Gens Sulpicia

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Magistrature della gens Sulpicia
Periodo Repubblica e Impero romano
Consolati 33
Tribunati consolari 13
Dittature 3
Censure 4
Magistri equitum -
Decemvirati 1

La gens Sulpicia fu una delle più antiche famiglie patrizie di Roma, a cui appartennero una serie di uomini illustri, dalla fondazione della Repubblica fino al periodo imperiale. Il primo membro della gens che raggiunse il consolato solo nove anni dopo la cacciata dei Tarquini fu Servio Sulpicio Camerino, nel 500 a.C., mentre l'ultimo nome ad apparire nei Fasti consolari fu quello di Sesto Sulpicio Tertullo nel 158. Anche se di origine patrizia, alla famiglia appartennero anche membri plebei, alcuni dei quali potrebbero essere stati discendenti di liberti della gens[1].

Praenomina utilizzati dalla gens[modifica | modifica sorgente]

I Sulpicii adottarono di solito solo quattro praenomina: Publius, Servius, Quintus, e Gaius. L'unico altro praenomen che compare in epoca repubblicana è Marcus, conosciuto come il padre di Gaio Sulpicio Petico, cinque volte console durante il IV secolo a.C. L'ultimo dei Sulpicii conosciuto per avere ricoperto la carica di console aveva il praenomen Sextus, un praenomen altrimenti sconosciuto nella gens.

Famiglie[modifica | modifica sorgente]

I cognomi dei Sulpicii durante la Repubblica furono Camerino Cornuto, Galba, Gallo, Longo, Patercolo, Petico, Pretestato, Quirino, Rufo e Saverrione. Oltre a questi cognomina, ne esistono alcuni appartenenti a liberti e ad altre persone sotto l'Impero. Sulle monete si trovano i cognomi Galba, Platorino, Proclo e Rufo[1].

Membri della gens[modifica | modifica sorgente]

Sulpicii Camerini[modifica | modifica sorgente]

Camerino era il nome di una famiglia patrizia della gens Sulpicia, che probabilmente deriva il nome dalla antica città di Cameria (o Camerium), nel Lazio (molti di loro portavano l'agnomen Cornuto). I Camerini ricoprirono più volte i più alti uffici nello Stato nei primi tempi della Repubblica, ma dopo il 345 a.C., quando Servio Sulpicio Camerino Rufo fu console, non si ha traccia di loro per alcuni secoli, fino a quando Quinto Sulpicio Camerino divenne console nell'anno 9. La famiglia era considerata una delle più nobili a Roma nei primi tempi dell'Impero[2]. Tra gli altri Sulpicii Camerini si ricordano:

Sulpicii Praetextati[modifica | modifica sorgente]

La piccola famiglia dei Praetextati, discendente dai Camerini, apparve nella seconda metà del V secolo a.C. Probabilmente derivava il suo nome dall'aggettivo praetextatus, ovvero rivestito della toga praetexta, un indumento orlato di porpora indossato dai giovani e dai magistrati[4]. Ai Sulpicii Praetextati appartengono:

Sulpicii Longi[modifica | modifica sorgente]

La famiglia dei Sulpicii Longi fiorì durante il IV secolo a.C., a partire dal sacco gallico di Roma nel 390 a.C. e per tutto il periodo delle guerre sannitiche. Ai Sulpicii Longi appartengono:

Sulpicii Rufi[modifica | modifica sorgente]

Il cognome Rufus, dall'aggettivo omonimo che significa "fulvo", si riferisce probabilmente al colore dei capelli di uno dei Sulpicii, e potrebbe essere iniziato come un ramo collaterale dei Camerini, in quanto entrambi i cognomina risultano presenti in uno dei consoli del 345 a.C. Sempre al ramo dei Sulpicii Rufi appartengono:

Sulpicii Galli[modifica | modifica sorgente]

I Sulpicii Galli erano una famiglia del II e del III secolo a.C. Il loro cognome poteva riferirsi ad un gallo o alla Gallia. Il maggiore esponente di questa famiglia fu Gaio Sulpicio Gallo, politico e militare di successo. Ai Sulpicii Galli appartengono:

Sulpicii Galbae[modifica | modifica sorgente]

La famiglia dei Sulpicii Galbae apparve per la prima volta durante la seconda guerra punica, e vi rimase fino al I secolo, quando Servio Sulpicio Galba rivendicò il titolo di imperatore. Il cognome può condividere una radice comune con l'aggettivo galbinus, che indica un colore giallo verdastro, anche se l'origine del termine è tuttora poco chiara[10]. Ai Sulpicii Galbae appartengono:

Altri membri[modifica | modifica sorgente]

Tra gli altri membri di rilievo della gens Sulpicia ricordiamo ancora:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Smith, III, op. cit., p. 849.
  2. ^ a b c Smith, I, op. cit., p. 590.
  3. ^ Cassio Dione, Storia romana, LXIII, 18,2.
  4. ^ L'aggettivo praetextus assume anche il significato figurato di qualcosa di velato o nascosto.
  5. ^ Smith, III, op. cit., p. 944.
  6. ^ Livio, AUC, Libro VI, 4, 18, 21.
  7. ^ Smith, III, op. cit., pp. 945-46.
  8. ^ a b Smith, III, op. cit., p. 946.
  9. ^ Smith, II, op. cit., pp. 228-29.
  10. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Libro VII, Galba, 3,1.
  11. ^ Smith, II, op. cit., p. 205.
  12. ^ Smith, II, op. cit., pp. 205-06.
  13. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Libro VII, Galba, 3,2.
  14. ^ Cantarella, op. cit., p. 126.
  15. ^ Il suo praenomen non è noto, in Grainger, op. cit., p. 121.
  16. ^ Smith, III, op. cit., p. 945.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Fonti secondarie[modifica | modifica sorgente]

  • Eva Cantarella, Passato prossimo: donne romane da Tacita a Sulpicia, Milano, Feltrinelli, 1996, ISBN 88-07-47005-5.
  • (EN) John D. Grainger, Nerva and the Roman succession crisis of AD 96-99, Routledge, 2002, ISBN 0-415-28917-3.
  • (EN) William Smith, Dictionary of Greek and Roman biography and mythology, vol. I, John Murray, Londra, 1869.
  • (EN) William Smith, Dictionary of Greek and Roman biography and mythology, vol. II, Little, Brown and Company, Boston, 1867.
  • (EN) William Smith, Dictionary of Greek and Roman biography and mythology, vol. III, Little, Brown and Company, Boston, 1867.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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