Nicola di Damasco

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Nicola di Damasco (greco: Νικόλαος Δαμασκηνός, Nikolāos Damaskēnos; Damasco, 64 a.C.Roma ?, dopo il 4 a.C.) è stato uno storico e filosofo greco antico, vissuto durante l'età di Augusto.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Fu intimo amico di Erode il Grande, a cui sopravvisse di diversi anni e nel 4 a.C. perorò la causa del figlio Archelao di fronte ad Augusto.

Secondo Sofronio di Gerusalemme,[1] egli divenne il precettore dei figli del triumviro Marco Antonio e di Cleopatra (i gemelli Alessandro Helios e Cleopatra, nati nel 40 a.C., forse anche di Tolomeo Filadelfo, nato nel 36 a.C.) Egli lasciò certamente l'Egitto, allorché questo venne conquistato da Ottaviano nel 30 a.C..

Il suo lavoro principale fu una Storia universale raccolta in 144 libri, dei quali si sono conservati solo pochi frammenti. Scrisse inoltre un'autobiografia, una Vita di Augusto, una su Erode e diversi scritti filosofici.

Nicola di Damasco è famoso soprattutto per il suo resoconto di un'ambasciata inviata da un re indiano chiamato "Pandion" (Regno di Pandyan?) o, secondo altri, "Porus", ad Augusto attorno al 13. Nicola stesso incontrò l'ambasciata ad Antiochia. L'ambasciata portava con sé una lettera diplomatica scritta in greco, ed uno dei suoi membri era uno sramana che si diede fuoco ad Atene per dimostrare la sua fede. L'evento ebbe molta risonanza al tempo ed è ricordato anche da Strabone[2] e Cassio Dione Cocceiano.[3] Per lo sramana fu eretta una tomba, ancora visibile ai tempi di Plutarco, che riportava la scritta "ΖΑΡΜΑΝΟΧΗΓΑΣ ΙΝΔΟΣ ΑΠΟ ΒΑΡΓΟΣΗΣ" ("Il maestro sramana da Barygaza in India"):

« A questi resoconti può essere aggiunto quello di Nicola di Damasco. Questo autore riporta che ad Antiochia, vicino Dafne, ebbe un incontro con ambasciadori degli Indiani, che erano stati inviati a Cesare Augusto. Appare dalla lettera che parecchie persone vi erano aggregate, ma che solo tre sopravvissero, quelle che lui vide. Gli altri morirono a causa della lunghezza del viaggio. La lettera era scritta in greco su una pelle; importante di essa era che l'autore era Porus, il quale, nonostante fosse sovrano di altri seicento re, stimava enormemente l'amicizia di Cesare; che desiderava permettergli di attraversare il suo paese, in qualunque parte desiderasse, e di assisterlo in ogni sua giusta impresa. I doni erano un Hermes senza braccia scolpito in un osso, che io ho visto, grandi serpenti, di cui uno lungo dieci cubiti, una tartaruga di fiume lunga tre cubiti, e una pernice grande quanto un avvoltoio. Erano accompagnati, dice, da quella persona che si diede fuoco ad Atene. Questa è l'usanza tra gli individui bisognosi, che cercano una fuga dalle calamità, e tra altri in particolari circostanze, come nel caso di quest'uomo. Per tutto quello che gli era successo ritenne che fosse necessario dipartire, prima che qualche altra inattesa calamità lo colpisse se fosse rimasto in vita; con un sorriso, quindi, nudo, consacrato e con una cintura pelvica attorno alla vita, saltò in una pira. Sulla sua tomba c'era questa iscrizione,--ZARMANOCHEGAS, UN INDIANO, NATIVO DI BARGOSA, IMMORTALATOSI EGLI STESSO SECONDO IL COSTUME DEL SUO PAESE, QUI GIACE. »
(Strabone, XV, 73)

Ciò indica che religiosi indiani (Sramana, a cui appartenevano i Buddhisti, opposti agli Hindu Brahmana) circolavano in Occidente ai tempi di Gesù.

Lo storico ebreo Giuseppe Flavio indica il quarto libro della Storia Universale di Nicola come concernente Abramo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sofronio di Gerusalemme, Patrologia Graeca vol. 87, 3. col. 3622D
  2. ^ Strabone, xv, 1, sull'immolazione del Sramana in Athene (Paragrafo 73)
  3. ^ Cassio Dione Cocceiano, liv, 9.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • Alcuni testi sopravvissuti della Vita di Augusto di Nicola di Damasco (ENG).

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