particolare pag.129) e cap.6 "geometria euclidea e non euclidea" di op.cit.
  4. ^ Vedi il capitolo 3° "Il concetto filosofico di verità e la Teoria della Relatività".
  5. ^ Vedi in op.cit. il capitolo "Materia, Etere, Spazio".
  6. ^ Cioè per ogni oggetto usato per comparazioni di tempo e di spazio: come orologi e regoli. Dalla dottrina precedente venivano definiti rigidi poiché spazio e tempo si davano come raltà dai valori assoluti e inalterabili, pur quando messi a confronto fra corpi distribuiti in sistemi distanti: da punti di vista con condizioni di velocità e massa differenziate.
  7. ^ Coerentemente l'Autore elenca numerose letture specifiche come i testi di Lorentz, H.Minkowski e Lobatschewsky (vedi "Riferimenti bibliografici" in appendice al suo testo).
  8. ^ Vedi ad esempio il fisico Michio Kaku nel suo noto libro: "Iperspazio", che ribadisce fedelmente questa convinzione, seppur rapportandola a dimensioni superiori, iperspaziali.
  9. ^ Da estratti del quarto capitolo a pagina 97(di op.cit.).
  10. ^ Da Cassirer, op.cit. cap.2 "I fondamenti empirici e concettuali della relatività", pag.81.
  11. ^ Va ricordato che, a quel tempo, la teoria della relatività nella sua interezza era da poco stata esposta e quindi mancava ancora d'una piena comprensione e divulgazione anche negli ambienti colti, e mancava in parte anche d'accertamento osservativo e sperimentale, perciò argomentazioni che oggi possono sembrar banali allora presentavano una visione inusuale, spesso in opposizione a senso e cultura comune.
  12. ^ Argomentazioni di Cassirer in op.cit. cap.5 "I concetti di Spazio e Tempo...", qui vedi in particolare pagg. 126/127.
  13. ^ Da op.cit. "Concetti di Spazio e Tempo..." pag.123.
  14. ^ Citazioni estratte da op.cit. pag.125.
  15. ^ Op.cit. capitolo 2°"Fondamenti empirici e concettuali..." pag.81.
  16. ^ Op.cit.pag.157.
  17. ^ Op.e pag.cit.
  18. ^ "Il significato della teoria della relatività per il concetto fisico di conoscenza".

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