Cupressus

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Cipresso
Cupressus specie-01.jpg
Cupressus sempervirens
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Pinophyta
Classe Pinopsida
Ordine Pinales
Famiglia Cupressaceae
Genere Cupressus
L.
Specie

Vedi testo

Cupressus L., è un genere di piante della famiglia Cupressaceae (cipressi in senso ampio) comprendente alberi anche di notevoli dimensioni, alti fino a 50 metri, con chioma generalmente affusolata, piramidale molto ramificata, e rametti cilindrici con numerosissime foglie.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

I cipressi sono alberi sempreverdi con foglie ridotte a squame, strettamente addossate le une alle altre o divaricate all'apice, secondo le specie. In alcune specie, le foglie schiacciate rilasciano un caratteristico fetore. Il colore delle foglie è molto scuro nel cipresso diffuso in Italia (Cupressus sempervirens), ma in altre specie è più chiaro e persino verdazzurro (Cupressus arizonica).

I fiori, poco appariscenti, sono riuniti in infiorescenze unisessuali.

I frutti, detti "galbuli" (o gazzozzole) sono dei coni legnosi, tondeggianti, divisi in un certo numero di squame che si separano a maturità. Il cipresso è una conifera con foglie non aghiformi, sono a forma di piccolissime scaglie; le sue pigne sono globose (galbuli), con squame non embricate.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il genere è diffuso in tutte le regioni a clima caldo o temperato-caldo, anche arido, dell'emisfero settentrionale: America settentrionale e centrale, Europa meridionale, Africa settentrionale, Asia dal Vicino Oriente fino alla Cina e al Vietnam. Più di metà delle specie sono originarie del ristretto triangolo formato da California, Arizona e Messico. Esistono cipressi anche nel cuore del deserto del Sahara.

Alcune specie di cipressi hanno avuto successo a scopo ornamentale e sono state piantate nelle regioni a clima caldo o temperato di quasi tutto il mondo.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Foglie e strobili di Cupressus arizonica

È l'albero tipico dei cimiteri perché le sue radici, scendendo a fuso nella terra in profondità invece che svilupparsi in orizzontale (come per le querce e gli altri alberi a chioma larga), non danno luogo a interferenze con le sepolture circostanti.

Avversità[modifica | modifica wikitesto]

  • Insetti:
    • Coleotteri
      • Ilobio: gli adulti di Hylobius abietis L. erodono la corteccia, provocando lesioni da cui fuoriesce la resina.
      • Ilotrupe: le larve di Hylotrupes bajulus L. vivono più di 2 anni scavando gallerie sottocorticali, in tutto il cilindro legnoso.
      • Rodilegno bianco: le larve del lepidottero Zeuzera pyrina L. provocano seri danni scavando gallerie nei rami e nei tronchi sottili.
  • Funghi:
    • Cancro da Corineo: l'attacco di Coryneum cardinale Wag. provoca sulle branche e i giovani rametti, ulcerazioni da cui fuoriesce abbondante la resina e successivamente un cancro che interessa tutta la circonferenza della parte colpita, causando il disseccamento della parte superiore.
    • Ruggine: il tronco, le branche e i rametti attaccati da Gymnosporangium cupressi presentano dei rigonfiamenti affusolati.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Cipressi all'interno di un parco

Il genere Cupressus comprende una ventina di specie (il numero varia a seconda degli autori).

Specie del Vecchio mondo
Specie del Nuovo mondo
Ibridi e Cultivar

Aspetti culturali[modifica | modifica wikitesto]

Associato al culto dei morti fin dall'antichità, il cipresso è simbolo di vita eterna in alcune civiltà orientali, specialmente in Persia, nell'area della religione di Zoroastro (600 a.C.).

Per i Greci – muovendo dal mito di Ciparisso, un giovane che per errore uccise il suo cervo molto amato e che, non trovando pace dal dolore, Apollo, movendosi a pietà, trasformò in un cipresso – l'albero era legato al lutto (cioè al dolore che si prova a causa della morte di qualcuno particolarmente amato). I Romani e gli Etruschi riprenderanno l'eredità greca del cipresso come albero sacro, legato al lutto e al funerale, oltre che a motivi ornamentali.

In ambito cristiano, il cipresso – insieme alla palma, al cedro e all'ulivo – è ritenuto uno dei quattro legni con cui fu costruita la croce di Gesù.

Tra i cipressi di particolare rilevanza, in qualche caso anche individuale, nell'ambito del paesaggio italiano, si ricordano il cosiddetto Cipresso di Michelangelo, conservato forse fin dalla costruzione della Certosa delle Terme nel chiostro dell'edificio, situato di fronte alla Stazione Termini in Roma (oggi inglobato nel Museo Nazionale Romano); il "Cipresso di San Francesco" a Verucchio (RN), monumento vegetale di oltre 700 anni situato nel chiostro di un monastero francescano; la cipresseta di Fontegreca nel Parco Regionale del Matese (CE). Anche il viale dei Cipressi immortalato dal poeta Giosuè Carducci nell'opera Davanti San Guido, che, con uno sviluppo rettilineo di quasi 4 chilometri collega Bolgheri all'oratorio di San Guido, è soggetto a tutela nell'ambito del patrimonio storico nazionale.

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