Selvicoltura

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La selvicoltura (o silvicoltura[1]) è la scienza che studia l'impianto, la coltivazione e l'utilizzazione dei boschi.

Selvicoltura in senso stretto significa tutto quell'insieme di interventi che vanno dai tagli di rinnovazione ai tagli intercalari i quali permettono la coltivazione del bosco garantendo la sua rinnovabilità; il prelievo legnoso che se ne ricava viene valutato in termini di sostenibilità, ovvero uno sfruttamento ponderato di una risorsa che viene mantenuta rinnovabile; in questo si differenzia dalla cosiddetta "utilizzazione di rapina" che non considera questi fondamentali aspetti ecologici.
Ne risulta quindi che la selvicoltura è una scienza complessa che poggia teoricamente sull'ecologia e all'atto pratico sulla dendrometria, l'auxologia, le utilizzazioni e l'assestamento (che stimano la quantità prelevabile, le dinamiche dei popolamenti, gestiscono il bosco stimando interventi ecc.)

La selvicoltura ha origine antica e le tecniche che propone hanno subito nel tempo numerose trasformazioni.
Grandi selvicoltori, val la pena ricordare, sono stati i frati di ordini monastici (ad esempio i Benedettini che coltivavano abeti nelle foreste degli Appennini per fini edilizi).
Ad oggi si assiste in generale a una riduzione di applicazione selvicolturale rigorosa e a una maggior tendenza naturalistica, ovvero di assecondare tramite la selvicoltura il dinamismo naturale della vegetazione.
Rinnovazione naturale, biodiversità, sostenibilità e multifunzionalità sono tematiche assai moderne oggi che hanno portato a una maggior considerazione della selvicoltura cosiddetta naturalistica.

La selvicoltura in senso stretto viene di solito distinta in selvicoltura generale ed in selvicoltura speciale.

La selvicoltura generale studia le relazioni intercorrenti tra il bosco e l'ambiente in cui esso vive, l'evoluzione della foresta, le modalità di impianto, la rinnovazione del bosco e la utilizzazione del soprassuolo maturo.

Nella selvicoltura speciale si studiano le esigenze ecologiche e le tecniche colturali delle singole specie arboree forestali.

La selvicoltura va inoltre distinta dall'arboricoltura da legno, che si occupa delle piantagioni arboree industriali per fini commerciali.

La selvicoltura dunque si basa sulle conoscenze scientifiche degli equilibri e delle caratteristiche degli ecosistemi forestali, naturali o creati dall'uomo, tanto che si può parlare di: selvicoltura naturalistica che si occupa della conservazione dell'ecosistema forestale, per mantenerlo il più possibile simile a quelli naturali, subordinando allo scopo principale la quantità e qualità del prelievo di legname per usi commerciali; mentre parleremo di selvicoltura agronomica riferendoci alla disciplina tecnica che cerca di conciliare le esigenze economico-produttive tendenti alla massimizzazione della resa in massa legnosa della foresta con le esigenze di mantenimento degli equilibri ecologici, geologici e ambientali del patrimonio boschivo.

La selvicoltura naturalistica[modifica | modifica sorgente]

Per selvicoltura naturalistica si intende quella serie di interventi colturali che favoriscono le dinamiche naturali del bosco.

I punti chiave della selvicoltura naturalistica sono:

In particolare, selvicoltura naturalistica significa elasticità nell'uso delle tecniche colturali in modo di rivolgersi caso per caso alle situazioni da gestire.

Il primo grande teorico di questa selvicoltura è stato il tedesco Karl Gayer, che in un trattato del 1878 sottolinea l'importanza della stabilità del bosco e la diversità delle caratteristiche dello stesso, tali da comportare elasticità di trattamenti.
Tuttavia una spinta decisiva a questa filosofia colturale è stata data sia dalle nuove visioni scientifiche dei primi del XX secolo, in particolare all'approccio ecosistemico (olistico) per quanto riguarda il bosco e in genere tutti gli elementi del territorio, visti come ecosistemi interagenti tra loro, sia da cause culturali, quali la sensibilità ai problemi ambientali sviluppata a partire dagli anni settanta, sia da cause contingenti: in Italia queste cause sono rappresentate dall'abbandono delle campagne a partire dagli anni sessanta durante il fenomeno dell'urbanizzazione con conseguente invasione del bosco negli ex pascoli e nelle aree prima coltivate, e all'abbandono della selvicoltura classica che ha innescato il ritorno della vegetazione forestale potenziale, nonché le dinamiche dei rimboschimenti fatti negli anni venti - settanta arrivati a maturazione.
Oggi tutti questi fattori, e la sempre più sensibile vocazione alla naturalità dell'ambiente sostenuta dall'opinione pubblica hanno posto le basi per la selvicoltura naturalistica.

Classificazione dei boschi[modifica | modifica sorgente]

I boschi sono classificati secondo le specie che li compongono:

  1. Puri cioè formati da una sola specie (es.: lariceti di alta montagna) se una specie è presente per il 90% si considera Puro per convenzione
  2. Misti cioè formati da più specie differenziate per età delle piante, si distinguono in:
    1. Coetanei formati da piante della stessa età
    2. Disetanei formati da piante di età diversa

Le associazioni vegetali sono poi classificate in base al clima (vedi Zone fitoclimatiche)

In base alla Statura, valido il parametro di altezza dominante in quanto con i diradamenti taglio le piante più piccole modificando l'altezza media

In base alla distribuzione spaziale(come si dispongono le piante sullo spazio) regolare colma regolare scarsa lacunosa aggregata a cespi

tessitura (distribuzione sul piano in base alle classi d'età) grossolano media fine

Densità (numero di individui per ha)

copertura (proiezione delle chiome sul terreno)

Fertilità: importante parametro dei boschi che tiene conto della statura (altezza media alberi più alti) e definisce l'attitudine alla produzione e alla rinnovazione. importante dal punto di vista selvicolturale in quanto influenza la scelte gestionali.

Governo dei boschi[modifica | modifica sorgente]

Fustaia[modifica | modifica sorgente]

La fustaia è un bosco in cui gli alberi sono originati da rinnovazione gamica, di solito la crescita è lenta ed i turni lunghi es: nella fustaia di faggio il turno supera i 100 anni

fustaia coetanea: fustaia con piante della stessa età unite ad un soprassuolo accessorio (sottobosco)

taglio raso e le sue varianti (taglio con riserve, a buche, a strisce, ad orlo, di waghner)

tagli successivi (aprire in modo graduale il popolamento evitando i difetti del taglio raso) il cui scopo principale è assicurare ai semenzali un certo grado di protezione grazie alle chiome degli alberi maturi.

l'intera serie di tagli per essere realizzata impiega dai 5 ai 30 anni, periodo chiamato "di rinnovazione"

  1. tagli preparatori: avvengono quando il bosco è troppo denso
  2. tagli di sementazione: libera lo spazio sufficiente per permettere una buona produzione di seme e l'attecchimento di esso
  3. tagli secondari: riducono gradualmente la copertura permettendo l'accrescimento dei semenzali
  4. tagli di sgombero:si utilizzano le piante mature rimaste, lasciando il terreno coperto dalla rinnovazione

fustaia disetanea piante di età diverse, bosco stabile.

Taglio saltuario, tramite il cavallettamento si scelgono le piante da tenere e da utilizzare, si tagliano ad esempio le piante che hanno raggiunto il diametro di recidibilità, le piante con destino segnato (deperenti), le piante in sovrannumero o le piante ostacolo. I tagli si eseguono tenendo conto di un periodo di tempo detto "di curazione" allo scadere del quale si utilizza il bosco e si eseguono le operazioni complementari quali ripuliture sfolli e diradamenti. Il numero di piante nel bosco normale per ogni classe diametrica è dato dalla curva di ripartizione normale, la cui formula è: Y=a.K^-x

k= coefficiente di decrescenza (1.15-1.55) è il rapporto tra il numero di piante delle classi diametriche successive (n°piante classe 20/ n° piante classe 25) ecc.

a= n° piante classe di partenza (in genere si considerano a partire da 20 cm diametro)

-x= numero progressivo classe diametrica (solitamente di 5 in 5)

Solitamente si asporta dal 15 al 25% della massa totale.

Ceduo[modifica | modifica sorgente]

Il ceduo (maggiormente sfruttato per legna da ardere ed assortimenti legnosi per pali e simili), ha rinnovazione agamica in genere per polloni, rapida crescita e turni brevi.
Di solito i cedui sono di specie con elevata capacità pollonifera (sono escluse le conifere), la ceduazione deve avvenire nel periodo di riposo vegetativo per favorire lo sviluppo di polloni proventizi provenienti dalle gemme latenti sottocorticali.
La ceduazione deve avvenire inoltre prima della perdita di capacità pollonifera per senilità, nel rispetto delle condizioni stazionali e delle prescrizioni di massima.

L'altezza di ceduazione (ovvero di taglio) varia a seconda del diverso governo del bosco in base alle essenze presenti ed al tipo di assortimenti legnosi che si desidera ottenere:

  • a ceppaia: 10 cm
  • fuori terra: 20 cm
  • raso terra: meno di 10 cm
  • tramarratura: sotto il livello del terreno
  • capitozza
  • scalvo o sgamollo

Principali specie forestali[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Termine spesso usato nel linguaggio del diritto italiano.

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