Tetrarchia

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Tetrarchia, derivato dal greco τετράρχης (tetràrches), composto da tétra, connesso con tettares (quattro) e árchein (governare), è una forma di governo risalente all'Antica Grecia che consiste nella divisione del territorio in quattro parti, ognuna retta da un'amministrazione distinta.

L'antica tetrarchia[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisione del regno di Erode il Grande alla sua morte: Tetrarchia di Erode Antipa (viola) e Tetrarchia di Erode Filippo II (arancio)

In grecia antica e nell'alto impero tetrarca era il capo della quarta parte di uno stato, cioè di una tetrade o tetrarchia. Si ebbe in Tessaglia e Galazia, dove ciascuna delle tre tribù, dei Tolistobogi, Tectosagi e Trocmi, fino circa l'85 a.C., fu suddivisa in quattro tetrarchie, ciascuna con il suo capo (dopodiché sparì definitivamente, a causa anche della riunione della Galazia). In seguito un solo tetrarca comandò l'intera tribù. Questo assetto sarà poi riconosciuto da Pompeo e fece sì che il titolo di tetrarca venisse riconosciuto come sinonimo di piccolo dinasta locale inferiore al rango di re e agli etnarchi (nella Grecia tardo ellenistica, governatore di una provincia orientale con titolo inferiore a quello di re).[1]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dinastia erodiana.

Il termine fu adottato anche dai romani per i piccoli stati della regione siriaca e viciniori.[2] Nel 43 a.C. con l'assassinio di Erode Antipatro, i suoi due figli, furono elevati al rango di tetrarchi da Marco Antonio (41 a.C.).[3] Nel 20 a.C. Erode, figlio di Antipatro, divenuto re dal 40, nominò tetrarca della Perea il fratello Ferora. Dopo la morte di Erode (4 d.C.) dei tre stati costituiti con la divisione del regno, due presero il nome di tetrarchie: Galilea e Perea furono riconosciute a Erode Antipa e quello di Batanea, Auranitide, Gaulantide e Traconitide a Erode Filippo.

Altra tetrarchia fu costituita con l'aggiunta dell'Abilene, che, dopo essere stata di un Lisania nel 37 fu donata da Caligola ad Agrippa I e poi passò ad Agrippa II. Un'ennesima di Calcide fu affidata da Claudio, ma col riconoscimento del titolo di re, a Erode fratello di Agrippa I dal 41 al 48: passò poi ad Agrippa II, che la tenne fino al 53.

La tetrarchia di Diocleziano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diocleziano.

Diarchia: due Augusti (285 - 293)[modifica | modifica wikitesto]

L'esempio storicamente più famoso fu la tetrarchia voluta da Diocleziano, imperatore romano dal 284 al 305. Con la morte dell'imperatore Numeriano nel novembre del 284 (a cui il padre Caro aveva affidato l'Oriente romano), ed il successivo rifiuto delle truppe orientali di riconoscere in Carino (il primogenito di Caro), il naturale successore, fu elevato alla porpora imperiale un validissimo generale di nome Diocleziano.

La guerra civile che ne scaturì inevitabilmente vide, in un primo momento, la vittoria di Carino sulle armate pannoniche dell'usurpatore, Giuliano, ed in seguito la sconfitta delle sue armate e morte (a causa di una congiura dei suoi stessi generali), sul fiume Margus nei pressi dell'antica città e fortezza legionaria di Singidunum ad opera di Diocleziano (primavera del 285).[4]

Ottenuto il potere, Diocleziano nominò nel novembre del 285 come suo vice in qualità di cesare, un valente ufficiale di nome Marco Aurelio Valerio Massimiano, che pochi mesi più tardi elevò al rango di augusto il 1º aprile del 286 (chiamato ora Nobilissimus et frater),[5] formando così una diarchia in cui i due imperatori si dividevano su base geografica il governo dell'impero e la responsabilità della difesa delle frontiere e della lotta contro gli usurpatori.[6]

Diocleziano, che si considerava sotto la protezione di Giove (Iovio), mentre Massimiano era sotto la protezione "semplicemente" di Ercole (Erculio, figlio di Giove), manteneva però la supremazia.[7] Tale sistema, concepito da un soldato come Diocleziano, non poteva che essere estremamente gerarchizzato.[8]

Tetrarchia: due Augusti e due Cesari (293 - 305)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sedi imperiali romane, zecche romane e monetazione tetrarchica.
Venice – The Tetrarchs 03.jpg Prima tetrarchia Diocletianus.PNG
I tetrarchi (scultura di porfido, Basilica di San Marco, a Venezia) La "prima tetrarchia" (293-305): le 12 diocesi nella nuova divisione dell'impero romano

Data la crescente difficoltà a contenere le numerose rivolte all'interno dell'impero, nel 293 si procedette a un'ulteriore divisione funzionale e territoriale, al fine di facilitare le operazioni militari: Massimiano nominò a Mediolanum come suo cesare per l'Occidente, Costanzo Cloro (1º marzo); mentre Diocleziano fece lo stesso con Galerio per l'Oriente, a Nicomedia (probabilmente a maggio).[9][10] L'impero fu diviso in quattro vaste aree territoriali con un numero di capitali imperiali crescente:

Questa divisione per area geografica indusse Diocleziano ad autorizzare la creazione di numerose zecche imperiali decentrate che, insieme alle tradizionali di Roma e Lugdunum, dovevano battere moneta in modo uniforme, per la sicurezza economica di tutte le quattro parti dell'Impero ed a supporto economico di tutte le principali armate che si concentravano lungo i confini imperiali.

Il sistema si rivelò efficace per la stabilità dell'impero e rese possibile agli augusti di celebrare i vicennalia, ossia i vent'anni di regno, come non era più successo dai tempi di Antonino Pio. Tutto il territorio venne ridisegnato dal punto di vista amministrativo, abolendo le regioni augustee con la relativa divisione in "imperiali" e "senatoriali". Vennero create dodici circoscrizioni amministrative (le "diocesi", tre per ognuno dei tetrarchi), rette da vicarii e a loro volta suddivise in 101 province. Restava da mettere alla prova il meccanismo della successione.

Tetrarchi e "legami" familiari[modifica | modifica wikitesto]

Tetrarca Legami famigliari Matrimoni e figli
Diocleziano suocero e padre adottivo di Galerio Dal matrimonio fra Diocleziano e Prisca
Massimiano suocero di Costantino I Dal matrimonio fra Massimiano e Eutropia
Galerio genero e figlio adottivo di Diocleziano, zio di Massimino Daia, suocero di Massenzio) Dal matrimonio fra Galerio e una donna non nota

Dal matrimonio fra Galerio e Valeria Galeria

Costanzo Cloro suocero di Licinio, figlio adottivo di Massimiano, fratello adottivo di Massenzio Dal matrimonio fra Costanzo e Flavia Giulia Elena

Dal matrimonio fra Costanzo e Flavia Massimiana Teodora

Massimino Daia nipote di Galerio
Licinio genero di Costanzo Cloro

La divisione territoriale e amministrativa[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diocesi (impero romano).

L'impero ormai diviso in quattro parti, tra due Augusti e due Cesari, a sua volta era diviso in 12 diocesi. Ognuna di queste diocesi era governata da un pretore vicario o semplicemente vicario (vicarius), sottoposto al prefetto del pretorio (alcune diocesi, peraltro, potevano essere governate direttamente dal prefetto del pretorio). Il vicario controllava i governatori delle province (variamente denominati: proconsules, consulares, correctores, praesides) e giudicava in appello le cause già decise in primo grado dai medesimi (le parti potevano scegliere se appellarsi al vicario o al prefetto del pretorio). I vicari non avevano poteri militari, infatti le truppe stanziate nella diocesi erano sotto il comando di un comes rei militaris, che dipendeva direttamente dal magister militum e aveva alle sue dipendenze i duces ai quali era affidato il comando militare nelle singole province. Qui sotto, la prima riorganizzazione voluta da Diocleziano con la tetrarchia, divisa in 12 diocesi, di cui 6 in Occidente e 6 in Oriente.[11]:

Tetrarchi Diocesi Territori (durante la Tetrarchia di Diocleziano)
Occidente
Augusto
d'Occidente
(Massimiano)
capitale
Mediolanum e Aquileia
Diocesi Italiciana Latium et Campania, Apulia et Calabria, Lucania et Bruttii, Samnium, Picenum, Umbria et ager Gallicus, Etruria, Aemilia, Liguria, Venetia et Histria e Transpadana, Sicilia, Sardegna e Corsica, Alpes Cottiae e la Raetia.
Diocesi d'Africa Africa proconsulare zeugitana, Byzacena, Mauretania Sitifensis, Mauretania Caesariensis, Numidia miliziana, Numidia cirtense, Tripolitania.
Diocesi delle Spagne Betica, Baleari, Cartaginense, Tarraconense, Galizia, Lusitania, Mauretania Tingitana.
Cesare
d'Occidente
(Costanzo Cloro)
capitale
Augusta Treverorum
Diocesi delle Britannie Maxima Caesariensis, Britannia I, Britannia II, Flavia Caesariensis.
Diocesi delle Gallie Lugdunensis I, Lugdunensis II, Belgica I, Belgica II, Germania I, Germania II, Alpes Poeninae et Graiae, Sequania.
Diocesi di Vienne Viennense, Alpes Maritimae, Aquitanica I, Aquitanica II, Novempopulana, Narbonensis I, Narbonensis II.
Oriente
Augusto
d'Oriente
(Diocleziano)
capitale
Nicomedia
Diocesi Pontica Bitinia, Galatia, Paflagonia, Cappadocia I, Cappadocia II, Diospontus, Pontus Polemoniacus, Armenia I, Armenia II.
Diocesi Asiana Hellespontus, Asia, Caria, Panfilia, Lycia, Lydia, Pisidia, Phrygia I, Phrygia I.
Diocesi d'Oriente Isauria, Cilicia, Cipro, Augusta Euphratensis, Siria Coele, Osroene, Mesopotamia, Fenicia, Augusta libanese, Palestina I, Palestina II, Arabia, Aegyptus Herculia, Aegyptus Iovi, Tebaide, Libia superiore, Libia inferiore.
Cesare
d'Oriente
(Galerio)
capitale
Sirmio
Diocesi delle Pannonie Noricum ripense, Noricum mediterraneo, Dalmazia, Pannonia superiore, Pannonia inferiore, Savense, Valeria.
Diocesi delle Mesie Moesia I, Praevalitana, Dardania, Dacia mediterranea, Dacia ripensis, Epirus vetus, Epirus nova, Macedonia, Thessalia, Acaia, Creta.
Diocesi della Tracia Europa, Tracia, Haemimontus, Rodope, Mesia II, Scythia.

Fine della tetrarchia (306-324)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra civile romana (306-324) e Costantino I.

Il 1º maggio del 305 Diocleziano e Massimiano abdicarono: i loro due cesari diventarono augusti, Galerio per l'oriente e Costanzo Cloro per l'occidente, e provvidero a nominare a loro volta i propri successori designati: Galerio scelse Massimino Daia e Costanzo Cloro scelse Flavio Valerio Severo.

L'anno seguente tuttavia, con la morte di Costanzo Cloro (306), il sistema andò in crisi: il figlio illegittimo dell'imperatore defunto, Costantino, venne proclamato augusto dalle truppe al posto del legittimo erede, Severo, e qualche mese dopo i pretoriani a Roma proclamarono imperatore Massenzio, figlio del vecchio augusto Massimiano Erculio, ripristinando il principio dinastico.

Nel 308 Diocleziano e Massimiano Erculio, in rotta con il figlio, si riunirono a Carnunto per cercare di riportare l'ordine: essendo stato eliminato l'anno prima Severo, per l'oriente restarono rispettivamente augusto e cesare Galerio e Massimino Daia, mentre per l'occidente fu nominato un nuovo augusto, Licinio, indicando come cesare il ribelle Costantino.

Né Costantino, né Massimino Daia accettarono la posizione subordinata che veniva loro offerta e si considerarono entrambi augusti. Si ebbero dunque quattro augusti, Galerio e Massimino Daia in oriente, Licinio in Illirico e Costantino in Gallia e Spagna, mentre Massenzio restava, come usurpatore, in Italia e Africa.

Nel 311 con la morte di Galerio, Massimino Daia si impadronì di tutto l'oriente e i tre augusti rimasti (ufficialmente elencati nell'ordine di anzianità al potere: Massimino, Costantino e Licinio) si coalizzarono contro Massenzio, che Costantino sconfisse nella battaglia di Ponte Milvio, presso Roma, il 28 ottobre del 312. Nel 313 moriva Massimino Daia e restavano solo due augusti: Costantino per l'occidente e Licinio per l'oriente. Dopo un primo conflitto nel 314, in seguito al quale l'Illirico passò a Costantino, Licinio venne definitivamente sconfitto nel 324 e Costantino rimase unico signore di tutto l'impero: la tetrarchia era definitivamente finita.

Cronologia della Tetrarchia (285 - 324)[modifica | modifica wikitesto]

Anni Oriente Occidente Roma
Usurpatori Cesari (293-310) Augusti Cesari (293-310) Usurpatori
285
(primavera-autunno)
  Diocleziano (Augusto) e Massimiano (Cesare).    
novembre 285 a marzo/maggio 293   Diocleziano
(Primus Augustus)
Massimiano Carausio  
   
293 al 305   Galerio Diocleziano
(Primus Augustus)
Massimiano Costanzo Cloro Alletto  
Domiziano    
     
305   Massimino Daia Galerio Costanzo Cloro
(Primus Augustus)
Flavio Severo    
306      
  Galerio
(Primus Augustus)
Flavio Severo Costantino I Massenzio
307   Costantino I Massimiano
Domizio Alessandro
  Massimino Daia Galerio
(Primus Augustus)
Costantino I
308  
  Galerio
(Primus Augustus)
Licinio
309  
 
310  
  Licinio e Massimino Daia Galerio
(Primus Augustus)
Costantino I  
311    
  Licinio e Massimino Daia Costantino I  
312    
     
313      
313 al 324   Licinio    
324 al 337   Costantino I, unico Imperatore romano.    

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tetrarchia in “Enciclopedia Italiana” – Treccani
  2. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, V, 21-22
  3. ^ Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche, XIV, 13, 1; Guerra giudaica, I, 12, 5.
  4. ^ Michael Grant, Gli imperatori romani, storia e segreti, Roma 1984, p.261.
  5. ^ CIL VIII, 22116-CIL VIII, 22187-
  6. ^ Grant, p.265; Chris Scarre, Chronicle of the roman emperors, New York 1999, pp.197-198.
  7. ^ Aurelio Vittore, Epitome 40, 10; Aurelio Vittore, Caesares, 39.18; Lattanzio, De mortibus persecutorum, 8 e 52.3; Panegyrici latini, II, XI, 20.
  8. ^ Y.Le Bohec, Armi e guerrieri di Roma antica. Da Diocleziano alla caduta dell'impero, Roma 2008, p.33.
  9. ^ Aurelio Vittore, Caesares, 39.30; Lattanzio, De mortibus persecutorum, 18.
  10. ^ Lattanzio, De mortibus persecutorum, VII, 1.2.
  11. ^ T.Cornell & J.Matthews, Atlante del mondo romano, Novara 1984, pp.172-173.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Fonti secondarie[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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