Bosco

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« Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà. »
(Bernardo di Chiaravalle, Epistola 106 n.2)
Bosco, o pineta, di pini marittimi

Il bosco o selva è un'ampia superficie di terreno coperto da alberi, solitamente d'alto fusto.

Definizioni[modifica | modifica wikitesto]

Bosco (Parco di Monza - Italia)

La legge italiana definisce un bosco, differenziandolo da un'alberatura, da un frutteto o da simili piantagioni, nei seguenti termini : un bosco, per essere tale, deve avere un'estensione minima di 2.000 m², con altezza media degli alberi di almeno di 5 m, una percentuale di copertura del suolo di almeno il 20% nonché una larghezza minima di almeno 25 m[1].

In ossequio all'articolo 117 della Costituzione, ogni regione ha disciplinato, con l'adozione di leggi e regolamenti forestali, la questione in modo differente, anche se i parametri sono analoghi a quelli sopra esposti.

I boschi sfruttati dall'uomo possono essere distinti in cedui e fustaie:

  • ceduo è un bosco tagliato periodicamente (di solito ogni 10/30 anni), che a seguito del taglio si rigenera grazie all'emissione di polloni, cioè di ricacci dalla ceppaia. Il bosco perciò si rigenera prevalentemente per via vegetativa o agamica;
  • fustaia (o "bosco d'alto fusto") è un bosco che è tagliato ad intervalli di almeno 40/100 anni e in modo tale che, dopo il taglio, il bosco stesso si rinnovi attraverso la nascita di nuove piantine (plantule), nate dai semi degli alberi pre-esistenti o lasciati dopo il taglio ("alberi portasemi" o "riserve"). Il bosco perciò si rigenera soprattutto per via sessuata o gamica.

La gestione del bosco ad alto fusto, permettendo il taglio solo a intervalli molto distanziati, si addice alle grandi proprietà (che sono perlopiù pubbliche), dove è possibile procedere al taglio a lotti scaglionati nel tempo (assestamento forestale). Nelle piccole proprietà, la necessità di ottenere legname ogni anno spinge il possessore del bosco a una gestione dello stesso a ceduo. Inoltre, solitamente, dai cedui si ottiene soprattutto legna da ardere o, soprattutto nel caso del castagno, pali; le fustaie invece forniscono legname da opera di ogni tipo.

In Italia circa un terzo dei boschi sono fustaie e i due terzi cedui; le fustaie sono soprattutto di conifere (che non emettono polloni), di faggio e di castagno mentre tra i cedui prevalgono le querce decidue e sempreverdi ed i boschi misti sia collinari che della macchia mediterranea.

Specie arboree e zonazione dei boschi in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Le specie arboree componenti i boschi italiani si possono dividere in conifere e latifoglie, le prime sono prevalenti in climi freddi alpini ma formano estese foreste anche nei pressi del mare, le latifoglie predominano in tutte le altre località. Partendo dalle coste i primi boschi che si incontrano sono quelli di pini marittimi (Pinus pinea o pino domestico, Pinus pinaster o pino marino, Pinus halepensis o pino d'Aleppo) che prosperano lungo le coste sabbiose, dietro la fascia dunale. Questi boschi non sono in genere tagliati a causa dello scarso valore del legname ma vengono utilizzati per la raccolta dei pinoli e per fruizione turistica.

Più nell'entroterra, nell'Italia centromeridionale ed in Liguria, si incontra la tipica macchia mediterranea dominata dal Quercus ilex o leccio accompagnato dall'Arbutus unedo o corbezzolo, la Quercus suber o sughera, eccetera. I boschi a prevalente leccio sono quasi uniformemente trattati a ceduo. I querceti caducifogli che si trovano nella fascia sopramediterranea e prealpina sono composti prevalentemente da Quercus pubescens o roverella, Quercus cerris o cerro, Quercus robur o farnia e Quercus petraea, accompagnati da Fraxinus ornus o orniello, Acer monspessulanum o acero minore, Ostrya carpinifolia e Carpinus betulus o carpini, etc. Questi boschi forniscono eccellente legna da ardere. In questa fascia, soprattutto su terreni a pH acido sono stati impiantati, fin dal periodo romano, estesi boschi di Castanea sativa o castagno, impiegato per il frutto e per la produzione di legname da costruzione.

A monte dei castagneti si estende il regno del Fagus sylvatica o faggio (orientativamente tra 600 e 1800 metri di altezza) che forma boschi molto spesso puri ma talvolta misti con Abies alba o abete bianco e, ma solo sulle Alpi, Picea abies o abete rosso e Larix decidua o larice. Specie intercalari di questi boschi sono costituiti dall'Ilex aquifolium o agrifoglio, Acer pseudoplatanus o acero di monte, Taxus baccata o tasso e tigli. Le faggete erano governate a ceduo nel recente passato ma adesso sono quasi tutte in conversione a fustaia. Forniscono un ottimo legname utilizzato nella costruzione di mobili.

Sulle montagne delle Alpi a quote superiori si trovano boschi puri di conifere delle specie sopra menzionate accompagnate da varie specie di Pinus (pini) montani (Pinus cembra o pino cembro, Pinus mugo o pino mugo, Pinus nigra o pino nero e Pinus sylvestris o pino silvestre). Al di sopra delle estreme propaggini di queste formazioni sempreverdi (limite del bosco), oltre a qualche sporadico cespuglieto, si incontra solo vegetazione erbacea che da vita a zone prative di pascolo d'alta quota.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ parametri adottati da ISAFA - TN per il primo inventario forestale nazionale - IFN1 - 1983-1985

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bernetti Giovanni Atlante di selvicoltura Edagricole, 2005

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