Guglielmo di Ockham

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
Guglielmo d'Ockham

Guglielmo di Ockham, o Occam (Ockham, 1288Monaco di Baviera, 1349), è stato un religioso, teologo, filosofo e francescano inglese.

Indice

[modifica] Biografia

Detto il dottore invincibile e il venerabile iniziatore, entrò nell'ordine francescano in giovane età, studiò all'Università di Oxford fra il 1307 e il 1318, intraprendendo l'insegnamento, in seguito, nella medesima università.

Accusato di eresia, subì un processo da parte dell'Inquisizione ad Avignone nel 1324, a seguito del quale cinquantuno sue enunciazioni teologiche vennero condannate dal pontefice Giovanni XXII. Fu successivamente assolto da Papa Clemente VI l'8 giugno 1349. Ad Avignone, dove soggiornò per quattro anni, conobbe Michele da Cesena, il ministro generale dell'ordine francescano, che condivideva con lui l'idea che le comunità cristiane potessero avere in uso dei beni ma mai possederli, secondo la dottrina della povertà evangelica, contrariamente a quanto sosteneva il papato.

Nel maggio 1328 Guglielmo e i suoi confratelli, timorosi di entrare in conflitto col papa, si ritirarono a Pisa, dove entrò al seguito dell'imperatore Ludovico il Bavaro con cui si era schierato nella controversia tra l'Impero ed il Papato.

Lì arrivò la scomunica da parte del papa, dopo la quale Guglielmo decise di seguire l'imperatore andando con lui a Monaco di Baviera, seguito anche da Michele da Cesena, con il quale continuò la polemica contro la Chiesa. Morto l'imperatore e il generale francescano, Guglielmo cercò di riavvicinare le sue posizioni a quelle della Chiesa, ma morì nel 1349 prima che questo riavvicinamento si compisse[1].

[modifica] Il pensiero

Oxford, la Avignone dei papi, Monaco: sono i luoghi in cui Ockham vive il travaglio delle proprie esperienze, animato da un profondo bisogno di libertà, cifra del suo pensiero. Sullo sfondo si colloca la grande questione che appassiona i teologi: ° sono compatibili la filosofia greca e la concezione giudaico-cristiana, incardinata sulla verità di Dio trascendente, che liberamente crea ex nihilo? Ockham non ha dubbi. L'ebraismo e il cristianesimo hanno un'originalità (metafisica, teologica e morale) che li sottrae ad ogni contaminazione; il loro creazionismo modifica alle radici la sapienza classica e ne segna il declino. La rigida mentalità medievale, incentrata sul principio di autorità, non appaga le istanze di uno spirito critico. Ockham rivendica il diritto di controllare le verità religiose con la forza dell'esperienza e col rigore della ragione. La fede, in lui, è solida, ma non cancella l'esigenza di dare il giusto riconoscimento al "profano". Tutelando l'autonoma dignità della ricerca, egli prepara il terreno in cui nasce e si consolida la cultura moderna.

[modifica] Etica e teologia

Centro del pensiero di Ockham è il volontarismo, la concezione secondo cui Dio non avrebbe creato il mondo per "intelletto e volontà" (come direbbe Tommaso d'Aquino), ma per sola volontà, e dunque in modo arbitrario, senza né regole né leggi, che ne limiterebbero, secondo Ockham, la libertà d'azione.

Ne consegue che anche l'essere umano è del tutto libero, e solo questa libertà può fondare la moralità dell'uomo, i cui meriti o demeriti non possono in alcun modo influenzare la libertà di Dio. La salvezza dell'uomo non è quindi frutto della predestinazione, né delle opere dell'uomo; è soltanto la volontà di Dio che determina, in modo del tutto inconoscibile, il destino del singolo essere umano. Questa posizione di Ockham, che riprende e porta alle estreme conseguenze la concezione volontaristica già propria di Duns Scoto, anticipa per alcuni aspetti la riforma protestante di Lutero; conseguenza del pensiero di Ockham, infatti, è la negazione del ruolo di mediazione fra Dio e l'uomo che la Chiesa si è attribuita.

Il Papa infatti è fallibile, secondo Guglielmo, e non può attribuirsi alcun potere, né temporale (l'Impero, del resto, esiste da tempo più remoto, rispetto alla Chiesa, e non discende dal Papa ma direttamente da Dio), né spirituale, giacché la sola possibilità per l'uomo di salvarsi deriva dalla grazia divina. Nel Dialogus sostenne come l'imperatore era superiore alle leggi, ma sottoposto al proprio popolo, che era autorizzato a disubbidirgli nel caso in cui egli non rispettasse il principio dell'"equità naturale". La delega che il popolo dava all'imperatore nell'esercitare il potere era quindi vincolata al suo buon operato e non assoluta.

Con Marsilio da Padova queste tesi furono tra i fondamenti del potere statale inteso in senso moderno.

[modifica] Il rasoio di Ockham e la logica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Rasoio di Occam.

Sulla base di questa premesse, Ockham applica il tradizionale principio medievale di semplicità della natura per eliminare tutto ciò che contrasta col volontarismo: vanno quindi superati, perché superflui e astratti, concetti come "essenza", "legge naturale", ecc. Si tratta dell'applicazione del principio economico dell'eliminazione dei concetti superflui per spiegare una realtà intesa volontaristicamente: è mediante questo procedimento, sinteticamente definito il Rasoio di Ockham, che l'intelletto umano può e deve liberarsi di tutte quelle astrazioni che erano state ideate dalla scolastica medievale.

Frustra fit per plura quod fieri potest per pauciora, ma anche (sebbene non reperibile in tale forma negli scritti di Ockham) entia non sunt moltiplicanda praeter necessitatem, sono le massime che costituiscono l'espressione lapidaria del cosiddetto Rasoio di Ockham che riassume, semplificando il concetto al massimo, il principio del valore della spiegazione più semplice, che infine si riduce al primato dell'individuo, come unica realtà su cui poggia tutto il sistema della conoscenza.

Coerente con queste conclusioni è anche la sua posizione nella disputa sugli universali, all'interno della quale è considerato il più importante esponente piuttosto del terminismo che del concettualismo e del nominalismo, dottrina contrapposta al tomismo e allo scotismo.

Applicando la dottrina della suppositio, secondo cui i termini hanno l'unico scopo di indicare qualcosa di reale, ma esterno e differente da loro (essi cioè sono segni del tutto convenzionali, che stanno in luogo delle cose), Ockham conclude che l'universale altro non è che un termine, e quindi la sua unica realtà è nella condivisione universale nell'uso di quel certo termine anziché altri (ovvero post-rem).

I termini possono essere quindi categorematici, cioè esprimere predicati come uomo, animale, ecc., o sincategorematici, cioè utili per svolgere connessioni (es.: ogni, ciascuno, ecc.); oppure assoluti, o connotativi; essi in ogni caso sono intentiones, cioè atti intenzionali della coscienza con cui essa adopera un segno per indicare una determinata cosa di cui è accertata l'esistenza. Ne consegue la falsità di tutti quei termini che stanno a indicare cose inesistenti; la logica terministica di Ockham assume quindi il ruolo, in quanto logica formale, di assicurare la validità delle proposizioni, ma solo la conoscenza empirica potrà poi verificare le stesse alla prova dei fatti e assicurare il collegamento fra i nomi e la realtà cui essi fanno segni.

All'applicazione rigorosa della logica terministica e dell'empirismo consegue la critica di Ockham ai concetti di causa e sostanza, elementi basilari della metafisica tradizionale. Anche in questo caso si tratta di termini apparentemente universali, che però stanno in luogo di realtà inesistenti: empiricamente infatti l'ente consiste di molteplici qualità, ma non è nulla di diverso dalle qualità stesse; non esiste un sostrato, una sostanza, al di fuori di ciò che di quell'ente si può predicare. Ugualmente, seppure empiricamente ci sembra che una certa successione di fatti ci permetta di concludere l'esistenza di una causa distinta dai suoi effetti, in realtà non c'è alcuna certezza che questa causa sia unica e universale.

[modifica] La gnoseologia

Empirismo e conoscenza intuitiva Il nuovo tema di indagine è la conoscenza; Ockham se ne occupa in modo coerente col suo empirismo. Alla base c'è la critica delle autorità filosofiche, Platone e Aristotele. ° La dottrina delle forme (gli archetipi delle cose) non regge alla prova dei fatti; l'uomo conosce il reale in via diretta, senza dover fare ricorso a modelli trascendenti. ° La deduzione, tipica del razionalismo aristotelico, è astratta. Il procedimento deduttivo si rivela sterile. Le sue conclusioni non offrono novità rispetto alle premesse: esplicano, non ampliano, il sapere. Il soggetto conosce le cose individuali, servendosi dell'esperienza. Questa costituisce, ad un tempo, l'esordio, la fonte e il metro del sapere. Non ci sono due modalità di conoscenza: quella degli organi sensoriali, che percepirebbero le qualità esteriori della res; quella dell'intelletto, che fisserebbe, nel concetto, l'universale di ogni specie di cose. La conoscenza intellettiva è propriamente lo sviluppo della "sensoriale". Il loro comune contenuto è la molteplicità dei dati forniti dall'esperienza e riferiti alle cose singole: una medesima cosa, il singolare, è sentita dal senso e, sotto il medesimo rispetto, è intuitivamente compresa dall'intelletto (Ockham, Commento) L'esistenza attuale e l'evidenza fattuale di una cosa si colgono mediante la sensazione e l'intuizione. L'intelletto se ne serve per elaborare il giudizio, la nozione (notitia abstractiva) che accerta l'esistenza della res. Nella sua teoria della conoscenza Ockham sostiene, ispirandosi a Giovanni Duns Scoto, che si possa parlare di due forme di conoscenza: intuitiva ed astrattiva.
La prima può essere:

  • perfetta: perché si rifà all'esperienza, la quale ha sempre per oggetto una realtà attuale e presente;
  • imperfetta: perché si può rifare ad una realtà del passato; la conoscenza intuitiva imperfetta deriva comunque da una esperienza;
  • sensibile: perché si rifà all'esperienza sensibile;
  • intellettuale: perché l'intelletto per formare un'opinione sugli oggetti della conoscenza sensibile ha anche bisogno dell'intuizione.

La seconda non vuole definire l'esistenza o meno di una cosa, poiché essa si limita a dirci come una cosa sia. Inoltre questo tipo di conoscenza deriva dalla conoscenza intuitiva, visto che è impossibile avere una conoscenza astratta di qualcosa se prima non se ne abbia avuta l'intuizione. La realtà, pertanto, secondo Ockham, viene conosciuta empiricamente, attraverso la conoscenza intuitiva immediata, mentre gli universali vengono conosciuti attraverso la conoscenza astratta ovvero attraverso la rappresentazione che di essi fa la mente, ma non hanno esistenza reale. Per la sua scarsa fiducia nella ragione umana, e per l'esaltazione della conoscenza sensibile, egli si presenta come principale esponente della crisi del pensiero scolastico medievale, caratterizzato, invece, da una grande fiducia nella capacità dell'uomo di comprendere la realtà mediante l'uso della facoltà razionale[2]

[modifica] Il pensiero politico

Il nostro " Venerabilis Inceptor viae modernae " (venerato iniziatore del nuovo modo di fare filosofia e teologia) ha esteso le proprie concezioni anche alla politica, suo ultimo campo di ricerca. Il suo pensiero era basato su tre grandi principi applicabili sia alla filosofia e all'etica, sia alla teologia ed all'ecclesiologia: - Contingenza: la situazione come punto di partenza di qualsiasi analisi, giudizio e opzione politici, in luogo di un ordine metafisico prestabilito con il quale misurare la realtà; - Immediatezza: eliminare le istanze intermedie inutili, se diritto esiste che esso venga rispettato senza ingerenze e che venga garantito da una teoria del potere temporale confacente; - Individualità: non in senso metafisico, bensì intesa come l'affermarsi in campo politico dell'individuo (imperatore, re, principe) con una propria creatività e volontà politiche e sociali, si prospetta l'autonomia dell' "homo politicus" dall' "homo christianus".

Capiamo ora il perché del titolo completo dello scritto che stiamo commentando: " Breviloquium de principatu tyrannico ", dove " tyrannicus " è riferito al principato papale irrispettoso dei diritti dell'imperatore, i cui poteri sono stati concessi da Dio e non semplicemente permessi. Più precisamente Ockham individua due modalità di concessione dei poteri temporali all'Impero: - per consenso libero e spontaneo dei popoli, in forza dell'equità naturale e della "potestas constituendi principem" ; - attraverso la guerra giusta in caso di difesa, di ingiustizia o di crimine, trasformandosi da tirannico in giusto.

Con questo è garantita l'autonomia del potere temporale nei confronti di quello spirituale. Sul piano biblico viene più volte ricordato il fatto che né Gesù, né gli apostoli hanno mai accusato Erode, Ponzio Pilato o Nerone di usurpazione di giurisdizione, Cristo non è venuto per abolire o diminuire i potenti del suo tempo, pur essendo egli stesso re (cfr. Gv 18,36). Forse che questo entrare in difesa dei diritti altrui, diritti garantiti dall'amore indiscriminato di Dio per tutti gli uomini e tutte le creature, e dalle leggi assiomatiche della libertà, della povertà e della semplicità evangeliche costituisce il fondamento francescano su cui poggiano le teorie ockhamiste? Senz'altro motivano la sua lotta contro le teorie di una papale "plenitudo potestatis": anche la famosa allegoria sole-papa / luna-imperatore viene contraddetta dal Nostro, il quale, pur ammettendo la contrapposizione maggiore / minore (Ockham ha un'altissima considerazione del potere spirituale e delle funzioni proprie della Chiesa; in questo senso, e solo in questo senso, li considera d'importanza maggiore), non concede ai curialisti, difensori della pienezza del potere papale, l'argomento secondo il quale la luna avrebbe origine dal sole.

Diritti dell'Impero

All' Impero viene riconosciuta piena autonomia nel campo temporale e Ockham lo difende a "penna tratta" dall'ingerenza del potere spirituale. Alla "plenitudo potestatis" dei curialisti di Avignone viene contrapposta la legge della libertà evangelica, la quale sola basta a legittimare il potere imperiale. Dio stesso già nell' AT (cfr. Gen 14,22-23, 2 Cron 36,22-23) rispetta i diritti di re e faraoni (diritto di proprietà e autorità legittima) e concede aiuti e benefici anche agli infedeli (cfr. Gen 3,16: validità e liceità del matrimonio fra infedeli). Centrale nell'argomentazione ockhamista è la teoria della concessione per diritto divino e per estensione a tutto il genere umano del dominio comune (cfr. Gen 1,27-29) sulle cose inanimate, le piante e gli animali. Questo dominio "in communi" garantisce il diritto alla sopravvivenza e ad una vita dignitosa e può essere ristretto solo in caso di necessità. A questo dominio, a loro volta, sono ancorate due "potestates", o diritti fondamentali: - potestas appropriandi res temporales tam rationales, (diritto al possesso delle cose); - potestas instituendi rectores iurisdictionem habendi, (diritto di istituire governanti godenti di giurisdizione).

Vi sono però anche altre concessioni divine quali la vita, la salute, la moglie, i figli e l'uso della ragione. Come premesso questi diritti sono divini e conferiti a tutti gli uomini, fedeli o infedeli, e quindi inalienabili, "sine necessitate". La clausola di necessità si riferisce sempre a gravi crimini o alla tirannia. L'uomo può dunque far uso dei beni temporali a proprio vantaggio e istituire "rectores" che lo governino in base al retto uso della ragione. Su questa concezione del diritto imperiale si fonda la pari dignità dell'Impero nei confronti della Chiesa e la loro complementarietà nella gestione e salvaguardia, all'interno di un'autonomia funzionale, del bene comune temporale e spirituale, scopo di entrambe le istituzioni. Ockham non abbraccia però la teoria di un Marsilio da Padova sulla suddivisione dei poteri, bensì vede un Impero autosufficiente, ma in relazione con la Chiesa. La Chiesa, quindi, gode unicamente di un diritto casuale (non regolare) d'ingerenza (per esempio per richiedere da parte dei fedeli il proprio sostentamento); l'Impero dal canto suo potrà vigilare (anche qui però solo per diritto casuale) a che la Chiesa svolga la propria missione di salvezza.

Il "rasoio politico" di Ockham

L'ormai famoso rasoio di Ockham "Non sunt moltiplicanda entia sine necessitate" non lo troviamo in questa formulazione nei suoi scritti, bensì nella seguente "Frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora" (si fa inutilmente con molte cose ciò che si può fare con poche cose)[3], più precisa se dalla pura speculazione ci rivolgiamo anche alle sue applicazioni ecclesiologiche o politiche. Ockham parte da un profondo rispetto del "dominium in communi" concesso da Dio a tutti gli uomini, dal quale procedono le "potestates" e gli altri diritti di cui sopra. Costruendo le proprie teorie politiche su questa base non ritiene possibile un'estensione del potere papale a detrimento di quanto Dio ha concesso agli uomini. Estensione significa moltiplicazione dei privilegi e delle eccezioni, delle leggi e delle istanze intermediarie tra Dio e gli uomini, in modo da poter interferire maggiormente negli affari imperiali. Ockham preferisce ai molti i pochi diritti della Chiesa in campo politico e accusa apertamente il papa e i curialisti di quattro eresie: - prima eresia: uguagliare il potere petrino a quello divino, permettendo al papa di intromettersi ordinariamente nella gestione dell'Impero; - seconda eresia: affermare che il papa può comandare quanto Dio chiese ad Abramo Gen 22,2 (consegue dalla prima); - terza eresia: conferire al papa il potere di istituire nuovi sacramenti; - quarta eresia: concedere al papa il diritto di privare i re dei loro regni.

Se il rasoio taglia i poteri papali, rinforza quelli imperiali garantendone l'autonomia nei confronti dell'arbitrio papale. Occorre dunque correlare di eccezioni il contestatissimo versetto di Mt 16,19 "Quodcumque ligaveris super terram, etc.", infatti questo enunciato, pur essendo stato profferito "generaliter", non possiamo in alcun modo intenderlo "generaliter sine omnia exceptione". Le eccezioni o limitazioni al potere papale nei confronti dell'Impero sono perlomeno tre, tre nuove incisioni apportate alla "plenitudo potestatis": - il diritto legittimo dei re, degli imperatori e di altri (cfr. Mt 22,21 e Gv 18,36); - le libertà concesse ai mortali da Dio e dalla natura (cfr. Lc 11,46 e Mt 23,4), eccezione derogabile solo in caso di necessità urgente e utilità manifesta; - il "modus nimis onerosus et gravis in ordinando", affinché non risulti impossibile ai sudditi del papa, ciò che era loro possibile nella libertà evangelica.

Quel "modus nimis onerosus et gravis in ordinando" è la formulazione che troviamo nel Breviloquium e che meglio esprime ciò che qui abbiamo definito "rasoio politico di Ockham": rispettare il diritto prestabilito da Dio, limitare il proprio potere allo stretto necessario, trovare le modalità giuste per esprimere il potere legittimo. Si ribadisce comunque il diritto-dovere all'obiezione ed alla critica, quando diritti e libertà di terzi vengono calpestati con le parole del Salmo 23, "proiciamus a nobis iugum ipsorum".

[modifica] Opere

[modifica] Filosofia

  • Summa logicae (prima del 1327).
  • Quaestiones in octo libros physicorum, (prima del 1327).
  • Summulae in octo libros physicorum, (prima del 1327).
  • Quodlibeta septem (prima del 1327).
  • Expositio aurea super totam artem veterem: quaestiones in quattuor libros sententiarum.
  • Major summa logices.
  • Quaestiones in quattuor libros sententiarum.
  • Centilogium theologicum.

[modifica] Religione

  • Questiones earumque decisiones.
  • Quodlibeta septem.
  • Centiloquium.
  • De sacramento altaris e De corpore christi.
  • Tractatus de sacramento allans.

[modifica] Politica

  • Opus nonaginta dierum (1330-1332).
  • Dialogus…XXII.
  • Epístola defensoria.
  • Decisiones octo quæstionum (dal 1339).
  • Dialogus in tres partes diatinctus (1342-43).
  • De jurisdictione imperatoris in causis matrimonialibus.
  • De dogmatibus papae Johannis XXII.
  • Compendium errorum papae Johannis XXII.
  • Breviloquium de principatu tyrannico.
  • De imperatorum et pontificum potestate.
  • Tractatus contra Benedictum XII
  • De electione Caroli IV (ultima opera).

[modifica] Note

  1. ^ Tutta la biografia e le date sono state prese dal libro Franco Cardini e Marina Montesano, Storia medievale, Firenze, Le Monnier Università, 2006. ISBN 8800204740, pag. 361.
  2. ^ N.Abbagnano-G.Fornero, Protagonisti e testi della filosofia, Volume A, Tomo 2, Paravia Bruno Mondadori Editori, Torino 1999,pp. 678-679.
  3. ^ cfr. Ghisalberti, 1991, pp. 28-30

[modifica] Bibliografia

  • Beckmann, Jan (ed.). - Ockham-Bibliographie 1900-1990 - Hamburg, Felix Meiner, 1992
  • Gál, Gedeon, 1982. William of Ockham Died Impenitent in April 1347. Franciscan Studies 42, pp. 90–95
  • Ghisalberti, Alessandro. Guglielmo di Ockham. Milano: Vita e Pensiero 1972
  • id., Guglielmo di Ockham - Scritti filosofici, Firenze 1991
  • Spade, Paul Vincent (ed.). The Cambridge Companion to Ockham Cambridge: Cambridge University Press 1999
  • Todisco, Orlando. Guglielmo d'Occam filosofo della contingenza Padova: Messaggero 1998
  • Nicola Abbagnano-Giovanni Fornero, Protagonisti e testi della filosofia, Volume A, Tomo 2, Paravia Bruno Mondadori Editori, Torino, 1999. ISBN 88-395-3311-7

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti
Altre lingue