Baldassar

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Il festino di Baltassar, dipinto di Rembrandt raffigurante il racconto biblico della "scritta sul muro" (nota: il testo è presentato in verticale e non in orizzontale). La scritta in aramaico, che si legge Mene, Mene, Tekel u-Pharsin, letteralmente significa: "numerato, numerato, pesato, diviso". Secondo l'interpretazione di Daniele, la frase significa: "Dio ha computato il tuo regno e gli ha posto fine. [...] Il tuo regno è messo a pezzi, ed è dato a Medi e Persiani".

Baldassar (ebr. Belsha'ssar; accadico Bel-shar-ussur; in latino: Baltassar; ... – ...) è l'ultimo re di Babilonia, secondo il resoconto biblico del Libro di Daniele, famoso per il banchetto profanatore del vasellame sacro del tempio di Gerusalemme durante il quale apparve una mano che scriveva sul muro la condanna e la fine di Babilonia e del suo regno.

Storicità[modifica | modifica sorgente]

La reale esistenza e la regalità di Baldassar sono state ampiamente contestate dalla critica razionalista dei secoli scorsi soprattutto a causa di alcune affermazioni ritenute errate del Libro di Daniele (fino alle ricerche archeologiche degli anni venti unica fonte di notizie) che afferma il fatto che fosse Re di Babilonia e figlio di Nabucodonosor.

La festa di Baldassar, di John Martin

Studi più recenti hanno potuto dare una certa luce alla figura di Baldassar facendola uscire dal mito in cui era avvolta. La cronologia della dinastia Caldea è stata ricostruita alla luce dei documenti e dei ritrovamenti archeologici: questi indicano i tre successori di Nabuccodonosor dopo la sua morte avvenuta nel 562 a.C. in Anvil-Marduk, Nargal-Shar-Usur, Labashi-Marduk; quest'ultimo avrebbe perso il trono usurpato da Nabonido (Nabu-na'id) che non apparteneva alla dinastia ma proveniva probabilmente dal nord del regno.[1]

Dai documenti via via tradotti si intravede il fatto che Nabonido fosse autore di stranezze religiose alterando notevolmente la tradizione fino al punto di stabilirsi per svariati anni nell'Oasi di Teima, nel nord dell'Arabia lasciando il governo di Babilonia proprio a Bel-Shar-Usur (Baldassar), la cui madre era figlia di Nabuccodonosor[2] (da cui l'epiteto di figlio secondo l'uso semitico) che quindi sarebbe stato co-reggente. Questa ricostruzione spiegherebbe perché il libro di Daniele riporta la promessa da questi fatta a Daniele di costituirlo terzo del regno (e non secondo) se questi avesse interpretate le parole della scritta sul muro.

Dai racconti di Berosso, babilonese e sacerdote di Marduk, è possibile intravedere anche l'ostilità della classe sacerdotale nei riguardi di Nabonido, il re del periodo in oggetto fino alla caduta di Babilonia, colpevole proprio di avere abbandonata la città, di non aver più celebrata la Festa del Nuovo anno e la famosa processione di Babilonia, di avere introdotte divinità estranee al culto babilonese e di aver trasferito il suo interesse a Teima facendone la sua dimora[3] secondo alcuni per sedici anni[4]. Il re Nabonido stesso si vanta, nel documento cuneiforme denominato Iscrizione di Nabonido[5] di essere un restauratore di Templi e di culti associandosi idealmente a quanto fatto in passato a Babilonia da Nabuccodonosor II.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Liverani, Antico Oriente, op. cit., p. 21
  2. ^ Religioni e Miti,vol.1 , op. cit., p. 75
  3. ^ Storia universale Vol III, Le civiltà Mesopotamiche, op. cit., p. 639
  4. ^ Davide Valente, Archeologia e Bibbia,Antico testamento Vol I. In realtà la lacunosa Cronaca di Nabonide cita la residenza a Teima solo negli anni 549-545, si veda il testo della cronaca in [1]
  5. ^ Storia universale Vol III, Le civiltà Mesopotamiche, op. cit., p. 638

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • A.A. V.V., Religioni e Miti,Dizionario Enciclopedico Vol I, Milano, Bompiani, 1984.
  • Mario Liverani, Antico Oriente, Roma-Bari, Editore Gius.Laterza & Figli S.p.A., 1988.
  • Storia universale Vol III, Mario Liverani,Le civiltà Mesopotamiche, Milano, 2004, RCS. ISSN 124-4580
  • Davide Valente, Archeologia e Bibbia,Antico testamento Vol I, Torino, Ed. C.E, 1995.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Re dell'Impero Babilonese Successore
 ?  ?-539 a.C. Ciro il Grande

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