Emilia Lepida

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Emilia Lepida (I secolo a.C.I secolo) è stata la moglie di Publio Sulpicio Quirinio e nipote del Triumviro Marco Emilio Lepido che era stato Pontifex maximus a Roma.

Nel 20 d.C. ebbe un figlio disconosciuto dal padre. Dell'episodio scrisse Publio Cornelio Tacito:

(LA)
« At Romae Lepida, cui super Aemiliorum decus L. Sulla et Cn. Pompeius proavi erant, defertur simulavisse partum ex P. Quirinio divite atque orbo. adiciebantur adulteria venena quaesitumque per Chaldaeos in domum Caesaris, defendente ream Manio Lepido fratre. Quirinius post dictum repudium adhuc infensus quamvis infami ac nocenti miserationem addiderat. haud facile quis dispexerit illa in cognitione mentem principis: adeo vertit ac miscuit irae et clementiae signa. deprecatus primo senatum ne maiestatis crimina tractarentur, mox M. Servilium e consularibus aliosque testis inlexit ad proferenda quae velut reicere voluerat. idemque servos Lepidae, cum militari custodia haberentur, transtulit ad consules neque per tormenta interrogari passus est de iis quae ad domum suam pertinerent. exemit etiam Drusum consulem designatum dicendae primo loco sententiae; quod alii civile rebantur, ne ceteris adsentiendi necessitas fieret, quidam ad saevitiam trahebant: neque enim cessurum nisi damnandi officio.

Lepida ludorum diebus qui cognitionem intervenerant theatrum cum claris feminis ingressa, lamentatione flebili maiores suos ciens ipsumque Pompeium, cuius ea monimenta et adstantes imagines visebantur, tantum misericordiae permovit ut effusi in lacrimas saeva et detestanda Quirinio clamitarent, cuius senectae atque orbitati et obscurissimae domui destinata quondam uxor L. Caesari ac divo Augusto nurus dederetur. dein tormentis servorum patefacta sunt flagitia itumque in sententiam Rubelli Blandi a quo aqua atque igni arcebatur. huic Drusus adsensit quamquam alii mitius censuissent. mox Scauro, qui filiam ex ea genuerat, datum ne bona publicarentur. tum demum aperuit Tiberius compertum sibi etiam ex P. Quirinii servis veneno eum a Lepida petitum. »

(IT)
« Intanto a Roma Lepida, che, oltre al lustro del casato degli Emilii, vantava come proavi Lucio Silla e Gneo Pompeo, subisce l'accusa di aver simulato un parto dal matrimonio con Publio Quirinio, ricco e senza figli. All'accusa si aggiungevano adulterii, impiego di veleni e predizioni chieste agli astrologi caldei sulla casa di Cesare: la difendeva il fratello Manio Lepido. Quirinio, col suo accanirsi in un'ostilità senza tregua anche dopo averla ripudiata, le aveva procurato, benché malfamata e colpevole, la compassione della gente. Nel corso dell'inchiesta sarebbe stato difficile intuire i veri sentimenti del principe: troppo volubile era nei suoi trapassi tra collera e clemenza. Cominciò pregando il senato di non tener conto dell'accusa di lesa maestà, ma poi indusse sottilmente il consolare Marco Servilio e altri testimoni a mettere in campo particolari che prima aveva dato l'impressione di voler rimuovere. Fu sempre lui a trasferire sotto il potere dei consoli gli schiavi di Lepida, detenuti nella prigione militare, e non permise che subissero un interrogatorio sotto tortura su fatti relativi alla sua famiglia. Dispensò anche il console designato Druso dall'esprimere per primo il suo parere: gesto interpretato come buon atto politico, perché esimeva gli altri dall'obbligo di adeguarvisi, ma secondo una diversa interpretazione era segno di crudeltà: Druso infatti non avrebbe rinunciato a una sua prerogativa, se non per lasciare ad altri il compito di condannare.

Nei giorni dedicati agli spettacoli, che avevano fatto sospendere il processo, Lepida entrò in teatro con un seguito di nobildonne, invocando con sommessi lamenti i suoi antenati e lo stesso Pompeo, di cui quell'edificio era vivo ricordo e le cui statue stavano lì visibili a tutti, e suscitò tanta commozione che i presenti, in preda al pianto, levarono feroci ingiurie e imprecazioni contro Quirinio, al quale, vecchio e senza figli e di oscurissima famiglia, veniva sacrificata una donna un tempo destinata a essere moglie di Lucio Cesare e nuora del divo Augusto. Ma in seguito, sottoposti gli schiavi a tortura, venne alla luce la vergognosa condotta di Lepida, e fu accolto il parere di Rubellio Blando, che proponeva per lei l'interdizione dall'acqua e dal fuoco. Gli diede il suo assenso Druso, benché altri si fossero espressi per una sentenza più mite. Per un riguardo a Scauro, che da lei aveva avuto una figlia, non si procedette alla confisca dei beni. Solo allora Tiberio rivelò di aver appreso dagli schiavi di Publio Quirinio che Lepida aveva attentato col veleno alla vita di quest'ultimo. »

(Annales, III, 22-23)