Museo del Prado

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Coordinate: 40°24′50″N 3°41′33″W / 40.413889°N 3.6925°W40.413889; -3.6925

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Museo del Prado
La facciata del museo.
La facciata del museo.
Tipo Pinacoteca
Indirizzo Calle Ruiz de Alarcón 23, Madrid, Spagna
Sito web ufficiale

Il Museo del Prado è una delle pinacoteche più importanti del mondo e si trova a Madrid in Spagna.

Vi sono esposte opere dei maggiori artisti italiani, spagnoli e fiamminghi, fra cui Sandro Botticelli, Caravaggio, El Greco, Artemisia Gentileschi, Francisco Goya, Andrea Mantegna, Raffaello, Rembrandt, Pieter Paul Rubens, Diego Velázquez e molti altri.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

L’edificio che ospita il Museo del Prado fu ideato da Carlo III di Spagna fra i suoi lavori illustrati, come il Gabinete de Historia Natural, sullo sfondo di una serie di istituzioni di carattere scientifico situati nel progetto di riurbanizzazione chiamato Salón del Prado. A tal fine, Carlo III poté fare affidamento su uno dei suoi architetti preferiti, Juan Villanueva, autore, oltre che della sede del Museo, del vicino giardino botanico.

Il progetto architettonico della pinacoteca attuale venne approvato da Carlo III nel 1786, rivelandosi il culmine della carriera di Villanueva ed uno dei vertici del neoclassicismo spagnolo, benché, per essere onesti, data la lunga durata delle opere e dei successivi avatar, il risultato definitivo si allontanerebbe abbastanza dal disegno iniziale.

Sebbene la costruzione si svolga durante i regni di Carlo III e Carlo IV di Spagna, al suo completamento, all’inizio del secolo XIX, la venuta delle truppe francesi in Spagna guerra di indipendenza lasciarono tracce pesanti nell’edificio, che era destinato a fini militari (caserma della cavalleria), arrivando quasi alla distruzione totale. Solo grazie all’interesse manifestato da Ferdinando VII e, soprattutto, della sua seconda moglie Maria Isabella di Braganza, a partire dal 1818 inizia il suo recupero sulla base di nuovi disegni proprio del Villanueva, sostituito alla morte dal suo discepolo Antonio López Aguado.

La prima denominazione del museo, Pablo Cervetto, venne attribuita il 19 novembre 1819, mettendo in mostra alcune delle migliori opere della Collezione Reale Spagnola, trasferite dai vari siti reali. Il salone ovale (l’attuale Sala di Velázquez), che a quel tempo aveva un balcone da cui si poteva vedere la galleria della scultura del piano sottostante, verrà battezzato con il suo nome in riconoscimento al suo lavoro. In questo periodo il museo conta 3 sale e 311 quadri, tuttavia negli anni successivi si aggiungeranno nuove sale ed opere d’arte, rendendolo indipendente dall’aggregazione con i fondi del polemico Museo de la Trinidad, creato a partire da opere d’arte sequestrate in virtù della Ley de Desamortización di Mendizábal (1836) e fuso con il Prado nel 1974.

Descrizione dell’edificio di Villanueva[modifica | modifica wikitesto]

Pianta dell'edificio di Villanueva
Vista originale della facciata nord del Museo del Prado (Entrata al Museo reale dal lato di San Jerónimo, di Fernando Brambila)

L’edificio è composto da un corpo centrale, fiancheggiato da gallerie allungate che finiscono in baldacchini quadrati, il suo interno ospita le rotonde.

Il corpo centrale si distingue in una costruzione di sei colonne in ordine tuscanico, una trabeazione, una cornice ed un attico.

Le due gallerie laterali si estendono per due piani: quello inferiore con finestroni profondi ed allungati che finiscono in un arco a mezzo punto e quello superiore costituito da una galleria di colonne ioniche (oggi esiste un terzo piano ricavato, opera posteriore).

La facciata nord ha un portico con colonne ioniche sovrastate da una trabeazione. Questa facciata corrisponde alla seconda pianta dell’edificio. Quando questo venne costruito, la prima pianta si trovava, da questo lato, sotto il livello del terreno, che a quell’epoca scendeva in una piccola costa fino alla passeggiata del Prado. Più tardi il dislivello venne distrutto fino a ridurlo alla stessa altezza del suolo reale del monumento, per cui fu necessario costruire una scalinata per l’accesso (1882).

La facciata sud (che dà sulla piazza di Murillo, di fronte al giardino botanico) ha un’anticamera di accesso all’interno ed una loggia, o galleria, con sei colonne di ordine corinzio sulle quali poggia una trabeazione.

L'interno dell’edificio si sviluppa nelle sue sale centrali. Nella parte nord c’è una rotonda con otto colonne ioniche, la cui volta è decorata a cassettoni.

All'esterno, sulla facciata che dà sul Paseo del Prado, si trova la Porta di Velázquez, con un frontone di ordine dorico che incorpora il rilievo dell'attico, le statue ed i medaglioni allegorici del re Fernando VII protettore delle scienze, delle arti e della tecnica. Di fronte a questa porta si trova la statua di Velázquez, opera dello scultore Aniceto Marinas. Il piedistallo, di Vicente Lampérez, riporta la dedica a "Gli artisti spagnoli, per iniziativa del Círculo de Bellas Artes, 1899". Questo monumento venne inaugurato il 14 giugno dello stesso anno, alla presenza della reina regente e di Alfonso XIII. Fu una cerimonia molto commovente, durante la quale si rese omaggio e riconoscimento al grande pittore Velázquez ed alla pittura spagnola. Oltre ai re, accorsero alla celebrazione:

  • I pittori Jean Paul Laurens e Crolus Durand come delegati di Francia, i quali depositarono corone e nastri con i colori francesi, si cui si poteva leggere: Au grand Velázquez, les peintres français.
  • Gli ambasciatori di Austria e Germania.
  • Mr. Poyter, direttore della Royal Academy e Royal Gallery di Londra.
  • Mariano Benlliure in nome degli artisti di Roma.
  • Rappresentanza dell’Accademia delle belle arti e della Giunta di Siviglia.
  • Associazione degli scrittori ed artisti.
  • Scuola di belle arti di Madrid, Barcellona e Valladolid.
  • Società di architettura, Giunta, Deputazione e Circolo delle belle arti di Madrid.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Nel museo si trova il quadro intitolato La Gloria, dipinto da Tiziano per Carlos V, il quale, insieme al ritratto dell'Imperatrice, lo accompagnò nel suo ritiro nel monastero di Yuste a Cáceres in Estremadura.

Viene conservato anche il Retrato ecuestre de la reina Margarita del pittore Bartolomé González, dove vengono esibiti due dei gioielli più famosi del Gioielliere della Corona di Spagna: la perla chiamata Peregrina (che fu proprietà di Elizabeth Taylor) ed il diamante Estanque, rinvenuto nel territorio di Madrid e tagliato da Jacome Trezzo.

Si trovano, altresì, i dipinti con cui Goya decorò il suo podere di Madrid chiamato La quinta del sordo. Dopo aver acquisito la proprietà dal barone Emil d’Erlanger, ne ordinò il trasferimento su tela e, dopo aver presentato le opere a Parigi, dove non incontrò l’interesse del Museo del Louvre, decise di lasciarle in eredità al Prado.

Opere maggiori[modifica | modifica wikitesto]

Scuola spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Francisco Goya
Jusepe de Ribera
  • Democrito
  • Isacco e Giacobbe
  • Il martirio di san Filippo
  • Il sogno di Giacobbe
  • La Trinità
  • La Maddalena
  • La resurrezione di Lazzaro
  • San Paolo eremita
  • San Pietro liberato da un angelo
  • Duello tra donne
El Greco
  • Adorazione dei pastori, 1612-1614 circa
  • San Andrea e san Francesco
  • Battesimo di Cristo
  • L'annunciazione
  • La resurrezione
  • La crocefissione
  • La pentecoste
Murillo
  • L'apparizione della Vergine a san Bernardo
  • Sant'Anna e la Vergine
  • Immacolata Concezione dell'Escorial
  • Immacolata Concezione dei Venerabili
  • Martirio di san Andrea
  • L'Annunciazione
Diego Velázquez

Scuola italiana[modifica | modifica wikitesto]

Andrea del Sarto
Giovanni Bellini
Sandro Botticelli
Correggio
Caravaggio
Artemisia Gentileschi
Luca Giordano
La Pietà (Daniele Crespi)
Daniele Crespi
  • Pietà, 1626
Giulio Romano
Lorenzo Lotto
Andrea Mantegna
Parmigianino
Raffaello Sanzio
Tiziano Vecellio, Trinità in gloria, 1552-1554 ca
Tiziano Vecellio

Scuola olandese e fiamminga[modifica | modifica wikitesto]

Hieronymus Bosch
Rembrandt Harmenszoon Van Rijn
Bruegel il Vecchio
Pieter Paul Rubens
Rogier van der Weyden

Scuola tedesca[modifica | modifica wikitesto]

Albrecht Dürer

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]