Eroe

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« La fiducia in se stessi è l'essenza dell'eroismo. »
Monumento equestre a Giuseppe Garibaldi, l'eroe dei due mondi

L'eroe, nell'era moderna, è il protagonista di uno straordinario e generoso atto di coraggio, che comporti o possa comportare il consapevole sacrificio di sé stesso, allo scopo di proteggere il bene altrui o comune.

Indice

[modifica] Storia

Il termine ed il suo significato derivano dalla cultura dell'antica Grecia, dove erano definiti eroi coloro che erano creduti discendenti da un essere umano e da una divinità e che assurgevano a grande celebrità per forza prodigiosa e per imprese illustri. A questi semidei, dopo la morte, venivano prestati onori divini.

In ambito teatrale o cinematografico, con eroe si intende anche il protagonista di una commedia o di un film. Tale uso deriva dal fatto che gli eroi mitologici erano spesso i protagonisti della tragedia greca.

Il termine eroe viene spesso scherzosamente usato, in ambito letterario o giornalistico, per enfatizzare o ridicolizzare i comportamenti tenuti dai personaggi narrati, soprattutto in campo sociale o sportivo.

Dal greco antico ἣρως molto probabilmente ricollegabile etimologicamente al verbo latino servo (nell'accezione di preservare): da ciò deriverebbe l'aspetto degli eroi come protettori degli uomini per il quale erano venerati nell'antichità. In molti racconti un eroe è un uomo o una donna (di solito il protagonista) che possiede caratteristiche ed abilità maggiori di qualsiasi altra persona, che lo rende capace di compiere azioni straordinarie a fin di bene, per cui diventa famoso. Queste capacità non sono solo fisiche, ma anche mentali.

L'eroe, nella mitologia greca, è sovente un semidio, uomo (o donna) figlio di una divinità ed una persona comune. Altrimenti, in casi eccezionali (quali Ettore ed Ulisse), un uomo (o donna) con capacità decisamente superiori alla norma. Gli eroi achei avevano i seguenti ideali: -valore militare,coraggio; -abilità; -astuzia individuale; -nella guerra e nel bottino conquistato trovavano la massima espressione della loro superiorità, la loro realizzazione,trovavano l'unica e più sublime ragione di vità; -conseguire l'onore (che rappresentava la considerazione di cui godevano presso il popolo); -al termine della lista vi era la famiglia.

Nella civiltà classica (greco-romana) l'eroe è fondamentale nella vita quotidiana: rappresenta il cittadino ottimo sia greco, perché provvisto di tutte qualità che l'uomo greco esalta e sogna, sia romano, in quanto o depositario di tutte le qualità del mos maiorum o simbolo del mito dell'homo novus di Sallustio e di Cicerone.

Per altro, l'eroe è protagonista, nella letteratura classica, di gesta importantissime, che spesso non sono altro che giustificazioni delle origini delle grandi famiglie o dello stato. Un valido esempio è proprio Enea, figlio di Venere, che venne indicato da Virgilio nell'Eneide come il "primo latino". Il genere di cui è centro l'eroe è proprio il poema epico; per un poeta/scrittore, scrivere un poema epico, per molto tempo, circa sino a fine medioevo (alle origini dell'umanesimo e del rinascimento) era la massima aspirazione, proprio perché era il genere più apprezzato da menti pragmatiche e "infiammabili" come quelle dei romani.

La tomba dell'eroe viene chiamata heroon e su questa vengono a volta fatti dei sacrifici (soprattutto nell'antica mitologia greca e latina) che contribuiscono a mitizzare l'eroe ed a renderlo quasi simili ad una divinità, dato che in cambio gli venivano richiesti dalla società che lo venerava dei favori particolari.

Un segno di questa passione è rimasta nel parlato e nella letteratura nelle vesti del verbo cantare. Infatti indica un modo diverso di parlare, più alto e raffinato, del normale esprimersi, nella lingua comune, e nella letteratura si indica, in un proemio con invocazione alle muse, il termine "canto".

Gli eroi semplici delle favole, vengono spesso accompagnati dagli antagonisti: tutto ciò che l'eroe non è e non deve essere

[modifica] Ai giorni nostri

Una persona può diventare un eroe anche semplicemente andando incontro ad una fine valorosa che glorifichi la sua esistenza attraverso la sua ultima azione (esempi odierni sono ad esempio il sacrificare la propria vita per salvarne un'altra, compiere un gesto per l'onore della patria che metta in conto in primis di perdere la vita o per proteggere la propria famiglia sempre mettendo in conto il sacrificio della sua vita, e così via). L'eroe infatti il più delle volte, se non tutte, è un mortale e perciò si distingue dagli dei avendo un'arma in più per aumentare la sua eccezionale aureu: la propria morte.

[modifica] Eroe e mito

Spesso eroe e mito si intrecciano e nella mitologia antica l'eroe è accompagnato durante tutto il suo percorso da figure leggendarie e mitologiche. Tòpos fondamentale dell'eroe dal quale non si può prescindere è l'obbiettivo finale che deve portare a compimento. Durante la sua vita egli può anche istituire uno modus vivendi, egli cioè è una sorta di colonizzatore o di civilizzatore che introduce nuovi elementi nel determinato ambiente in cui si trova in quel momento. Esso quindi diventa un eroe culturale, la cui strada si separa in maniera distinguibile da quella dell'eroe mitico.

Nella mitologia l'eroe è una sorta di aspirazione da parte di un popolo ad identificare la propria storia, le proprie usanze e, cosa più importante, la propria grandezza.

Nella Roma Repubblicana l'eroe perde tutti caratteri fin qui descritti per ridiventare un normale cittadino che ha fatto del bene per lo stato e per la società.

[modifica] Ideale eroico nell'antica Grecia

L'eroe è kalòs kai agathòs (καλὸς καὶ ἀγαθός = bello e valoroso) cioè rispecchia i valori aristocratici in cui si riconoscevano quelli della kalokagathìa della Grecia pre-ellenistica, inteso come ideale che coniugava la bellezza fisica all'agathìa, ovvero la bontà per i valori derivanti dalla loro istruzione. Infatti gli eroi, soprattutto nell'Iliade, possono dirsi storicamente parlando degli aristocratici: gli eroi sono i comandanti dell'esercito, e nel periodo nel quale i poemi omerici si svolgono (età micenea), chi aveva potere erano gli aristocratici, o per meglio dire i re delle varie città. Nell'Odissea viene riportato come gli aristocratici (i proci) tentino di soppiantare la monarchia (Odisseo).

I valori e gli obiettivi dell’eroe: τιμή καὶ κλέος (timè kai klèos), ovvero onore e fama. Gli eroi vivevano per compire gesta gloriose in battaglia che avrebbero assicurato loro il ricordo da parte dei posteri. Se essi non potevano tornare a casa vivi e trionfanti, meglio era che cadessero morti nel difendere la propria patria. Spesso nell'Iliade, una volta ucciso un eroe, i due schieramenti combattono aspramente per appropriarsi del corpo: l'esercito nemico desidera spogliarlo delle armi e così disonorarlo; l'altro esercito vuole invece tenerlo per dargli una sepoltura o per cremarlo, coì da onorare la salma. Esempio lampante degli ideali eroici è Achille, destinato a una morte precoce ma a una vita piena di fama. Tuttavia la condizione dell'eroe omerico è tutt'altro che felice: egli è infatti sottomesso completamente al volere degli dei che lo guidano, lo fanno agire e decidono della sua vita e della sua morte. L’onta suprema per l’eroe è il disonore (αἰδώς, aidòs), che non permette alla sua memoria di permanere; nel caso in cui non venga sepolto/cremato dopo la morte, il suo corpo viene disonorato e la sua anima è tormentata e non può entrare nell'Ade. (Nell'Iliade si parla sia di sepoltura che di cremazione perché essendo una raccolta di canti tramandati oralmente sono presenti delle discrepanze, vedi anche le armi che sono ora di bronzo ora di ferro)

Tersite è l’antieroe. Infatti di questi non viene presentata la stirpe né la provenienza, e viene descritto come zoppo, camuso, gobbo e con pochi capelli; al contrario, gli eroi erano sempre presentati in tutta la loro discendenza, e non venivano neanche descritti fisicamente dal momento che era ovvio che essendo eroi fossero belli.

Il valore militare di un eroe è l'aretè

Quello che l’eroe riceve o si guadagna in battaglia è il geras

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