Disputa sugli universali

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La disputa sugli universali (quaestio de universalibus) è la maggiore questione filosofico-teologica della scolastica ed ha per base il concetto degli universali.

La questione si originò da un passo dell'opera di Porfirio, Isagoge, tradotta e commentata da Boezio, nella quale si trattava della definizione dei termini universali di genere e specie (per esempio animale, uomo ecc.) applicabili a una molteplicità di individui.

Gli scolastici ripresero il problema naturalmente trattandolo in un ambito culturale del tutto diverso da quello del pensiero pagano.

Realisti e nominalisti[modifica | modifica sorgente]

La disputa si sviluppò nel XII secolo tra Sant'Anselmo e Guglielmo di Champeaux sostenitori della realtà degli universali (realismo) a cui si contrapposero coloro che sostenevano invece il carattere nominalistico degli universali come Roscellino (nominalismo).

Il rapporto tra voces e res, tra linguaggio e realtà, al centro degli studi grammaticali e della dialettica, costituisce l'elemento essenziale della questione degli universali, vivacemente dibattuta nel secolo XII per le sue implicazioni linguistiche, gnoseologiche e teologiche.

Più in generale si tratta di un problema che riguarda la determinazione del rapporto tra idee o categorie mentali, espresse con termini linguistici, e le realtà extramentali; o, in ultima analisi il problema della relazione tra le Voces e le Res, tra le parole e le cose, tra il pensiero e ciò che esiste.

Il problema investe dunque il fondamento e la validità della conoscenza e in genere del sapere umano. Possiamo ancora riformulare il problema e le soluzioni in questo modo:

Gli universalia possono essere:

  • ante rem, ovvero esistono prima delle cose nella mente di Dio;
  • in re , gli universali sono all'interno delle cose stesse, come essenza reale;
  • post rem gli universali sono un prodotto reale della nostra mente che svolge quindi una funzione autonoma nella elaborazione dei concetti che non dipende dalla realtà.

Gli universali sono reali ma essi esistono prima delle cose, in Dio prima della creazione, oppure esistono nelle cose come essenza conformemente al pensiero di Aristotele, o infine assumono realtà solo nel momento che la mia mente li ha formati?

Su questi punti si dividono i realisti a cui si contrappongono i nominalisti che negano qualsiasi realtà all'universale che per essi è un semplice nome, flatus vocis.[1]

Le implicazioni teologiche[modifica | modifica sorgente]

La disputa assunse ben presto connotazioni teologiche.
Roscellino sostenendo il nominalismo affermava che come l'umanità non è nulla di per sé poiché la sua vera realtà è costituita dagli uomini, questi sì reali, che la compongono, così la divinità non è qualcosa di comune alle tre persone ma ognuna delle tre persone della Trinità –il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo - è una realtà distinta dalle altre per quanto identiche per il potere e la volontà.

Roscellino fu accusato, da Anselmo d'Aosta e da Abelardo, di triteismo, in quanto negatore del dogma della Trinità. Venne quindi condannato dal Concilio di Soissons nel 1092: costretto ad abiurare, i suoi libri furono bruciati.

La soluzione concettualistica[modifica | modifica sorgente]

Abelardo, discepolo prima di Roscellino e in seguito di Guglielmo di Champeaux, contestò ambedue le tesi contrapposte.

Innanzitutto non si può sostenere la realtà dell'universale ante rem, poiché nessuno è in grado di conoscere la mente divina, né ha senso sostenere l'esistenza dell'universale nelle cose, poiché esse sono sempre individuali ma l'errore fondamentale che accomuna i realisti e i nominalisti è concordare nell'attribuire all'universale la caratteristica di res, cosa, che per i primi è un'essenza trascendente, per i secondi un'emissione vocale, un semplice nome.

In effetti sostiene Abelardo l'universale non è una cosa, non è nulla di materiale che stia negli individui o fuori di essi (in re o ante rem) ma è un sermo un discorso, un significato logico-linguistico prodotto dalla nostra mente che elabora la realtà ma che non coincide con essa limitandosi ad attribuirle un senso.

La soluzione di Alberto Magno e San Tommaso[modifica | modifica sorgente]

Il compromesso tra le tre soluzioni della disputa degli universali fu trovato da Alberto Magno e San Tommaso.

Gli universali sono

  • ante rem (hanno una realtà che precede le cose individuali: realismo) in quanto esistono ab aeterno nella mente di Dio, esistono fin da prima delle cose create:
  • sono in re costituiscono quell'essenza introdotta da Dio nelle cose all'atto della loro creazione;
  • sono infine post rem poiché la mente dell'uomo nell'elaborazione della realtà è in grado di estrarli dalle cose mediante l'astrazione e trasformarli in immagini mentali, in concetti e alla fine in parole e in segni convenzionali.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ locuzione latina usata da Sant'Anselmo d'Aosta nel XII secolo per definire il nominalismo estremo di Roscellino.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • De Libera, Alain. Il problema degli universali. Da Platone alla fine del Medioevo, Firenze, La Nuova Italia, 1999.
  • Kluge, E.-H. W. Roscelin and the Medieval Problem of Universals, in «Journal of the History of Philosophy» vol. 14 (ottobre 1976), pp.405–414.
  • Gentile, Luigi. Roscellino di Compiègne e il problema degli universali, Lanciano, Carabba 1975.
  • Maioli, Bruno. Gli universali. Alle origini del problema, Roma: Bulzoni, 1973.
  • Maioli, Bruno. Gli universali. Storia antologica del problema da Socrate al XII secolo, Roma: Bulzoni, 1974.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]