Tribuno militare

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Tribunus militum
Tribuno.jpg
Tribuno repubblicano. I centurioni portavano il fregio a criniera orizzontale.
Descrizione generale
Attiva Età regia - 476
Nazione Roma Antica
Tipo ufficiale della legione romana
Guarnigione/QG Castrum
Decorazioni Dona militaria

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Il tribunus militum (ovvero tribuno dei soldati, era sinonimo di capo della tribus fin dai tempi di Romolo[1]) era un ufficiale dell'esercito romano. Il nome deriva dall'essere stato a capo di una delle antiche tribù, fin dall'epoca regia.[2]

Storia[modifica | modifica sorgente]

All'epoca della Roma repubblicana, c'erano sei tribuni per ogni legione. L'autorità era data a due di loro e il comando era a rotazione tra tutti e sei. I tribuni erano nominati dal Senato e per avere questo incarico era sufficiente far parte della classe senatoria. Inoltre, all'inizio della guerra degli ordini (V-IV secolo a.C.) si ricorreva a tribunus militum consulari potestate (tribuni militari con poteri consolari), per ovviare alle pressioni della parte plebea che spingeva per l'accesso al consolato (carica accessibile solamente ai patrizi), cosa che alla fine ottenne dopo le leggi Licinie-Sestie.

Invece dei soliti due consoli, si eleggevano tra i quattro e i sei tribuni per quell'anno. Nel 366 a.C. i tribuni Licinio Stolone e Sestio Laterano ottennero l'abolizione dei tribuni dalla massima carica dello Stato a favore del consolato, composto da un console patrizio e uno plebeo. Allo stesso modo del senato, pure le assemblee del popolo avevano la possibilità di eleggere un tribuno, il quale prendeva il nome di tribunus militum a populo.

Erano eletti dopo i consoli in numero di 24 (dei quali 14 con cinque anni di servizio e 10 con dieci anni di servizio) al tempo delle guerre pirriche.[3]

Dopo la riforma mariana dell'esercito romano (I secolo a.C.), che creò i soldati di professione, le legioni furono comandate dal legatus. C'erano sempre sei tribuni per legione: subito sotto il legato c'era il tribuno laticlavio, che era un giovane di estrazione senatoria, e poi, con un rango inferiore, vi erano cinque tribuni angusticlavi, che provenivano dal ceto equestre.

In epoca imperiale, i tribuni rivestivano il ruolo di ufficiali superiori, come nel caso delle coorti di Vigili (tribunus cohortis vigilum). Un giovane di estrazione senatoria iniziava la sua carriera politica dopo aver ricoperto il tribunato laticlavio (a cui si poteva accedere dopo aver compiuto i venti anni). Per quanto riguarda il tribunato angusticlavo, dall'epoca di Claudio, esso rivestiva il secondo posto nelle militiae equestris o tres militiae, più importante della prefettura di coorte ausiliaria e meno della prefettura d'ala: si trattava del tribunus cohortis milliariae.[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Plutarco, Vita di Romolo, 20, 2.
  2. ^ Carmine Ampolo, La nascita della città, vol.13, pp.170-171.
  3. ^ Polibio, Storie, VI, 19, 1-2.
  4. ^ G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, Rimini 2008, p. 32.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne
  • Carmine Ampolo, La nascita della città, in Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, vol.13, Milano 2008.