Monumento ai Tetrarchi

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Coordinate: 45°26′02.99″N 12°20′23.13″E / 45.434164°N 12.339758°E45.434164; 12.339758

Monumento ai Tetrarchi
Monumento ai Tetrarchi
Autore sconosciuto
Data 293-303 circa
Materiale altorilievo
Dimensioni 130 cm 
Ubicazione Piazza San Marco, Venezia

Il monumento ai Tetrarchi è un doppio gruppo statuario in porfido collocato all'esterno sul cantone del tesoro di San Marco in piazza San Marco a Venezia. È alto 1,30 metri.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo, attribuito alla statuaria della fine del III secolo o dell'inizio del IV, faceva parte di due colonne onorarie in porfido (materiale particolarmente duro e difficile da lavorare che proveniva dall'Egitto - provincia imperiale - e che dal IV secolo iniziò a venire associato con la dignità imperiale) e si trovava a Costantinopoli, assieme ad un più vasto gruppo statuario, nella piazza monumentale nota come Philadelphion. Venne quindi saccheggiato nel 1204 durante la spedizione, "deviata" dai Veneziani, della Quarta crociata. A conferma della provenienza bizantina delle statue a metà del XX secolo è stato ritrovato il frammento col piede mancante della statua di sinistra sul lato est, che oggi si trova nel Museo archeologico di Istanbul.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Dettaglio dei volti
Le spade

L'identificazione del doppio gruppo statuario con i primi quattro tetrarchi è tradizionale e generalmente accettata, nonostante qualche interpretazione che vi legge temi simbolici come l'abbraccio tra la pars Orientis e Occidentis. Tradizionalmente viene messo in relazione con la prima tetrarchia, tra il 293 e il 303.

Analogamente a rappresentazioni simili in Vaticano, le statue dovevano trovarsi in cima a colonne, poggianti sulla mensola, ad un'altezza che è stata calcolata sugli otto metri. Le figure ad altorilievo si abbracciano a due a due, simboleggiando così la fraternitas tra i Cesari e gli Augusti, che doveva garantire la successione nell'Impero dopo i tumultuosi scontri alla morte degli imperatori durante l'ultimo secolo.

Le quattro figure di imperatore hanno lo stesso abito, col copricapo pannonico, il paludamentum e la corazza (lòrica) coi baltei gemmati; le corazze erano anticamente abbellite da foglie d'oro; gli imperatori impugnano saldamente una spada riccamente adorna, la cui elsa è a forma di testa d'aquila, secondo un modello probabilmente di origine sasanide. Nelle due coppie l'imperatore che poggia la mano destra sulla spalla sinistra dell'altro è barbato, a voler probabilmente segnalare l'età più anziana dell'Augusto rispetto ai Cesari. Le teste sono simili, con gli occhi che ospitavano paste vitree; esse presentano comunque alcuni tratti di individuazione fisiognomica, ma nonostante ciò non è possibile identificare con certezza quale figura appartenga all'uno o all'altro tetrarca per la scarsità di confronti e l'astrattezza della rappresentazione.

Stile[modifica | modifica sorgente]

L'opera viene attribuita a maestranze egiziane, anche per la loro specializzazione nel trattare la durissima pietra del porfido. Il gruppo è considerato, oltre che il simbolo della tetrarchia stessa, un capolavoro della scultura tardoantica, dove sono evidenti le caratteristiche di essenzialità, simbolismo e pittoricismo di quest'epoca di "rottura" nella tradizione artistica, priva ormai quasi del tutto di richiami allo stile ellenistico.

Nonostante la stilizzazione sia ben avanzata, le forme non arrivano a essere troppo essenziali, spoglie, e mantengono un ricco volume. La loro fissità, l'assenza di dettagli immediati e veristici rendono l'insieme particolarmente adatto a simboleggiare l'eternità e la solidità del nuovo assetto imperiale che la tetrarchia si proponeva.

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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