Giuda il Galileo

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Giuda di Ezechia, più noto come Giuda il Galileo o Giuda di Gamala, fu un pretendente al trono ebraico, rivendicando una discendenza dalla dinastia degli Asmonei, spodestata dalla dinastia erodiana. Fu fondatore della setta degli Zeloti e guidò due successive rivolte giudaiche contro l'Impero romano negli anni 6 e 7 d.C.[1].

Giudea e Galilea nel I secolo

Originario di Gamala, era figlio di Ezechia di Gamala, che si era ribellato contro Ircano II e i Romani e sarebbe stato sconfitto e ucciso da Erode Antipatro, che in seguito salì al trono giudaico.

Nell'anno 6, Giuda riunì a Seffori una moltitudine di uomini al suo comando e attaccò il palazzo governativo, conquistandolo, prelevando il denaro restante e raccogliendo le armi presenti per distribuirle ai suoi seguaci. Poi Giuda si proclamò sovrano. La fonte per la storia di Giuda, Flavio Giuseppe, non racconta la sorte dell'usurpatore; ad ogni modo è noto che il governatore romano della Siria, Publio Quintilio Varo, entrò in Giudea con le sue legioni e attaccò Gerusalemme.[2] Sconfitti i rivoltosi si ebbe una durissima repressione, con la crocifissione di circa duemila rivoltosi, che fece crescere i sentimenti antiromani della popolazione ebraica.

L'anno successivo la Giudea fu trasformata da regno tributario a territorio direttamente amministrato da Roma e si ebbe di conseguenza una riorganizzazione fiscale. Per consentire l'esazione delle imposte il governatore della Siria, Publio Sulpicio Quirinio organizzò un censimento, che provocò una nuova rivolta sempre guidata da Giuda il Galileo, che venne nuovamente sconfitto e ucciso.

Flavio Giuseppe riporta che i figli di Giuda, Giacomo e Simone vennero crocifissi dal Procurator Augusti Tiberio Giulio Alessandro nel 46 circa.[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La storia della rivolta è raccontata da Giuseppe Flavio nelle sue opere, la Guerra giudaica (Flavio Giuseppe) (II.8.1) e le Antichità giudaiche (XVIII).
  2. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, ii.56; Antichità giudaiche, xvii.271-272.
  3. ^ Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche 20.5.2 102

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]