Atina
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| Atina | |||||||||
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| Stato: | |||||||||
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| Provincia: | |||||||||
| Coordinate: | Coordinate: | ||||||||
| Altitudine: | 481 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 29,81 km² | ||||||||
| Abitanti: |
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| Densità: | 152,33 ab./km² | ||||||||
| Frazioni: | Capo di China, Colle Alto, Colle Melfa, Le Sode, Ponte Melfa, Rosanisco, Sabina, San Marciano, Settignano | ||||||||
| Comuni contigui: | Alvito, Belmonte Castello, Casalattico, Casalvieri, Gallinaro, Picinisco, Terelle, Villa Latina | ||||||||
| CAP: | 03042 | ||||||||
| Pref. telefonico: | 0776 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 060011 | ||||||||
| Codice catasto: | A486 | ||||||||
| Santo patrono: | San Marco Galileo | ||||||||
| Giorno festivo: | 1° ottobre | ||||||||
| Sito istituzionale | |||||||||
Atina è un comune di 4.541 abitanti della provincia di Frosinone.
Fa parte della Comunità Montana "Valle di Comino".
Indice |
[modifica] Geografia fisica
La città occupa buona parte di una collina che si sviluppa nella Valle di Comino al margine occidentale di un complesso montuoso di dolomie bianche, detto Monti Bianchi, che culmina in località il Colle (430 m. s.l.m.) propaggine occidentale del centro storico di Atina.
Se la città antica è completamente arroccata su un colle che agli antichi doveva apparire inespugnabile, per cui fu detta da Virgilio Atina potens, edifici moderni e complessi residenziali si sono sviluppati nella sottostante valle del Melfa dando vita ad un vero e proprio centro abitato speculare: Ponte Melfa. Una serie di politiche urbanistiche dal dopoguerra hanno favorito il collocamento di diverse sedi comunali e servizi nella pianura sottostante il centro storico dando vita così all'unico vero e proprio polo commerciale della Valle di Comino.
Il resto del territorio comunale racchiude nel suo perimetro un paesaggio piuttosto variegato; a sud presso il valico Cancello-Capo di China (504 m. s.l.m.) sullo spartiacque tra Melfa e Rapido passa il confine con Belmonte Castello che prosegue verso ovest sui monti di Montattico fino ad includere il Pizzo del Prato Caselle (1365 m. s.l.m.) e l'altopiano carsico de la Soda. La linea quindi continua verso nord, lungo la pianura del Melfa (340 m. s.l.m. ca.) dove lambisce le colline di Gallinaro fino a Rosanisco dove, a est, incontrato il comune di Villa Latina, risale sui Monti Bianchi, e senza raggiungere le cime, torna al Capo di China.
Un piccolo corso d'acqua, oltre il Melfa, entra nel suo territorio presso la frazione Le Sode: il Rio Molle.
[modifica] Clima
| Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Atina. |
- Classificazione climatica: zona D, 1970 GR/G
Secondo i dati medi del trentennio 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +6,1 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, è di +23,3 °C [1].
| ATINA | Mesi | Stagioni | Anno | ||||||||||||||
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| Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | ||
| T. max. media (°C) | 9,7 | 10,6 | 11,2 | 16,2 | 20,3 | 25,4 | 28,9 | 29,1 | 24,9 | 19,2 | 13,3 | 10,3 | 10,2 | 15,9 | 27,8 | 19,1 | 18,3 |
| T. min. media (°C) | 2,5 | 3,1 | 4,0 | 7,6 | 11,0 | 15,2 | 17,5 | 17,6 | 15,2 | 10,8 | 6,7 | 4,3 | 3,3 | 7,5 | 16,8 | 10,9 | 9,6 |
[modifica] Geologia e geomorfologia
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L'area che ricade nel territorio di Atina può essere suddivisa in quattro zone principali.
- Dolomie dei Monti Bianchi
- Calcari avana del gruppo di Montattico
- Marne di Gallinaro
- Depositi alluvionali lungo il Melfa.
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Rilievi e cime principali Nome Altezza Coordinate Gruppo montuoso Pizzo del Parato Caselle 1365 41°51', 13°76' Montattico Monte Prato 1087 41°61',13°77' Montattico Il Monte 722 41°61',13°81' Monti Bianchi Monte Cicuto 652 41°62',13°76' Montattico Colle Santo Stefano 577 41°61',13°80' Monti Bianchi (a ridosso del centro storico)
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[modifica] Storia
[modifica] Origini
La leggenda attribuisce ad Atina origini antichissime: sarebbe stata fondata da Saturno nella mitica età dell'oro, insieme ad altre 5 città del Lazio che cominciano con la lettera A. Le fonti storiche e letterarie attestano con ragionevole certezza la sua esistenza in età preromana: è noto che in un passo dell'Eneide Virgilio la inserì tra le città che prepararono le armi in soccorso di Turno contro Enea.[2]
[modifica] Storia antica
Con tutta probabilità fu una città volsca, posta lungo la strada che congiungeva Sora con Casinum. Nel IV secolo a.C., quando al limitare della Valle del Liri la crescente potenza dei Sanniti viene in contatto con la presenza romana, la troviamo tra le città della Lega Sannitica, quasi certamente appartenente alla grande tribù dei Pentri, come Alife, Cassino e Venafro[3]. Atina aveva un ruolo importante non solo per le vie di comunicazione tra Sannio, Campania e basso Lazio, ma anche per la vicinanza alle miniere di ferro del monte Meta[4] Conquistata dai Romani nel corso delle guerre sannitiche e inserita nella tribù Teretina, divenne prefettura e poi municipio. Fornì alla repubblica e all'impero validi amministratori e militari, soprattutto dopo la conclusione della guerra sociale nel 90 a.C. e la definitiva acquisizione della cittadinanza romana: Cicerone la definisce "Atina madre di molti uomini illustri, tanto che nessuna città d'Italia può dirsi più ricca" [5]. Nell'organizzazione territoriale di Augusto fu inclusa nella I Regio, Lazio e Campania.
[modifica] Medioevo
Distrutta dai Longobardi, fu ricostruita nel 626 ed entrò a far parte del Ducato di Benevento, poi della contea di Capua e infine del regno unificato dai Normanni. Alla fine del secolo XII fa parte dei domini di Monte Cassino; in seguito rientra nei possessi dei conti d'Aquino. Nel 1349 fu distrutta da un rovinoso terremoto e ricostruita qualche decennio dopo. Come buona parte della Valle di Comino fu inserita nella contea e poi ducato di Alvito, sotto i Cantelmo, i Folch de Cardona e i Gallio, sia pure con una sua peculiare fisionomia cittadina.
| Per approfondire, vedi le voci Contea di Alvito e Ducato di Alvito. |
[modifica] Età moderna e contemporanea
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All'iniziativa dei Visocchi è dovuta l'introduzione della cartiera nel 1845 e, sul finire del secolo, della connessa centrale idroelettrica di Castellone, nel territorio di Picinisco, che sfruttava la caduta delle acque del Melfa attraverso una condotta forzata. Lo sfruttamento delle miniere di ferro (prevalentemente limonite) del Meta, a cui la storia di Atina e della Valle di Comino è legata fin dalla più remota antichità, continuò con alterne vicende anche nell'epoca moderna, ed ebbe una ripresa a partire dal 1774, con la costruzione di una ferriera nella Valle di Canneto, chiusa nel 1799 durante l'occupazione francese. Nel 1852 il governo borbonico pensò ad uno sfruttamento deciso delle risorse minerarie della zona, con la costruzione della Magona o Ferriera in località Rosanisco.[6] Questo progetto, che era in fase di completamento, si fermò dopo l'occupazione piemontese del 1860.
- Razionalismo industriale
- Soppressione della Diocesi di Atina
- Crisi industriale, dopoguerra e sedi istituzionali.
- Ponte Melfa
[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica] Palazzo Cantelmo
| Per approfondire, vedi le voci Castello Cantelmo (Alvito) e Ducato di Alvito. |
Il Palazzo Cantelmo, detto anche palazzo ducale, fu costruito dopo il terremoto del 1349, nello stesso luogo dove era posta la rocca dei d'Aquino. Attualmente è sede del comune. Ha avuto nel corso del tempo diversi restauri. La facciata presenta 2 torrioni, di cui solo il destro è compiuta, bifore gotiche e rosoni. Sul portone d'ingresso è raffigurato lo stemma dei Cantelmo. All'interno è presente la cappella di Sant'Onofrio. Davanti alla facciata c'è una statua togata di epoca romana; nel cortile interno si trovano diverse epigrafi e resti di colonne.
[modifica] Concattedrale
La concattedrale di Atina, denominata anche Parrocchiale dell'Assunta, o Cattedrale di Santa Maria Assunta, nell'attuale veste architettonica fu iniziata nel 1725 e terminata nel 1746. Sorge sul luogo della primitiva cattedrale paleocristiana edificata, secondo la tradizione, sui resti del tempio di Saturno dal vescovo Leone. Sulla facciata ha due bassi campanili. Nell'interno, a tre navate, sono visibili un battistero barocco in legno, tele del pittore Aloisio Volpi e gli affreschi dell'atinate Teodoro Mancini (1796-1868). Di fronte c'è la piazza Marconi, delimitata dal porticato del Palazzo della prepositura (o del vescovato).
[modifica] Museo Civico e Biblioteca
| Per approfondire, vedi la voce Museo archeologico di Atina. |
Hanno sede in corso Vittorio Emanuele. Il museo, con cinque sale di esposizione, conserva reperti provenienti da Atina e da paesi circostanti della Valcomino, come la le località Omini morti di San Biagio Saracinisco e di Pescarola di Casalvieri. Il materiale archeologico consiste in iscrizioni, ceramica preromana e romana, mosaici, sepolture con corredo funerario. Notevoli tre affreschi del XIV secolo provenienti dal palazzo ducale. La Biblioteca è ricca di volumi di notevole interesse per la storia e l'archeologia della Valle di Comino
[modifica] Mura poligonali e resti di epoca romana
Avanzi di mura poligonali - costruite in tempi diversi con varie tipologie (3 maniere)- si riscontrano nel centro e nelle zone adiacenti. Al di là degli aspetti leggendari, relativi sia alla datazione che all'estensione, sono comunque databili con buona approssimazione tra il VII e il II secolo a.C. Della grande Porta aurea oggi resta solo la denominazione. In piazza Garibaldi è visibile il cippo funerario del monumento funebre di Lucio Elio Aurelio Commodo. Diverse iscrizioni romane si trovano incorporate nei palazzi del centro storico, mentre nella zona cimiteriale di San Marco ci sono gli avanzi di una domus romana. Sul sito del tempio di Giove sembra certo che sia stata costruita la chiesa di San Pietro, analogamente alla cattedrale edificata sul sito del tempio di Saturno. Le tombe romane visibili, che in una mappa del 1910 risultavano 22, sono 3.
[modifica] Società
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Religione
[modifica] Vicende storiche circa la diocesi e la prepositura
La storia della Chiesa di Atina distingue due periodi, quello dei vescovi e quello dei prepositi. L’infondatezza della serie dei vescovi, a partire da Marco di Galilea (44 d.C.) fino a Giovanni (1086), già sostenuta da Lanzoni e Kehr, è stata dimostrata dal Bloch e dalla Vircillo Franklin (vd. infra Bibliografia circa l'origine del titolo di diocesi e prepositura), che hanno definitivamente chiarito, con dovizia di prove ed argomenti, come la lista episcopale sia stata in realtà compilata da Pietro Diacono bibliotecario e archivista di Montecassino (†dopo il 1159). Più difficile è invece comprendere l’origine dello status di prepositura nullius dioecesis del quale Atina ha goduto nel corso del tempo. Inglobata nella diocesi di Sora, Atina, come sembra, già nel 1145 era retta da un preposito monaco di Montecassino, il cui abate aveva già il diritto di nominare i prepositi atinati. Tale situazione fu ratificata nel 1194 allorché l’intera città fu donata a Montecassino dall’imperatore Enrico VI. Sottratta ai cassinesi da Federico II nel 1227, la città fra alterne vicende fu poi sottoposta all’autorità dei vari signori feudali della Valle di Comino, non senza ricorrenti contrasti, tra XIV e XVI sec., con la sede episcopale di Sora, della quale Atina stentava a riconoscere l’autorità. Alla fine del sec. XVII, dopo la sospensione nel 1692 del preposito Lelio Catarinella, la prepositura fu affidata all’abate di Montecassino Andrea Deodati, poi vescovo di Rossano (†1713). Nominato preposito Tommaso De Marco nel 1693, dopo la sua morte violenta la Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari privò Atina della prepositura indipendente, annettendola alla diocesi di Aquino. Infine papa Gregorio XVI con la bolla Romanus Pontifex il 19 novembre 1834, abolendo la giurisdizione prepositurale poneva Atina sotto l’autorità dell’abbazia di Montecassino. Ripristinata la carica di preposito da papa Leone XIII nel 1878, essa fu attribuita agli abati cassinesi, mentre la chiesa atinate di S. Maria veniva dichiarata concattedrale. Infine con il decreto della Congregazione per i Vescovi del 21 marzo 1977 (Montis Casini et aliarum. De mutatione finium. Ad Casinum montem) l’intero territorio della prepositura di Atina è stato conglobato con quello dell’abbazia territoriale di Montecassino, mentre nel contempo si dichiarava soppressa la denominazione di “prepositura”.
[modifica] Economia
Grazie anche alla prossimità dei fiumi Melfa e Mollarino, Atina ha sviluppato una notevole attività agricola, con prodotti di qualità come l'olio di oliva, il vino, i fagioli cannellini. A partire dall'inizio dell'Ottocento l'impegno riformatore della famiglia Visocchi ha comportato l'introduzione di criteri di allevamento razionali e di vitigni selezionati, come il cabernet, di cui è oggi certificata la denominazione di origine controllata "Cabernet di Atina".
[modifica] Amministrazione
Sindaco: Lancia Fausto (lista civica Atina è) dal 15\04\2008 (1º mandato)
Centralino del comune: 0776 62881
Posta elettronica: sindaco@comune.atina.fr.it
- Vicesindaco: Montesano Cancellara Michelangelo
[modifica] Note
- ^ erg7118.casaccia.enea.it/profili/tabelle/436%20%5BAtina%5D%20capoluogo.Txt Tabella climatica
- ^ Eneide, VII, 630
- ^ E.T.Salmon, Il Sannio e i Sanniti. Torino, Einaudi, 1983
- ^ Sull'importanza del ferro presente nella zona del Meta nell'età antica si veda G.Colasanti, I cercatori di ferro. Roma, 1928
- ^ Pro Planco, VIII, 21
- ^ Armando Mancini, La magona di Atina. Bologna, Forni, 1987.
[modifica] Bibliografia generale
- Mancini A., La storia di Atina, Arnaldo Forni Ed., Sala Bolognese (BO) 1994.
- Vizzaccaro T, Atina e la Val di Comino, Lamberti Ed, Cassino (FR) 1982.
[modifica] Bibliografia circa l'origine del titolo di diocesi e prepositura
- F. Ughelli, Italia Sacra sive de episcopis Italiae, X, Venetiis 1722, pp. 19-28.
- B. Tauleri, Memorie istoriche dell’antica città d’Atina, Napoli 1702.
- E. Caspar, Petrus Diaconus und die Monte Cassineser Fälschungen. Ein Beitrag zur Geschichte des italienischen Geisteslebens im Mittelalter, Berlin 1909, pp. 128-148.
- F. Lanzoni, Le diocesi d’Italia dalle origini al principio del secolo VII (an. 604) , I, Faenza 1927 (Studi e Testi 35), p. 121.
- Italia Pontificia, VIII, ed. P.F. Kehr, Berolini 1935, pp. 197-198.
- T. Leccisotti, Per la storia della Diocesi cassinese. La Prepositura di Atina, in «Diocesi di Montecassino-Bollettino Diocesano» 3 (1973), pp. 223-229.
- “Atina potens”. Fonti per la storia di Atina e del suo territorio. Atti della tavola rotonda in onore del prof. Herbert Bloch (Atina, 21 giugno 1989), a cura di F. Avagliano, Montecassino 1993 (Studi e documenti sul Lazio meridionale 2).
- C. Vircillo Franklin-H. Bloch (ed.), The Ecclesiae Atinatis Historia of Marcantonio Palombo (Codd. Vat. lat. 15184-15186), Città del Vaticano 1996 (Studi e Testi 374-375).
- H. Bloch, The Atina Dossier of Peter the Deacon of Monte Cassino. A Hagiographical Romance of the Twelfth Century, Città del Vaticano 1998 (Studi e Testi 346).
- S.L. Trigona, Atina e il suo territorio nel medioevo. Storia e topografia di una città di frontiera, Montecassino 2003 (Studi e documenti sul Lazio meridionale 11).
- M. Dell’Omo. Atina, in Le Diocesi d'Italia, dir. da L. Mezzadri-M. Tagliaferri-E. Guerriero, vol. II, Cinisello Balsamo (Milano), 2008, pp. 130-131.
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