Ninive

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Ninive
Ninuwa o Ninua
Nineveh Nebi Yunus Excavation Bull-Man Head.JPG
Civiltà mesopotamica, assira
Utilizzo città
Localizzazione
Stato Iraq Iraq
Città Nineveh
Dimensioni
Superficie 750 ha
Scavi
Date scavi dalla prima metà del XIX sec.
Archeologo Paul Émile Botta;H. Layard H. Rassam; R. Campbell Thompson e M. Mallowan; archeologi iracheni; D. Stronach.

Coordinate: 36°21′34″N 43°09′10″E / 36.359444°N 43.152778°E36.359444; 43.152778

Mappa del sito

Ninive è una delle più famose città antiche, sulla riva sinistra del Tigri a Nord della Mesopotamia. Si sono trovate tracce di insediamenti preistorici risalenti probabilmente al VI millennio, altri reperti, più consistenti, di epoca Uruk. Divenne capitale del regno assiro sotto il re Sennacherib (704 - 681 a.C.); ampliata e abbellita da questi e da Assurbanipal[1] (668 - 626 a.C.) raggiunse l'apice del suo splendore[2]: le mura si estendevano per 12 chilometri su un territorio di 750 ettari. La sua distruzione, nel 612 a.C., ad opera di Medi e Caldei, segna anche la fine del grande regno assiro. Nell'area di Ninive si distinguono due tell, terrapieni artificiali generati dalle rovine di antiche costruzioni: Kuyunjik e Nebi Yunus[3]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del nome Ninive non è conosciuto, probabilmente il nome significa 'sede di Ishtar'[4], dea assiro-babilonese dell'amore e della guerra. Nina era uno dei nomi babilonesi della dea, l'ideogramma significa 'casa o palazzo del pesce' il cui significato probabilmente è da mettersi in relazione col termine aramaico di 'Nuna' che significa pesce[5].

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Ninive (accadico Ninuwa o Ninua) era situata vicino alla confluenza dei fiumi Tigri e Khoser, nei pressi dell'odierna città di Mossul[3] (Iraq settentrionale).

Attualmente la sua ubicazione è contrassegnata da due ampi terrapieni, Quyungiq e Nebi Yunus, e dai resti delle mura cittadine (circa 12 km di circonferenza).

Fu un importante snodo per le rotte commerciali del tempo essendo situata in una posizione centrale tra il Mar Mediterraneo e l'Oceano Indiano, ponte fra l'Oriente e l'Occidente. Commercialmente ricca ed architettonicamente imponente fu una delle più grandi e popolose città antiche della regione mesopotamica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sennacherib sul trono

Il sito su cui fu costruita la città di Ninive fu abitato fin da epoca antichissima. Si conoscono cinque livelli preistorici, a partire dal VI millennio a.C.; il documento più antico che riguarda la città risale al 2280 ca. a.C. Nel III e poi nel II millennio, quando passò sotto il dominio del regno di Mitanni, la città era soprattutto un centro religioso, con l'importante tempio di Ishtar.

Fu Sennacherib che fece di Ninive nel 700 circa a.C. una città magnifica. Costruì nuove vie e piazze e imponenti palazzi fra cui il "Palazzo senza Eguali". Il piano, in gran parte recuperato, ha una dimensione di circa 503 per 242 metri ed è composto da almeno 80 camere. Nel palazzo è stata trovata una vera e propria biblioteca di tavolette cuneiformi. La solida base è fatta di blocchi di calcare e mattoni di fango e misurava 22 metri di altezza. In totale, la fondazione è costituito da circa 2.680.000 di metri cubi di mattoni (circa 160 milioni di mattoni). Le pareti fatte di mattoni di fango erano alte 20 metri. Alcune delle porte principali sono state affiancate da figure colossali di pietra del peso 30.000 kg (30 tonnellate) includevano molti leoni alati o tori con la testa d'uomo. Il materiale impiegato per la costruzione proveniva da 50 km ovvero dalle cave di Balatai. Ci sono anche 3.000 metri di pannelli in pietra scolpita a bassorilievo con pitture che documentano tutte le fasi di costruzione comprese la scultura di statue e del loro trasporto su una chiatta. Una immagine raffigura 44 uomini che trainano una statua colossale. La maggior parte delle statue pesavano tra i 9.000 e 27.000 chilogrammi[6].

Caccia al leone, particolare. British Museum

I bassorilievi dei palazzi riflettono il sistema statale degli Assiri, con una classe dirigente fortemente militarizzata che utilizzava sistematicamente l'esibizione di forza ed il terrore come strumento per mantenere sottomessi gli altri popoli. La guerra è rappresentata in ogni dettaglio, con battaglie cruente, distruzioni di città e accampamenti, cadaveri, esecuzioni sui prigionieri, saccheggi, omaggi dei principi vinti. In una iscrizione Sennacherib dichiara: I suoi abitanti giovani e vecchi [...] con i loro cadaveri ho riempito le strade della città. Nel palazzo è stata rinvenuta anche la stele a forma di prisma con gli annali del regno di Sennacherib in cui si narra, fra l'altro, a proposito del re ebraico Ezechia:Lui stesso imprigionai a Gerusalemme, la sua residenza reale, come un uccello in gabbia[7][8]

La caduta di Ninive e dell'impero[modifica | modifica wikitesto]

Età neoassira, cadaveri galleggianti su un fiume, palazzo di Assurbanipal, 648-31 a.C. ca.

La cronaca babilonese B.M. 21901 (British Museum) narra la caduta di Ninive, capitale dell'Assiria e dell'impero stesso. Assediata dagli eserciti di Nabopolassar, re di Babilonia, e di Ciassare il Medo nel 14º anno del regno di Nabopolassar (612 a.C.): La città [ridussero] in cumuli di rovine e mucchi [(di detriti)][9]. Secondo la stessa cronaca, nel 14º anno del regno di Nabopolassar (612 a.C.), Assur-uballit II tentò di prolungare la dominazione assira da Haran, sua capitale. Questa cronaca afferma, a proposito del 17º anno del regno di Nabopolassar (609 a. E.V.): Nel mese di duʼuzu, Assur-uballit, re d'Assiria, (e) un grande esercito dell'Egitto [che era venuto in suo aiuto] passò il fiume (Eufrate) e [marciò] alla conquista di Harran.[10] Anche dopo la caduta Ninive ebbe una parte in un grande rivolgimento storico: il 12 dicembre 627 d.C., presso le sue rovine, si consumò la battaglia decisiva tra i Persiani di Cosroe e l'esercito bizantino di Eraclio, che vide prevalere quest'ultimo. Il territorio continuò ad essere abitato fino all'epoca islamica e oggi un importante santuario sorge nel tell di Nebi Yunus, motivo per cui ulteriori scavi vi sono vietati[11].

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La dea assiro-babilonese, Ishtar, dea dell'amore e della guerra

Anche prima dell'impero assiro Ninive fu il più importante centro religioso, oltre a Babilonia, per il culto della dea Ishtar, dea dell'amore e della guerra il cui simbolo era una stella. Fra gli edifici sacri si annovera inoltre il tempio di Nabu. Il culto e la devozione includeva fra gli altri riti, anche la prostituzione sacra. Alla corrispondente divinità babilonese, Ishtar, i testi accadici attribuiscono i titoli di regina dei cieli e regina dei cieli e delle stelle.

L' Halley's Bible Handbook parlando di Astoret o Astarte ovvero la dea corrispondente a Ishtar in Canaan e in Fenicia dice: Le sacerdotesse erano prostitute del tempio. I sodomiti erano prostituti del tempio. L'adorazione di Baal, di Astoret e di altri dèi cananei consisteva nelle orge più sfrenate; i loro templi erano centri del vizio.[12]

Gli assiri riconoscevano come divinità suprema il dio Assur[13] Il re stesso d'Assiria era sommo sacerdote di Assur. L'aspetto del dio Assur ,nell’età più antica, è con un alto copricapo, un cerchio nella sinistra e un’arma a forma di roncola nella destra, più tardi assume l’aspetto di un disco alato terminante in busto umano talora in atto di tirare l’arco. Un sigillo, scoperto da Austen Henry Layard fra le rovine di un palazzo assiro e ora conservato al British Museum rappresenta il dio Assur con tre teste (sopra le ali). La triade principale era formata da Aner, il cielo; Bel, la regione abitata da uomini, animali e uccelli; ed Ea, che rappresentava le acque sopra e sotto la superficie della terra. Una seconda triade era composta da Sin, dio-luna, Shamash, dio-sole, e Ramman, dio della tempesta, anche se il suo posto era spesso preso da Ishtar, regina delle stelle. Seguivano poi i cinque dèi che rappresentavano cinque pianeti. A proposito degli dèi che formavano gruppi trinitari, un dizionario biblico afferma: Questi dèi sono invocati a volte insieme in frasi che sembrano elevare ciascuno a turno a una posizione di supremazia sugli altri[14]

Il loro pantheon però includeva innumerevoli altre divinità minori. Il culto di questi dèi era animistico. Il carattere guerrafondaio degli assiri era attribuito anche agli dei in cui credevano. Nei suoi annali Assurbanipal afferma: Per comando di Assur, Sin e Shamas, i grandi dèi miei signori che mi proteggevano, entrai nel [paese di] Minni e marciai vittorioso[15]

Sargon stesso invocava regolarmente l'aiuto di Ishtar prima di andare a combattere. Gli eserciti in marcia seguivano gli stendardi degli dèi. Grande importanza era attribuita ai presagi, tratti esaminando il fegato di animali sacrificati, il volo degli uccelli o la posizione dei pianeti. Un libro afferma: Era dovere della nazione combattere, e i sacerdoti fomentavano incessantemente la guerra. Essi vivevano in gran parte del bottino della vittoria, di cui una percentuale fissa era sempre attribuita loro prima che gli altri se lo dividessero, perché quella razza di predoni era estremamente religiosa.[16]

Ninive nella Bibbia[modifica | modifica wikitesto]

« Tu ti dai pena per quella pianta di ricino per cui non hai fatto nessuna fatica e che tu non hai fatto spuntare, che in una notte è cresciuta e in una notte è perita; ed io non dovrei aver pietà di Ninive, quella grande città, nella quale sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali? »   (Giona 4,10-11)
Illustrazione delle Nuremberg chronicles - Le citazioni bibliche tengono viva la città nell'immaginario europeo del medioevo

La città è ampiamente citata nella Bibbia in otto libri, da Genesi a Sofonia passando per 2ºRe, Daniele, Giona e Naum oltre ai due vangeli di Matteo e Luca che riportano la sentenza dello stesso Gesù sulla sorte che sarebbe spettata ai niniviti nel giudizio. Genesi 10:11 afferma che fu Nimrod il fondatore e costruttore della città. Il libro biblico di Naum (3:1-7) identifica Ninive come una città sanguinaria, guerrafondaia, malvagia e crudele, in particolar modo, nei confronti dei popoli che conquistava. Una città, una gran città così come la definisce il libro di Giona che nonostante potente ed apparentemente invincibile, non si sarebbe sottratta al giudizio divino e che secondo la profezia di Sofonia, sarebbe stata completamente desolata. Sofonia 2: 13 infatti profetizzava: Ed egli stenderà la mano verso il Nord, e distruggerà l'Assiria. E farà di Ninive una distesa desolata, una regione arida come il deserto. Per preannunciare la distruzione della città e dei suoi abitanti fu impiegato il profeta Giona così come è raccontato dal libro biblico che porta il suo stesso nome. Ma il primo preannuncio della distruzione, secondo il racconto biblico, sortisce un risultato inatteso, l'intero popolo e lo stesso re si ravvedono e si pentono: E gli uomini di Ninive riponevano fede in Dio e proclamavano un digiuno e si vestivano di sacco, dal più grande di loro al più piccolo di loro. Quando la parola giunse al re di Ninive, allora egli si levò dal suo trono e si tolse di dosso la veste ufficiale e si coprì di sacco e sedette sulla cenere (Giona 3:5-7). Secondo il racconto di Giona, Dio ebbe pietà e sospese il suo giudizio di distruzione risparmiando centoventimila uomini (Giona 4:11).

I niniviti comunque, secondo il racconto che ne fa Naum, tornarono a praticare le stesse identiche azioni precedentemente condannate. Tramite il profeta Naum, Dio decreterà la definitiva distruzione della città con le parole di sentenza del primo versetto del capitolo 1 di Naum: La dichiarazione solenne contro Ninive.

A proposito della distruzione di Ninive una cronaca babilonese asserisce: Presero gran bottino dalla città e dal tempio e ridussero la città a un cumulo di rovine[17].

I vangeli parlano sono in due occasioni della città di Ninive. A farne menzione in ambedue i casi è Gesù. In Matteo 12:41 Gesù descrisse i niniviti risorti nel giudizio finale, come opportuni giudici della sua stessa generazione. I niniviti, che con il messaggio di Giona si pentirono infatti, ben potevano giudicare la generazione di Gesù, che nonostante avesse avuto lui stesso come profeta dei profeti, non si pentì affatto così come avevano fatto invece i niniviti. Gesù espresse questo deciso giudizio in risposta agli ipocriti scribi e farisei, che gli avevano richiesto un ulteriore segno che dimostrasse che Gesù fosse davvero il figlio di Dio.

Anche l'evangelista Luca in Luca 11:32 rileva lo stesso racconto parallelo dell'evangelista Matteo in un contesto diverso in cui Gesù esprime lo stesso giudizio sui niniviti, rivolgendosi però, questa volta, alle folli di ascoltatori ed agli stessi discepoli.

La Ninive crudele e sanguinaria fu ben descritta dal profeta Naum come un covo di leoni e come la città di spargimento di sangue — Na 2:11 e 12; 3:1.

Cultura e leggi[modifica | modifica wikitesto]

Ninive: Ricostruzione della Porta di Mashki

L'Assiria era principalmente una potenza militare e Ninive il simbolo stesso di tale potenza. Il quadro storico delle sue imprese è pieno di crudeltà e avidità. Assurnasirpal, uno dei suoi monarchi più sanguinari, descrisse la punizione da lui inflitta a una città ribelle: Innalzai una colonna presso la porta della città e scorticai tutti i capi della rivolta, e con la loro pelle rivestii la colonna; alcuni murai all'interno della colonna, alcuni infilzai su pali sopra la colonna, . . . e tagliai gli arti dei funzionari, dei funzionari reali che si erano ribellati. . . . Molti prigionieri fra loro arsi nel fuoco, e molti presi vivi come prigionieri. Ad alcuni tagliai le mani e le dita, e ad altri tagliai il naso, gli orecchi e le dita, a molti cavai gli occhi. Feci una colonna coi viventi e un'altra con le teste, e legai le loro teste a pali (tronchi d'albero) tutt'attorno alla città. Bruciai nel fuoco i loro giovani e le loro ragazze. . . Venti uomini catturai vivi e murai nelle mura del palazzo. . . . Il resto di loro [dei loro guerrieri] feci morire di sete nel deserto dell'Eufrate[18] Bassorilievi spesso raffigurano prigionieri trascinati da corde attaccate a uncini che trapassano il naso o le labbra, o ai quali vengono cavati gli occhi con la punta di una lancia. Quindi sadiche torture caratterizzarono spesso le guerre combattute dagli assiri, ed essi se ne vantarono spudoratamente e le documentarono con cura.

Gli assiri niniviti avevano un'architettura sviluppata. Costruirono imponenti palazzi. Le pareti erano ricoperte di bassorilievi realistici con scene di guerra e di pace. Tori alati con testa umana scolpiti in monoblocchi di arenaria di enorme peso che adornavano i portali. I sigilli cilindrici assiri rivelano incisioni complesse. I lavori in metallo denotano un'elevata conoscenza della metallurgia. I loro re costruirono acquedotti e svilupparono sistemi d'irrigazione, istituirono zoo e giardini botanici che ospitavano piante, alberi e animali di molti paesi. I loro palazzi erano spesso dotati di reti fognarie e di impianti igienici.

Di particolare interesse sono le grandi biblioteche costruite da alcuni monarchi assiri, che contenevano decine di migliaia di tavolette, prismi e cilindri con iscrizioni cuneiformi che riportano importanti avvenimenti storici, dati religiosi, e questioni legali e commerciali.

Certe leggi che risalgono a un determinato periodo della storia assira rivelano tutta la crudeltà che così spesso caratterizzò sia Ninive che la nazione assira. Per vari delitti era prevista la mutilazione. Una schiava non poteva ad esempio uscire velata in pubblico, se violava quest'ordine le venivano tagliati gli orecchi. Non esisteva alcuna protezione legale per una donna sposata, una legge infatti recitava: A parte le sanzioni previste per una donna sposata che sono incise sulla tavoletta, un uomo può frustare la moglie, strapparle i capelli, spaccarle o danneggiarle gli orecchi. Legalmente questo non costituisce reato[19]

Gli scavi[modifica | modifica wikitesto]

Arcieri Assiri in un bassorilievo di Ninive

I resti di Ninive sono stati riportati alla luce grazie agli scavi condotti nel XIX secolo, in particolare da Paul-Emile Botta, poi proseguiti da vari archeologi britannici, fra cui gli scavi fatti a partire dal 1847 da Sir Austen Henry Layard che portò alla luce il palazzo e la famosa biblioteca di Assurbanipal. Il tempio di Ishtar, i cui resti sono molto scarsi, era il più antico e importante santuario della città, costruito in mattoni crudi; venne più volte restaurato nel corso del II millennio, in seguito a incendi e terremoti, e ampliato fino al VII secolo a.C. Si conoscono i templi di Nabu, con un vasto cortile interno, e quello per la festa del nuovo anno, e i vari palazzi: quello di Assurnasirpal II ( 884 - 859 a.C.); i due (o tre) fatti erigere da Sennacherib, il principale dei quali è quello noto come Palazzo di sud-ovest; la residenza di Assurbanipal, a nord. I palazzi degli ultimi due sovrani erano ornati dai mirabili rilievi con scene di guerra, di caccia e di banchetto, conservati in varie raccolte, fra cui alcune al British Museum. Di eccezionale importanza sono le venticinquemila tavolette cuneiformi della Biblioteca di Assurbanipal, che conservano molti testi della letteratura mesopotamica[20][21]

Ninive nella musica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Enciclopedia Treccani
  2. ^ Ninive in Antika
  3. ^ a b Geoffrey Turner, Tell Nebi Yūnus: The ekal māšarti of Nineveh, Iraq vol. 32, no. 1, pp. 68-85, 1970. In lingua araba, il toponimo significa "Il profeta Giona". Yūnus (Giona) è infatti ricordato nel Coranocome profeta precursore di Maometto.
  4. ^ Ishtar: personificazione divina del pianeta Venere; il culto principale era la prostituzione sacra. La dea corrispondeva ad altre dee in diverse nazioni. Era Astarte in Fenicia, Atargatis in Siria, Afrodite in Grecia, Venere a Roma e anche l'Astoret della Bibbia menzionata in 1 Re 11:5, 33. Si veda "Elementi comuni alle mitologie nell'Uomo alla ricerca di Dio", pag. 45, sulla rivista dei Testimoni di Geova Watch Tower, New York 1990
  5. ^ Enciclopedia Giudaica ediz. inglese: Nineveh
  6. ^ The Seventy Wonders of the Ancient World: The Great Monuments and How They Were Built di Chris Scarre, Thames and Hudson, 1999
  7. ^ Time Life Lost Civilizations series: Mesopotamia: The Mighty Kings, 1995
  8. ^ Ancient Near Eastern Texts, p. 288
  9. ^ Ancient Near Eastern Texts, a cura di J. B. Pritchard, 1974, p. 305
  10. ^ Ancient Near Eastern Texts,a cura di J. B. Pritchard, 1974, p. 305
  11. ^ Scheda dell'università di Pavia
  12. ^ Halley's Bible Handbook pag. 166
  13. ^ La religione della Mesopotamia di L. Cagni in "Storia delle religioni. Le religioni antiche", Laterza, Roma-Bari 1997, ISBN 978-88-420-5205-0
  14. ^ Unger's Bible Dictionary, 1965, p. 102
  15. ^ Records of the Past: Assyrian and Egyptian Monuments, Londra, 1875, vol. V, p. 18; 1877, vol. IX, p. 43
  16. ^ Ancient Cities di W.B. Wright, 1886, p. 25
  17. ^ Assyrian and Babylonian Chronicles, di A.K.Grayson, 1975, pag.94
  18. ^ Ancient Records of Assyria and Babylonia, di D. D. Luckenbill, 1926, vol. I, pp. 145, 147, 153, 162
  19. ^ Everyday Life in Babylonia and Assyria di H.W.F. Saggs, 1965, p. 152
  20. ^ "Perspicacia nello studio delle scritture", Watch Tower 1988, pag.394 (Ninive, Scavi Archeologici), riprendendo testualmente parte delle pagine 207-209 del libro di Austen Layard in Nineveh and Its Remains, 1856, parte II, sui ritrovamenti magnificenti degli scavi nell'antica Ninive, scrive: L'interno del palazzo assiro doveva essere magnifico quanto imponente. Ho condotto il lettore attraverso le sue rovine, ed egli può farsi un'idea dell'impressione che le sue mura erano destinate a fare sullo straniero che a quei tempi metteva per la prima volta piede nella dimora dei sovrani assiri. Egli veniva introdotto attraverso il portale su cui vigilavano i colossali leoni o tori di alabastro bianco. Nella prima sala si trovava circondato da sculture che rievocavano la storia dell'impero. Sulle pareti, scolpite in alabastro e dipinte con splendidi colori, erano raffigurate battaglie, assedi, trionfi, scene di caccia, cerimonie religiose. Sotto ciascun pannello c'erano iscrizioni, in carattere riempiti di rame lucente, che spiegavano le scene rappresentate. Al di sopra delle sculture erano raffigurati altri avvenimenti: il re, circondato dai suoi eunuchi e guerrieri, mentre riceve prigionieri, stipula alleanze con altri sovrani o assolve qualche compito sacro. Queste rappresentazioni erano racchiuse in cornici a colori dal disegno elaborato ed elegante. L'albero mistico, tori alati e animali mostruosi erano simboli ornamentali molto comuni. Sul fondo della sala si stagliava la colossale figura del re in atto di adorazione davanti alla divinità suprema o nell'atto di ricevere dal suo eunuco la sacra coppa. Era attorniato da guerrieri che gli portavano le armi e dai sacerdoti o dalle più importanti divinità. Le sue vesti e quelli dei suoi uomini erano decorate con gruppi di figure, animali e fiori,tutti dipinti con colori brillanti[....] I soffitti erano a cassettoni, con decorazioni floreali o animali. Alcuni erano intarsiati d'avorio, e ciascun cassettone era circondato da eleganti cornici e modanature. Le travi, come pure i lati delle camere potevano essere dorate o addirittura placcate in oro e argento; per lavori in legno si adoperava il legname più pregiato, in particolare il cedro
  21. ^ Come nacque la biblioteca di Assurbanipal

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Invernizzi, Dal Tigri all'Eufrate II. Babilonesi e Assiri, Ed. Le Lettere, Firenze 1992
  • Luigi Cagni, La religione della Mesopotamia in "Storia delle religioni. Le religioni antiche", Laterza, Roma-Bari 1997, ISBN 978-88-420-5205-0
  • Paolo Matthiae, Ninive, Ed. Mondadori-Electa, Milano (1998) - 2002
  • Gwendolyn Leick, Città perdute della Mesopotamia, Ed. Newton & Compton, Milano 2002 - Opera originale: Mesopotamia. The Invention of the City, Londra 2001
  • R.D. Barnett, E. Bleibtreu, G. Turner, Sculptures from the Southwest Palace of Sennacherib at Niniveh, Trustees of the British Museum by British Museum Press, Londra 1998
  • P. Bienkowski, A. Millard,Dictionary of the Ancient Near East, British Museum Press, Londra 2000
  • Paul Bahn,(a cura di) Dizionario Collins di Archeologia , Gremese Editore, Roma 1999
  • Federico A. Arborio Mella, Dai Sumeri a Babele. La Mesopotamia. Mursia, 1978, 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]