Secondo Ponzio Pilato (film)

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Secondo Ponzio Pilato
Paese di produzione Italia
Anno 1987
Durata 105 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere storico
Regia Luigi Magni
Soggetto Luigi Magni
Sceneggiatura Luigi Magni
Produttore Franco Committeri
Casa di produzione Massfilm
Fotografia Giorgio Di Battista,
Angelo Pennoni
Montaggio Ruggero Mastroianni,
Gasperina Marani
Musiche Angelo Branduardi
Scenografia Lucia Mirisola,
Alessandro Alberti
Costumi Lucia Mirisola
Interpreti e personaggi

Secondo Ponzio Pilato è un film del 1987 scritto e diretto da Luigi Magni. Colonna sonora di Angelo Branduardi.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Gerusalemme anno 33 d.C. Dopo la morte in croce di Gesù, la coscienza di Ponzio Pilato (Nino Manfredi) non è in pace. La moglie Claudia (Stefania Sandrelli), convinta dell’innocenza di Gesù, accusa Pilato e i sommi sacerdoti di essere stati gli artefici della morte del Maestro, e decide inizialmente di tornare a Roma. Ma Gesù aveva fatto una promessa, che dopo 3 giorni sarebbe resuscitato dai morti, così Claudia decide di aspettare per vedere se fosse vero quanto promesso. Gesù resuscita e la moglie di Pilato, il centurione Valeriano (Lando Buzzanca), Giuseppe d’Arimatea e altre guardie romane si mettono alla ricerca del Messia, tornato in Galilea dove aveva predicato prima della morte in croce. Pilato non trova pace si muove alla ricerca della moglie e del centurione, recandosi perfino da Erode, fino a quando non li ritrova ad ascoltare in ginocchio le parole del Maestro. Deciso ad arrestarli tutti per sedizione, Pilato assiste all'ascensione al cielo di Gesù.

Tornato a Gerusalemme vi arriva dopo che la popolazione è stata massacrata dall'imperatore Tiberio (Mario Scaccia), il quale giuntovi per essere guarito dalla lebbra che lo ha colpito, proprio da Gesù, scopre che il “guaritore” è stato giustiziato. Il governatore Pilato, reo di aver condannato chi avrebbe potuto guarire l'imperatore, è destituito ed arrestato in attesa della condanna.

Durante la permanenza in carcere l’ex procuratore di Palestina incontra ancora una volta Barabba che, memore del fatto che Pilato l'ha graziato lasciando che Gesù fosse condannato al suo posto, per sdebitarsi promette di aiutarlo a guarire Tiberio e gli fa dono di un panno su cui è impressa l’immagine del Cristo che, a suo dire, sarà capace di guarire la malattia dell'imperatore.

Pilato compie il miracolo e Tiberio cerca in tutti i modi di salvarlo, ma ora è l'ex Governatore a non accettare il suo aiuto in quanto, ormai certo dell’innocenza di Gesù, arriva alla conclusione che la condanna di quell'innocente deve ricadere su chi l'ha decretata e non su tutto il popolo ebreo. L'imperatore, pur non comprendendo la richiesta, accetta di esaudirla e Pilato chiede di morire decapitato con una moneta in bocca, l'obolo per Caronte secondo la tradizione pagana.

Il film si conclude con una frase dell’angelo che proclama che "tutte le generazioni lo chiameranno beato poiché sotto di lui si sono compiute le profezie annunciate dai profeti e comparirà quando verranno giudicati tutti quelli che non hanno creduto in Cristo".

Critica[modifica | modifica sorgente]

Morando Morandini, nel suo Dizionario dei film, ha definito «Guidato dal vecchio complice, N. Manfredi fa un Pilato ciociaro, scettico e pigro, in un film serio, interessante e persino coraggioso. La parte storica è ineccepibile, il resto meno.».

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