Publio Sulpicio Quirinio

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Publio Sulpicio Quirinio
Roman SPQR banner.svg Console dell'Impero romano
Nome originale Publius Sulpicius Quirinius
Nascita 45 a.C. circa
Morte 21 d.C.
Gens Sulpicia
Consolato 12 a.C.

Publio Sulpicio Quirinio (in latino: Publius Sulpicius Quirinius; Lanuvio, 45 a.C. circa – 21) fu un politico e un comandante militare dell'Impero romano, governatore della Siria all'inizio del I secolo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Lanuvio da famiglia ricca di homines novi che non vantava tra gli ascendenti alcun senatore o magistrato. Nel 15 a.C. Augusto lo nominò proconsole della provincia di Creta e Cirenaica. È presumibile che in precedenza, data l'importanza dell'incarico, Publio Sulpicio Quirino avesse già svolto funzioni analoghe; non era infatti possibile ricoprire la carica di proconsole a meno che non avesse già ricoperto il ruolo di pretore, per il cui incarico era necessario aver raggiunto un’età di circa trenta anni ed essere stato tribuno militare, o questore. Tacito fornisce alcuni brevi cenni storici: “Quirinio non apparteneva affatto all’antica e patrizia famiglia dei Sulpicii, essendo egli nato nel municipio di Lanuvio; ma siccome era valente nell’arte della guerra ed energico nel rendere servizi, sotto il divo Augusto aveva ottenuto il consolato"[1].

L'incarico in Cirenaica potrebbe essere servito a dimostrare le qualità militari contro le popolazioni berbere di Garamanti e Marmaridi,[2] due tribù del deserto del Sahara libico che abitavano a sud di Cirene. È vero anche che, considerando improbabile l'aver potuto disporre in questa provincia di un esercito legionario, le operazioni contro queste tribù berbere potrebbero essere state condotte dallo stesso, quindici anni più tardi, in qualità di Proconsole d'Africa, come sembra suggerire lo stesso Dione per l'anno 1 a.C.-1 d.C.[3].

Nel 12 a.C. assurse al consolato[4] e pochi anni più tardi era nominato proconsole d'Asia, in un periodo compreso tra l’11 ed il 2 a.C., ed attorno all'1 a.C.-1 d.C. ricoprì il ruolo di governatore dell'Africa proconsolare. Poco dopo era chiamato da Gaio Cesare come suo consigliere personale, in seguito alla morte prematura del precedente consigliere Marco Lollio (si narra per suicidio).

Tutore di Gaio Cesare[modifica | modifica sorgente]

Nel 4 gli erano affidati gli incarichi di legato imperiale di Galazia e Panfilia (attuale Turchia centrale), oltre a tutore di Gaio Cesare, nipote di Augusto e suo successore designato. Per l'apprendimento delle regole di governo e la conoscenza dell'impero fu deciso un viaggio nelle province orientali.

Il viaggio iniziò il 29 gennaio, da Roma: oltre a Sulpicio Quirinio si ricordano lo storico Velleio Patercolo, Marco Lollio e Seiano (il futuro prefetto del pretorio di Tiberio). Del viaggio sappiamo di un abboccamento con Fraate IV re dei Parti su un'isola nel fiume Eufrate e dell'invasione dell'Armenia nella quale Gaio Cesare venne ferito a morte.

In seguito a questi avvenimenti combatteva contro le popolazioni montane degli Omonadensi della vicina Cilicia (4-5). E per questi successi si meritava gli ornamenta triumphalia.

Ribellione in Giudea[modifica | modifica sorgente]

Il console Quirino riceve Maria e Giuseppe per il censimento

La situazione mediorientale (complicata dalle sommosse in Galilea e dall'inettitudine dell'etnarca Erode Archelao) e la questione della successione esigevano delle risposte immediate. Augusto provvide tempestivamente designando Tiberio come suo successore e quasi immediatamente, nominando Quirinio come legato della Siria, una delle province più importanti dell'impero, e comandante delle quattro legioni qui presenti (III Gallica, VI Ferrata, X Fretensis, XII Fulminata).

Su ordine di Augusto, nel 6, Erode Archelao venne esiliato in Gallia e così la Giudea diventò una parte autonoma della provincia romana Siria, regolata da un prefetto. La riorganizzazione amministrativa comportava un aspetto fiscale che ben presto fu causa di nuove ribellioni. Infatti se da un lato era previsto un censimento[5] per il pagamento della capitazione dall'altro, la nuova tassa, dovette essere pagata in denaro. Se già una tassa in denaro non era bene accetta in quanto più onerosa (soprattutto quando a un cattivo raccolto seguiva il peso economico di un prestito per pagare le tasse) tra gli ebrei la questione diveniva ancora più delicata in quanto destava scandalo il fatto che sulle monete romane fossero raffigurate effigi umane.

La reazione fu una rivolta capeggiata da un fariseo di nome Zadok e Giuda il Galileo. Questi era discendente di un certo Ezechia (che con la sua banda aveva infestato la Galilea ai confini della Siria) catturato e ucciso da Erode appena entrato in possesso della regione (37 a.C.). Il manifesto della rivolta era che essendo il dio d'Israele l’unico signore, avrebbe aiutato e concesso la grazia a coloro che si fossero ribellati dal rendere omaggio o adorazione (perché blasfemo) all'imperatore romano o a chi per esso.

Di Giuda così riferisce Giuseppe Flavio:

« Divenuto ormai lo spavento di tutti, depredava quanti incontrava, aspirava a cose sempre più grandi, la sua ambizione erano ormai gli onori reali, premio che egli aspettava di ottenere non con la pratica della virtù, ma con la prepotenza che usava verso tutti. […] Giuda spinse gli abitanti alla ribellione, colmandoli di ingiurie se avessero continuato a pagare il tributo ai Romani e ad avere, oltre dio, padroni mortali. Questi era un dottore che fondò una sua setta particolare, e non aveva nulla in comune con gli altri. Giuda non era un semplice bandito, bensì un dottore benestante se lo storico giudeo asserisce che lui e un certo Saddoc, […] diedero inizio tra noi a una astrusa scuola di filosofia, e quando acquistarono una quantità di ammiratori, subito riempirono il corpo politico di tumulto e vi inserirono ancora i semi di quei torbidi che in seguito sopraffecero; e tutto avvenne per la novità di quella filosofia finora sconosciuta che ora descrivo. Il motivo per cui do questo breve resoconto è soprattutto perché lo zelo che Giuda e Saddoc ispirarono nella gioventù fu l'elemento della rovina della nostra causa. »
(Antichità giudaiche, libro 18)

Sulla rivolta non ci sono testimonianze infatti essa è assente dal catalogo dei interventi registrati dai legati della Siria dello storico romano Tacito;[6] in altri termini fu un importante ma limitato fatto locale visto che non era conosciuta. Comunque la sommossa fu sedata nel sangue, Giuda e Zadok furono uccisi.

Ritorno a Roma[modifica | modifica sorgente]

Nel 14 Tiberio successe ad Augusto: Sulpicio Quirinio ritornò a Roma a godersi, ormai anziano, il potere e le ricchezze accumulate. Le sue vicende matrimoniali sono ricordate da Tacito in quanto, risposatosi in tarda età con Emilia Lepida, nel 20 ne ripudiò il figlio.

Alla sua morte, avvenuta nel 21, la discendenza si interruppe non avendo avuto figli neppure dalla prima moglie Appia Claudia. L'imperatore Tiberio ne pronunciò l'elogio funebre, come riporta Tacito.[7]

Compagno d’armi di Sulpicio Quirino era Gaio Valgio Rufo, oggi conosciuto come un poeta di elegie e epigrammi.

Censimento[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Censimento di Quirinio.

Nel 6, mentre era legato in Siria, organizzò un censimento della popolazione della Giudea, identificato da alcuni con il censimento cui si fa riferimento nel vangelo secondo Luca in occasione della nascita di Gesù.[8][5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tacito, Annali, III, 48
  2. ^ Floro, Compendio di Tito Livio, II, 31.
  3. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LV, 10a.
  4. ^ Nel Chronographus Anni CCCLIIII, elenco di consoli romani, il nome di Quirinio compare nel 12 a.C. insieme a quello di Messalla
  5. ^ a b Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, VII, 7.4.
  6. ^ Tacito, Historiae V, 9.
  7. ^ Tacito, Annales, III, 48.
  8. ^ Luca, 2, 1-7.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Fasti consulares Successore Consul et lictores.png
Tiberio Claudio Nerone
e
Publio Quintilio Varo
(12 a.C.)
con Marco Valerio Messalla Barbato Appiano
Quinto Elio Tuberone
e
Paullo Fabio Massimo

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