Epigramma

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L'epigramma è una iscrizione poetica encomiastica o dedicatoria o più spesso funeraria. Più comunemente viene inteso come epigramma un componimento poetico di vario carattere che si contraddistingue per la sua brevità e icasticità.

Nella letteratura classica l'epigramma, dal greco ἐπί-γραφὼ (letteralmente: "scrivere su", "scrivere sopra"), è un'iscrizione funeraria o commemorativa, destinata ad essere incisa su materiali durevoli quali la pietra e il bronzo: da questa circostanza deriva il carattere della brevità, conservatosi anche quando l'epigramma divenne un vero e proprio genere letterario in età ellenistica e bizantina trattando temi diversi. In epoca imperiale l'epigramma assunse carattere satirico.

Il metro adoperato poteva essere inizialmente molto vario: nel più antico esempio, l'iscrizione greca incisa sulla cosiddetta coppa di Nestore (seconda metà dell'VIII secolo a.C.), un trimetro giambico precede due esametri epici. A partire dal V secolo a.C. viene però quasi sempre adoperato il distico elegiaco, che si compone di un esametro e di un pentametro.

Nella letteratura greca sono famosi gli epitafi composti dal greco Simonide di Ceo nel V secolo a.C., in memoria dei caduti della battaglia di Maratona e di quelli delle Termopili, da Ione di Chio (V secolo a.C.), da Anite di Tegea (III secolo a.C.), da Callimaco (III secolo a.C.), da Meleagro di Gadara (II secolo a.C.) a cui si deve il merito di aver composto per prima una raccolta di epigrammi antichi e recenti.[1]

Tra gli scrittori latini furono grandi epigrammisti Quinto Ennio, Gaio Lucilio, con alcuni suoi frammenti, Catullo che usò i distici elegiaci ma soprattutto Marziale che con tono arguto, pungente e veloce utilizzò, come Catullo, il metro distico o l'endecasillabo falecio.

Gli antichi epigrammisti vennero imitati nel Quattrocento da Angelo Poliziano e dal Sannazzaro e nel Cinquecento dall'Alamanni che nei suoi Epigrammi riproduce il distico elegiaco con una coppia di endecasillabi a rima baciata o a rima zero.

Dal Seicento si distinsero, per i loro epigrammi, a carattere satirici e politico: Boileau, Racine, Voltaire, Jean-Baptiste Rousseau.

In epoca contemporanea usa l'epigramma Pier Paolo Pasolini in Umiliato e offeso utilizzando un distico a rima baciata simile all'alessandrino e Fortini in "L'ospite ingrato" in Carlo Bo: "Carlo Bo./No" dove Carlo Bo è il titolo e il monosillabo "no" è la più breve poesia italiana che sia stata concepita fino ad ora. Titolo e testo formano inoltre una rima tronca, di un carattere comico che s'addice perfettamente alla struttura e al genere epigrammatico.

[modifica] Note

  1. ^ Le Muse, De Agostini, Novara, Vol.IV, pag.365

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