Pietro Lombardo (teologo)

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Pietro Lombardo rappresentato in una miniatura a decorazione di una littera notabilior di un manoscritto

Pietro Lombardo o Pier Lombardo (Lumellogno, Novara, 1100Parigi, 1160 ca.) è stato un teologo italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Su presentazione di Bernardo di Chiaravalle ebbe accesso al percorso formativo ecclesiale passando prima per Bologna, dove studiò, e successivamente a Parigi dove fu anche allievo di Pietro Abelardo. Nel 1140 divenne professore presso la scuola cattedrale di Parigi e infine vescovo di Parigi, città dove morì forse nel 1160[1].

Pensiero e opere[modifica | modifica sorgente]

Oltre ai commenti all'opera di Paolo di Tarso e ai Salmi, la sua opera maggiore rimane il Liber Sententiarum (Libro delle Sentenze), scritta fra il 1150 ed il 1152 e per la quale ottenne l'appellativo di Magister Sententiarum. Sebbene il testo rientri in un genere letterario tipico della teologia medievale, ossia l'esposizione delle sentenze delle autorità di fede (i padri della chiesa ed i riferimenti biblici) l'opera del Lombardo, per l'ampiezza delle fonti e la sua originalità, diverrà il testo di riferimento per la didattica nelle facoltà di teologia e l'elaborazione letteraria nello stesso campo fino alla fine del XVI secolo[2]. Egli infatti attinge ad una vasta letteratura in merito, adottando anche testi che normalmente non erano contemplati in queste composizioni, come Il De fide ortodoxa di Giovanni Damasceno.

Con la sua opera il Lombardo tenta di sistematizzare e armonizzare la disparità e le divergenze che la pluralità delle auctoritates aveva generato, dando luogo ad un certo scompiglio ermeneutico e dottrinale. Riprendendo la classica distinzione agostiniana tra signa e res, Lombardo afferma che il motivo delle divergenze non appartiene alla natura delle cose trattate, bensì alla metodologia esegetica.

Il testo si divide in quattro parti:

  • la prima tratta di Dio, della sua natura e dei suoi attributi;
  • la seconda delle creazione degli angeli, del mondo e dell'uomo sino al peccato originale;
  • la terza dell'incarnazione cristica e della promessa della Grazia;
  • la quarta dei sacramenti.

Anche lo sviluppo del testo mantiene la distinzione tra res (le prime tre parti) e signa (l'ultima) Lo stile del Lombardo snoda l'esposizione delle sentenze coll'eleganza dialettica di tipo anselmiano mantenendosi aderente al rispetto delle varie auctoritates anche riguardo o stile letterario col quale egli opera una volontaria mimesi.

Il testo venne criticato sin dalla sua prima uscita per via del cosiddetto nichilismo cristologico. Lombardo descrive infatti l'incarnazione nei termini di assumptus homo, ossia la persona divina del Cristo avrebbe assunto una natura umana (accessoriamente). Ciò contrastava con la determinazione di origine boeziana per la quale la natura cristologica traeva la sua forma da un sinolo unico di divino ed umano.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Per approfondimenti vedere: Nicola Abbagnano, Storia della filosofia, vol. II, pag.30 e seg. Novara, Istituto Geografico de Agostini, 2006 per Gruppo Editoriale l'Espresso, Roma (I contenuti di questo volume sono tratti da: Nicola Abbagnano, Storia della filosofia vol. I, II, III, quarta edizione, Torino, Utet, 1993 e Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, terza edizione aggiornata ed ampliata da Giovanni Fornero, Torino, Utet 1998)
  2. ^ Nicola Abbagnano, Storia della filosofia, vol. II, pag. 37 e seg. Novara, Istituto Geografico de Agostini, 2006 per Gruppo Editoriale l'Espresso, Roma (I contenuti di questo volume sono tratti da: Nicola Abbagnano, Storia della filosofia vol. I, II, III, quarta edizione, Torino, Utet, 1993 e Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, terza edizione aggiornata ed ampliata da Giovanni Fornero, Torino, Utet 1998)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • Petrus Lombardus, Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina con indici analitici.

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