Agatarchide di Cnido

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Agatarchide (in greco antico Ἀγαθαρχίδης, traslitterato in Agatharchìdes; Cnido, ... – ...) è stato un retore, storico e geografo greco antico, vissuto nel secondo secolo a.C.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Non sono molte le testimonianze sulla vita di Agatarchide. Probabilmente nato a Cnido, viene indicato da Fozio come threptos, un assistente di umili origini di Cinea, consigliere di Tolomeo VI, e successivamente come segretario di Eraclide Lembo, colui che portò avanti le trattative che conclusero l'invasione dell'Egitto da parte di Antioco IV nel 169 a.C.

Dall'opera di Agatarchide non è possibile trarre molte altre indicazioni biografiche. Alla conclusione del suo scritto Sul mar Rosso, si scusa di non poter completare l'opera a causa di difficoltà pratiche nell'accedere ai documenti ufficiali, durante i disordini verificatisi in Egitto (Fozio, Biblioteca, 250, 110, 460b). Probabilmente Agatarchide accenna a ciò che avvenne nel 145 a.C., quando Tolomeo VIII scacciò da Alessandria gli intellettuali che appoggiavano i suoi avversari che miravano al trono; è anche possibile che si riferisca al ritorno sul trono dello stesso Tolomeo (132 a.C.) dopo esserne stato allontanato da una rivolta. Quest'ultima è la tesi maggiormente condivisa fra gli studiosi.

Da alcuni passi dell'opera sul mare Eritreo (il mar Rosso) certi studiosi hanno anche dedotto che Agatarchide fosse un'importante figura politica del suo tempo, precettore dei figli di Tolomeo VI e Strabone lo definisce peripatetico.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Delle sue opere, un elenco delle quali è dato da Fozio, rimangono pochi frammenti delle due maggiori, Le cose d'Asia, originariamente in 10 libri, e Le cose d'Europa, originariamente in 49 libri. Si tratta però di una quantità di frammenti troppo scarsa per poter dare un'idea del contenuto preciso e dell'organizzazione di tali scritti.

Sono invece più numerosi i frammenti del primo e del quinto libro del trattato "Sul Mar Eritreo", nel quale Agatarchide indugia sulla descrizione fisica del Corno d'Africa e delle coste del mar Eritreo, non tralasciando di trattare anche degli animali tipici della zona (elefanti, giraffe e rinoceronti). Sono anche descritti i costumi degli abitanti, gli Ittiofagi (i "mangiatori di pesce"), come venivano chiamati da taluni storici antichi, le loro attività e abitudini. Alcuni passi dell'opera sono tratti direttamente da Diodoro Siculo (specialmente III, 12-18), Strabone, Plinio il Vecchio, Claudio Eliano e altri autori.

Fozio nella sua Biblioteca afferma che l'opera è scritta in attico, in uno stile chiaro ed elegante, ad imitazione di Tucidide anche nella struttura dei discorsi presenti nel testo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti secondarie

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