Nino Manfredi

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Nino Manfredi
Nino Manfredi ospite nel 1985 al Giffoni Film Festival
Nino Manfredi ospite nel 1985 al Giffoni Film Festival
Nazionalità Italia Italia
Genere Musica leggera
Periodo di attività 1963 – 2004
Etichetta CAM, RCA Italiana, It, Fonit Cetra, Pull, Durium, CBS, Best Sound
Album pubblicati 3
Studio 3

Nino Manfredi, all'anagrafe Saturnino Manfredi (Castro dei Volsci, 22 marzo 1921Roma, 4 giugno 2004), è stato un attore, regista, sceneggiatore, doppiatore, scrittore e cantante italiano.

Interprete versatile e incisivo, tra i più validi del cinema italiano, con Alberto Sordi, Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman è stato uno dei "mostri" della commedia all'italiana.[1]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Castro dei Volsci, un piccolo paese ciociaro sito, fino al 1927, nella provincia di Roma (attualmente in provincia di Frosinone), il 22 marzo del 1921 da Romeo Manfredi e da Antonina Perfili, entrambi di origine contadine.

Il padre, arruolato in Pubblica Sicurezza, dove raggiunge il grado di maresciallo, nei primi anni trenta viene trasferito a Roma, dove Nino e il fratello minore Dante trascorrono l'infanzia nel popolare quartiere di San Giovanni e frequentano le scuole secondarie. Dopo le scuole medie Nino si iscrive come semiconvittore al Collegio Santa Maria, da dove scappa varie volte, finché è costretto a proseguire gli studi da privatista. Nel 1937 si ammala gravemente di pleurite bilaterale e resta a lungo in sanatorio. Qui impara a suonare un banjo da lui stesso costruito ed entra nel complessino a plettro dell'ospedale.

Nella compagnia del teatro comico di radio Rai di Roma (1952): in piedi (da sinistra) Manfredi, Renato Turi, Elio Pandolfi, Silvio Noto, Clely Fiamma, Italo Carelli, Carlo Giuffrè, seduti Deddy Savagnone, Wanda Tettoni, Silvio Gigli, Antonella Steni e Giusi Raspani Dandolo

Per accontentare la famiglia nell'ottobre del 1941 si iscrive alla facoltà di giurisprudenza, ma già nello stesso anno dimostra interesse e una innata propensione per il palcoscenico, esordendo come presentatore e attore nel teatrino della parrocchia della Natività in via Gallia.

Dopo l'8 settembre 1943, per evitare l'arruolamento, si rifugia per un anno con il fratello in montagna, sopra Cassino; rientrato a Roma nel 1944 riprende gli studi universitari e, contemporaneamente, si iscrive all'Accademia nazionale d'arte drammatica. Nell'ottobre del 1945 si laurea con una tesi in diritto penale (93 punti su 110), senza mai esercitare la professione, e nel giugno del 1947 si diploma all'Accademia. Nell'autunno dello stesso anno fa i suoi esordi al Teatro Piccolo di Roma, sotto la direzione del suo maestro Orazio Costa, nella Compagnia Maltagliati-Gassman, affiancato da Tino Buazzelli, recitando in testi perlopiù drammatici, in molti casi allestiti in prima assoluta per l'Italia, come Liliom di Ferenc Molnár, L'aquila a due teste di Jean Cocteau, Casa Monestier di Denis Amiel, Erano tutti miei figli di Arthur Miller e Scontro nella notte di Eugene Gladstone O'Neill.

Nella stagione 1948-1949 recita al Piccolo Teatro di Milano, sotto la regia di Giorgio Strehler, nei drammi shakespeariani Romeo e Giulietta, La tempesta e Riccardo II, insieme a grandi attori di prosa del calibro di Giorgio De Lullo, Edda Albertini e Lilla Brignone. Nella stagione 1952-1953 collabora col grande drammaturgo Eduardo De Filippo, portando in scena al Teatro Eliseo di Roma tre suoi atti unici, Amicizia, I morti non fanno paura e Il successo del giorno, recitandoli insieme con Paolo Panelli e Bice Valori.

Il teatro di rivista e la commedia musicale[modifica | modifica sorgente]

Abbandonata la prosa, a partire dal 1951, insieme ai suoi compagni di studio Paolo Ferrari e Gianni Bonagura, forma un terzetto che si esibisce con successo dapprima nei varietà radiofonici e quindi in molti spettacoli del teatro di rivista e della commedia musicale, a partire dalla stagione 1953-1954 con Tre per tre... Nava di Marcello Marchesi, insieme alle sorelle Nava, quindi nella stagione 1954-1955 con Festival di Age, Scarpelli, Marcello Marchesi, Dino Verde e Orio Vergani, e infine nella stagione 1956-1957 con Gli italiani sono fatti così di Vittorio Metz, Marcello Marchesi e Dino Verde, insieme alla coppia "Billi e Riva" e a Wanda Osiris.

Nino Manfredi con Mina a Studio Uno nel 1965

In quegli anni lavora anche con Corrado. I suoi due grandi trionfi sul palcoscenico li ottiene comunque più avanti, nelle commedie musicali Un trapezio per Lisistrata di Garinei e Giovannini (1958), accanto a Delia Scala, e, soprattutto, nel Rugantino sempre di Garinei e Giovannini (1962), insieme ad Aldo Fabrizi e Bice Valori, che si risolve in un autentico trionfo anche in tournée negli Stati Uniti d'America.

Gli inizi cinematografici[modifica | modifica sorgente]

Nel frattempo si aggiunge alle altre l'esperienza, poi prevalente, del cinema, in cui Manfredi debutta nel 1949 con Torna a Napoli di Domenico Gambino, proseguendo con altri due film musical-sentimentali in chiave napoletana, Monastero di Santa Chiara di Mario Sequi (1949) e Anema e core di Mario Mattoli (1951), e passando poi alla commedia sentimental-popolare.

Nel 1955 partecipa per la prima volta a due film di rilievo, Gli innamorati di Mauro Bolognini e Lo scapolo di Antonio Pietrangeli. Il 14 luglio dello stesso anno sposa l'indossatrice Erminia Ferrari, dalla quale avrà tre figli: Roberta nel 1956, Luca nel 1958 e Giovanna nel 1961. Altri ruoli cinematografici da ricordare in questo primo periodo sono quello dell'amico che aiuta Teddy Reno a trovare una soubrette teatrale conosciuta a Napoli nel film Totò, Peppino e la... malafemmina diretto da Camillo Mastrocinque (1956) e i suoi primissimi ruoli da protagonista nelle spigliate commedie Caporale di giornata di Carlo Ludovico Bragaglia e Carmela è una bambola di Gianni Puccini, entrambe del 1958.

Sul piccolo schermo appare per la prima volta nel 1956, nello sceneggiato L'Alfiere diretto da Anton Giulio Majano, ma è nel 1959 (annata chiave della sua carriera) che ottiene uno strepitoso successo di pubblico con la sua partecipazione a Canzonissima, con la regia di Antonello Falqui, accanto a Delia Scala, Paolo Panelli e il ballerino e coreografo statunitense Don Lurio. In questa memorabile trasmissione crea la macchietta del "barista di Ceccano", la cui battuta tormentone "Fusse che fusse la vorta bbona" entrerà nel linguaggio comune. Riesce persino a convincere l'amico Marcello Mastroianni, ciociaro anch'egli, notoriamente restio ad apparire in televisione, a esibirsi in una scenetta insieme a lui.

Il doppiaggio[modifica | modifica sorgente]

Parallelamente all'attività attoriale, si cimenta anche come doppiatore, prestando la propria voce, tra gli altri, a Robert Mitchum in Sette settimane di guai (Johnny Doesn't Live Here Anymore) di Joe May (1944), a Bud Abbott in Africa strilla, a Earl Holliman ne Il pianeta proibito (Forbidden Planet) di Fred M. Wilcox (1956), quindi al francese Gérard Philipe e, tra gli italiani, a Franco Fabrizi ne I vitelloni di Federico Fellini (1953), a Sergio Raimondi in Piccola posta di Steno (1955), ad Antonio Cifariello ne La bella di Roma di Luigi Comencini (1955), a Renato Salvatori ne La domenica della buona gente di Anton Giulio Majano (1953) e a Marcello Mastroianni in Parigi è sempre Parigi di Luciano Emmer (1951).

Protagonista della commedia all'italiana[modifica | modifica sorgente]

Sull'onda del suo successo televisivo nello stesso anno viene chiamato nella parte del meccanico Piedeamaro in Audace colpo dei soliti ignoti di Nanni Loy, sequel del fortunato I soliti ignoti dell'anno precedente, rispetto al quale in pratica si trova a sostituire lo stesso Mastroianni nella parte del "tecnico" della sgangherata banda di ladri. Viene inoltre chiamato a prestare la sua voce, con la cadenza ciociara del "barista di Ceccano", come narratore fuori campo, nel 1960, nel film di Mario Mattoli Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi.

Sempre dal 1960, a partire dal ruolo da protagonista sostenuto nel film L'impiegato diretto da Gianni Puccini, diventa una delle colonne portanti della commedia all'italiana. Convince non soltanto in parti comiche o brillanti, ma anche come attore drammatico. I personaggi che interpreta sono uomini fondamentalmente ottimisti, in possesso di una loro dignità e moralità, destinati inevitabilmente alla sconfitta ma non umiliati; grazie alle loro doti di amara ironia, sono spesso in grado di sovrastare il prepotente e ipotetico vincitore.

Tra le oltre cento pellicole interpretate, vanno ricordati almeno i ruoli del rappresentante scambiato per gerarca fascista in Anni ruggenti di Luigi Zampa (1962), il cittadino distrutto da una burocrazia impietosa in Made in Italy di Nanni Loy (1965), il cognato di un editore, disilluso dalla civiltà consumistica e diventato stregone in Africa in Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa? di Ettore Scola (1968) con Alberto Sordi nel ruolo dell'editore, in compagnia di uno strepitoso Ugo Tognazzi nel film Straziami ma di baci saziami diretto da Dino Risi (1968), all'inizio del quale, in costume ciociaro, consegna alla storia della cinematografia italiana uno dei gruppi folkloristici più belli della sua terra d'origine (quello di Alatri). Interpreta il calzolaio (convivente more uxorio con una donna ebrea) che alla fine si rivela essere Pasquino, l'autore di invettive in rima contro il Papa nel film Nell'anno del Signore di Luigi Magni (1969), a cui seguirà la indimenticabile amara interpretazione di un sacerdote ne In nome del Papa Re dello stesso Magni (1977), l'emigrante italiano in Svizzera costretto a tingersi i capelli di biondo in Pane e cioccolata di Franco Brusati (1973), il portantino d'ospedale Antonio in C'eravamo tanto amati di Ettore Scola (1974) e il dispotico Giacinto Mazzatella in Brutti, sporchi e cattivi, sempre di Scola (1976). Da ricordare anche l'interpretazione del venditore abusivo di caffè sui treni Michele Abbagnano in Café Express di Nanni Loy (1980), a detta di molti la sua interpretazione più intensa e sofferta. In qualità di attore si aggiudica cinque Nastri d'argento e cinque David di Donatello.

Regista cinematografico e teatrale[modifica | modifica sorgente]

Nel 1962 debutta dietro la macchina da presa con un pregevole cortometraggio, L'avventura di un soldato, episodio del film L'amore difficile, tratto dall'omonima novella di Italo Calvino, delicata e notevole storia sullo sbocciare di un amore tra un soldato e una vedova nello scompartimento di un treno, tutto giocato sul silenzio e sulla mimica. La sua seconda regia è lo stupendo e autobiografico Per grazia ricevuta (1970), pervaso da sincera commozione, col quale si aggiudica la Palma d'oro per la miglior opera prima al Festival di Cannes e un Nastro d'argento per il miglior soggetto. Il film, oltre al successo di critica, è il film più visto nella stagione 1970-71 (già la stagione precedente, con Nell'anno del Signore, un film di Manfredi guidava la classifica degli incassi).

Ne dirigerà un terzo nel 1981, Nudo di donna, ereditandone anche il tema da Alberto Lattuada che lo aveva iniziato, sulla crisi d'identità di un uomo che scopre una sosia perfetta della moglie dal carattere allegro e disinibito, mentre la consorte è seria e posata. Sul palcoscenico rientra alla fine degli anni ottanta da assoluto protagonista delle commedie, da lui anche scritte e dirette, Gente di facili costumi (1988) e Viva gli sposi! (1989, originariamente pensato per una trasposizione cinematografica), in seguito portati più volte in tournée anche nel decennio successivo.

Geppetto, il commissario e il brigadiere[modifica | modifica sorgente]

Nino Manfredi impersona Geppetto ne Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini (1971)

Sul piccolo schermo fa il suo rientro nel 1971, quando interpreta in maniera sensibilissima e misurata Geppetto, il padre di Pinocchio nello sceneggiato televisivo Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini. Dagli anni novanta alla morte interpreta numerose fiction televisive dirette perlopiù dal genero Alberto Simone e dal figlio Luca; sono sempre personaggi carichi di notevole umanità, come il commissario Franco Amidei di Un commissario a Roma (1993) e, soprattutto, come il brigadiere Nino Fogliani nella serie televisiva di grandissimo successo Linda e il brigadiere (1997-2000), accanto a Claudia Koll.

Altre attività in ambito musicale, pubblicitario e politico[modifica | modifica sorgente]

Molto attivo alla radio, ospite d'onore in trasmissioni di ogni genere, si è esibito, con successo, anche come cantante: nel 1970 la sua versione del classico di Ettore Petrolini Tanto pe' cantà (risalente al 1932) raggiunge le primissime posizioni della hit parade. Più avanti, ottengono successo anche Me pizzica... me mozzica (tratta dal suo film Per grazia ricevuta), Tarzan lo fa (1978), La pennichella (1980), La frittata, cantata come ospite al Festival di Sanremo 1982, e Canzone pulita, eseguita come ospite al Festival di Sanremo 1983 accompagnato da cinquanta bambini[2]. Nello stesso anno canta la canzone Che bello sta' con te, inserita come colonna sonora (nei titoli di coda) del film Questo e quello di Sergio Corbucci.

Grande e immediata popolarità Manfredi ha trovato anche come testimonial pubblicitario. Esordisce nel 1957 con una serie di Caroselli per i Baci Perugina e per le Caramelle Rossana, e da allora è una presenza praticamente fissa del genere. Tra i Caroselli più noti, quelli per la Pizzaiola Locatelli, per la quale, nel 1961, ha interpretato, al fianco di Giovanna Ralli, la fortunata serie Ufficio ricerche idee originali televisive, scritta da Garinei e Giovannini, dove i due attori impersonano due creativi alla ricerca di un'idea pubblicitaria originale, e quello per la Philco, per la quale ha interpretato, tra il 1963 e il 1965, una lunga serie dal titolo L'audace colpo del solito ignoto, che riprende temi e situazioni dei quasi omonimi film di Monicelli e Loy e propone un Manfredi ladro pasticcione e sfortunato.

Il successo maggiore in questo campo lo ottiene grazie al lungo sodalizio con la Lavazza, per la quale Manfredi è autore e protagonista, dal 1977 al 1993, accanto alla simpatica nonna Nerina Montagnani e poi anche alla colf Gegia, di una lunga serie di popolari spot pubblicitari dove renderà popolari i due famosissimi slogan "Più lo mandi giù e più ti tira su!" e "Il caffè è un piacere, se non è buono che piacere è?". Tra gli ultimi impegni, particolare rilievo assume l'essere stato scelto, nel 1999, per promuovere, attraverso una serie di spot finanziati dal Ministero del Tesoro, il cambio di moneta dalla lira all'euro.

Nel 1992, in occasione delle elezioni politiche, Manfredi dà per qualche giorno l'impressione di aver accettato una candidatura alla Camera dei deputati con la Lista Pannella. A detta dello stesso Manfredi, anni addietro, aveva rifiutato una offerta simile da parte di Enrico Berlinguer[3]. Pochi giorni dopo, però, vi è un ripensamento da parte dell'attore, il quale rinuncia in extremis ad intraprendere la carriera politica che gli è stata offerta[4]. Nel 1970, insieme a Gianni Bonagura, Manfredi aveva anche inciso un disco di propaganda per il Partito Socialista Italiano[5].

L'ultimo ruolo e la morte[modifica | modifica sorgente]

L'ultimo suo toccante ruolo è stato quello di Galapago nel film, uscito postumo, La fine di un mistero (La luz prodigiosa), diretto da Miguel Hermoso. Manfredi interpreta uno sconosciuto privo di memoria, salvato dalla morte da un pastorello durante la guerra civile spagnola del 1936 e ricoverato per quarant'anni in un manicomio; alla fine, grazie ad alcune ricerche, si scopre la sua identità: quella del poeta Federico García Lorca, che la pellicola immagina miracolosamente sopravvissuto alla fucilazione ad opera dei franchisti. Si tratta di un'interpretazione lodatissima dalla critica: asciutta, scarna ed essenziale, quasi senza parole, fatta soltanto di sguardi fissi, che gli è valso il Premio alla carriera intitolato a Pietro Bianchi.

Il 7 luglio 2003, subito dopo la fine delle riprese, viene colpito, nella sua casa romana, da un infarto cerebrale. Le sue condizioni appaiono subito disperate e viene trasportato d'urgenza all'ospedale Santo Spirito. A settembre, un netto miglioramento gli permette il ritorno a casa, ma a dicembre viene colpito da una nuova emorragia cerebrale. Ricoverato questa volta presso l'ospedale Nuova Regina Margherita, non si riprenderà mai più completamente, trascorrendo sei mesi in una continua alternanza di miglioramenti e peggioramenti. Muore a ottantatré anni il 4 giugno 2004, un anno e tre mesi dopo Alberto Sordi, ed esattamente dieci anni dopo Massimo Troisi.

Dopo il funerale, celebrato alla Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo a Roma, alla presenza di circa 2000 persone tra volti noti della politica e dello spettacolo e gente comune, l'attore viene sepolto al Cimitero del Verano di Roma[6].

Oltre ai tre figli avuti dalla moglie Erminia, Manfredi ha avuto anche una quarta figlia, Tonina, nata nel 1985 da una relazione con la giovane bulgara Svetlana Bogdanova che l'attore aveva conosciuto a Sofia durante le riprese di un film.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Premi cinematografici[modifica | modifica sorgente]

Festival di Cannes

David di Donatello

Nastri d'argento

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— Roma, 16 marzo 1994[7]
Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— Roma, 19 dicembre 1978[8]

Dediche[modifica | modifica sorgente]

Targa del viale nel Giardino degli Aranci a Roma

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Con Marina Bonfigli a teatro nel 1947

Rivista[modifica | modifica sorgente]

Commedia musicale[modifica | modifica sorgente]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Attore cinematografico[modifica | modifica sorgente]

Nino Manfredi (a destra) con Vittorio Gassman e Alberto Sordi nel film Crimen (1960)
Nino Manfredi con Totò nel film Operazione San Gennaro (1966)
Nino Manfredi nel film Nell'anno del Signore (1969)
Nino Manfredi (al centro) con Vittorio Gassman e Stefano Satta Flores in un fotogramma di C'eravamo tanto amati (1974)
Nino Manfredi interpreta Giacinto Mazzatella in Brutti, sporchi e cattivi (1976)
Nino Manfredi (al centro) con Mario Scaccia e Sergio Graziani nel film Signore e signori, buonanotte (1976)
Nino Manfredi in una scena di Café Express (1980)
Nino Manfredi nel film I picari (1987)

Attore televisivo[modifica | modifica sorgente]

Regista e sceneggiatore[modifica | modifica sorgente]

Doppiatore cinematografico[modifica | modifica sorgente]

Nino Manfredi con Isa Bellini, nel programma radiofonico "Il Labirinto" (1955)

Prosa radiofonica Rai[modifica | modifica sorgente]

Varietà radiofonici Rai[modifica | modifica sorgente]

Varietà televisivi Rai[modifica | modifica sorgente]

Manfredi (a destra) con Raffaele Pisu, Pierluigi Pelitti, Paolo Ferrari e Gianni Bonagura nella compagnia del Teatro di rivista della RAI di Roma nel 1954

Ha condotto anche L'Attesa, lo speciale de La Banda dello Zecchino per la festività natalizia, andato in onda la notte del 24 dicembre 1998.

Opere letterarie[modifica | modifica sorgente]

Discografia[modifica | modifica sorgente]

33 giri[modifica | modifica sorgente]

CD[modifica | modifica sorgente]

45 giri[modifica | modifica sorgente]

  • 1963 - Roma nun fa' la stupida stasera (con Lea Massari)/Ballata di Rugantino (CAM, CA-2467)
  • 1965 - Queste parole son mandorle amare/Tu non sei madame Curie (RCA Italiana, PM-3315)
  • 1970 - Tanto pe' cantà/Affaccete Nunziata (It, ZT-7003)
  • 1970 - Dialogo tra due elettori al disopra di ogni sospetto (con Gianni Bonagura)/Noi siamo (canta Anna Casalino) (disco propaganda PSI)
  • 1971 - Per grazia ricevuta/Me pizzica... me mozzica (It, ZT-7010)
  • 1971 - W S.Eusebio (La processione)/Me pizzica... me mozzica (It, ZT-7014)
  • 1971 - Il gigante e la bambina/Me pizzica, me mozzica (It, ZT-7019; sul lato A canta Rosalino)
  • 1971 - Trastevere/Kerry (It, ZT-7024; lato B strumentale, suonano Guido e Maurizio De Angelis))
  • 1971 - Trastevere/M'è nata all'improvviso una canzone (It, ZT-7026)
  • 1971 - M'è nata all'improvviso una canzone/Storia di Pinocchio (It, ZT-7030)
  • 1972 - Storia di Pinocchio/Andrea Pinocchio (canta Andrea Balestri) (It, ZT-7031)
  • 1972 - Girolimoni/Fataltango (It, ZT-7039)
  • 1973 - Cuore con la 'Q'/Almeno una volta all'anno (It, ZT-7042)
  • 1978 - Tarzan lo fa/Tarzan lo fa (versione strumentale) (Fonit Cetra, SPB-55)
  • 1979 - La panzanella/La panzanella (versione strumentale) (Pull, QSP-1027)
  • 1980 - La pennichella/Lei non sa chi sono io! (Durium, LD AI-8080)
  • 1982 - La frittata/La ballata di sedie e poltrone (CBS, CBS A 2032)
  • 1982 - Un filo/L'arpa di Soho (CAM, ZBCAM 7300)
  • 1983 - Canzone pulita/Canzone pulita (versione strumentale) (Best Sound, BS 101)
  • 1983 - Che bello sta' con te/Per Daniela (Adagio) (It, ZBT 7349)
  • 1991 - Viale del re/La ballata di Ciceruacchio (It, VINX 259)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pieroni, 2012, op. cit., p. 6.
  2. ^ Gli introiti ricavati dalla vendita del disco furono devoluti alla ricerca sul cancro vivasanremo.com. URL consultato il 22 marzo 2010.
  3. ^ Elezioni: Nino Manfredi candidato con Pannella
  4. ^ Manfredi: meglio i film che Pannella
  5. ^ Dialogo tra due elettori al di sopra di ogni sospetto
  6. ^ Repubblica.it/spettacoli_e_cultura: Manfredi, stamattina i funerali lungo applauso per l'ultimo addio
  7. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  8. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  9. ^ A Pastena il premio «Nino Manfredi», Il Tempo, 25/09/2010. URL consultato il 2 ottobre 2011.
  10. ^ Premio Nino Manfredi ai Nastri d’Argento, Best Movie, 23/04/2009. URL consultato il 2 ottobre 2011.
  11. ^ Carlotta De Leo, La Ciociaria è un Festival, Corriere Della Sera, 28 settembre 20111. URL consultato il 2 ottobre 2011.
  12. ^ Il Radiocorriere n° 47 1955

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bruno P. Pieroni, 90 anni di "Italie": Appunti del decano dei giornalisti medici.
  • Il Radiocorriere, annate varie.
  • Ciak, fascicoli vari.
  • Gli Attori, Roma, Gremese, 2003.
  • Luigi Granetto, Intervista per "Hit Parade International" in Nino Manfredi, Roma, Armando Curcio Editore, 1983.
  • Aldo Bernardini, Nino Manfredi, Roma, Gremese, 1978.
  • Aldo Bernardini, Nino Manfredi, Gremese, 1999.
  • Fabio Francione e Lorenzo Pellizzari, Nino Manfredi regista (Viaggio in Italia), Edizioni Falsopiano, 2005.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 2661275 LCCN: n79131538 SBN: IT\ICCU\CFIV\023429