Ponzio Pilato

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Ecce Homo, dipinto di Antonio Ciseri, raffigurante Ponzio Pilato che presenta Gesù flagellato alla gente di Gerusalemme

Ponzio Pilato (in latino: Pontius Pilatus; in greco: Πόντιος Πιλᾶτος; in ebraico: פונטיוס פילאטוס; floruit: I secolo; ... – ...) è stato un politico romano, fu prefetto della provincia romana della Giudea tra gli anni 26 e 36; è famoso per il ruolo che svolse nella passione di Gesù, secondo quanto testimoniano i vangeli, in quanto fu giudice del processo di Gesù e ne ordinò la crocifissione.

Pilato compare in tutti e quattro i vangeli canonici. Il Vangelo secondo Marco, mostra Gesù innocente dell'accusa di aver complottato contro l'Impero romano e raffigura Pilato come estremamente riluttante a giustiziarlo, dando la colpa alle gerarchie giudaiche per la condanna, anche se Pilato era l'unica autorità in grado di decidere questa condanna. Nel Vangelo secondo Matteo, Pilato si lava le mani del caso e riluttante manda Gesù a morte. Nel Vangelo secondo Luca Pilato riconosce che Gesù non aveva minacciato l'Impero. Nel Vangelo secondo Giovanni, Pilato interroga Gesù, in quale non afferma di essere né il Figlio dell'Uomo né il Messia.[1]

I dettagli biografici di Pilato prima e dopo la sua nomina in Giudea non sono noti. La tradizione cristiana ha generato dettagli come il nome di sua moglie, Claudia (canonizzata dalla Chiesa greco-ortodossa), e leggende in competizione tra loro sul suo luogo di nascita.

Indice

[modifica] Biografia

Pilato fu prefetto della provincia romana della Giudea tra il 26 e il 36; la sua carica è attestata da un frammento di iscrizione latina, nota come iscrizione di Pilato e datata durante il regno dell'imperatore Tiberio, rinvenuta a Cesarea Marittima.

Pilato tentò senza successo di romanizzare la regione, introducendo immagini del culto all'imperatore (diede anche l'ordine di uccidere quei giudei che non avessero accettato tale immagini)[2] e provando a costruire un acquedotto con i fondi che si raccoglievano nel Tempio. I contrasti con la popolazione locale lo portarono a trasferire la capitale della regione da Cesarea a Gerusalemme, per poter meglio controllare le continue ribellioni.

Il governatore della Siria, Lucio Vitellio, destituì nell'anno 36 o 37 Pilato a causa della durezza con la quale represse i Samaritani che avevano messo in atto la rivolta del monte Garizim[3] e l'imperatore Caligola lo mandò in Gallia.

Filone Alessandrino racconta che era corrotto, licenzioso e crudele, che rubava e che condannava senza processo.[4]

[modifica] Ruolo nella passione di Gesù

Statua di Ponzio Pilato, a San Giovanni Rotondo, sul percorso della Via Crucis monumentale, nella stazione di "Gesù davanti a Pilato".

[modifica] Negli scritti cristiani

Secondo il Nuovo Testamento, Gesù fu portato al cospetto di Pilato dalle autorità ebraiche di Gerusalemme, le quali dopo averlo arrestato, lo interrogarono e ricevettero delle risposte che lo fecero considerare blasfemo.

La domanda più importante che Pilato fece a Gesù fu se lui considerasse sé stesso come re dei Giudei. Nella prosecuzione dell'interrogatorio, secondo il Vangelo secondo Giovanni, Gesù affermò di essere venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità e proseguì dicendo: Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce. Al che Pilato chiese: Che cos'è la verità?. Pilato tentò di non condannare Gesù e, visto che in occasione della Pasqua era usanza che fosse liberato un prigioniero, Pilato lasciò al popolo la scelta tra Gesù e un assassino di nome Barabba.

Nel Vangelo secondo Matteo ci sono altri due elementi, un intervento della moglie di Pilato, la quale gli consiglia di rilasciare Gesù, e l'episodio di Pilato che si lava le mani davanti alla folla dicendo: Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!. Da questo gesto nasce il detto: lavarsi le mani per indicare il gesto di una persona che non prende posizione e lascia che altri prendano una decisione.

Pilato è anche presente negli Atti di Pilato, un apocrifo del II/III secolo.

[modifica] Fonti antiche non cristiane

Altri testi che ci parlano di lui sono un brano dello storico giudeo Flavio Giuseppe risalente all'anno 93 o 94:

« A quel tempo apparve Gesù, un uomo saggio. Fu autore di molti fatti sorprendenti, maestro che insegnava alle persone che amano la verità, molti tanto giudei come greci lo seguirono. Alcuni dei nostri uomini più importanti lo accusarono davanti a Pilato, e lui lo condannò alla crocifissione. Molti di quelli che lo avevano amato continuarono a farlo; fino ad oggi il gruppo dei cristiani, che a lui devono il loro nome, non è scomparso. »

Gli accenni di Flavio Giuseppe alla figura storica di Gesù (e dunque a quella di Pilato) sono, tuttavia, considerati da alcuni storici (come E. Schurer e H. Chadwick) delle interpolazioni cristiane successive.

Un brano dello storico romano Tacito risalente all'anno 116 o 117:

« Cristo era stato ucciso sotto l'imperatore Tiberio dal procuratore Pilato; questa esecrabile superstizione, momentaneamente repressa, è iniziata di nuovo, non solo in Giudea, origine del male, ma anche nell' Urbe (Roma), luogo nel quale confluiscono e dove si celebrano ogni tipo di atrocità e vergogne. »

(Famoso l'errore di Tacito in questo passo: a Pilato infatti viene assegnato il ruolo di procuratore e non quello di prefetto: tale titolo entrò in uso solo dal 44).

[modifica] Nella leggenda

La chiesa etiope segue una tradizione che vuole che, dopo il processo a Gesù, Pilato si convertì e lo venera come santo, secondo altre tradizioni si suicidò.

Antoine de la Sale, scrittore e viaggiatore francese del XV secolo, riporta una leggenda raccolta durante un viaggio nell'Italia Centrale secondo cui Ponzio Pilato, riportato a Roma da Tito Flavio Vespasiano fu fatto uccidere e il suo cadavere, su di un carro trainato da buoi, trasportato verso le pendici del Monte Vettore nel massiccio dei Sibillini, e gettato in un lago, che oggi porta il suo nome.

Numerose località si contendono l'onore di avergli dato i natali o di averlo ospitato al suo rientro in Italia dopo i fatti evangelici. Ad esempio, a San Pio di Fontecchio (AQ) vi è un monte detto Montagna di Pilato dove la tradizione locale colloca la villa in cui Pilato si ritirò prima di morire. Il ritrovamento in tempi recenti di resti di edifici romani ha stimolato ulteriormente questa leggenda.

Un'altra leggenda narra che la villa di Pilato fosse localizzata a Tussio (AQ), nelle vicinanze dell'antica Peltuinum. Ad avvalorare la tesi è sopravvenuto il ritrovamento di due leoni in pietra risalenti al I secolo, che porterebbero invece ad indicarne la tomba. Sempre a Pilato viene accreditata l'introduzione nella piana di Navelli dello zafferano (crocus sativus).

Secondo un'altra leggenda Pilato fu esiliato dall'imperatore Caligola a Vienne in Francia e vi è morto suicida. Sulla via per Vienne avrebbe soggiornato a Nus in Valle d'Aosta, dove il castello è noto col nome di "Castello di Pilato", nonostante la costruzione attuale risalga al medioevo.

Un'ultima leggenda vuole che Bisenti (TE) sia stata la sua patria. Una casa, che gli abitanti del paese additano come "Casa di Ponzio Pilato", conterrebbe nei sotterranei un pozzo di origine romana con alcune iscrizioni, ma non è mai stato effettuato uno studio approfondito in proposito. Comunque, ad avvalorare la leggenda che Pilato fosse di origine abruzzese, vi è l'ipotesi che lo fa discendere dalla famiglia Vestina dei Ponzi, da cui sarebbe uscito, al tempo della guerra sociale, il condottiero dell’esercito sannita. Anche secondo lo scrittore Angelo Paratico (Gli assassini del karma, ed. Robin 2003), Pilato era nativo di Bisenti, comune presso il quale si ritirò una volta in pensione. Nel giorno di Pasqua rivedeva Longino, che viveva a Lanciano e i due si rinfacciavano le rispettive colpe. Questa vecchia tradizione popolare è anche presente in un'opera minore di Ennio Flaiano.

La figura di Ponzio Pilato è legata a diverse tradizioni anche in provincia di Latina: l'isola di Ponza lega il suo nome ad una leggenda che lo vuole esiliato qui, mentre i suoi natali sono rivendicati anche dalle antiche città di Cori e Cisterna di Latina.

[modifica] Nella letteratura

Per approfondire, vedi la voce Inferno - Canto terzo#Il gran rifiuto.

Nella Divina Commedia di Dante Alighieri, secondo l'interpretazione di alcuni critici, Pilato potrebbe essere "colui che fece per viltade il gran rifiuto" nel Canto III, tuttavia la maggior parte dei critici non si pronuncia in modo deciso su un preciso individuo[5].

Il romanzo Il Maestro e Margherita dello scrittore russo Mikhail Bulgakov contiene un romanzo nel romanzo incentrato sull'incontro tra Pilato e Yeshua (il nome ebraico di Gesù). Nel romanzo di Bulgakov è infatti presente una riscrittura dei Vangeli.

[modifica] Note

  1. ^ Harris, Stephen L., Understanding the Bible. Palo Alto: Mayfield. 1985.
  2. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, ii.169-171.
  3. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, ii.175-179.
  4. ^ Filone Alessandrino, Legatio ad Gaium, 302.
  5. ^ Natalino Sapegno, commento ne La Divina Commedia, Firenze, La Nuova Italia, 1955.

[modifica] Voci correlate

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