Romanzo cortese

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Il romanzo cortese è un genere letterario fiorito in Europa (a partire dalla Francia) dalla seconda metà del secolo XII al XIV. L'aggettivo "cortese" rimanda all'ambiente delle corti della Francia settentrionale nelle quali il romanzo nacque e si diffuse. I romanzi danno largo spazio a vicende d'amore e di magia, più che ai valori epici e religiosi tipici della chanson de geste. I contenuti si collegano prevalentemente al ciclo bretone o ciclo arturiano o della Tavola Rotonda.
Oltre all'amore, interpretato secondo la concezione che viene definita appunto dell'amor cortese, emergono i valori tipici della società cavalleresca, ovvero il desiderio d'avventura, l'esaltazione del valore individuale, l'idealizzazione del personaggio nobile contrapposto al "villano". Lo scopo dei testi era innanzitutto l'intrattenimento di un pubblico costituito da persone aristocratiche e di gusti raffinati.
I romanzi, scritti in lingua d'oïl, dapprima furono composti in versi, poi, nel secolo XIII, cominciarono ad essere scritti in prosa. Erano concepiti per la lettura privata e silenziosa, non per la recitazione pubblica come le chansons de geste. Una prova di questa modalità di lettura si ha nel famoso episodio di Paolo e Francesca nel canto V dell'Inferno:

«Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto, come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto»
(Dante, Inferno, V, vv.127-129)

Fra i più famosi autori di romanzi cortesi occorre ricordare Chrétien de Troyes. Egli verso la fine del secolo XII scrisse cinque romanzi su cavalieri della Tavola Rotonda, tra i quali Lancillotto.
Un altro romanzo assai famoso è dedicato alla leggenda di Tristano e Isotta, anch'essa collegata al ciclo bretone. Mentre il Tristano di Chrétien de Troyes è perduto, restano frammenti di testi scritti da Béroul e da Tommaso d'Inghilterra. Vi sono traduzioni e rifacimenti in molte lingue dell'Europa settentrionale, nonché una versione in volgare di origine tosco-umbra. Si tratta del Tristano Riccardiano, così chiamato dalla Biblioteca Riccardiana di Firenze in cui fu scoperto il manoscritto.

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