Teatro medievale

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Jean Fouquet, il Martirio Di Santa Apollonia

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Il primo luogo scenico del teatro medievale è la chiesa. Durante le funzioni religiose, si cominciò a mettere in scena i passi del vangelo commentati dal sacerdote. Queste rappresentazioni assunsero in seguito una propria autonomia, spostandosi infine in luoghi esterni agli edifici religiosi. Quindi gli aspetti fondamentali del teatro medioevale furono la drammatizzazione, i motivi teatrali religiosi, una componente liturgica e didattica e uno sviluppo di una forma drammatica in volgare.

Dall'antifona al dramma religioso[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sacra rappresentazione.
Storia del Teatro Occidentale






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Una delle peculiarità che rende affascinante il teatro medioevale fu certamente la mescolanza di forme drammatiche differenti, come quelle cristiane e pagane, ma saldate insieme a quell'aspetto rituale costituito da cerimonie liturgiche effettuate in chiesa ma anche in occasione delle feste stagionali popolari. L'atteggiamento della chiesa nei confronti del teatro fu paradossale, dato che i documenti pontifici diffusi per tutto il Medioevo, condannarono il teatro e lo spettacolo, e ancora nel 1215 la Costituzione del Concilio Lateranense proibiva ai chierici di avere contatti con istrioni, giocolieri, ecc.[1] Nel X secolo si iniziarono a musicare alcuni passi del vangelo, i Tropi, affidandone l'esecuzione a due cori che si scambiavano battute in un dialogo cantato. Questa è l'antifona, un canto liturgico che, esattamente come il ditirambo di memoria greca, genererà una nuova forma di teatro, quello liturgico, che avrà origine laddove i tropi, dapprima cantati, divennero rappresentati dagli stessi celebranti. Ben presto questi ultimi, coadiuvati da alcuni ragazzi del coro, daranno corpo alla narrazione biblica su appositi palchetti di legno, vestiti di costumi appropriati, con lo scopo di donare anche ai fedeli analfabeti la conoscenza degli episodi cruciali delle sacre scritture. E fu proprio l'affluenza dei fedeli a spingere gli "attori" a spostarsi sul sagrato, dinnanzi ai fedeli riuniti i quali assistevano ormai alla messinscena di veri e propri '"cicli"' come quello della nascita di Cristo, ovviamente composto da più episodi. A fare da sfondo ad ognuno degli episodi del "ciclo" c'era un'apposita struttura lignea (mansio) cosicché, concluso un episodio, gli attori passavano in un'altra mansio ed iniziavano a recitarne uno nuovo. Le mansiones, dette dagli storici "luoghi deputati", rappresentavano luoghi diversi dell'azione ed erano compresenti, per cui si è parlato di "scena multipla simultanea".

Una delle prime testimonianze del teatro medievale sacro è del 970, quando il Vescovo di Winchester descrive una sacra rappresentazione vista probabilmente a Limoges in Francia.

Queste prime prove fatte all'interno delle chiese ben presto ebbero bisogno di uno spazio scenico più capace poiché le più importanti sacre rappresentazioni erano costituite da scenografie multiple, dove apparivano contemporaneamente le varie scene della vita di Cristo.

Commedia elegiaca[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Commedia elegiaca.

In Francia, ma non soltanto, si cercò di recuperare lo spazio rappresentativo degli antichi teatri romani e ciò aprì la stagione anche del teatro profano medievale che ripropose ai cittadini le antiche commedie dei vari Plauto e Terenzio che, in seguito, imitati in latino dagli Umanisti (v. Commedia umanistica), e tradotti in lingua volgare da letterati e umanisti del Cinquecento, furono gli spettacoli antesignani del teatro rinascimentale.

La lauda drammatica[modifica | modifica sorgente]

La lauda drammatica, che racchiudeva in sé già tutte le caratteristiche di uno spettacolo teatrale con attori, costumi e musiche, trae le sue origini dalla ballata profana e, come la ballata, è composta da "stanze" per lo più affidate ad un solista o ad un gruppo da intendersi anche come coro. Il precursore della forma dialogica che porterà alla nascita della lauda drammatica fu senza dubbio Jacopone da Todi (1230-1306). La sua lauda più celebre fu la "Donna de paradiso" (o "Pianto di Maria"), scritta in versi settenari e in cui, oltre alla Madonna, compaiono numerosi personaggi come: Gesù, il popolo, il nunzio fedele (facilmente identificabile in san Giovanni apostolo).

A rappresentare le laude nacquero quindi le cosiddette "fraternite" (poi "confraternite") composte spesso da chierici, ma anche da laici.
Dalle fraternite si svilupparono poi successivamente i laudesi, i battuti, i disciplinati ecc.

In Italia, i centri più importanti di sviluppo e diffusione di questo teatro religioso furono Perugia, Assisi, Orvieto, L'Aquila, Roma e Firenze.

Dal sacro al profano[modifica | modifica sorgente]

La chiesa, intesa come spazio architettonico, diventò ben presto un ambiente troppo stretto per lo svolgimento delle rappresentazioni sacre, sia dal punto di vista volumetrico sia dal punto di vista riguardante la libertà espressiva.
Si iniziarono presto (cioè fin dalla fine del Trecento) a costruire dei "palcoscenici" nei sagrati all'esterno delle chiese e la conseguenza fu proprio la nascita di rappresentazioni teatrali con tematiche profane (dal greco pro fanòs che significa proprio prima/fuori dal tempio).

Tutti in piazza[modifica | modifica sorgente]

Nel 1264, in occasione dell'istituzione della festa del Corpus Domini, il sagrato si dimostrò inadatto ad ospitare eventi tanto solenni e magnificenti, la rappresentazione si sposta in piazza. Qui l'interpretazione venne affidata ad attori conosciuti per la loro bravura e non più da chierici e le mansiones (da mansio = piccola casa) si arricchiscono di botole, trabocchetti, gru e fumo per simulare resurrezioni, cadute nell'inferno, voli di angeli ed antri infernali. Dopo il 1300, però, le confraternite avocarono a sé l'onere di organizzare gli spettacoli, coadiuvati dalle corporazioni, che si preoccupavano della costruzione e dell'arredamento delle scene. Dopo la piazza, il teatro si sposta nella città stessa attraverso le vie (soprattutto nel Seicento). Di queste rappresentazioni è rimasto qualche aspetto: nella festa del carnevale ancora oggi questi carri si spostano per le vie della città e mettono in scena uno spettacolo.

Il giullare[modifica | modifica sorgente]

Il giullare, figura emblematica del teatro medievale, è a tutti gli effetti un attore professionista, si guadagna cioè da vivere divertendo il popolo nelle piazze od allietando i banchetti, le nozze, i festini e le veglie. Prima che prevalesse il termine generico "Giullare" (da latino Joculator), tali attori venivano chiamati con appellativi specifici che designavano ogni "performer" secondo i loro campi d'azione. C'erano i saltatores (saltimbanchi), i balatrones (ballerini) i bufones (comici) e persino i divini (gli indovini) ed ancora trampolisti, vomitatori di amene scurrilità, acrobati. Alcuni di loro agivano sulla pubblica piazza, alcuni nelle corti dei grandi signori; cantavano ai pellegrini le vite degli eroi e dei santi, oppure si potevano trovare nelle taverne ad incitare l'"audience". La Chiesa li condannava perché rei di possedere le capacità di trasformare il loro corpo e la loro espressione, andando così contro natura e quindi contro la volontà di Dio creatore (soprattutto dopo la formazione dell'associazione di giullari fatta a Parigi nel 1332 al quale presero parte anche le giullaresse); perché girovaghi e conoscitori del mondo e per questo ragionevolmente irridenti nei confronti delle regole monastiche. Le cose però cambiarono quando gli spettacoli dei mimi e dei giullari vennero messi per iscritto e la Chiesa iniziò a conservarli e contemporaneamente tramutò le feste pagane, legate ai giullari, in feste proprie dette paraliturgiche.

Inizialmente l'immagine del buffone è uniformata a quella del giullare, ma esiste una differenza, anche se minima, tra i due che nel tempo si creò una distinzione netta tra buffone e giullare, quest'ultimo creatore di versi al contrario del primo che si limitava all'interpretazione (anche di musiche) altrui.

Ricollegandosi necessariamente ad alcune fonti storiche della Spagna medievale, segnatamente in Castiglia tra il XIII e il XIV secolo, vi è un aneddoto significativo. Sappiamo che i giullari percorrevano preferibilmente le strade che conducono alle tre città sante: Roma, Gerusalemme e Santiago de Compostela; sebbene la mèta fosse una di quelle città, lo scopo del giullare era quello di poetare, divulgare notizie, suonare e cantare versi a quanti più pellegrini possibile, affinché questi, ritornando nei rispettivi paesi, potessero a loro volta divulgare le parole dei giullari.

Percorrendo il “Camino de Santiago”, Giraldo Riquier, giullare spagnolo, giunse in Castiglia alla corte del Re e, spavaldo, fece al sovrano una richiesta precisa: essere riconosciuto come giullare -distinto dai buffoni- ed ottenere una “patente”. Quando il Re volle sapere il motivo di questa curiosa richiesta, Riquier rispose che i buffoni erano soltanto esecutori di opere altrui, mentre egli era un trovatore, cioè un artista colto che trovava e creava da sé musiche e versi originali. Il Re accolse la richiesta e Gerardo Riquier ottenne la sua “patente”, creando una divisione di significato tra giullari e buffoni.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giovanni Antonucci, "Storia del teatro italiano", ediz. Newton & Compton, Roma, 1995, pag. 12

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