Storia delle religioni

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La storia delle religioni è la disciplina che indaga il tema delle religioni secondo il procedimento storico ovvero avvalendosi delle documentazioni storiche, archeologiche, filologiche ma anche di ambito etnologico, antropologico, ermeneutico ed esegetico.

Tale documentazione viene usata dallo storico delle religioni nella consapevolezza che sta operando su contesti culturali e sociali assolutamente specifici o diacronici.

Origini della storia delle religioni[modifica | modifica wikitesto]

Busto di Erodoto (484 a.C.-425 a.C.) in una copia romana di un originale greco del IV secolo a.C.
L'umanista italiano Giovanni Pico della Mirandola (1463-1494). Pico della Mirandola fu tra i primi studiosi occidentali ad affrontare in modo comparato differenti credenze religiose.
Atanasio Kircher (1602-1680), gesuita ed erudito universale, promosse nel XVII secolo un approccio interculturale e interdisciplinare nel campo dei saperi.
L'edizione di Lione del 1565 del De deis gentium di Lilio Gregorio Giraldi.

La disciplina della Storia delle religioni è nata nell'ambito della cultura occidentale.

Il primo autore che riportò usi e costumi religiosi di più popoli fu Erodoto (484 a.C.-425 a.C.) nella sua opera le Storie (Ἰστορἴαι Istoriai), autore motivato sia dal relativismo religioso sofistico sia da un profondo interesse nei confronti delle culture "barbare"[1].

Per avere una comparazione più moderna dei diversi credi religiosi occorre tuttavia aspettare l'Umanesimo di Marsilio Ficino (1433-1499) e di Giovanni Pico della Mirandola (1463-1494).

Marsilio Ficino nelle sue opere del 1474, Theologia platonica e Liber de christiana religione accostò alla figura di Gesù Cristo, personalità di altre fedi come Zarathustra, Mosè, Pitagora, Ermete Trismegisto e Proclo.

Pico della Mirandola pubblicò nel 1486 il De omni re scibili propugnando la tesi che tutte le religioni intendono nelle loro dottrine convergere verso il Cristianesimo.

Ma è nel 1548 con l'opera De deis gentium di Lilio Gregorio Giraldi (1479-1552) che appare la prima opera esegetica sui miti religiosi greci ed egizi.

Edward Herbert (1581-1648) fu il primo ad effettuare un'analisi comparata delle differenti religioni al di fuori di una prospettiva cristiana. Nel suo De religione gentilium (pubblicato postumo) rivaluta il paganesimo con i suoi riti e le sue dottrine all'interno di un monoteismo neoplatonico. Di fatto è il fondatore del monoteismo deista del tutto indipendente dalla lettura biblica che influenzerà poi le dottrine religiose illuministe.

Con il gesuita Atanasio Kircher (1602-1680) appassionato studioso della lingua e della cultura egizia, si affacciò l'ipotesi che la cultura classica neoplatonica fosse ispirata direttamente da Dio e che le religioni non cristiane abbiano avuto origine dalla stessa Bibbia.

Un altro importante gesuita, Joseph-François Lafitau (1681-1746) pubblicò, nel 1724, uno dei primi studi comparati sulle religioni, il Moeurs des sauvage américains, dove ritenne di rilevare delle affinità tra le credenze dei nativi americani con le dottrine e le pratiche religiose greche.

Nel 1725 Giambattista Vico (1688-1744) pubblica Scienza nuova dove affrontò, tra gli altri argomenti, l'ambito dei miti che a sua detta consentivano di penetrare nelle differenti culture umane. Vico ritenne anche che l'uomo non potesse vivere senza avere un rapporto con il mito o con la religione. Non solo, Julien Ries nota come:

« La Scienza nuova è insomma un vero preludio alla Scienza delle religioni e molte delle idee in essa contenute sono state riprese e sviluppate dai moderni: è il caso dell'importanza del simbolismo della volta celeste per la coscienza religiosa arcaica. A ciò va aggiunta la concezione del ruolo delle culture e della loro influenza su istitutizioni e tradizioni religiose e quella del mito come fattore dell'intelligibilità delle culture »
(Julien Ries. Opera omnia vol. V. Milano, Jaca Book, 2008, pag.9)

Anche Charles de Brosses (1709-1777), nel suo Du culte des dieux fétiches del 1760 ritenne di individuare delle analogie tra le pratiche religiose degli indigeni africani con quelle dei greci e degli egizi. de Brosses fu il primo a coniare il termine feticismo per indicare la pratica religiosa delle origini dell'umanità, consistente nelle adorazioni di pietre, astri o animali praticate dai popoli primitivi, stadio precedente al politeismo. Lo storico e linguista francese affrontò anche il tema della formazione del linguaggio e propugnò la necessità di estendere sul piano universale e storico le ricerche in questi campi.

La storia delle religioni e il XVIII secolo: Illuminismo e Romanticismo[modifica | modifica wikitesto]

Johann Gottfried Herder (1744-1803), in un ritratto di Johann Ludwig Strecker.
Benjamin Constant (1767-1830)
Georg Friedrich Creuzer (1771-1858), in un ritratto di Karl Roux.

Nel 1776 il teologo e filosofo tedesco Johann Gottfried Herder (1744-1803) pubblicò l' Älteste Urkunde des Menschengeschlechts (Il più antico documento del genere umano) dove analizzando la Genesi biblica unitamente ai miti egizi e fenici sostenne che questi ultimi non sono che il tentativo di leggere il divino nei fenomeni naturali e quindi sono un fondamento comune dei popoli. Non solo, Herder sostenne che la classificazione delle religioni non doveva più proseguire per la coppia verità/errore ma intese come opinioni umane di un dato particolare periodo storico e sociale. Al riguardo Giovanni Filoramo osserva:

« In questo modo Herder, se per un verso sintetizzava felicemente la svolta antropologica e naturalistica che la cultura illuminista aveva prodotto anche nello studio della religione, per un altro, in modo altrettanto felice, indicava il nuovo alveo, quello della storia, in cui il gran fiume dell'interpretazione della vita religiosa si apprestava d'ora in poi a scorrere. »
(Giovanni Filoramo. Che cos'è la religione-Temi metodi problemi. Torino, Einuadi, 2004, pag.43)

Georg Friedrich Creuzer (1771-1858) nell'opera Symbolik und Mythologie der alten Völker, besonders der Griechen (Simbolismo e mitologia dei popoli antichi, soprattutto greci) del 1812 sostenne che il "simbolismo" religioso è frutto dello spirito umano, per tramite di questo possiamo comprendere la natura unica di tutte le religioni antiche.

Friedrich Schleiermacher (1768-1834) nel 1799 pubblica Über die Religion. Reden an die Gebildeten unter ihren Verächtern, un'opera-caposaldo della successiva corrente di studi che vede il sentimento religioso come un dato strutturale della coscienza umana. In questa opera, il grande teologo tedesco per la prima volta interpreta il fenomeno religioso come la capacità umana di "intuire" e "sentire" l'universo: una vera e propria caratteristica antropologica universale. Al riguardo Giovanni Filoramo osserva che tale interpretazione è:

« precorritrice di tutte le interpretazioni del sacro come dato strutturale della coscienza »
(Giovanni Filoramo. Op.cit., pag. 44)

L'erudito Benjamin Constant (1767-1830) dal 1824 fino alla sua morte pubblicò cinque volumi (altri due usciranno dopo la sua scomparsa) De la religion considérée dans sa source, ses formes et son développements, opera incompiuta, in cui evidenziò come il sentimento e il vissuto religioso siano inerenti alla condizione umana, esprimendosi nei differenti modi che culture e periodo storico consentono loro.

Con Philosophie der Mythologie (Filosofia della mitologia, 1842) Friedrich Wilhelm Joseph Schelling (1775-1854) riprese i lavori rinascimentali sulla mitologia, interpretando le credenze precristiane come un passaggio fondamentale per la rivelazione di Dio nella coscienza umana. Il contenuto dei miti è dunque profetico, una rivelazione divina che esprime delle verità. Per tale ragione l'ermeneutica del mito, per Schelling, non poteva che essere di ambito religioso.

Anche per Edgar Quinet (1803-1867), ateo e di pensiero liberale nonché allievo di Victor Cousin (1792-1867) il primo ad predisporre una cattedra universitaria di Filosofia della religione, in Le génie des religions le religioni possedevano una natura comune ovvero la sacralizzazione della natura.

Ernest Renan (1823-1892), discepolo di Edgar Quinet e famoso semitista e storico della cultura ebraica, in Études d'histoire religieuse (1857) ritenne che lo studio della Storia delle religioni dovesse essere privato di una lettura teologica e piuttosto affrontato secondo i modelli di indagine proposti dal Positivismo. Egli, da orientalista, raccolse anche l'idea prettamente romantica dell'India come luogo di origine di tutte le religioni

La storia delle religioni e il XIX: il Positivismo[modifica | modifica wikitesto]

A fronte del grande interesse nei confronti delle diverse tradizioni religiose espresse dagli intellettuali romantici, Karl Otfried Müller (1797-1840) con il suo Prolegomena zu einer wissenschaftlichen Mythologie (1825) sottolinea, per la prima volta, la necessità di sottoporre sia questo interesse sia il grande materiale documentale via via raccolto dall'Oriente, a un rigoroso procedimento storico fondato sulla critica, la comparazione e la filologia.

Nel XIX secolo giungono e si studiano in Europa testi come la Bhagavadgītā, i Veda, l'Avesta; si fonda a Parigi, nel 1822, la Société Asiatique che pubblica il Journal Asiatique; si avviano le discipline dell'Egittologia, Orientalismo, Etnografia, ecc.

In questo quadro vi è chi avverte fin dall'inizio il pericolo dell'etnocentrismo, che può falsificare la ricerca e distorcerne i risultati. Fustel de Coulanges (1830-1889) ne La cité antique (1864) mette in guardia da questi pericoli, ricordando che lo storico deve studiare esclusivamente i documenti emersi, senza alcuna valutazione fondata sui pregiudizi o sulle idee moderne. Ludwig Feuerbach (1804-1872) Das Wesen der Religion (L’essenza della religione, 1845)

Karl Marx (1818-1883)

Cornelis Petrus Tiele (1830-1902) Vergelijkende geschiedenis van de egyptische en mesopotamische Godsdiensten (1872) e Geschiedenis van den godsdienst in de oudheid tot op Alexander den Groote (1876) primi manuali di storia delle religioni.

La storia delle religioni e il XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. al riguardo François Hartog. Lo specchio di Erodoto. Milano, Il Saggiatore, 1992.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Brelich, Angelo, Introduzione alla storia delle religioni, Roma: Ateneo, 1976
  • Sabbatucci, Dario, Sommario di storia delle religioni, Roma: Il Bagatto, 1988
  • Scarpi, Paolo, Si fa presto a dire Dio, Padova: Ponte alle grazie, 2010

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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