Epigramma

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L'epigramma è una iscrizione poetica encomiastica o dedicatoria o più spesso funeraria. Più comunemente viene inteso come epigramma un componimento poetico di vario carattere che si contraddistingue per la sua brevità e icasticità.

Nella letteratura classica l'epigramma, dal greco ἐπί-γράφω (letteralmente: "scrivere su", "scrivere sopra"), è un'iscrizione funeraria o commemorativa, destinata ad essere incisa su materiali durevoli quali la pietra e il bronzo: da questa circostanza deriva il carattere della brevità, conservatosi anche quando l'epigramma divenne un vero e proprio genere letterario in età ellenistica e bizantina trattando temi diversi. In epoca imperiale l'epigramma assunse carattere satirico.

Il metro adoperato poteva essere inizialmente molto vario: il più antico esempio, risalente al III secolo a.C., sono gli epigrammi sepolcrali di Posidippo di Pella i quali rappresentano la vita di persone comuni "raccontate" da persone a loro care e rielaborate da Posidippo stesso. Questo poeta dava molta importanza alla vita e valore alle singole storie; una sua caratteristica peculiare era quella di riuscire a trasmettere tramite le parole scritte sulla lapide le gesta in vita di queste persone. Non tutto l'epigramma era intero, ma il titolo ed alcune parti erano aggiunte successivamente da parte di filologici, perché mancanti. Un poeta successivo a Posidippo è Simonide, vissuto nel 556 a.C.; anch'esso fu autore di molteplici epigrammi sepolcrali, soprattutto di eroi greci di cui ne racconta le gesta in battaglia e della loro gloriosa morte.

L'iscrizione greca incisa sulla cosiddetta coppa di Nestore (seconda metà dell'VIII secolo a.C.), un trimetro giambico precede due esametri epici. A partire dal V secolo a.C. viene però quasi sempre adoperato il distico elegiaco, che si compone di un esametro e di un pentametro.

Nella letteratura greca sono famosi gli epitafi composti dal greco Simonide di Ceo nel V secolo a.C., in memoria dei caduti della battaglia di Maratona e di quelli delle Termopili, da Ione di Chio (V secolo a.C.), da Anite di Tegea (III secolo a.C.), da Callimaco (III secolo a.C.), da Meleagro di Gadara (II secolo a.C.) a cui si deve il merito di aver composto per prima una raccolta di epigrammi antichi e recenti.[1]

Tra gli scrittori latini furono grandi epigrammisti Quinto Ennio, Gaio Lucilio, con alcuni suoi frammenti, Catullo che usò i distici elegiaci ma soprattutto Marziale che con tono arguto, pungente e veloce utilizzò, come Catullo, il metro distico o l'endecasillabo falecio.

Gli antichi epigrammisti vennero imitati nel Quattrocento da Angelo Poliziano e dal Sannazzaro e nel Cinquecento dall'Alamanni che nei suoi Epigrammi riproduce il distico elegiaco con una coppia di endecasillabi a rima baciata o a rima zero.

Dal Seicento si distinsero, per i loro epigrammi, a carattere satirici e politico: Boileau, Racine, Voltaire, Jean-Baptiste Rousseau.

In epoca contemporanea usa l'epigramma Pier Paolo Pasolini in Umiliato e offeso utilizzando un distico a rima baciata simile all'alessandrino e Fortini in "L'ospite ingrato" in Carlo Bo: "Carlo Bo./No" dove Carlo Bo è il titolo e il monosillabo "no" è la più breve poesia italiana che sia stata concepita fino ad ora. Titolo e testo formano inoltre una rima tronca, di un carattere comico che s'addice perfettamente alla struttura e al genere epigrammatico. Un celebre poeta statunitense vissuto tra il 1860 e il 1950 fu Edgar Lee Masters, il quale è stato autore di un famoso libro che racchiude centinaia di epigrammii quali raccontano la vita degli abitanti dei paesini di Lewistown e Petersburg, vicino a Springfield nell'Illinois. Gli epigrammi da lui scritti narrano la vita di persone comuni, come quelli di Posidippo di Pella e possiamo ricavarne le caratteristiche personali e capire qualcosa in più del loro modo di vivere.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Le Muse, De Agostini, Novara, Vol.IV, pag.365

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