Tempio di Salomone

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Ricostruzione artistica del Tempio di Salomone (disegno di Christian van Adrichom del 1584)

Il tempio di Salomone (ebraico: בית המקדש, Beit HaMikdash), anche conosciuto come Primo Tempio, fu, secondo il Tanach, il primo tempio di Gerusalemme ebraico. Costituì il punto focale della religione e fu il luogo dei sacrifici. Finito di costruire nel X secolo a.C., fu distrutto dai Babilonesi nel 586 a.C.[senza fonte] Secondo le fonti rabbiniche della Torah Orale si iniziò a costruire il Tempio nell'833 a.C., terminato nell'826 a.C. e distrutto 410 anni dopo.

Dopo l'esilio babilonese i Giudei ricostruirono il tempio di Gerusalemme: questa ricostruzione prese il nome di Secondo Tempio.

Il racconto biblico della costruzione del Tempio[modifica | modifica wikitesto]

Materiali di costruzione[modifica | modifica wikitesto]

Prima della morte, il Re Davide, padre di Salomone, aveva accumulato materiali in gran copia per la costruzione del Tempio sul Monte Moriah (Cronache I 22:14; 29:4; Cronache II 3:1), sul quale aveva acquistato un terreno da Arauna il Gebuseo (Samuele II 24:21 segg.), sul quale offrì sacrifici.

La Bibbia narra che, all'inizio del proprio regno Salomone, re dell'allora unico Regno di Israele, si adoperò per dare corpo alle idee del padre, e preparò altri materiali per la costruzione. Da cave nella stessa Gerusalemme fece estrarre grandi blocchi di pietra destinati alle fondazioni ed ai muri di contenimento del Tempio. Queste pietre furono preparate in loco con la supervisione degli esperti costruttori di Tiro.

Secondo questa narrazione, Salomone stipulò anche un accordo con Hiram Abiff l, re di Tiro, per la fornitura di qualunque cosa fosse necessaria per il lavoro, in particolare legname dalle foreste del Libano, che fu portato via mare su grandi chiatte fino a Joppa (antico nome di Jaffa, da dove fu trasportato a Gerusalemme (Re I 5)).

Secondo tradizione, Salomone provvide anche a un adeguato rifornimento idrico facendo scavare grandi cisterne nella roccia, nelle quali affluiva acqua attraverso canali collegati alle "vasche" vicino a Betlemme. Una di queste cisterne, il "Grande mare", poteva contenere più di tredicimila m3. L'acqua in eccesso veniva scaricata al fiume Kidron.

Queste cronache bibliche sono tra l'altro alla base di molte leggende e tradizioni della Massoneria, che usa la costruzione del Tempio come metafora per l'educazione morale. Esso fu costruito da abili artigiani.

Costruzione[modifica | modifica wikitesto]

Uno schizzo del Tempio di Salomone basato sulla descrizione biblica

Secondo la tradizione, i preparativi durarono tre anni; e infine la costruzione ebbe inizio, con gli esperti Fenici come direttori dei lavori e costruttori, nel corso del 4º anno del regno di Salomone.

La descrizione della costruzione del tempio la troviamo scritta nel libro [RE I]6:1 Il fabbricato seguiva il modello Fenicio, il che rende la cronaca biblica storicamente importante per la conoscenza della configurazione dei templi Fenici, e viceversa. Davide lasciò a Salomone oro e argento in abbondanza, destinati alla costruzione del Tempio. Il racconto biblico parla di 100.000 talenti (3.000 tonnellate) d'oro (più della produzione annuale odierna) e 1.000.000 talenti (30.000 tonnellate) d'argento. La Bibbia narra che molte migliaia di manovali ed esperti artigiani vennero impiegati nell'opera. Alcuni erano non Ebrei (schiavi—sopravvissuti alle guerre di conquista in Canaan).

Questo fu lo scopo del lavoro forzato che il Re Salomone impose: doveva servire alla costruzione della Casa del Signore [...] Tutti i superstiti degli Amorrei, Ittiti, Perizziti, Iviti, e Gebusei che non erano di discendenza Israelitica, i discendenti di coloro che erano rimasti nella terra e non erano stati distrutti, di questi Salomone fece schiavi [...] Ma non fece schiavo nessun Israelita Re I 9:15-22a.

Enormi pietre preparate nelle cave sottostanti la città (Re I 5:17, 18) furono gradualmente piazzate sulle grandi mura, e sistemate una a ridosso dell'altra senza uso di malta, finché l'intera struttura fu completata. L'edificio era verosimilmente lungo 60 cubiti (27 metri), largo 20 (9 metri) e alto tra i 25 (testo greco) e i 30 (testo ebraico) cubiti (14 metri circa). Altre fonti parlano di un'altezza di 120 cubiti, 54 metri.

Completamento[modifica | modifica wikitesto]

Infine, nell'undicesimo anno di regno, sette anni e mezzo dopo l'inizio, il Tempio fu completato. E rimase, vuoto, sulla cima del Monte Moriah per tredici anni. Non si conoscono le ragioni per questo ritardo; solo alla fine di questo periodo iniziarono le preparazioni per la consacrazione del Tempio. Dopo undici mesi, nel mese di Tishri dell'anno successivo al completamento, ebbe luogo la consacrazione, così che il Tempio fu consacrato nel corso delle festività dell'anno nuovo.

L'Arca dell'Alleanza[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arca dell'Alleanza.

Secondo la tradizione biblica l'Arca dell'Alleanza (Aron HaBrit) venne condotta solennemente dalla tenda in cui Davide l'aveva posta (nota come "Tenda dell'Alleanza") in un luogo appositamente creato all'interno del tempio, il suo Sancta Sanctorum. Salomone sarebbe così salito in una piattaforma creata appositamente per lui e avrebbe alzato le mani al cielo ed il suo cuore a Dio (Re I 8; Cronache II 6, 7). La festa della consacrazione, che durò sette giorni, seguita dalla festa dei tabernacoli, segnò una nuova era nella storia di Israele. All'ottavo giorno della festa dei tabernacoli, Salomone congedò le masse di persone lì radunate.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Vista del Tempio da est

A causa dei profondi lavori fatti nel corso della ricostruzione del Secondo Tempio nei secoli successivi, non restano reperti del Primo Tempio (tuttavia, certi reperti di questo sono stati trovati nel materiale di risulta di un esteso lavoro di costruzione fatto sul Monte del Tempio dal Fondo Religioso Islamico (Waqf) nel 1999); quindi solo le descrizioni contenute nel Tanach e ipotesi ragionate basate sui resti di altri templi della regione possono fungere da sorgente di informazioni per la ricostruzione dell'aspetto. Non essendo gli scribi che redassero le cronache della costruzione degli architetti, i dati tecnici che restano sono scarsi. Le ricostruzioni differiscono tra loro; ciò che segue è basato essenzialmente sull'Easton's Bible Dictionary e l'Enciclopedia Judaica:

  1. Il Debir: l'oracolo o il Sancta Sanctorum (Re I 6:19; 8:6), chiamato anche "sala interna" (6:27). Misurava 20 cubiti in lunghezza, larghezza e altezza. La differenza tra questa altezza e quella del Tempio (30 cubiti) è solitamente spiegata con la soprelevazione del Sancta Sanctorum, come la cella di altri templi antichi. Era cassonato in legno di cedro (Re I 6:16), e i muri ed il pavimento rivestiti d' oro (6:20, 21, 30). Conteneva due cherubini in legno d'olivo, ciascuno alto 10 cubiti (Re I 6:16, 20, 21, 23-28) e ognuno con ali aperte larghe 10 cubiti; dato che erano affiancati, ciascuno toccava una parete e le ali si incontravano al centro. Una porta a due battenti lo divideva dal Luogo Santo (Cronache II 4:22); e così un velario di lino blu, porpora e scarlatto (Cronache II 3:14; Vedi anche Esodo 26:33). Non aveva finestre (Re I 8:12). Secondo alcuni, era considerato la residenza di Dio.
  2. L'Echal: il Luogo Sacro, Re I 8:8-10, chiamato anche la "casa maggiore" (Cronache II 3:5) e il "Tempio" (Re I 6:17); il nome significa anche Palazzo. Aveva larghezza e altezza uguali al Sancta Sanctorum, ma lunghezza 40 cubiti. I muri erano rivestiti di legno di cedro, con intarsi di cherubini, palme e fiori, rivestiti d'oro. Catene d'oro marcavano la separazione dal Sancta Sanctorum. Il pavimento era in legno di abete rivestito anche questo d'oro. Stipiti in legno d'olivo reggevano porte a battenti di abete. Le porte del Sancta Sanctorum erano di legno di olivo. Su ambedue le porte erano intarsiati cherubini, palme e fiori, rivestiti d'oro (Re I 6:15 segg.)
  3. L'Ulam: il portico est di ingresso al Tempio (Re I 6:3; Cronache II 3:4; 9:7). Lungo 20 cubiti (come la larghezza del Tempio) e profondo 10 cubiti (Re I 6:3). Cronache II 3:4 aggiunge la sorprendente notizia che il portico era alto 120 cubiti, cosa che lo renderebbe una torre a tutti gli effetti. Non si sa se un muro lo separasse dalla camera successiva. Nel portico vi erano due colonne, dette Jachin e Boaz (1 Re 7:21; Re II 11:14; 23:3), alte 18 cubiti e sormontate da capitelli con gigli, alti 5 cubiti.
  4. Le camere, costruite attorno al tempio sui lati meridionale, occidentale e settentrionale (Re I 6:5-10). Formavano parte della costruzione ed erano usate come magazzini. Erano presumibilmente alte un piano; due ulteriori livelli sono stati aggiunti, forse, più tardi.

Secondo la bibbia, attorno al Tempio vi erano:

  1. Il cortile dei sacerdoti (Cronache II 4:9), detto corte interna (Re I 6:36), separata dallo spazio prospiciente da un muro di pietra, su cui poggiavano travi di cedro (Re I 6:36).
  2. La grande corte, che circondava tutto il Tempio (Cronache II 4:9). Qui si riuniva il popolo per la preghiera (Geremia 19:14; 26:2).

Arredamenti e tesori[modifica | modifica wikitesto]

Il cortile dei sacerdoti conteneva l'altare dei sacrifici (Cronache II 15:8), Il lavacro bronzeo (4:2-5, 10), e dieci lavatoi (Re I 7:38, 39).

Da Re II 16:14 si evince che vi era un altare di bronzo di fronte al Tempio; Cronache II 4:1 lo descrive come in parallelepipedo a base quadrata larga 20 cubiti e alto 10.

Il lavacro bronzeo, largo 10 cubiti (1 cubito = 45 cm) e profondo 5, era supportato da dodici buoi di bronzo (Re I 7:23-26). Il Libro dei Re lo definisce come avente capacità di duemila bat (1 bat = 45 litri); le Cronache portano la capacità a tremila (Cronache II 4:5-6) e ne descrive la funzione: consentire le abluzioni ai sacerdoti.

I lavatoi, ognuno dei quali conteneva quaranta bagni (Re I 7:38), appoggiava su stanghe di sollevamento di bronzo, con ruote, e decorate con figure di leoni, cherubini e palme Questi recipienti suscitavano l'ammirazione degli Ebrei. Il redattore del Libro dei Re descrive con entusiasmo i più minuti dettagli. (Re I 7:27-37).

Giuseppe Flavio nelle Antichità giudaiche afferma che questi erano di oricalco.

Secondo Re I 7:48 in fronte al Sancta Sanctorum vi era un altare per l'incenso e una tavola per il pane. La tavola era d'oro, come i cinque candelabri su ciascuno dei suoi lati. Gli accessori dei candelabri - smoccolatoio e bracieri - erano d'oro, come le cerniere delle porte.

Confronto con altri templi[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruzione in 3D del Tempio di Salomone

Il Tempio mostra evidenti somiglianze con altri templi del periodo e della regione. Sono visibili influenze siro-fenicie, egiziane e mesopotamiche; uno spiazzo o un cortile attorno alla sacra residenza della divinità, segnata con pietre, è una caratteristica comune nelle religioni semitiche. Vi è una corrispondenza a questa pratica costruttiva nelle dodici pietre che Giosuè pose a Gilgal (Giosuè 4:20) e alle marcature poste da Mosè sul monte Sinai (Esodo 19:12), e nella zona proibita che circondava la tenda, predecessore del Tempio. Anche oggi i musulmani definiscono certe aree, specie quelle circostanti La Mecca, con pietre come inviolabili haram.

Fenici e Cananei[modifica | modifica wikitesto]

Il testo biblico afferma chiaramente che Salomone ricevette aiuto da Hiram, re di Tiro, nella costruzione dei vari edifici. Questo aiuto non venne dato solo in forma di materiali (come il legno di cedro), ma anche in termini di direzione dei lavori e inviando artigiani esperti. Tra questi vi era il ramaio Hiram (figlio di padre di Tiro e madre Israelita, comunque da non confondere con l'omonimo re). La tripartizione del Tempio ricorda quella dei templi del XIII secolo a.C. di Alalakh (Siria) e Hazor in Galilea; un tempio del IX secolo a.C. a Tell Tayinat segue lo stesso schema. I templi fenici differiscono in forma, ma mantengono lo schema dell'edificio circondato da corti.

Tra i particolari ispirati da Tiro vi erano le due colonne Jachin e Boaz. Erodoto (ii,44) narra che il tempio di Tiro ne conteneva due, una di smeraldo e una d'oro. Analogamente, le decorazioni a forma di palma e cherubini provenivano probabilmente da Tiro, in quanto in Ezechiele (28:13,14) si descrive il re di Tiro - che era anche sommo sacerdote - come residente nel giardino di Dio. Probabilmente, sia a Gerusalemme che a Tiro i cherubini e le palme erano residui di una concezione preesistente che identificava la residenza divina con il Giardino dell'Eden. I tiranni vollero quindi riprodurre nel loro tempio questa immagine, e Salomone prese a prestito queste decorazioni.

La Regina di Saba davanti al tempio di Salomone a Gerusalemme, dipinto di Salomon de Bray (1657)

Analogamente, l'altare di bronzo era un'innovazione Fenicia; e lo stesso si può probabilmente dire degli accessori decorati con palme e cherubini. L'altare israelitico classico era di terra o pietra grezza. I Dieci Comandamenti, in Esodo 20 proibivano la creazione di immagini, mentre quello di Esodo 34 proibiva la fusione di immagini divine; le aggiunte del Deuteronomio proibivano qualsiasi somiglianza in artefatti. Queste sono norme assai probabilmente codificate dopo il tempo di Salomone; ma è ragionevole pensare che prima di quel tempo gli Ebrei non avessero ne' la capacità ne' i mezzi finanziari a produrre ornamenti di tal genere.

Altri templi del Vicino Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Si conoscono oggi molti templi della Mesopotamia, molti dell'antico Egitto, ed alcuni dei Fenici. In Babilonia la struttura caratteristica era quella delle torri terrazzate, gli ziggurat, ad evidente imitazione delle montagne, residenza degli dei. La camera per il servizio divino era disposta in cima alla costruzione. I primi templi Egiziani consistevano in edifici dotati di due o tre camere, la più interna delle quali era residenza della divinità. Ne è esempio il tempio di granito presso la Sfinge di Giza. Il Medio Regno, nella XII dinastia aggiunse obelischi e colonne, e nel Nuovo Regno (XVIII dinastia) delle sale ipostile. Il Tempio di Salomone non era copia di nessuno di questi, e neppure dei palazzi Fenici, ma riprendeva caratteristiche di tutti questi. Era sulla cima di una collina, come l'altare di Baal sul monte Carmelo e i santuari sul monte Hermon, e in analogia al concetto babilonese di residenza divina. Era circondato da corti, come i templi fenici e lo splendido tempio di Deir el-Bahari a Tebe. La sua forma ricorda quella di santuari Egiziani, e si avvicina molto a quella di altri templi della regione, come detto sopra.

Alessandro Magno nel Tempio di Gerusalemme, di Sebastiano Conca, 1750 ca, Museo del Prado

Le due colonne Jachin e Boaz trovano dei paralleli non solo a Tiro ma anche a Biblo, Paphos, e Telloh. In Egitto gli obelischi esprimevano lo stesso concetto. Secondo la Jewish Encyclopedia "Questi erano simboli fallici, resti degli Amito-Semitici; Jachin e Boaz erano in realtà colonne isolate, come afferma Schick e non, come alcuni supponevano, parte della decorazione dell'edificio. Le estremità superiori erano coronate da abbellimenti come fossero lampade; W. R. Smith ipotizzò (l.c. p. 488) che abbiano potuto essere utilizzati come altari del fuoco. Se fosse così, avrebbero contenuto torce per la combustione del grasso.

Un mondo in miniatura[modifica | modifica wikitesto]

Le camere che circondavano il Sancta Sanctorum del Tempio di Salomone sono descritte in Cronache I 28:12 come magazzini per il tesoro sacro. Queste hanno equivalenti nei templi Babilonesi ed Egiziani con camere simili, che circondavano il naos, o sala ipostile, e venivano usate per lo stesso scopo. Il "lavacro" trova un parallelo nei templi babilonesi in una grande vasca detta apsu ('profondo'). Come lo ziggurat rappresentava un monte, così l'apsu rappresentava il mare: il Tempio diventava un mondo in miniatura. L'apsu era usato fino dai tempi di Gudea e continuò ad esserlo fino alla fine della storia babilonese; era fatto in pietra ed elaboratamente decorato. Nel Tempio di Salomone non vi era un equivalente della sala ipostile egizia; questa caratteristica fu introdotta nel palazzo di Salomone. La "casa delle foreste del Libano" e il "portico delle colonne" ricordano da vicino le sale ipostile interna ed esterna di un tempio egizio.

Localizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio era probabilmente posto sulla più orientale delle due colline che oggi formano la spianata, nell'area al cui centro vi è la Moschea di Omar. Nel periodo dei Gebusei il luogo era usato come area di trebbiatura; in Samuele II, 24 è descritta la consacrazione del sito durante il regno di Davide.

Sono stati proposti due siti alternativi: nel primo caso, l'altare di bronzo è visto come disposto sulla roccia che oggi è coperta dalla cupola, con il Tempio disposto verso ovest; il pozzo delle anime (la sala sottostante la roccia), in questa interpretazione, era il luogo di raccolta dei resti dei sacrifici (korbanot). Questa collocazione, in una zona relativamente scoscesa, avrebbe richiesto delle opere murarie di supporto importanti, definite dal Dizionario biblico Easton come ...un imponente muro di pietre di grande altezza, in alcune sezioni oltre 60 m.... sul lato sud, ed uno simile sul lato orientale, e tra questi... numerosi archi e pilastri...

La seconda ipotesi situa il Sancta Sanctorum sulla cima della roccia, spiegando così la sua altezza. Questa roccia ha una tradizione di santità: la localizzazione di questa ipotesi sarebbe la stessa del tempio che Adriano fece erigere in onore di Giove, che era poi il sito del Tempio di Erode, che evidentemente era costruito sopra il Tempio di Salomone - un esempio della costanza dei luoghi sacri nel Medio Oriente.

Incursioni e distruzioni[modifica | modifica wikitesto]

Come narrato dalla Bibbia, il Tempio di Salomone fu depredato più volte nel corso della storia:

  1. Dal re Shoshenq (o Shishak) d'Egitto Re I 14:25,26
  2. Dal re Jeohash del Regno di Israele Re II 14:14
  3. Dal re Ahaz del Regno di Giuda Re II 16:8, 17, 18
  4. Dal re Ezechia di Giuda per pagare Sennacherib di Assiria Re II 18:15,16
  5. Dal re Nabucodonosor II che lo depredò e lo distrusse Re II 24:13 e Cronache II 36,7. Egli bruciò il Tempio e portò i tesori a Babilonia (Re II 25:9, 17 e Cronache II 36:19; Isaia 64:11).

Gli arredi sacri, al termine dell'esilio babilonese, furono restituiti agli ebrei da Ciro il Grande (Esdra 1:7,11)

Controversia sui reperti[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 dicembre 2004 fu annunciato che il Museo di Israele a Gerusalemme riteneva che la melagrana d'avorio che si pensava avesse ornato lo scettro del Sommo Sacerdote del Tempio di Salomone potesse non essere correlato al Tempio stesso. Questo reperto era il più importante tra quelli biblici in possesso del Museo; era stato anche esposto in visita al Museo Canadese della Civilizzazione nel 2003. Il rapporto descriveva la piccola melagrana, di soli 44 mm di altezza incisa con lettere in ebraico antico che riportavano le parole (ricostruite) Dono sacro per i sacerdoti nella Casa di Dio (in ebraico moderno, לבית יהוה קדש כהנם - Alla Casa di Dio Santo Sacerdote). Il Museo di Israele ritiene oggi che il pezzo risalga al XIV o XIII secolo a.C., e che l'iscrizione sia moderna. Alcuni esperti temono che questa sia una manifestazione di un sistema di frodi nei reperti; le autorità Israeliane avrebbero indiziato cinque persone. [1]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]