Carpinus betulus

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Càrpino bianco
Illustration Carpinus betulus 1.jpg
Carpinus betulus L.
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Fagales
Famiglia Betulaceae
Genere Carpinus
Specie C. betulus
Nomenclatura binomiale
Carpinus betulus
L.

Il càrpino (o: càrpine) bianco (Carpinus betulus L.) è un albero della famiglia delle Betulaceae, sottofamiglia Coryloideae, diffuso nell'Europa occidentale.

Uno splendido esemplare di carpino bianco in versione estiva.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il carpino bianco è un albero poco longevo (150 anni), di media altezza (15-20 m) con portamento dritto e chioma allungata. La corteccia si presenta sottile, liscia al tatto, di colore grigio, irregolare per il fusto scanalato e costolato.
Le radici sono fascicolate e molto ramificate. Le foglie sono alterne, semplici, brevemente picciolate, ovato-oblunghe, con nervature in rilievo e ben visibili sulla pagina inferiore, con apice acuminato e margine finemente e doppiamente dentato. Ingialliscono in autunno ma permangono secche sui rami anche per lungo tempo, specie sulle piante di giovane età.
I fiori sono unisessuali, riuniti in infiorescenze (amenti) anch'essi unisessuali e portati sul medesimo individuo (specie monoica). I fiori maschili sono tozzi e penduli, nudi, con 6-12 stami portati singolarmente per ogni brattea. I fiori femminili sono corti, situati poco sotto l'apice dei rami, hanno perigonio e sono portati a coppie su una serie di brattee e bratteole che nel frutto diverranno una brattea triloba, tipica della specie. Fiorisce nel mese di aprile.
Il frutto è un achenio che contiene un seme non alato. La propagazione è anemocora (attraverso il vento).

Ecologia[modifica | modifica sorgente]

Da un punto di vista ecologico, la specie può tollerare una certa ombra e necessita di temperature relativamente elevate, è invece esigente per quanto riguarda il suolo. È miglioratrice del terreno ed è dotata di notevole capacità pollonifera.

Costituisce il piano inferiore nei querco-carpineti della regione planiziale e avanalpica planiziale e di media collina dove la rinnovazione delle querce è sempre molto abbondante, ma a distanza di un paio d'anni la presenza delle giovani piantine è pressoché nulla.

Nel querco-carpineto collinare, dove si verifica un tempo di permanenza della Farnia più lungo rispetto alle formazioni planiziali, la gestione selvicolturale di queste formazioni prevede l'applicazione delle teorie che si rifanno alla cosiddetta Selvicoltura di qualità.

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

Infruttescenza.
Frutti e relativa brattea.

Ha somiglianza con il carpino nero (Ostrya carpinifolia), ma raramente queste due specie arboree possono essere confuse, in quanto possiedono differenti ecologie.

La sua ecologia è più delicata rispetto a quella del carpino nero, essendo una specie sciafila e mesofila: esige quindi estati calde e suoli freschi ma che non siano marcatamente idromorfi, con pH da neutro a leggermente acido, con humus di tipo mull e con substrati carbonatici (arenaceo-marnosi). Raramente vive a quote sopra i 600 metri.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Il carpino produce un legno pesante, duro, ma poco duraturo soprattutto se esposto in ambiente umido. Il legno è indifferenziato, di colore bianco-grigio, duro e pesante, con fibratura spesso contorta, densità di 800 kg/m3, durezza di Brinell di 12 N/mm2. Si spacca molto difficilmente a causa dell’andamento ondulato delle fibre. L’essiccazione è molto difficile a causa del forte ritiro.

Il legno di carpino si tornisce, fora e fresa bene; se viene segato in direzione parallela alle fibre possono formarsi delle crepe. Nel trattamento della superficie non si riscontrano problemi.

Con il carpino si producono oggetti di piccole dimensioni, come birilli, scacchi, raggi di ruote o ingranaggi e componenti di strumenti musicali: viene impiegato nella meccanica dei pianoforti e per bacchette da percussione.

Il legno di carpino ha un elevato potere calorifico ed è utilizzato a fini energetici.

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Il carpino bianco ha una ampia distribuzione nell'Europa centrale con limiti ai Pirenei e al Galles. In Italia si trova con frequenza nell'orizzonte montano fino a 900-1000 m come costituente dei boschi mesofili insieme alle querce caducifoglie e al faggio. In pianura si trova insieme alla Farnia a costituire le foreste planiziali. È presente anche nelle zone più fredde e umide della Pianura Padana. Manca nelle isole. È utilizzato per formare siepi, cedui per produrre legna da ardere, per alberature cittadine e come albero ornamentale in parchi e giardini.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Una leggenda legata all'albero: Astolfo, re dei Longobardi, era solito andare a caccia con il suo fedele falcone tra foreste intricate e umide paludi. Un giorno lanciò il suo falco, ma dopo poco l'animale scomparve nel fitto bosco. Lo cercò in ogni luogo, ma senza successo. Decise, allora, di fare un voto: se lo avesse ritrovato avrebbe fondato una città e una chiesa dedicata alla Madonna. Dopo numerose ricerche lo vide appollaiato sul ramo di albero di carpine. Fu allora che il re decise che avrebbe chiamato la città Carpi, dal nome dell'albero e lì avrebbe costruito la pieve di Santa Maria in Arce, conosciuta come La Sagra.

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