Daniele (profeta)

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San Daniele
Michelangelo, Daniele, volta della Cappella Sistina (1511-1512)
Michelangelo, Daniele, volta della Cappella Sistina (1511-1512)
Profeta
Morte VI secolo a.C.
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza 21 luglio (per i cattolici)
Attributi Rotolo della Profezia

Daniele (Daniy'el), (דָּנִיּאֵל) (... – VI secolo a.C.), è stato un profeta ebraico.

È il personaggio principale e l'apparente autore del Libro di Daniele, che narra vicende collocate temporalmente durante l'esilio di Babilonia a partire dal 605 a.C.. Nel Canone ebraico il libro non è classificato fra i libri profetici, ma tra i Ketuvim. Daniele, invece, è considerato come l'ultimo dei quattro grandi profeti dell'Antico Testamento cristiano (ed è anche ritenuto santo dalle Chiese cristiane), perché il suo libro è ritenuto contenere profezie su Gesù Cristo.

La maggioranza degli studiosi contemporanei, anche cristiani, ritiene oggi che il libro di Daniele sia un'opera pseudoepigrafa scritta nel II secolo e attribuita convenzionalmente a un "Daniele", figura proverbiale di saggio nota anche dalla letteratura ugaritica. Ciò non è in contrasto con la convinzione ebraica e cristiana che l'opera sia ispirata da Dio.


Significato del nome[modifica | modifica wikitesto]

Peter Paul Rubens, Daniele (1615)

Il nome Daniele vuol dire Dio è il mio giudice.

Storia di Daniele nella Bibbia[modifica | modifica wikitesto]

Da quello che si legge nel suo libro, Daniele, di nobile famiglia giudea, è un adolescente quando viene deportato a Babilonia, dove eserciterà il servizio di profeta. Per la sua saggezza conquista la fiducia del re Nabucodonosor e diventa funzionario di corte ed interprete dei sogni del re. La sua reputazione gli permette di continuare la sua attività dopo la conquista di Babilonia da parte dei Medi e dei Persiani avvenuta nel 539 a.C. Il re persiano Ciro II[1] apprezza i suoi consigli ma dei nemici lo fanno cadere in disgrazia ed il re è costretto a gettarlo in pasto ai leoni.[2]Fedele al suo credo, Daniele evita miracolosamente il supplizio e si vede graziato.

Daniele nella letteratura ugaritica[modifica | modifica wikitesto]

Daniele (Dan'el) compare nei testi di Ras Shamra come il prototipo di giudice giusto e saggio e in questo senso farebbe riferimento a lui anche il profeta Ezechiele, che lo assimila a Noè e a Giobbe (14,14 e 28,3).[3] Nei testi ugaritici Dan'el è un re della razza dei Refa'im, un leggendario popolo precananeo di uomoni immortali, quasi semidei, citato ripetutamente nella Bibbia[4]. Og, re di Bašan, fu il loro ultimo esponente (Deut 3,11; Gs 12,4). Un gruppo di Refa'im sembra essere stato assorbito dalla tribù di Giuda [5]

Nel Poema di Aqhat (opera ugaritica del secondo quarto del secolo XIV a.C.) Dan'el implora il dio 'El perché non ha figli che gli possano succedere, una situazione analoga a quella di Abramo. Per sette giorni resta nel tempio giorno e notte pregando e piangendo (cerimonia di incubazione) finché 'El sollecitato da Ba'al gli compare nel sogno promettendo l'erede, Aqhat (cfr. Gen 15,1; 17,16.19). Questi riceverà in dono dal fabbro divino un arco meraviglioso, che suscita l'invidia della dea Anath.

Non riuscendo a farselo cedere da Aqhat, Anath ordisce un complotto che determina la morte dell'eroe. Su tutta la terra allora scompare la vegetazione, mentre Dan'el scaglia maledizioni contro gli uccisori e cerca di far rivivere il figlio. La sorella di Aqhat, Pughat, la portatrice d'acqua, esorta il padre a offrire un sacrificio e dopo aver ottenuto la benedizione paterna va in cerca dei nemici. Benché il finale del mito sia perduto si suppone che Pughat ottenga il ritorno sulla terra del fratello nel periodo della primavera e dell'estate come nel mito mesopotamico di Dumuzi e di sua sorella Geštinanna (figli di Enki, il dio sumero della sapienza) o in quello greco-romano di Persefone/Proserpina.

Storicità[modifica | modifica wikitesto]

Daniele tra i leoni

La storicità di Daniele è dubbia e discussa. In passato la cristianità non dubitava della sua esistenza e del suo operato come descritto dal Libro di Daniele, di cui era considerato il diretto autore. A favore di questo letteralismo vi era la visione per cui la Bibbia è stata scritta sotto diretta ispirazione di Dio, rafforzata da alcuni elementi propri del libro che nel cristianesimo hanno assunto una fortissima valenza cristologica (in particolare l'epiteto "figlio dell'uomo" e la profezia delle 70 settimane).[6] In epoca moderna, con la nascita e lo sviluppo dell'approccio storico-critico e la conoscenza di altre tradizioni letterarie extra-bibliche, la valutazione è variegata. Nella letteratura ugaritica infatti[7] è presente un giudice e saggio, il cui nome è traslitterato solitamente Danel (o Danil o Dnil o Dn-El), caratterizzato da bontà, sapienza, rettitudine nei giudizi a favore di vedove e orfani. A lui sono solitamente correlati gli echi biblici di Ezechiele 14,14.20;28,3 circa un דנאל (Danel, senza la י yod che caratterizza invece il nome del profeta Daniele).[8] Questa scoperta, unita a una datazione del libro di Dn al II secolo a.C., ha portato molti storici e biblisti[9] a considerare il profeta Daniele come una derivazione e storicizzazione del mito ugaritico. Altri studiosi però, rivalutando la tradizione cristiana e rifacendosi allo studio di Dressler (1979),[10] rifiutano questa identificazione, valutando i passi di Ez come riferiti al Daniele biblico, considerato realmente esistito, per quanto in seguito rielaborato leggendariamente.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa ortodossa celebra la festa di San Daniele il 17 dicembre insieme ad Anania, Azaria e Misaele, i tre giovani che lodavano Dio nella fornace di Babilonia.

La Chiesa cattolica lo ricorda il 21 luglio.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ciro II di Persia#La conquista di Babilonia
  2. ^ I suoi nemici lo accusano di aver offeso il re, e siccome le leggi dei Medi e dei Persiani sono immutabili, nemmeno il re può concedere la grazia.
  3. ^ C. Virolleaud, La Légende phénicienne de Danel, 1936, I, pp. 125-181; II, pp. 186-216; III, pp. 217-227; J. Obermann, How Daniel was Blessed with a Son. An Incubation Scene in Ugaritic, Suppl. to the Journal of American Oriental Society (JAOS), n°6, 1946.
  4. ^ Per il popolo dei Refa'im cfr. G.R. Driver, Canaanite Myths and Legends, Edimburgh 1956, pp. 9-10 n.2; 67-71; 155.
  5. ^ E. Testa, Genesi, Marietti 1974, p. 338-339.
  6. ^ A titolo di esempio, nel celebre Catechismo di Papa Pio X (1905) si legge: "65. Durante la schiavitù di Babilonia visse il profeta Daniele. Scelto insieme con altri giovani ebrei, per essere educato e poscia destinato al servizio personale del re, colla sua virtù si acquisto la stima e l'affezione di Nabucodonosor specialmente dopo di aver al medesimo manifestato ed interpretato un sogno ch'egli aveva avuto e poscia dimenticato. Sebbene amato dal re, Daniele non ando esente dalle persecuzioni de suoi nemici, i quali, accusandolo di disobbedienza agli ordini sovrani, perché adorava il suo Dio, giunsero a cacciarlo in una fossa piena di leoni, dai quali pero resto miracolosamente illeso"; "85. Il profeta Daniele sul finire della schiavitù di Babilonia annunziava chiaramente, che il Messia sarebbe comparso, vissuto, rinnegato dai giudei, e da loro ucciso, dopo settanta settimane di anni, e che poco dopo Gerusalemme sarebbe distrutta ed i giudei dispersi, senza più potersi costituire in nazione". (Catechismo di Pio X, "Sunto di storia dell'Antico Testamento" online).
  7. ^ Poema di Aqhat, del XIV secolo a.C., riscoperto a Ras Shamra -l'antica Ugarit, nell'attuale Siria- nei primi anni 1930
  8. ^ "Daniele, senza alcun legame con il protagonista del libro di questo nome, deve essere il giusto celebrato dalla tradizione fenicia riferita dai testi mitologici di Ugarit" (Bibbia TOB, 1988, nota a Ez 14,14); "Daniele non è il protagonista del libro biblico che ne porta il nome, ma una figura di re saggio della tradizione cananea, ricordato nei testi di Ugarit" (Bibbia CEI, 2008, nota a Ez 14,14).
  9. ^ La prima indicazione in proposito risale a Dussaud, R. (1931). Breves rémarques sur les tablettes de Ras Shamra. Syria 12, 67-77, p. 77. (online).
  10. ^ Dressler, H.H.P. (1979). The Identification of the Ugaritic DNIL with the Daniel of Ezekiel. Vetus Testamentum, 29: 152-61.
  11. ^ san Daniele

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alonso Schokel, L.; Sicre Diaz, J.L. (1989). I Profeti. Roma.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 93518327

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