Robinia pseudoacacia

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Robinia pseudoacacia
Robinia pseudoacacia Bielsko-Biała.JPG
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Fabales
Famiglia Fabaceae
Sottofamiglia Faboideae
Genere Robinia
Specie R. pseudoacacia
Nomenclatura binomiale
Robinia pseudoacacia
L.
Nomi comuni

robinia, acacia

La Robinia pseudoacacia L., in italiano robinia o acacia[1], è una pianta della famiglia delle Fabaceae, note anche come Leguminose, originaria dell'America del Nord e naturalizzata in Europa e in altri continenti.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Pianta con portamento arboreo (alta fino a 25 metri) o arbustivo; spesso ceduata, con forte attività riproduttiva agamica, i polloni spuntano sia dal colletto sia dalle radici.
Corteccia di colore marrone chiaro molto rugosa.
Foglie imparipennate, lunghe fino a 30-35 cm con 11-21 foglioline ovate non dentate lunghe fino a 6 cm con apice esile. Aperte di giorno mentre la notte tendono a sovrapporsi.
Fiori bianchi o crema, lunghi circa 2 cm simili a quelli dei piselli, riuniti in grappoli pendenti di profumo molto gradevole . Frutti a forma di baccello prima verdi poi marroni lunghi circa 10 cm, deiscenti a maturità.
Presenza di numerose spine lunghe e solide sui rami più giovani.

I fiori, riuniti in infiorescenze a grappolo.
Particolare di un fiore.
Le foglie composte.
Acacia ornamentale della varietà frisia (in primo piano dei colchici).
Particolare della corteccia.
Piantina di robinia di un mese.
Sezione trasversale. Da notare come nella robinia sia ben distinguibile l'alburno (chiaro) dal durame (scuro).

Distribuzione originaria e introduzione in Europa[modifica | modifica sorgente]

La specie è originaria dell'America del Nord, precisamente della zona degli Appalachi, dove forma boschi puri. Fu importata in Europa nel 1601 da Jean Robin, farmacista e botanico del re di Francia (all'epoca Enrico IV). All'Orto Botanico di Parigi (il Jardin des Plantes) sono ancora presenti i ricacci arborei di questo primitivo esemplare nato da seme e trapiantato nel 1636. L'esemplare di Parigi detiene quindi il primato di longevità in Europa[2], cosa ancor più notevole essendo l'acacia una specie poco longeva. Carlo Linneo, il grande naturalista a cui si devono i nomi scientifici di migliaia di piante, vide questo esemplare e denominò la specie Robinia pseudoacacia, istituendo il genere Robinia[3] per ricordare Robin che l'aveva introdotta in Europa.

Dopo l'arrivo nel vecchio continente si diffuse spontaneamente negli ambienti più disparati, ed è ora naturalizzata in gran parte dell'Europa centrale, dal sud dell'Inghilterra e della Svezia, fino alla Grecia, Spagna e perfino Cipro. È particolarmente diffusa in Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Svizzera, Austria, Ungheria, Italia, Slovenia. È naturalizzata anche in Turchia e Israele, nonché in Australia e Nuova Zelanda. Viene diffusamente coltivata in piantagioni da legno in vari paesi europei (Ungheria: 270.000 ettari; Francia: 100.000 ettari) ed extraeuropei (Cina: 1 milione di ettari; Corea del Sud: 270.000 ettari). È diffusa anche in Africa. In Italia la robinia è stata introdotta nel 1662 nell'Orto botanico di Padova[4] ed è ora presente praticamente ovunque, in particolare in Piemonte (dove i boschi puri e misti di robinia coprono una superficie di circa 85.000 ettari), in Lombardia, in Veneto e in Toscana (ove si trovano cedui molto produttivi[5]).

Ecologia[modifica | modifica sorgente]

La robinia o acacia è una pianta eliofila, che non si rinnova facilmente sotto parziale copertura, trova l’ottimo nei suoli sciolti e ben drenati, anche poveri di nutrienti ed a reazione subacida, mal si adatta ai terreni molto argillosi. In Italia è presente dal livello del mare fino a circa 1000 m di quota nel centro nord e fino a 1600 m nel meridione.

Come tutte le leguminose, è in simbiosi radicale con microrganismi azotofissatori e quindi può arricchire il suolo di azoto. Nel complesso, la robinia è una specie pioniera, che però (almeno al di fuori del suo areale di vegetazione naturale) presenta una limitata longevità (60-70 anni) e quindi nelle zone più fertili è specie transitoria che può essere gradualmente sostituita da altre specie più longeve.

In alcuni ambienti, specie quelli degradati dall'uomo, questa pianta si comporta però come specie invasiva[4]; ha un'alta velocità di crescita, soprattutto se ceduata: i ricacci (polloni), che fuoriescono sia dalla ceppaia che dal suo esteso apparato radicale, crescono con rapidità; per questo motivo spesso compete vittoriosamente con specie autoctone di crescita più lenta. Inoltre, la sua estrema adattabilità la fa trovare a suo agio dai litorali ai 1000 metri di quota delle ombrose valli submontane. La conseguenza è la formazione di boschi con una ridotta varietà di specie arboree, un minor numero di esemplari di specie arboree autoctone e una scarsità di flora nemorale e di funghi; in Italia il problema è presente soprattutto in pianura Padana e nelle valli prealpine e appenniniche[4][6]. Naturalmente, le robinie usate come ornamentali nei centri urbani non destano alcun problema.

La robinia come risorsa[modifica | modifica sorgente]

La rapida diffusione di questa specie è stata inizialmente favorita dall'uomo, che la apprezza non solo per il legno, ma anche come pianta nettarifera e come specie ornamentale; ciò a motivo dei suoi numerosi vantaggi: la resistenza a condizioni avverse, l'abbondante e profumata fioritura e la velocità di crescita[7].

Varietà ornamentali[modifica | modifica sorgente]

Esistono della robinia numerose varietà ornamentali, tutte caratterizzate dall'abbondante e profumata fioritura primaverile e dall'eccezionale resistenza alle condizioni più avverse; si riportano nell'elenco sottostante le più usate nei giardini e nei viali italiani[8]

  • Robinia pseudo-acacia var. myrtifolia. Ha le foglie più piccole dell'acacia comune e, al contrario di essa, cresce molto modestamente: l'altezza dopo 10 anni è soli di 4 metri.
  • Robinia pseudo-acacia var. umbraculifera. È una varietà che si distingue dalle altre per l'ombra fitta e compatta, la forma globosa della chioma e l'assenza di spine; queste caratteristiche la rendono un albero da ombra ideale nei parchi, come indica anche il nome varietale, che significa "portatrice di ombra". La fioritura è scarsa, cosa che rappresenta un vantaggio nei casi in cui si tema una diffusione incontrollata dei semi della specie. La velocità di crescita è ridotta rispetto all'acacia comune: dopo 10 anni l'altezza è di soli 3,50 metri.
  • Robinia pseudo-acacia var. bessoniana. Ha, come la specie botanica, una rapida crescita e una fioritura molto abbondante; la spinosità è molto ridotta, cosa che la fa preferire nei parchi pubblici e nei viali cittadini; l'altezza dopo 10 anni è di 12 metri.
  • Robinia pseudo-acacia var. monophylla. Il nome della varietà deriva dal fatto che la foglia composta ha la fogliolina terminale molto più grande delle altre; viene usata in parchi e giardini per l'assenza di spine e soprattutto per la fioritura eccezionale, ancor più abbondante che nella specie botanica: in primavera l'albero è completamente ricoperto dalle bianche infiorescenze a grappolo.
  • Robinia pseudo-acacia var. pyramidalis. Sua caratteristica principale è la forma colonnare della chioma, simile a quella del cipresso italico; per questo motivo è ideale nei casi in cui sia necessario avere alberi alti e senza espansione laterale, come in viali contornati da palazzi o nelle siepi frangivento o impiantate per schermare vedute non gradite.
  • Robinia pseudo-acacia var. semperflorens. Come indica il nome varietale, fiorisce ininterrottamente da aprile fino all'autunno.
  • Robinia pseudo-acacia var. tortuosa. È caratterizzata da rami contorti (come fa capire il nome), cosa che la rende ornamentale anche d'inverno, senza foglie; l'altezza dopo 10 anni è di 6 metri.
  • Robinia pseudo-acacia var. frisia. È una varietà a foglie dorate, usata per creare macchie di colore nei parchi.
  • Robinia pseudo-acacia var. robe purple e Robinia pseudo-acacia var. decaisneana. Sono varietà raramente usate in Italia.
  • Robinia Pseudoacacia var. casque rouge. Questa varietà deriva il nome dai fiori rosso-lilla profumati; i rami non sono spinosi. Raggiunge dimensioni inferiori rispetto alla specie botanica.

Alcune robinie con fiori rosa, spesso usate nei giardini e nei viali italiani, non appartengono alla specie Robinia pseudoacacia, ma sono specie affini, sempre del genere Robinia: Robinia hispida (Robinia hispida - varietà rosea), oppure Robinia neomexicana. Quest'ultima specie è molto usata in Italia settentrionale, dove a volte è naturalizzata, come al Lido di Venezia[4].

L'acacia pianta nettarifera[modifica | modifica sorgente]

L'acacia, essendo una pianta altamente nettarifera, ha una grande importanza nell'apicoltura[9]. Il miele di acacia è senza dubbio è tra i più conosciuti ed apprezzati[10] ed è anche il miele monoflora più diffuso nei punti vendita; la produzione nazionale è del tutto insufficiente a soddisfare le richieste: ogni anno l'Italia deve importarne grandi quantitativi dall'Europa orientale e dalla Cina. Alla base del gradimento universale che riscuote tra i consumatori sono il suo colore chiaro, il fatto che rimane liquido indipendentemente dalla temperatura, il suo odore leggero, il suo sapore delicato e la sua bassissima acidità; nessun altro miele monoflora possiede contemporaneamente tutte queste qualità. Inoltre esso ha un alto contenuto in fruttosio (è per questo che non cristallizza). Ha però un basso contenuto di sali minerali e di enzimi. Il miele di acacia contiene grandi quantità di crisina, potente flavonoide.

Altri usi[modifica | modifica sorgente]

Molti sono i vantaggi di questa specie.

  • Protezione dei terreni franosi: questa pianta è stata molto utilizzata lungo i terrapieni delle ferrovie e nelle scarpate instabili, a motivo della sua crescita veloce e del suo apparato radicale molto sviluppato, caratteristiche che le permettono di stabilizzare rapidamente i pendii evitando che franino.
  • Legname: il legno è di colore giallo, ad anelli ben distinti, duro e pesante (Peso specifico 0,75). Per queste caratteristiche può efficacemente sostituire nell'uso i legni tropicali, con vantaggi per la bilancia commerciale; l'uso del legno di robinia al posto delle essenze esotiche consente inoltre di rallentare la deforestazione delle aree tropicali[11]. Per questi motivi alcune regioni italiane hanno finanziato progetti di valorizzazione delle colture legnose di robinia, ottenendo contributi dall'Unione europea[2]. Il legno viene usato per lavori di falegnameria pesante, per puntoni da miniera, per paleria (i tronchi lasciati in acqua per alcuni mesi in autunno e inverno acquisiscono una particolare tenacia), per mobili da esterno e per parquet. In Lombardia risulta essere la specie più tagliata nei boschi.
  • Ottimo combustibile: è utilizzabile anche il legno non stagionato e la ramaglia (quest'ultima nei forni da pane).
  • Miglioratrice del terreno: come tutte le leguminose, la robinia è una pianta che si avvale dei benefici dell'azotofissazione simbiontica.
  • I fiori sono commestibili. Nelle campagne del Veneto (dove è anche nota con diversi nomi dialettali: cassia, gazìa, gadhìa, robina) e di altre regioni, vengono infatti consumati fritti in pastella dolce e conferiscono alla frittella un profumo soave e un sapore particolarmente squisito. Tuttavia, il resto della pianta (fusti e foglie) contiene una sostanza tossica per l'uomo. La sua tossicità d'altra parte non è universale e alcuni animali se ne cibano. Le capre ne sono ghiotte e ne consumano in quantità senza alcuna conseguenza negativa.

La robinia come problema[modifica | modifica sorgente]

Come già ricordato, a volte la robinia si comporta come specie invasiva[4]. Un esempio in tal senso sono vaste aree della pianura Padana, dove spesso essa ha sostituito i pioppi e i salici autoctoni che crescevano lungo le rive dei fiumi[12]. Una volta appurato che in un particolare ambiente la presenza della robinia rappresenti effettivamente un elemento di disturbo per la vegetazione autoctona, si pone il problema del controllo della sua diffusione. Per ridurre la sua presenza all'interno dei boschi nei quali si è insediata, è necessario lasciare invecchiare le piante, in quanto la relativamente modesta longevità della specie determina un deperimento relativamente precoce delle piante. È da evitare il taglio dei polloni in quanto ciò non farebbe che rinvigorire le piante. La soppressione totale della pianta di robinia può avvenire scorticando la prima parte di corteccia della base dell'albero e lasciando che la pianta, nel giro di due mesi, "secchi in piedi". L'interruzione degli scambi linfatici infatti non solo uccide l'apparato aereo ma anche l'apparato radicale determinando l'impossibilità per la pianta di produrre polloni.[senza fonte]

È importante ricordare che, in ambienti naturali integri, la robinia non sempre si comporta come specie invasiva[13], come quando la sua presenza rimane limitata ai bordi delle strade e ai viali e ai giardini dove è stata appositamente piantata e non si ritrova nei boschi. In questi casi, a trecentocinquant'anni dalla sua introduzione, può ormai essere considerata come entità integrante della flora italiana[14] ed è da considerarsi alla stregua di altri alberi introdotti nei secoli passati e poi acclimatatisi, apprezzabili per le loro qualità; intraprendere una lotta contro essa in queste situazioni non avrebbe senso[13][15][16].

Il nome[modifica | modifica sorgente]

Come già si è detto, è stato Linneo a dare nome all'albero; egli scelse come nome del genere "Robinia", volendo ricordare il botanico Robin che ne portò il seme in Europa e lo fece germinare all'Orto Botanico di Parigi, introducendo la specie in Europa. Come nome specifico Linneo compose il termine "pseudoacacia", dal suffisso pseudo (che significa "simile a") ed "acacia", che è il termine scientifico con cui si indica il genere delle piante comunemente chiamate mimose; "pseudoacacia" significa quindi "simile alla mimosa". La somiglianza sottolineata da Linneo è quella delle foglie. Non è quindi corretto chiamare questo albero "falsa acacia", anche perché ciò farebbe pensare all'esistenza di un'altra pianta che sarebbe la "vera acacia", mentre in italiano il termine "acacia" indica solo la specie a cui è dedicata la presente voce; ciononostante il termine è a volte usato.

Si riassume nel prospetto riportato sotto il corretto uso dei termini, in italiano e in latino scientifico.

nome scientifico nome comune in italiano immagine
specie: Robinia pseudoacacia acacia o robinia Robinia (Robinia pseudoacacia).jpg
genere: Acacia
(tra cui la specie Acacia dealbata
e la specie Acacia farnesiana)
mimosa Acacia dealbata.jpg
genere: Mimosa
(tra cui la specie Mimosa pudica)
mimosa Mimosa pudica 2.jpg

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Come riportano, tra gli altri, il vocabolario Treccani ed il vocabolario di Niccolò Tommaseo, entrambi consultabili in linea
  2. ^ a b Carlo Vidano, La robinia per l'agricoltura, in Apicoltura moderna, n°77 del 1986, consultabile alla pagina: Articolo di Vidano.
  3. ^ A. Fiori, Nuova flora analitica d'Italia, volume 1, Edagricole, Bologna
  4. ^ a b c d e Pignatti Flora d'Italia, volume 1, Edagricole Bologna 1982
  5. ^ La selvicoltura della robinia
  6. ^ Giacomini La Flora Edizioni TCI. 1958 (pagina 129) riporta al proposito una osservazione del Banti, fatta ancora negli anni cinquanta: "...uno sguardo alla distribuzione attuale della Robinia mostra i robinieti come una marea che, salendo dalla valle del Po, si frange contro le falde montane."
  7. ^ Franco Giorgetta, Elogio della robinia', conservazione e metamorfosi del giardino, in Strumento bibliografico sulla cultura dei giardini, di Uwe Schneider, Gert Gröning Wernersche, 2009 (pagine 167-169)
  8. ^ L'elenco è tratto dalle seguenti fonti:
  9. ^ C. Vidano, Annotazioni sul 29º congresso nazionale di apicoltura, in Apicoltore moderno, n° 74, (pagine 167-173)
  10. ^ P. Ferrazzi e A. Manino, Flora mellifera che precede ed accompagna la fioritura della robinia...
  11. ^ Uso della robinia al posto dei legni tropicali
  12. ^ Lorena Lombroso, Simona Pareschi, Il libro completo degli alberi, Edizioni Gribaudo, 2011 (pagina 169), consultabile su Google libri alla pagina [2]
  13. ^ a b La robinia negli ambienti naturali
  14. ^ Nuovo giornale botanico italiano, edito dalla Società botanica italiana, 1950 (pagina 379), da cui si cita: "È ormai così largamente naturalizzata a Roma e dintorni, da dover esser considerata come entità integrante della flora italiana"
  15. ^ Tentativo di una valutazione globale della robinia
  16. ^ Valutazione della tolleranza della robinia in aree protette

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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