Foresta

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La foresta è una vasta zona non antropizzata dove la vegetazione naturale, costituita soprattutto da alberi ad alto fusto, cresce e si diffonde spontaneamente. Quando l'estensione della foresta è limitata, si parla di bosco. Ai sensi della nomenclatura FAO, con il termine foresta si identificano più propriamente le aree con ampiezza minima di 0,5 ha caratterizzate da una copertura arborea superiore al 10% determinata da specie capaci di raggiungere 5 m di altezza a maturità in situ.

Foresta (faggeta)

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

La parola foresta viene dal latino [silva] forestis (attestato nel 576; da foris "fuori")[1], "[bosco] di fuori", passato poi alla declinazione in -a[2]. Il termine è modellato su agrestis e campestris per indicare le piante al di fuori del recinto[1]. Dal secolo VIII il tipo foresta si diffonde in Italia e in Francia, dove indicava la tenuta del re, e da qui passa al tedesco Forst e allo spagnolo e portoghese floresta[1] (la l è dovuta al probabile incrocio con flora).

Tipi[modifica | modifica wikitesto]

La foresta vegeta nelle aree in cui il suolo e – soprattutto – il clima consentono agli alberi di coprire con continuità il terreno. Il clima non deve essere troppo freddo, ma nemmeno troppo arido. All'interno di queste condizioni climi diversi danno origine a diverse foreste. La copertura vegetale prende la forma di foresta quando i fattori climatici, il suolo e l'azione dell'uomo creano delle condizioni tali per cui le specie vegetali dominanti sono alberi.

Suddivisione botanica[modifica | modifica wikitesto]

Alle variazioni dell'optimum climatico corrispondono foreste dominate da specie particolarmente adatte alle specifiche condizioni ambientali: igrofile (clima umido: foreste tropicali umide, foreste ripariali o plaziarie temperate), mesofile (con condizioni di temperatura/umidità intermedie: foreste submediterranee e temperate) e xerofile (clima tendenzialmente asciutto: foresta mediterranea, foreste africane a palme ed acacia). L'optimum climatico, la geografia e gli altri fattori ambientali determinano le specie arboree dominanti della foresta. Conifere (abeti e pini) nelle zone fredde, latifoglie decidue (faggi, querce, aceri) in quelle temperate, latifoglie sempreverdi (magrovie, ceiba, mogano) in quelle tropicali. La varietà delle specie viventi rende comunque sommaria questa suddivisione: basti pensare alle foreste di conifere tipiche dei climi caldi come le pinete mediterranee.

Suddivisione geografica[modifica | modifica wikitesto]

Geograficamente, rispetto alla latitudine, si distinguono:

Stato di conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Per foresta primaria si intende una foresta intatta, le cui funzioni vitali e il cui ecosistema sussiste allo stato originario. Questa foresta non è mai stata toccata da attività umane a carattere industriale né dalla conversione agricola. La foresta primaria è una foresta matura e solitamente ospita il massimo grado di biodiversità.

La foresta secondaria è una foresta fortemente disturbata, per cause naturali e non. Può trattarsi di una foresta che ha subito diverse ondate di taglio selettivo, o più frequentemente una giovane foresta ricresciuta dopo operazioni di taglio a raso, o dopo un ciclo di agricoluta basata sul "taglia e brucia" (slash and burn). La foresta secondaria è solitamente caratterizzata da una copertura meno sviluppata, alberi più giovani e da minore diversità, con una maggiore presenza di specie pioniere. Spesso, a causa della minore copertura, il sottobosco di una foresta secondaria, soprattutto ai tropici, assume il carattere di giungla, essendo più denso.

Le aree forestali intatte si estendono ancora su 13 milioni di chilometri quadrati, l'8% della superficie emersa: metà delle foreste originarie che ricoprivano il pianeta alla fine dell'era glaciale è perduta per sempre, e la maggior parte delle residue foreste è frammentata in aree ridotte.

Per "frontier forests" o paesaggi forestali intatti si intendono ecosistemi a base forestale che coprano un'area che superi i 500 chilometri quadrati e le cui funzionalità naturali non siano intaccate dall'intervento umano.

Aree coperte[modifica | modifica wikitesto]

In Europa, la massima concentrazione di foreste si trova in Fennoscandia, dove la foresta copre il 65% del territorio, seguita dalla Russia europea e dalla Siberia con il 43%. La concentrazione si mantiene molto alta anche nei paesi a clima tropicale e monsonico: Giappone (52%), Indonesia e Birmania (55%), Repubblica Democratica del Congo e Camerun (44%).

Le regioni più forestate in Italia sono il Trentino-Alto Adige, la Liguria e la Calabria.

Ecosistema[modifica | modifica wikitesto]

La foresta è parte integrante e fondamentale dell'ecosistema, fornisce ossigeno per la sopravvivenza degli esseri aerobi, cibo per gli erbivori nonché rifugio per una buona parte del mondo animale selvatico.

Interesse economico[modifica | modifica wikitesto]

La foresta è un'importante fonte economica per via del legname e dei suoi derivati, aventi numerose applicazioni industriali. Tra i maggiori produttori di legname vi sono la Russia (25% del totale mondiale) e gli USA (20%).

La foresta nelle religioni e nella simbologia[modifica | modifica wikitesto]

La foresta può essere interpretata sia come luogo sacro sia come immagine simbolica delle paure dell'inconscio. Questa valenza sacrale dipende dal fatto di essere costituita da migliaia di alberi, simbolo della linfa vitale dell'universo e della capacità rigenerativa della natura. A causa dell'intrico della vegetazione e dell'oscurità che la pervade, la foresta è stata però spesso considerata dimora di creature ibride o mostruose (elfi, gnomi, draghi, giganti, streghe, ninfe, satiri, centauri) e identificata con l'ignoto, con la natura selvaggia e caotica. La luce che nelle favole filtra attraverso i rami degli alberi , indica la speranza di un luogo finalmente sicuro.[3] Nella letteratura cortese e nei poemi cavallereschi l'attraversamento di una selva oscura rappresenta una prova di iniziazione. [4]Il bosco sacro è presente nelle religioni di molte antiche civiltà: Germani; Celti; Romani (in latino era detto lucus, per esempio quello del Re di Nemi); Greci (ad esempio quello abitato dalle Muse sul Parnaso oppure la foresta di Dodona in Epiro). Nella Divina Commedia troviamo nell'Inferno - Canto primo (vv. 1 e ss.) la "selva oscura" allegoria del peccato, la selva dei suicidi nell'Inferno - Canto tredicesimo nonché la "divina foresta spessa e viva" del Paradiso terrestre (Purgatorio - Canto ventottesimo vv. 2-21).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Carlo Battisti, Giovanni Alessio, Dizionario etimologico italiano, Firenze, Barbera, 1950-57.
  2. ^ Giacomo Devoto, Avviamento all'etimologia italiana, Milano, Mondadori, 1979.
  3. ^ Le Garzantine, Simboli, 2008, pag. 199.
  4. ^ Simboli e allegorie, Dizionari dell'arte, ed. Electa, 2003, pag. 244.

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