Archeologia biblica

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Il sacco di Gerusalemme raffigurato nel bassorilievo dell'Arco di Tito a Roma.

L’archeologia biblica è una branca dell'archeologia tradizionale, che si occupa dello studio dei reperti provenienti dalle scoperte archeologiche legate, direttamente o indirettamente alla Bibbia. Questa scienza dell’antichità mira alla ricostruzione delle civiltà, dei luoghi, dell’ambiente storico e dei costumi del Medio Oriente, riconducibili alla storia d'Israele, l'antico popolo dell’alleanza con Dio. Una branca della archeologia biblica è la Palestinologia.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

All’inizio del XIX secolo iniziò una nuova era nello studio del mondo antico. Cominciarono le prime esplorazioni serie nei luoghi dove erano fiorite le civiltà in tempi anteriori alla Grecia classica: in Assiria, Babilonia ed Egitto. All’inizio formavano oggetto di studio quelle stesse culture; ma quando si lessero le iscrizioni che nominavano dei re conosciuti dall’Antico Testamento, sorse un nuovo interesse e gli studi attirarono un pubblico molto più ampio.[1]

Metodi dell’Archeologia biblica[modifica | modifica wikitesto]

Sir William Flinders Petrie

La necessità di metodi precisi negli scavi archeologici s'imposero soltanto agli inizi del XX secolo; fino ad allora l'archeologia consisteva in una specie di caccia all'oggetto, per arricchire i musei dell'Europa. Casse e contenitori riempiti alla rinfusa, trasferivano in altre sedi, dove poi venivano studiati, i reperti più interessanti.

Così si perdevano per sempre dati preziosi per la ricostruzione degli aspetti meno appariscenti, ma per gli studiosi non meno interessanti, delle civiltà antiche. Inoltre si rendeva difficile o impossibile riconsiderare l'oggetto nel suo ambiente naturale.

L'archeologo inglese William Flinders Petrie, nel 1890, introdusse lo studio della stratigrafia, della ceramografia e della tipologia archeologica.

Per stratigrafia s'intende la ricostruzione delle diverse fasi di occupazione di una città sepolta attraverso l'osservazione degli strati sovrapposti. La tecnica più recente, messa in atto specialmente dalla famosa archeologa inglese Kathleen Kenyon, consiste nel praticare una trincea, un taglio verticale dalla sommità del tell (così si chiama la collina artificiale formata dai detriti della città sepolta) fino al terreno vergine.

Per ceramografia s'intende la descrizione dei vari tipi di ceramica (in genere vasi) che si succedono nei diversi strati. Per tipologia in archeologia s'intende la correlazione degli strati di diversi luoghi. Questa correlazione viene messa in evidenza dalla convergenza di diversi indizi, come il tipo caratteristico delle costruzioni, dei manufatti e della ceramica. Così ad esempio lo strato IV A di Meghiddo corrisponde allo strato VIII di Hazor, databile al tempo di Omri e di Acab.[2]

Le fonti[modifica | modifica wikitesto]

La Bibbia rappresenta una delle fonti (la principale) per lo studio degli archeologi. 'La Bibbia, oltre ad essere considerata esclusivamente come la storia della salvezza e il pegno della fede per i cristiani di tutto il mondo, è un libro di fatti realmente avvenuti, storicamente autentici con precisione addirittura sbalorditiva'.[3]

Bibliche[modifica | modifica wikitesto]

Sono quelle fonti provenienti dalla Storiografia biblica. Le principali fonti sono:

  1. il Pentateuco;
  2. l’opera detta deuteronomistica con sei libri: Giosuè, Giudici, Libri di Samuele, 1° e 2° Libro dei Re;
  3. l’opera del cronista con i Libri delle Cronache, di Esdra e di Neemia;
  4. parte della letteratura profetica
La stele DI Merneptah conservata al Museo egizio del Cairo.

Extrabibliche[modifica | modifica wikitesto]

Le fonti extrabibliche si distinguono in:

  1. letteratura apocrifa;
  2. letteratura rabbinica (dal II sec. a.C. fino al III/IV sec. d.C.);
  3. storici vari (Zenone di Rodi, Polibio);
  4. Flavio Giuseppe, autore di Antichità giudaiche (AG) e Guerra giudaica (GG).

Archeologiche[modifica | modifica wikitesto]

Sono quelle dei ritrovamenti di luoghi, città, templi di cui parla la Bibbia e quelle di ritrovamenti su cui appare inciso il nome di "Israele", come:

  1. la stele di Merneptah (circa 1200 a.C.);
  2. la stele di Mesha (circa 842-840 a.C.);
  3. l'obelisco nero di Salmanassar III (ca. 853 a.C.);
  4. gli ostraka di Samaria.

Elenco delle ricerche storiche[modifica | modifica wikitesto]

Ricerche precedenti al 1914[modifica | modifica wikitesto]

L'archeologia biblica comincia con la pubblicazione da parte di Edward Robinson, professore americano di letteratura biblica (1794-1863, dei suoi viaggi attraverso la Palestina durante la prima metà del XIX secolo, che sottolineava somiglianze tra i nomi delle moderne città arabe e i nomi delle città bibliche. Al tempo la più antica bibbia in lingua ebraica in circolazione risaliva al Medio Evo.

Il Fondo per l'Esplorazione della Palestina sponsorizzò indagini dettagliate guidate da Charles Warren nei tardi anni 1860, che erano state inizialmente finanziate da Angela Georgina Burdett-Coutts nel 1864 per migliorare le condizioni sanitarie di Gerusalemme; le esplorazioni culminarono con la pubblicazione formale dell'"Indagine sulla Palestina Occidentale" (The Survey of Western Palestine) negli anni dal 1871 al 1877.

Il più importante ritrovamento di questo periodo è il risultato del lavoro di Warren nella montagna del tempio di Gerusalemme, la scoperta delle fondamenta del tempio di Erode, la prima iscrizione israelita in parecchie giare manufatte con sigilli, e sistemi di pozzi d'acqua al di sotto della città di Davide.

La seguente è la cronologia delle ricerche compiute fino al 1914, data di inizio della prima guerra mondiale:

Ricerche tra il 1914 e il 1945[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la prima guerra mondiale, durante il mandato britannico sulla Palestina, furono stabilite leggi per regolamentare gli scavi archeologici nel territorio palestinese e fu creato un Dipartimento di Antichità (che è diventato la moderna Autorità per le Antichità di Israele) e il Museo Archeologico della Palestina, oggi Museo Rockefeller.

Cronologia delle ricerche:

Ricerche tra il 1945 e il 1967[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la dichiarazione della fondazione dello Stato di Israele e con la scoperta dei manoscritti del Mar Morto nel 1947 e di altre antiche copie della Bibbia ebraica le ricerche archeologiche riprendono, potendosi anche avvalere di moderni mezzi di scavo e di ricerca.

Ricerche successive al 1967[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la conquista del Muro Occidentale e del Monte del Tempio durante la guerra dei sei giorni, gli archeologi conducono ulteriori ricerche estensive entri i limiti della moderna città di Gerusalemme.

In particolare Ketef Hinnom a sud-ovest della città vecchia scopre due piccoli rotoli d'argento che preservano gli unici testi biblici più antichi dei manoscritti del Mar Morto. Entrambi questi amuleti contengono la Benedizione sacerdotale dal libro dei Numeri, uno contiene anche una citazione che si trova nel libro dell'Esodo 20,6 e nel Deuteronomio 5,10;7,9; gli stessi versi appaiono anche successivamente nel libro di Daniele 9,4 e di Neemia 1,5.

Reperti riguardanti la Bibbia ebraica[modifica | modifica wikitesto]

Storicamente accertati[modifica | modifica wikitesto]

Mura di Gerico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gerico.

Le mura dell'antica città di Gerico sono datate nella metà del secondo millennio a.C. e possono essere stati distrutti nel corso di un assedio o da un terremoto.

Ci sono opinioni differenti riguardo alla loro identificazione con quelli descritti nella Bibbia.

In origine sono stati datati da John Garstang al 1400 a.C. circa, la datazione è stata poi contestata da Kathleen Kenyon che ha proposto il 1550 a.C., approvata dalla maggioranza degli archeologi. Bryant Wood ha recentemente riproposto la datazione di Garstang.

Manufatti da scavi documentati[modifica | modifica wikitesto]

  • Arad ha dato alla luce il primo tempio a noi giunto, datato VIII sec. a.C., a differenza di quanto pensasse Aharoni, con pianta identica a quella di Gerusalemme, e struttura divisa in atrio con altare quadrato, santo e debir. Nel debir sono state trovate due stele, a Yahwé e alla sua Ashera, con rispettivi altarini per l'incenso.
  • Sempre in Arad sono state trovate iscrizioni, e per la prima volta, a noi nota, compare il titolo di "casa di Jahvé" con cui si nominava il tempio di Arad stesso e la dicitura di una famiglia sacerdotale: i figli di Core, a noi nota solo per la menzione tra i compositori di salmi, cosa che ha suggerito la collocazione di alcuni salmi nella prassi liturgica di Arad.
  • testi di Balaam, pittura e inchiostro su intonaco trovati a Deir'Alla in Giordania che combaciano con Numeri 22-24
  • Obelisco nero di Salmanassar III, che raffigura Jehu, figlio di Omri, e menziona anche Hazael di Aram/Damasco/Siria, riferibile al secondo libro dei re 8-10
  • iscrizione di Ekron iscrizione (scoperta nel 1993 a Tell Miqne)
  • ostracon di Gath
    • Trovata da A. Maeir mentre scavava Tell es-Safi nel 2005
    • Incisione con 9 lettere che presentano 2 nomi (אלות ולת) etimologicamente in relazione a Golia (גלית)
  • Izbet Sartah, ostracon; 2 frammenti scavati nel 1976
    • 5 linee incise di 80-83 lettere (letture di varie epigrafi), con l'ultima linea che è un abecedario
    • Trovato nel silo di un villaggio non fortificato (forse la Biblica Ebenezer 2 miglia a est della Palestina Aphek) occupata dal 1200-1000 a.C.
    • vedi Capitolo 3 di In the Beginning:A Short History of the Hebrew Language (Hoffman 2004) per l'importanza linguistica dell'Ebraico.
    • vedi quadri in The Text of the Old Testament (Wurthwein 1995) per un facsimile dello ostracon
  • Jaazaniah, servo del re (ליאזניהו עבד המלך) sigillo di agata striata con icona di gallo rampante
    • Trovato nella Tomba 19 a Tell en-Nasbeh(la probabile Biblica Mizpah)
    • Possibilmente appartenente a un comandante militare a Mizpah menzionato nel 2 Re 25:23
  • Jehucal, figlio di Shelemiah, figlio di Shobi (יהוכל בן שלמיהו בן שבי) preziosa figura stampata su sigillo
  • Gli ostraca di Lachish
    • Il maggior numero di testi, scoperti nel 1930, dipingono le condizioni durante la fine del VII secolo a.C. poco prima della conquista dei Caldei.
    • Lettera 3: menziona un avvertimento de il profeta.
    • Lettera 4: i nomi Lachish e Azekah sono tra gli ultimi luoghi conquistati come ricordato nel Geremia 34:7.
    • Lettera 6: descrive una cospirazione; reminiscenza di Geremia 38:19 e 39:9 che usa una fraseologia del tutto identica a 38:4.
  • stele di Mesha
    • Un'iscrizione Moab scoperta a Dhiban, Giordania, nel 1868 che menziona un re Israelita, Omri. Essa ricorda anche i vassalli di YHWH come tributari. È interessante perché lo stesso evento è raccontato, da prospettiva diversa, nel libro delle Cronache.
  • La stele di Merenptah, (Egitto riferentesi a A-pi-rw in terra di Canaan). Ora, se la terra del Canaan era già nota e nominata in terra d'Egitto, a noi fornisce evidenza della presenza di qualcosa che ha a che fare con il termine "ebrei". Non vi sono menzioni a noi note in documentazione anteriore.
  • La conquista di Samaria da parte di Sargon II, iscrizione (ANET 284) trovata da P.E. Botta a Khorsabad nel 1843: "sconfissi e conquistai Samaria, e portai via come schiavi 27290 abitanti d'essa. ... ricostruii la città meglio di prima e insediai in essa genti di altri paesi che io stesso avevo conquistato ." (2 Re 17:23-24)

Archivi cuneiformi di Ebla[modifica | modifica wikitesto]

Gli archivi cuneiformi di Ebla (Tell Mardikh) includono un re di Ebla di nome Ebrum, che alcuni identificano con il biblico patriarca Eber (o Heber), dal quale presero nome gli Ebrei. Sono pure riportati riferimenti a popoli con nomi semitici e di divinità similari a quelli della Bibbia. Sembrano anche echeggiare riferimenti alle stesse cinque città menzionate nel libro della Genesi: Sodoma, Gomorra, Adma, Zeboim, e Bela/Zoar nello stesso ordine di Genesi 14. La circolazione delle straordinarie evidenze tra i testi eblaiti e quelli dell'Antico Testamente, che alla fine degli anni settanta creò un certo interesse in nel mondo anglo-sassone, fu resa attendibile che ad enunciarla fu il primo decifratore delle tavolette eblaite Giovanni Pettinato. L'infondatezza di questa notizia, che alcuni biblisti ancora oggi accreditano come valida, fu seguita dalla legenda che il governo siriano stesso, in conflitto aperto con lo Stato di Israele per l'altopiano del Golan, tenesse nascoste queste pubblicazioni[4]. A partire dal 1981, e con pubblicazioni annuali periodiche da parte dell'università "La Sapienza" di Roma, le pubblicazioni definitive dei testi di Ebla serie ARET (Archivi Reali di Ebla. Testi) sotto la direzione del nuovo filologo Alfonso Archi[5]

Manufatti di provenienza sconosciuta o discussa[modifica | modifica wikitesto]

  • Diversi gruppi archeologici e singoli individui hanno presunto di aver localizzato i resti dell'Arca di Noè. La maggior parte degli studiosi respinge questi ritrovamenti come pseudoarcheologia.
    • L'archeologo Ron Wyatt ha sostenuto di ritenere di aver localizzato il luogo dove l'arca si è definitivamente fermata. Dopo la sua morte è stato acclamato da molti "credenti nella Bibbia". È venuto alla luce un numero sterminato di siti internet che lo riguardano e alcuni di questi hanno fabbricato notizie su di lui e le sue scoperte.
    • Un gruppo archeologico italiano creazionista chiamato La Narkas è il più recente dei numerosi gruppi che sostengono di aver individuato il luogo preciso dell'arca vicino alla cima del Monte Ararat, a cavallo del confine tra Turchia e Armenia. Fotografie di questa presunta scoperta sono disponibili sul loro sito web www.narkas.org.
    • Nel 2004, un'ulteriore spedizione si è recata sul Monte Ararat in Turchia per cercare di localizzare l'arca. Reperti prelevati in Turchia ed esaminati dal Geological and Nuclear Sciences, un istituto di ricerca governativo neozelandese, si sono rivelati essere roccia vulcanica anziché legno pietrificato. Click Through Error
  • La Pietra di Scone, conosciuta anche come "la colonna di Giacobbe".
    • Per secoli questa pietra è stata un componente essenziale delle cerimonie di incoronazione dei re nelle isole britanniche. La credenza la riteneva la pietra sulla quale Giacobbe, in seguito (ribattezzato Israel) aveva ricevuto una visione, e che la frattura che presenta fosse derivata dal colpo infertole da Mosè per renderla capace di portare acqua. Niente di questo può essere provato e i tentativi di connetterla alla Palestina tramite Geremia mancano di fondamento.

Reperti riguardanti il Nuovo testamento[modifica | modifica wikitesto]

Storicamente accertati[modifica | modifica wikitesto]

  • il secondo Tempio o tempio di Erode, confermato dal ritrovamento del muro occidentale

Reperti da scavi documentati[modifica | modifica wikitesto]

L'iscrizione di Pilato[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi iscrizione di Pilato.

L'iscrizione di Pilato è un blocco di pietra rinvenuto in uno scavo a Cesarea in Palestina nel 1961, recante scritto il nome "Pilatus" e "Tiberium".

L'ossario di Caifa[modifica | modifica wikitesto]

In una piccola tomba di famiglia a sud di Gerusalemme, presso Peace Forest, sono stati rinvenuti nel 1990 vari ossari Jerusalem - Burial Sites and Tombs of the Second Temple Period, di cui il più elaborato riporta l'iscrizione

« Jehosef bar Caifa »
(Jehosef figlio di Caifa)

Si tratta del primo ritrovamento archeologico riguardante il nome "Caifa", che sarebbe stato effettivamente un soprannome, come riportato da Flavio Giuseppe in Antichità giudaiche 23,35-39.

Caifa era anche il nome del sommo sarerdote menzionato nel vangelo secondo Matteo 26,3;26,57 presso cui sarebbe stato condotto Gesù su ordine di Ponzio Pilato.

Il pozzo di Betzaetà[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Piscina di Betzaeta.

Nel vangelo secondo Giovanni 5,1-15 è descritto un pozzo a Gerusalemme, presso la porta delle pecore, chiamato Betzaetà e circondato da cinque portici. Resti corrispondenti alla descrizione sono stati scoperti solo nel XIX secolo e successivamente quattro luoghi sono stati indicati come possibili "pozzi di Betzaetà":

  • la moderna fontana della vergine, nella valle del Kidron, non lontano dal pozzo di Siloam
  • il Birket Israel, un pozzo presso la bocca della vallata che percorre il Kidron a sud della "porta di Santo Stefano"
  • i pozzi gemelli chiamati i "Sotterranei", sotto il convento delle Sorelle di Sion, situato i quello che deve essere stato the rock-hewn ditch tra Betzaetà e la fortezza di Antonia
  • recentemente Schick ha scoperto un grande serbatoio, situato circa trecento metri a nord-ovest della chiesa di Sant'Anna, che egli ritiene essere probabilmente il pozzo descritto nel vangelo.

Non ci sono al momento certezze sulla sua identificazione

Antiche città descritte nel Nuovo Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nazaret e Cesarea in Palestina.

I vangeli e le lettere di Paolo descrivono fatti ed avvenimenti riguardanti varie città antiche, ma non tutte le affermazioni hanno trovato finora riscontri archeologici.

Nazaret, che i vangeli dichiarano città di origine di Gesù (Gesù di Nazaret o Gesù Nazareno), non è menzionata nella bibbia ebraica, nel Talmud o nelle opere di Flavio Giuseppe, ma alcuni ritrovamenti archeologici evidenziano un insediamento ebraico presso l'odierna città di Nazaret sia precedentemente che successivamente alla prima rivolta ebraica del 70.

A Cesarea in Palestina, fondata da Erode il Grande tra il 25 a.C. e il 13 a.C., l'apostolo Pietro vi avrebbe battezzato il centurione Cornelio e Paolo di Tarso vi avrebbe soggiornato spesso e sarebbe anche stato imprigionato per due anni prima di essere trasferito a Roma.

Reperti di provenienza sconosciuta o dubbia[modifica | modifica wikitesto]

Reperti probabilmente falsificati[modifica | modifica wikitesto]

L'antiquario Oded Golan è stato accusato nel dicembre 2004 dalla polizia israeliana di aver falsificato una serie di reperti.

  • l'ossario di Ja'aqov, un'urna con l'iscrizione "Ja'aqov figlio di Ioseph fratello di Jehoshua"
  • La tavoletta di Joash Jehoash) che registra restauri del Tempio di Gerusalemme e si sospetta sia stata realizzata su una vera lastra di pietra antica.
  • Diversi cocci che fanno menzione del Tempio o riportano altri nomi di luoghi citati nella Bibbia.
  • Una lucerna di pietra a sette ugelli, decorata con una menorah a sette braccia.
  • Un sigillo di pietra con bordo d'oro, attribuito al re Manasseh di Giuda.
  • Una ciotola in quarzo riportante un'iscrizione in antico egizio, attestante che il Ministro della Guerra del Re Shishek ha conquistato la città di Meggido.
  • Un melograno in avorio, con l'iscrizione «Proprietà dei sacerdoti del tempio…», realizzato con un vero pezzo di avorio antico.
  • Una brocca in ceramica con un'iscrizione che afferma che era stata data come contributo al Tempio.
  • Numerose bullae, tra le quali una che menziona personaggi biblici compreso il re Hezekiah di Giuda, lo scriba Baruch e il profeta Isaia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alan Millard, Archeologia e Bibbia, 1998 Edizioni Paoline, cit. pag. 11
  2. ^ E.R.Galbiati-A.Aletti, Atlante storico della Bibbia e dell’Antico Oriente, Ed. Massimo-Jaca Book, Milano 1983, pp. 27-29
  3. ^ Werner Keller, La Bibbia aveva ragione, 2007 Garzanti Libri, ISBN 978-88-11-68035-2, cit. pag. 11
  4. ^ Paolo Matthiae, ebla.it.
  5. ^ Bibliografia scelta, ebla.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Chapman, and J. N. Tubb, Archaeology & The Bible (British Museum, 1990)
  • Cornfeld, G.and D. N. Freedman, Archaeology Of The Bible Book By Book (1989)
  • Davies, P.R., In Search of 'Ancient Israel': A Study in Biblical Origins, Sheffield (JSOT Press, 1992).
  • Dever, William G., Who Were the Early Israelites and Where Did They Come From?, Wm. B. Eerdmans Publishing Company, 2003, ISBN 0-8028-0975-8
  • Dever, William G., What Did the Biblical Writers Know and When Did They Know It?, Wm. B. Eerdmans Publishing Company, 2002, ISBN 0-8028-2126-X
  • Dever, William G., "Archaeology and the Bible : Understanding their special relationship", in Biblical Archaeology Review 16:3, (May/June 1990)
  • Israel Finkelstein e Neil Asher Silberman, The Bible Unearthed: Archaeology's New Vision of Ancient Israel and the Origin of Its Sacred Texts, Free Press, 2002, ISBN 0-684-86913-6
  • Frerichs, Ernest S. and Leonard H. Lesko eds. Exodus: The Egyptian Evidence. Winona Lake: Eisenbrauns, 1997 ISBN 1-57506-025-6 Collection of six essays. Denver Seminary review
  • Keller, Werner, The Bible as History, 1955.
  • Lance, H.D. The Old Testament and The Archaeologist. London (1983)
  • Negev, Avraham, and Gibson, Shimon, (eds.), Archaeological Encyclopedia of the Holy Land, New York, NY, The Continuum International Publishing Group, 2003.
  • Mazar, A., Archaeology of the Land of the Bible (The Anchor Bible Reference Library, 1990)
  • Ramsey, George W. The Quest For The Historical Israel. London (1982)
  • Robinson, Edward (1856) Biblical Researches in Palestine, 1838-52, Boston, MA: Crocker and Brewster.
  • Thiollet, J-P., Je m'appelle Byblos, Parigi (2005)
  • Thompson, J.A., The Bible And Archaeology, edizione rivista (1973)
  • Winstone, H.V.F. The Life of Sir Leonard Woolley of Ur, London, 1990
  • Wright, G. Ernest, Biblical Archaeology. Philedelphia: Westminster, (1962).
  • Yamauchi, E. The Stones And The Scriptures. London: IVP, (1973).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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