Antichità giudaiche
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Antichità giudaiche (latino: Antiquitates iudaicae) è un'opera dello storico giudeo romanizzato Flavio Giuseppe, scritta in greco nel 93-94 circa.
Quest'opera racconta la storia del popolo ebraico dalle origini fino all'epoca immediatamente precedente la guerra giudaica del 66-70 (raccontata da Flavio Giuseppe nell'altra sua opera Guerra giudaica). Essa è la principale fonte storica che ci sia pervenuta sulla Palestina del I secolo e contiene, tra l'altro, preziose notizie relative ai movimenti religiosi del giudaismo dell'epoca come gli Esseni, i Farisei, gli Zeloti.
Una questione molto dibattuta è se l'opera di Flavio Giuseppe confermi o meno la storicità di Gesù. Antichità giudaiche contiene un passo, il cosiddetto Testimonium flavianum, nel quale si parla di lui, ma gli storici concordano che il testo pervenutoci (i più antichi manoscritti risalgono all'XI secolo) non sia quello scritto da Flavio Giuseppe: alcuni studiosi, tra cui E.Schürer [1] e H. Chadwick[2], ritengono l'intero passo un apocrifo inserito da copisti cristiani nei secoli successivi, altri invece che il nucleo del Testimonium sia originale e vi siano soltanto state inserite delle interpolazioni.
Depurato dalle aggiunte più esplicitamente cristiane, il testo definisce Gesù "uomo saggio" e "maestro" e afferma che compiva "opere sorprendenti" ed ebbe molti discepoli; Ponzio Pilato lo condannò alla crocifissione, ma i suoi seguaci, "che da lui sono detti Cristiani", continuarono a trasmettere il suo insegnamento. Questo testo, se scritto veramente da Flavio Giuseppe, confermerebbe sostanzialmente l'esistenza storica di Gesù e i punti salienti della sua vita come la descrivono i Vangeli. Se invece il Testimonium fosse integralmente apocrifo, l'assenza di riferimenti a Gesù nell'opera di Flavio Giuseppe si potrebbe considerare un indizio della sua non esistenza, anche se l'argumentum ex silentio non può mai costituire una prova decisiva.
In altri passi dell'opera Flavio Giuseppe cita altri due personaggi legati a Gesù: Giovanni il Battista e Giacomo il Minore. Il suo resoconto su Giovanni ne conferma l'arresto e la condanna a morte ad opera di Erode Antipa, come riferito dai Vangeli (Matteo 14, 1-12; Marco 6, 14-29; Luca 9, 7-9), mentre l'uccisione di Giacomo non compare nel Nuovo Testamento, essendo successiva agli eventi narrati negli Atti degli Apostoli, ma l'episodio conferma le persecuzioni subite dalla Chiesa primitiva da parte delle autorità religiose ebraiche.
[modifica] I brani riguardanti Gesù e i primi cristiani
| « Allo stesso tempo, circa, visse Gesù, uomo saggio, se pure uno lo può chiamare uomo; poiché egli compì opere sorprendenti, e fu maestro di persone che accoglievano con piacere la verità. Egli conquistò molti Giudei e molti Greci. Egli era il Cristo. Quando Pilato udì che dai principali nostri uomini era accusato, lo condannò alla croce. Coloro che fin da principio lo avevano amato non cessarono di aderire a lui. Nel terzo giorno, apparve loro nuovamente vivo: perché i profeti di Dio avevano profetato queste e innumeri altre cose meravigliose su di lui. E fino ad oggi non è venuta meno la tribù di coloro che da lui sono detti Cristiani. » | |
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(Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, xviii.63-64)
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- Martirio di Giovanni il Battista:
| « Ma ad alcuni Giudei parve che la rovina dell'esercito di Erode fosse una vendetta divina, e di certo una vendetta giusta per la maniera con cui si era comportato verso Giovanni soprannominato Battista.
Erode infatti aveva ucciso quest'uomo buono che esortava i Giudei a una vita corretta, alla pratica della giustizia reciproca, alla pietà verso Dio, e così facendo si disponessero al battesimo; a suo modo di vedere questo rappresentava un preliminare necessario se il battesimo doveva rendere gradito a Dio. Essi non dovevano servirsene per guadagnare il perdono di qualsiasi peccato commesso, ma come di una consacrazione del corpo insinuando che l'anima fosse già purificata da una condotta corretta. Quando altri si affollavano intorno a lui perché con i suoi sermoni erano giunti al più alto grado, Erode si allarmò. Una eloquenza che sugli uomini aveva effetti così grandi, poteva portare a qualche forma di sedizione, poiché pareva che volessero essere guidati da Giovanni in qualunque cosa facessero. Erode, perciò, decise che sarebbe stato molto meglio colpire in anticipo e liberarsi di lui prima che la sua attività portasse a una sollevazione, piuttosto che aspettare uno sconvolgimento e trovarsi in una situazione così difficile da pentirsene. A motivo dei sospetti di Erode, (Giovanni) fu portato in catene nel Macheronte, la fortezza che abbiamo menzionato precedentemente, e quivi fu messo a morte. Ma il verdetto dei Giudei fu che la rovina dell'esercito di Erode fu una vendetta di Giovanni, nel senso che Dio giudicò bene infliggere un tale rovescio a Erode. » |
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(Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, xviii.116-119)
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- Martirio di Giacomo il Minore:
| « Anano [...] convocò i giudici del Sinedrio e introdusse davanti a loro un uomo di nome Giacomo, fratello di Gesù, che era soprannominato Cristo, e certi altri, con l'accusa di avere trasgredito la Legge, e li consegnò perché fossero lapidati. » | |
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(Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, xx.200)
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[modifica] Riferimenti
- ^ The History of the Jewish People in the Age of Jesus Christ (175 B.C.- A.D. 135), 4 vols., Edinburgh: T.& T.Clark, 1973-87.
- ^ The Early Church, 2nd edition, London: Penguin, 1993

