Re Artù

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Re Artù
Re Artù, dettaglio dal "Christian Heroes Tapestry", 1385 circa.
Re Artù, dettaglio dal "Christian Heroes Tapestry", 1385 circa.
Saga Ciclo bretone
1ª app. in citato in numerosi documenti storici a partire dal VI secolo
Parenti

Uther Pendragon (padre), Igraine (madre), Ginevra (moglie), Morgana (sorellastra), Morgause (sorellastra), Mordred (figlio)

Re Artù, figlio di re Uther Pendragon, è un'importante figura delle leggende della Gran Bretagna, dove appare come la figura del monarca ideale sia in pace sia in guerra. È il personaggio principale della Materia di Britannia (anche Ciclo bretone e Ciclo arturiano), anche se c'è disaccordo sul fatto che Artù, o una persona reale su cui il personaggio sia stato ricalcato, sia veramente esistito[1]. Nelle citazioni più antiche che lo riguardano e nei testi in gallese non viene mai definito re, ma dux bellorum ("signore delle guerre"). Antichi testi altomedievali in gallese lo chiamano ameraudur ("imperatore"), prendendo il termine dal latino, che potrebbe anche significare "signore della guerra".

Artù figura storica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storicità di re Artù.
Una statua di Artù in bronzo con visiera alzata e scudo è tra i cavalieri in lutto alla tomba dell'imperatore Massimiliano I (morto nel 1519), a Innsbruck

La storicità di Re Artù è stata a lungo dibattuta dagli studiosi, ma negli anni si è raggiunto un consenso nel ritenere sostanzialmente leggendaria la figura del sovrano. Una scuola di pensiero avanzerebbe l’ipotesi che fosse vissuto nel tardo V secolo o agli inizi del VI secolo, che fosse stato un romano-britannico e che avesse combattuto il paganesimo sassone. I suoi ipotetici quartieri generali si sarebbero trovati in Galles, Cornovaglia, o ad ovest di ciò che sarebbe diventata l’Inghilterra. Ad ogni modo, le controversie sul centro del suo potere e sul tipo stesso di potere che esercitava continuano oggi.

C’è chi sostiene che la figura di Artù possa coincidere perfettamente con quella di un certo Riotamo, "re dei Britanni", molto attivo durante il regno dell’imperatore romano Antemio. Sfortunatamente, Riotamo è una figura minore di cui sappiamo ancora poco e nemmeno gli studiosi sono in grado di capire se i "bretoni" che comandava erano i britannici o gli abitanti dell’Armorica. Altri studi portano ad identificarlo con Ambrosio Aureliano, un signore della guerra romano-britannico che vinse alcune importanti battaglie contro gli anglosassoni, tra cui la battaglia del Monte Badon.

Altri suggeriscono di identificarlo con Lucio Artorio Casto, un dux romano del II secolo, i cui successi militari in Britannia sarebbero stati tramandati nei secoli successivi. Ufficiale (col rango di praefectus) della VI legione in Britannia, che potrebbe aver guidato un'unità di cavalieri sarmati (provenienti dall’Ucraina meridionale), stanziati a Ribchester, che conducevano campagne militari a nord del vallo di Adriano. Le imprese militari di Casto in Britannia e Armorica (odierna Bretagna) potrebbero essere state ricordate per i secoli successivi e aver contribuito a formare il nucleo della tradizione arturiana, così come le tradizioni portate dagli alano-sarmati. C'è anche chi parla dell'usurpatore romano Magno Massimo.

Un’altra teoria è quella secondo cui il nome di Artù sarebbe in realtà un titolo portato da Owain Ddantgwyn, che sembrerebbe essere stato un re di Rhôs. C’è poi l'ipotesi che egli sarebbe in realtà un re dell’età del bronzo, circa 2300 a.C.: estrarre una spada da una roccia sarebbe infatti una metafora della costruzione di una spada e della sua estrazione dalla forma dopo la fusione.

Altre supposizioni si basano sul fatto che Artù fosse Artuir mac Áedán, figlio di re Áedán mac Gabráin della Dalriada, un signore della guerra scozzese che guidò gli scoti di Dalriada contro i pitti. Secondo questa teoria, Artù avrebbe quindi svolto le sue azioni di guerra soprattutto nella regione tra il Vallo di Adriano e quello di Antonino (area del Gododdin). Per alcuni Artù potrebbe addirittura essere stato lo stesso Áedán mac Gabráin. E c’è chi pensa[2] che Artù avrebbe comandato una coalizione di celti cristiani contro gli invasori pagani, riuscendo a tenerli lontani per un centinaio d’anni circa.

Ad ogni modo, si hanno svariati omonimi, o persone con nomi simili, nella sua generazione e si può pensare che siano poi stati riuniti dalle credenze popolari e tramandati come se fossero un'unica entità. Ed ecco così spuntare Arthnou, un principe di Tintagel (in Cornovaglia), che visse nel VI secolo, oppure Athrwys ap Meurig, re del Morgannwg (odierno Glamorgan) e del Gwent (due aree del Galles). Artù potrebbe quindi essere un semplice collage di tutte queste figure mitologiche o storiche.

Artù figura "leggendaria"[modifica | modifica sorgente]

Il nome Artù, che come nome proprio di persona risulta storicamente attestato nella Pietra di Artù, in lingua celtica continentale significa orso, simbolo di forza, stabilità e protezione, caratteri anche questi ben presenti in tutta la leggenda[3]. Un'interessante ipotesi è stata recentemente prospettata da alcuni storici britannici consulenti dell'ente televisivo statale BBC circa l'origine del nome "Arthur". Esso, a loro dire, potrebbe infatti derivare dall'unione del termine bretone "Arth" (che significa "Orso"), con l'analogo termine di derivazione latina "Ursus". Dal vocabolo ancestrale "Arth - Ursus" sarebbe derivato "Arthur"[4]. Nella civiltà celtica gli uomini avevano come nome proprio quello di un animale che sceglievano per sottolineare un tratto fisico o caratteriale, e l'orso è l'animale simbolo per eccellenza della regalità. Anche sulla base del suo nome, una scuola di pensiero ritiene che la figura di Artù non abbia nessuna consistenza storica e che si tratterebbe di una semi-dimenticata divinità celtica poi trasformata dalla tradizione orale in un personaggio realmente esistito, come sarebbe accaduto per Lir, dio del mare, divenuto poi re Lear[5]. In gallese la parola arth significa "orso" e tra i celti continentali (anche se non in Britannia) esistevano molte divinità-orso chiamate Artos o Artio. È probabile che queste divinità siano state portate dai Celti in Britannia. Va anche notato che la parola gallese arth, quella latina arctus e quella greca arctos significano "orso". Inoltre, Artù è chiamato l'"Orso di Britannia" da alcuni scrittori. "Arktouros" ("Arcturus" per i Romani), ovvero "guardiano dell'orsa", e "Arturo" in italiano) era il nome che i Greci davano alla stella in cui era stato trasformato Arkas, o Arcade, re dell'Arcadia e figlio di Callisto, che invece era stata trasformata nella costellazione dell'Orsa Maggiore ("Arctus" per i Romani). Altre grafie esistenti del suo nome sono Arzur, Arthus o Artus. L'epiteto di "Pendragon" gli viene invece dal padre, Uther Pendragon.

Origini del nome[modifica | modifica sorgente]

L'origine del nome Artù resta una questione di dibattito. Alcuni sostengono che derivi dal romano "nomen gentile" (nome di famiglia romana) "Artorius" di etimologia oscura e contestata (ma forse di origine messapica o etrusca). Alcuni studiosi hanno suggerito che è rilevante per questo dibattito che il nome del leggendario Re Artù appare solo come 'Arthur' , o 'Arturus', nei primi testi latini arturiani, mai come Artorius (anche se si dovrebbe notare che il latino classico 'Artorius' divenne 'Arturius' in alcuni dialetti volgari latini). Tuttavia, questo non ci può dire nulla circa l'origine del nome Arthur, dato che 'Artorius' sarebbe diventato regolarmente Art(h)ur quando prese in prestito dal gallese. Un'altra possibilità è che sia derivato da un patronimico britannico * Arto-rig-IO (la cui radice, * Arto-rig-"Re orso" si trova nel Vecchio nome personale irlandese Art-ri) tramite la forma latinizzata Artorius . Meno probabile è la derivazione comunemente proposta dal gallese arth "orso" + (g) wr "uomo" (in precedenza * Arto-uiros in britannico): ci sono delle difficoltà fonologiche con questa teoria in particolare che un nome composto britannico Arto-uiros dovrebbe dare un vecchio gallese * 'Artgur' e un medio o moderno gallese * Arthwr e non Arthur (nella poesia gallese il nome è sempre scritto Arthur ed è esclusivamente in rima con parole che terminano in-ur, mai con le parole che terminano in-wr - il che conferma che il secondo elemento non può essere [g] wr "uomo").Una teoria alternativa, che ha guadagnato solo un'accettazione limitata tra gli studiosi professionisti, fa derivare il nome da Arthur Arcturus, la stella più luminosa della costellazione di Boote (costellazione del Bifolco), vicino all' Orsa Maggiore o Grande Orso. Il latino classico Arcturus sarebbe anche diventato Art (h) ur quando mutuata dal Galles, e la sua luminosità e posizione nel cielo ha portato le persone a considerarlo come il "guardiano dell'orso" (che è il significato del nome in greco antico) e come il "capo" delle altre stelle nella costellazione di Boote (costellazione del Bifolco). Un nome simile è "Artùr" in vecchio irlandese, che si pensa direttamente da un precedente 'Artur', nome in vecchio gallese o cumbrico.

Antiche tradizioni[modifica | modifica sorgente]

La morte di Re Artù, di James Archer (18231904)

Artù appare per la prima volta nella letteratura gallese: in un antico poema in questa lingua, Y Gododdin (circa 594), il poeta Aneirin (535-600) scrive di uno dei suoi sudditi che lui "nutriva i corvi neri sui baluardi, pur non essendo Artù". Ad ogni modo, questo poema è ricco di inserimenti posteriori e non è possibile sapere se questo passaggio sia parte della versione originale o meno. Possiamo però fare riferimento ad alcuni poemi di Taliesin, che sono presumibilmente dello stesso periodo: The Chair of the Sovereign, che ricorda un Artù ferito; Preiddeu Annwn ("I Tesori di Annwn"), cita "il valore di Artù" e afferma che "noi partimmo con Artù nei suoi splendidi labours"; poi il poema Viaggio a Deganwy, che contiene il passaggio "come alla battaglia di Badon con Artù, il capo che organizza banchetti/conviti, con le sue grandi lame rosse dalla battaglia che tutti gli uomini possono ricordare".

Un'altra citazione è nell'Historia Brittonum, attribuita al monaco gallese Nennio, che forse scrisse questo compendio dell'antica storia del suo paese nell'anno 830 circa. Nuovamente, quest'opera ci descrive Artù come un "comandante di battaglie", piuttosto che come un re. Due fonti distinte all'interno di questo scritto ricordano almeno 12 battaglie in cui avrebbe combattuto, culminando con la battaglia del Monte Badon, dove si dice abbia ucciso, da solo/con una sola mano, addirittura 960 avversari.

Secondo gli Annales Cambriae, Artù sarebbe stato ucciso durante la battaglia di Camlann nel 537.

Appare inoltre in numerose vitae di santi del VI secolo, ad esempio la vita di san Illtud, che alla lettura sembra essere scritta verso il 1140, dove si dice che Artù fosse un cugino di quell'uomo di chiesa. Molte di queste opere dipingono Artù come un fiero guerriero, e non necessariamente moralmente impeccabile come nei successivi romanzi. Secondo la Vita di San Gildas (morto intorno all'anno 570), opera scritta nel XI secolo da Caradoc di Llancarfan, Artù uccise Hueil, fratello di Gildas, un pirata dell'isola di Man.

Attorno al 1100 Lifris di Llancarfan asserisce nella sua Vita di san Cadoc che Artù è stato migliorato da Cadoc. Cadoc diede protezione ad un uomo che aveva ucciso tre dei soldati di Artù, che ricevé del bestiame da Cadoc come contropartita per i suoi uomini. Cadoc glielo portò come richiesto, ma quando Artù prese possesso degli animali, questi furono trasformati in felci. Il probabile scopo originale di questa storia sarebbe quello di promuovere l'accettazione popolare della nuova fede cristiana "dimostrando" che Cadoc aveva poteri magici attribuiti tradizionalmente ai druidi e così intensi da "battere" Artù. Avvenimenti simili sono descritti nelle tarde biografie medioevali di Carannog, di Padern e Goeznovius.

Artù compare anche nel racconto in lingua gallese Culhwch e Olwen, solitamente associata con il Mabinogion: Culhwch visita la corte di Artù per cercare il suo aiuto per conquistare la mano di Olwen. Artù, che è definito suo parente, acconsente alla richiesta e compie le richieste del padre di Olwen, il gigante Ysbaddaden (tra cui la caccia al grande cinghiale Twrch Trwyth). Questo può essere riportato alla leggenda dove Artù è dipinto come il capo della caccia selvaggia, un tema popolare che è ricordato anche in Bretagna, Francia e Germania.

Roger S. Loomis ha elencato questi esempi (Loomis 1972). Gervasio di Tilbury nel XIII secolo e due scrittori XV secolo assegnano questo ruolo ad Artù. Gervasio afferma che Artù e i suoi cavalieri cacciavano regolarmente lungo un antico tratto tra Cadbury e Glastonbury (che è ancora conosciuta come King Arthur's Causeway [1]), e si pensa che lui e la sua compagnia di cavalieri possa essere vista a mezzanotte nella foresta di Brittany o Savoy in Gran Bretagna. Loomis allude a un cenno scozzese nel XVI secolo, e afferma che molte di queste credenze fossero ancora ricorrenti nel XIX secolo al Castello di Cadbury e in diverse parti della Francia. Più tardi parti del Trioedd Ynys Prydein, o Welsh Triads, menzionano Artù e collocano la sua corte a Celliwig in Cornovaglia. Celliwig è stata identificata con la città di Callington dagli anziani antiquari Celtici, ma Rachel Bromwich, l'ultimo editore delle Welsh Triads, afferma che sia in realtà Kelly Rounds, una fortezza nei pressi della parrocchia celtica di Egloshayle.

La più antica rappresentazione esistente di re Artù nell'arte è un bassorilievo datato tra il 1099 e il 1120 sull'archivolto della Porta della Pescheria del Duomo di Modena: esso raffigura Artù che, con alcuni cavalieri, salva Ginevra da alcuni malfattori.[6]

Il ciclo arturiano[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ciclo bretone.

La prima grande popolarizzazione della leggenda di re Artù fu il romanzo di Goffredo di Monmouth Historia Regum Britanniae, un equivalente medievale di best-seller che aiutò a riportare l'attenzione di altri scrittori, come Robert Wace e Layamon, che espanse la novella di Artù. La data dell'Historia è determinata come 1133 da un piccolo gruppo di esperti; ad ogni modo, la data è più normalmente determinata come 1138, come indicano le seguenti citazioni:

Geoffrey rimase a Oxford perlomeno fino al 1151 e durante questo periodo scrisse i suoi due lavori ancora esistenti, Historia regum Britanniae (1136-1138; "History of the Kings of Britain") e Vita Merlini (ca. 1148; "The Life of Merlin"). [senza fonte]

La spada di Artù[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Spada nella roccia e Excalibur.

Nel Merlin di Robert de Boron, successivamente ripreso e continuato da Thomas Malory, re Artù ottiene il trono estraendo una spada da una roccia. Nel racconto estrarre la spada è possibile solo a colui che è "il vero re", inteso come l'erede di Uther Pendragon. In quello che viene chiamato Post-Vulgate Merlin, Excalibur, una spada magica, viene donata a re Artù dalla Dama del lago dopo che Artù è già re (Artù ottiene la spada prendendola dalla mano della Dama che esce fuori da un lago e gli porge l'Excalibur). Secondo diverse fonti Artù distrugge la spada estratta dalla roccia mentre sta combattendo contro re Pellinore, per questo Merlino permetterà ad Artù di ottenere la Excalibur dal lago (così come citato in diversi romanzi tra cui King Arthur and His Knights e King Arthur and the legend of Camelot di Howard Pyle e naturalmente molti romanzi moderni basati sulla saga arturiana).

In questa versione la lama della spada è in grado di tagliare qualunque materiale e il suo fodero è in grado di rendere invincibile chiunque lo indossi. Alcune storie narrano che Artù sia riuscito ad estrarre la spada dalla roccia, ottenendo così il diritto a diventare re (e quella spada era Excalibur), ma che l'abbia gettata via dopo che, tramite essa, uccise accidentalmente un suo cavaliere. Merlino allora gli consigliò di trovare una nuova lama, cosa che succede quando Artù riceve la spada dalla Dama del lago. Anche questa nuova spada verrà chiamata da Artù "Excalibur" così da avere lo stesso nome della originale e precedente spada.

La spada appare la prima volta con il nome di Caliburn nel racconto di Geoffrey di Monmouth. L'autore afferma che nella battaglia contro Artù "nought might armour avail, but that Caliburn would carve their souls from out them with their blood." ([2]).

Artù nei media[modifica | modifica sorgente]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

  • A. A. Attanasio
  1. The Dragon and the Unicorn
  2. The Eagle and the Sword
  3. The Wolf and the Crown.
  1. Le grotte nelle montagne The Hollow Hills (1973)
  2. L'ultimo incantesimo The Last Enchantment (1979)
  3. Il giorno fatale The Wicked Day (1983)
  1. Child of the Northern Spring, pubblicato in Italia
  2. Queen of the Summer Stars
  3. Guinevere: The Legend in Autumn.
  1. The Crimson Chalice (1976), pubblicato in Italia
  2. The Circle of the Gods (1977)
  3. The Immortal Wound (1978)

Fumetto[modifica | modifica sorgente]

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Opera[modifica | modifica sorgente]

Musica[modifica | modifica sorgente]

Film[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

  • Nel 1950 La televisione britannica ha trasmesso Le avventure di Sir Lancelot, un telefilm basato sulle imprese del noto cavaliere in cui comparivano tanto Re Artù che numerosi altri personaggi della leggenda. Fu il primo telefilm inglese a colori.
  • Verso la fine degli anni sessanta, fu prodotto in Australia un cartone animato chiamato Artù e i cavalieri della tavola rotonda (Arthur! And the Square Knights of the Round Table), una rappresentazione comica della leggenda di Re Artù.
  • Nel 1972 la televisione britannica ha trasmesso la serie televisiva Arthur of the Britons (trasmesso in Italia con il titolo di Artù re dei Britanni) che mirava a fornire un ritratto più "realistico" del periodo della leggenda mostrando inoltre l'origine di alcuni miti legati ai capi dei Celti. La serie vantava la partecipazione di Oliver Tobias.
  • L'anime giapponese La spada di King Arthur, prodotto da Toei Animation dal 1979 al 1980, viene trasmesso in Italia per la prima volta nel 1980.
  • Il film per la televisione Merlino del 1998 era una storia incentrata sulla figura di Artù e dei suoi cavalieri. Il ruolo del potente mago è stato interpretato da Sam Neill, quello di Artù invece da Paul Curran. Dal film fu tratto un sequel nel 2006, Merlino e l'apprendista stregone.
  • Lo studio d'animazione giapponese Toei Animation produsse nel 1980 una serie animata intitolata Moero Arthur - Hakuba no oji (in lingua giapponese significa: "Brilla, Arthur! Il principe dal cavallo bianco") che fu trasmessa in Italia col titolo di La spada di King Arthur.
  • Nell'anime giapponese Inazuma Eleven GO: Chrono Stone, in cui i protagonisti viaggiano nelle varie epoche temporali, appare nella sua epoca Artù il quale si offre di allenare la Raimon e, inoltre, nomina i protagonisti Cavalieri della Tavola Rotonda.
  • Il cartone animato Principe Valiant, tratto dai fumetti di Hal Foster, racconta le avventure di tre giovani guerrieri che si addestrano per diventare cavalieri della tavola rotonda. Mandato in onda nei primi degli anni novanta vede tra i personaggi messi in scena: Artù, Merlino, Ginevra e Gawain oltre che numerosi altri personaggi della leggenda.
  • Re Artù è presente anche nella serie tv animata Gargoyles e nel film animato La spada nella roccia, entrambi creati dalla Disney.
  • Il cartone animato Justice League e Justice League Unlimited contava tra i suoi personaggi Morgana, Mordred e Merlino.
  • Il cartone animato King Arthur and the Knights of Justice parlava di una squadra di football americano chiamata "I cavalieri" e guidata dal quarterback Arthur King. Quando i veri cavalieri della tavola rotonda sono catturati, Merlino usa la sua magia per portare la squadra di football a Camelot. La squadra dovrà quindi difendere il regno e liberare i cavalieri della tavola rotonda.
  • Nella nuova stagione del telefilm di fantascienza Stargate SG-1 viene ripreso il ciclo arturiano e alcuni personaggi, in particolare Merlino hanno un ruolo principale all'interno della storia. Nello specifico Merlino sarebbe un Antico che ha insegnato ad Artù ad utilizzare lo Stargate per andare a Glastonbury Tor e nascondere il tesoro dei cavalieri all'interno di una stanza ricca di puzzle e trabocchetti.
  • Nel 2001 la rete statunitense TNT trasmette la miniserie in 3 puntate Le nebbie di Avalon tratto dall'omonimo romanzo di Marion Zimmer Bradley. In questa produzione ceco-tedesco-statunitense, ad interpretare Artù adulto c'è l'attore britannico Edward Atterton. A 9 anni l'attore londinese Freddie Highmore interpreta Artù da bambino. Il film TV viene trasmesso per la prima volta in chiaro in Italia nel luglio 2004 su Italia 1 in una sola puntata.
  • Merlin è una serie britannica che esalta la figura di un giovane Merlino, che scopre di avere un compito ben preciso, proteggere Artù non ancora sovrano e suo coetaneo. Il protagonista Merlino è interpretato dal quasi esordiente Colin Morgan, mentre Artù è interpretato da Bradley James, altro giovane talento inglese.
  • Dal 1º aprile 2011 è prodotta da Starz la serie TV Camelot. È una rivisitazione della storia di King Arthur, caratterizzata da un Merlino diverso dai soliti canoni e alcuni retroscena svelati inerenti ai fatti mitologici del protagonista.

Videogiochi[modifica | modifica sorgente]

  • Nel videogioco Stronghold Legends, una delle campagne di gioco è dedicata ad Artù e ai cavalieri della tavola rotonda.
  • Nel videogioco Tomb Raider Legend, Lara Croft deve recuperare l'originale Excalibur per cercare di raggiungere la madre in Avalon. Per farlo raggiungerà il mausoleo di Re Artù in Cornovaglia e vi recupererà l'elsa sopra il cadavere di Artù.
  • Nel videogioco Tomb Raider Underworld, seguito di Tomb Raider Legend, Lara scappa da Helheim (Avalon) grazie ad una gemella di Excalibur.
  • Re Artù e i suoi cavalieri rappresentano l'evocazione più potente di Final Fantasy 7, lì chiamati knights of the round.
  • Nel multiplayer online Dark Age of Camelot ci sono molti riferimenti alla leggenda Arturiana.
  • In Tzar: Excalibur e il Re Artù, la campagna principale del gioco ripercorre tutte le vicende, a partire da quando il giovane Artù estrae la spada dalla roccia, sino alle più importanti battaglie del suo esercito con i personaggi che orbitano attorno alla sua leggenda, Merlino compreso.
  • in Sonic And The Black Knight,Re Artù è il nemico principale del boss,anche se era un falso creato dal nonno di Merlina la Maga.

In seguito si scopre che Sonic è il vero e unico Re Artù.

Varie[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Thomas Green, "The Historicity and Historicisation of Arthur".
  2. ^ legendofkingarthur.com
  3. ^ Artù era un uomo ritenuto forte, posato, e, in quanto re, garante della sicurezza dei suoi sudditi.
  4. ^ BBC Wales - History - Themes - Origins of the legend
  5. ^ Thomas Green.
  6. ^ Focus extra, estate 2013, I misteri, pag. 38 e sgg.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Loomis, Roger S. 1972. "Arthur" in Funk and Wagnalls Standard Dictionary of Folklore, Mythology and Legend (edited by Maria Leach) Funk and Wagnalls. New York.
  • Leslie Alcock. Arthur's Britain: History and Archaeology AD 367 - 634. Allen Lane, The Penguin Press. London. 1971. ISBN 0-7139-0245-0
  • Rachel Bromwich, "Concepts of Arthur", Studia Celtica, 9/10 (1976), pp. 163–81.
  • David N. Dumville, "Sub-Roman Britain: History and Legend", History 62 (1977), pp. 173–92.
  • Roger S. Loomis, "The Arthurian Legend precedente 1139", The Romanic Review, 32 (1941), 3-38.
  • Roger S. Loomis, editor. Arthurian Literature in the Middle Ages. Clarendon Press: Oxford University. 1959. ISBN 0-19-811588-1
  • Daniel Mersey. Arthur King of the Britons: From Celtic Hero To Cinema Icon. Summersdale. Chichester. 2004. ISBN 1-84024-403-8
  • John Morris. "The Age of Arthur." New York: Scribner, 1973. SBN 684 13313 X
  • Thomas Jones, "The Early Evolution of the Legend of Arthur", Nottingham Medieval Studies, 8 (1964), pp. 3–21.
  • Derek Pearsall, Arthurian Romance: a short introduction, Blackwell, Oxford 2005 ISBN 0-631-23319-9
  • Cleto Morelli, "Re Artù, l'amaro segreto". (11 tavole a colori) Edizioni Sabinae, 2011. ISBN 978-88-96105-528

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Re di Britannia Successore
Uther Pendragon 496537 Costantino III