Assemblee romane
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Assemblee romane
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La Repubblica Romana (Res Publica Romana) investiva i poteri formali di governo in quattro separate assemblee, i Comitia Curiata, i Comitia Centuriata, i Comitia Populi Tributa, e il Concilium Plebis.
Il termine comitium indica sia i luoghi stabiliti per radunare le assemblee sia le consultazioni popolari di epoca romana.
Diversamente dalle camere moderne, questi organi combinavano assieme funzioni elettorali, legislative e giuridiche, e possedevano il potere di emanare leggi ex post facto, rendendo retroattivamente illegale una determinata azione. Si noti che il Senato Romano era una camera deliberativa, e non possedeva poteri legislativi o giuridici.
Indice |
Comitia Curiata e Comitia Calata[modifica]
| Per approfondire, vedi Comizi curiati. |
I Comitia Curiata, cioè l'assemblea delle Curia era la più antica delle assemblee romane, al di fuori degli scarsamente citati Comitia Calata. Secondo una chiave interpretativa i Comitia calata erano tra i comizi cittadini più antichi, che avevano per oggetto materia la religione romana. A loro sembra veniva affidata la nomina del rex sacrorum e dei testamenta calatis comitiis e della detestatio sacrorum, cioè all'uscita di un patrizio dal suo rango. Sembra si radunassero sul Campidoglio[1] basandosi sull'organizzazione delle trenta curiae. Sembra che fosse presieduta dal Pontifex Maximus, il quale investiva i nuovi sacerdoti e le vergini vestali.[1]
I comitia Curiata, rappresentavano invece le tre originali tribù romane dei Tities, Ramnes e Luceres (i tre gruppi etnici che costituivano la città) nella formulazione di leggi ed elezione dei magistrati (tra cui il rex) ed erano organizzati in 30 curiae. Secondo alcuni studiosi il termine "Curia" veniva da co-viri, cioè uomini riuniti. Questo organismo originariamente eleggeva i magistrati maggiori, ma in seguito ebbe un carattere essenzialmente aristocratico e religioso, essendo stato sostituito nelle competenze dai Comitia Centuriata.
Comitia Centuriata[modifica]
| Per approfondire, vedi Comizi centuriati. |
I Comitia Centuriata (Comizi delle Centurie) comprendevano sia patrizi che plebei, organizzati in cinque classi economiche e distribuiti in suddivisioni interne chiamate Centurie.
Le classi avevano una base timocratica, cioè l'appartenenza alle varie centurie era determinata dal census, o ricchezza, del cittadino. L'appartenenza alle Centurie richiedeva un certo status economico, essenzialmente di tipo terriero. Secondo le proprietà possedute si avevano più obblighi ma contestualmente si aveva un maggior potere politico. Secondo la tradizione questi Comitia erano stati istituiti da Servio Tullio nel processo di ristrutturazione dell'organizzazione militare.
I Comizi si riunivano annualmente per eleggere i consoli e i pretori dell'anno successivo, e quinquennalmente per eleggere i censori; si riuniva anche per giudicare casi di alto tradimento (perduellio), anche se quest'ultima funzione decadde dopo che Lucio Appuleio Saturnino introdusse un formato più gestibile (maiestas).
Il voto individuale era contato all'interno della propria Centuria e determinava il voto finale della Centuria. Poiché solo le prime 18 Centurie erano mantenute alla loro dimensione nominale di 100 membri, i membri di queste Centurie esercitavano un'influenza sproporzionata sul risultato del voto. Le Centurie come le tribù si possono vedere come i moderni seggi dove ognuno degli iscritti si reca a votare nella propria centuria o tribù assegnata. Queste ultime poi esprimevano un voto globale che era il risultato dei voti interni. Il Comizio Centuriato, in origine un'assemblea militare di cavalieri, doveva riunirsi al di fuori del pomerium di Roma, nel Campo Marzio, ed era per questo problematico convocarla e gestirla. Non veniva di norma utilizzata, eccetto per l'elezione dei magistrati dell'anno successivo.
Comitia Populi Tributa[modifica]
| Per approfondire, vedi Comizi tributi. |
I Comitia Populi Tributa (Comizi delle Genti Tribali) comprendevano sia patrizi che plebei, distribuiti in trentacinque tribù, nelle quali tutti i cittadini romani venivano collocati per scopi elettorali e amministrativi. La vasta maggioranza della popolazione di Roma era distribuita tra quattro tribù urbane, il che significava che i loro voti erano individualmente insignificanti; come per il Comitato delle Centurie, il voto era indiretto, con un voto assegnato ad ogni tribù. Il voto era quindi pesantemente sbilanciato a favore delle trentuno tribù rurali. I Comizi Tributi si riunivano alla sorgente Comizia, nel Foro Romano, ed eleggevano gli Edili (solo quelli curulis), i Questori e i tribuni dei soldati (tribuni militum). Conducevano gran parte dei processi, finché il dittatore Lucio Cornelio Silla stabilì le corti permanenti (quaestiones).
Concilium Plebis[modifica]
| Per approfondire, vedi Concilium plebis. |
Il Concilium Plebis (Assemblea della Plebe) era anch'esso un'assemblea tribale, ma escludeva tutti i patrizi, cui era vietato prendere parte ai raduni. Solo i tribuni della plebe (tribuni plebis) potevano convocare il Concilio della Plebe, che si riuniva usualmente alla sorgente Comizia (i senatori patrizi spesso osservavano dai gradini della Curia Hostilia e interrompevano i tribuni durante gli incontri -- i politici romani erano considerevolmente più litigiosi di quelli moderni. Inizialmente le deliberazioni adottate dai Concilia plebis avevano valore di deliberazioni interne, con efficacia limitata ai soli plebei. Solo successivamente, in seguito all'approvazione della Lex Hortensia nel 287 a.C., si affermò il principio secondo cui le decisioni assunte nei concilia plebis avrebbero vincolato senz'altro tutti i cittadini. Nell'età imperiale la maggior parte dei provvedimenti legislativi, sebbene indicati dai giuristi romani come leggi, erano in realtà plebisciti. Il concilium plebis inoltre eleggeva gli edili (solo quelli plebis) e i tribuni della plebe, e conduceva processi; quest'ultima funzione cadde in disuso con la creazione delle corti permanenti.
Senato[modifica]
| Per approfondire, vedi Senato romano e senatoconsulto. |
Anche se il Senato passava i senatus consulta ("gli avvisi del senato") raccomandando leggi e misure, questi erano comparabili alle moderne risoluzioni delle Nazioni Unite, e non avevano nessun valore di legge (eccetto nel caso del senatus consultum de republica defendenda, il cosiddetto decreto finale che nominava un dittatore per dirigere i consoli a "prendersi cura che la Repubblica non corresse rischi"). Questo si può vedere nella condotta della Guerra Giugurtina, quando il Senato passò un senatus consultum estendendo il ruolo di comandante in capo di Quinto Cecilio Metello Numidico, ma l'assemblea della plebe approvò invece un plebiscito che nominava Gaio Mario al posto di Metello Numidico. Anche se Giulio Cesare venne nominato proconsole della Gallia Cisalpina e dell'Illiria da un senatus consultum, gli fu assegnata la Gallia Transalpina per plebiscito.
Le riforme di Silla[modifica]
Durante il suo consolato dell'88 a.C., Lucio Cornelio Silla passò una serie di leges Corneliae che alterarono radicalmente la struttura della Repubblica. La sua terza legge proibiva ai Comitia Populi Tributa ed all'Assemblea della Plebe di esaminare qualsiasi legge a meno che non fosse inviata alle assemblee da un senatus consultum con una raccomandazione di valutazione favorevole. La sua quarta legge ristrutturava i Comitia Centuriata in modo che la prima classe -- i senatori e i cavalieri più potenti -- avesse quasi il cinquanta per cento del potere di voto. La quinta legge spogliò entrambe le assemblee tribali -- i Comitia Populi Tributa ed all'Assemblea della Plebe -- delle loro funzioni legislative, lasciando la legislazione nelle mani di ristrutturati Comitia Centuriata (alle assemblee tribali rimasero l'elezione di certi magistrati e la conduzione dei processi, ma questi non potevano tenersi se non erano autorizzati da un senatus consultum).
Queste riforme furono rovesciate dai Populares guidati da Mario e Lucio Cornelio Cinna, ripristinate da Silla durante la sua dittatura rei publicae constituendae e di nuovo rovesciate dopo la sua morte. Queste rappresentano uno dei più ampi e diretti cambiamenti della costituzione romana sia durante il periodo della Repubblica che durante quello dell'Impero.
Note[modifica]
Bibliografia[modifica]
- L. Fezzi, Il tribuno Clodio, Roma-Bari 2008 (introduzione)
- Lintott, Andrew, The Constitution of the Roman Republic, Oxford University Press, 1999. 0-19-926108-3
- K. Sandberg, Magistrates and Assemblies. A Study of Legislative Practice in Republican Rome, Roma 2001.
- L.R. Taylor, Roman Voting Assemblies. From the Hannibalic War to the Dictatorship of Caesar, Ann Arbor 1966.