Linguistica

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La linguistica è la disciplina che studia il linguaggio umano (inteso come facoltà astratta dell'uomo) e le sue forme storiche (le lingue storico-naturali)[1].

La scientificità di questa disciplina è controversa. Per quanto fin dagli esordi (nella seconda metà dell'Ottocento e tradizionalmente con gli studi dello svizzero Ferdinand de Saussure) essa abbia cercato di appropriarsi di alcune caratteristiche delle cosiddette "scienze dure", la linguistica è variamente intesa o come una "scienza mista"[2] o come una "scienza molle"[1].

Discipline e metodi[modifica | modifica sorgente]

La "linguistica generale" si occupa solo di elaborare le categorie e i concetti con cui descrivere il linguaggio umano. Essa si può suddividere nelle aree di:

Sue sottodiscipline possono essere considerate:

I due principali metodi usati dalla linguistica sono:

  • linguistica diacronica, detta anche nell'ambito universitario italiano glottologia, che consiste nell'analizzare i fenomeni linguistici da un punto di vista storico e comparativo;
  • linguistica sincronica, che oggi segue generalmente le teorie di Noam Chomsky sulla cosiddetta grammatica generativa. Essa si basa essenzialmente sulla ricerca di determinate leggi che regolano la produzione (o la generazione, come si è soliti dire) dei fatti linguistici, in un determinato ambito temporale. Tali leggi vengono ipotizzate sulla base dei dati raccolti fra i parlanti madrelingua e poi verificate controllando se le costruzioni linguistiche che esse permettono di predire sono effettivamente usate dai parlanti o se sono da essi giudicate come agrammaticali o non ben-formate.

Si può infine distinguere tra linguistica generale e linguistica applicata.

Nascita della linguistica sincronica[modifica | modifica sorgente]

La linguistica sincronica nasce con i corsi di linguistica generale tenuti da Ferdinand de Saussure a Ginevra. In particolare, nel secondo corso (1908-1909) vengono delineati i fondamenti della disciplina almeno fino alla svolta di Noam Chomsky. Ferdinand de Saussure considera come obiettivo della linguistica costruire teoremi sulla lingua e dimostrarli, evitando affermazioni flottantes della linguistica diacronica dell'Ottocento. Per Saussure, la lingua è un sistema serré, e quindi la teoria - ovvero la linguistica generale - deve esserlo altrettanto. Il suo modello di scienza è la geometria.

Per raggiungere questo modello scientifico Saussure intende definire precisamente che cos'è una lingua. A differenza delle altre scienze, la linguistica usa come strumento di analisi il suo oggetto. Pertanto, per evitare le trappole delle corrispondenze, si suddivide la lingua in due versanti: la langue, ovvero la potenza, la facoltà, l'organizzazione pronta per parlare della lingua considerata nell'individuo, e la parole, l'atto dell'individuo che realizza la sua facoltà per mezzo della convenzione sociale che è la lingua (linguistica).

A partire dall'analisi della scienza dei segni (semiotica) della scrittura, Saussure enuclea le proprietà che distinguono le lingue dagli altri sistemi di segni.

  1. carattere arbitrario del segno: non c'è rapporto tra il segno e la cosa da designare. Per esempio il segno 'P' per un parlante francese indica il suono /p/, per un russo indica il suono /r/. Il rapporto tra il designatum e il segno dipende dal sistema di riferimento.
  2. valore puramente negativo e differenziale del segno: posso scrivere infinite varianti del segno 'P' (carattere differenziale) finché non diventerà un segno diverso, per esempio 'D' (carattere negativo).
  3. indifferenza totale del mezzo di produzione: è indifferente se scrivo 'P' in bianco su nero alla lavagna, in graffito, in rilievo, etc. Analogamente la lingua può essere sempre trasposta dal mezzo orale al mezzo scritto, comunque convenzionale.

La linguistica pertanto si occupa principalmente della langue, che è un'astrazione riducibile a un sistema di segni, in cui ciascun segno è solidale all'altro: se si introduce nel sistema un segno nuovo, lo spazio di denotazione del sistema verrà completamente alterato; al limite, una langue di due segni denoterà una metà dei denotata con un segno e l'altra metà con l'altro.

Nella lingua l'iniziativa è ridotta al minimo: il momento in cui ci si accorda sui segni (contratto primitivo), anche esplicito come nel caso dell'esperanto, viene ricevuto passivamente dalle generazioni successive: la lingua entra nella sua "vita semiologica" e non si può più tornare indietro. Non è dunque interessante discutere sull'origine delle lingue più di quanto lo sia discutere sull'origine del Rodano (Saussure).

La novità di Saussure riguarda il merito e il metodo della linguistica: da qui la distinzione tra linguistica sincronica e linguistica diacronica e la nascita della linguistica come scienza moderna.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Raffaele Simone, Fondamenti di linguistica, ed. cit., p. 3-4.
  2. ^ Giuseppe Rotolo, Giuseppe Primiero, Dall'artificiale al vivente. Una storia naturale dei concetti, Polimetrica s.a.s., 2005, p. 180.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ferdinand de Saussure, Cours de linguistique générale, Lausanne-Paris, Payot, 1916 (Corso di linguistica generale, Laterza, Bari, 1970, traduzione e commento a cura di Tullio de Mauro)
  • Ferdinand de Saussure, Introduzione al 2º corso di linguistica generale (1908-1909), testo a cura di Robert Godel, edizione italiana a cura di Raffaele Simone, Ubaldini, Roma, 1970
  • Gaetano Berruto, Massimo Cerruti, La linguistica. Un corso introduttivo, UTET-DeAgostini, Novara, 2011
  • Giulio Lepschy, La linguistica strutturale, Einaudi, 1990, ISBN 88-06-11796-3
  • John Lyons, Lezioni di linguistica, Laterza, Bari, 1982
  • Raffaele Simone, Fondamenti di linguistica, ed. Laterza, Roma-Bari, 2008, ISBN 978-88-420-3499-5
  • Tullio De Mauro, Minisemantica, Laterza, Bari, 1982

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