Alvito (Italia)

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Alvito
comune
Alvito – Stemma Alvito – Bandiera
Alvito – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Provincia Provincia di Frosinone-Stemma.png Frosinone
Amministrazione
Sindaco Duilio Martini (lista civica) dal 16/05/2011
Territorio
Coordinate 41°41′00″N 13°44′00″E / 41.683333°N 13.733333°E41.683333; 13.733333 (Alvito)Coordinate: 41°41′00″N 13°44′00″E / 41.683333°N 13.733333°E41.683333; 13.733333 (Alvito)
Altitudine 475 m s.l.m.
Superficie 51,72 km²
Abitanti 2 852[1] (31.12.2011)
Densità 55,14 ab./km²
Frazioni Castello, Peschio, Santa Maria del Campo, Sant'Onofrio, Val di Rio
Comuni confinanti Atina, Campoli Appennino, Casalvieri, Gallinaro, Pescasseroli (AQ), Posta Fibreno, San Donato Val di Comino, Vicalvi
Altre informazioni
Cod. postale 03041
Prefisso 0776
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 060004
Cod. catastale A244
Targa FR
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Cl. climatica zona D, 1 965 GG[2]
Nome abitanti Alvitani
Patrono san Valerio
Giorno festivo martedì successivo alla Pentecoste
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Alvito
Posizione del comune di Alvito nella provincia di Frosinone
Posizione del comune di Alvito nella provincia di Frosinone
Sito istituzionale

Alvito è un comune italiano di 2.852 abitanti della provincia di Frosinone nel Lazio.

Situato nella Valle di Comino, fa parte del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e della XIV Comunità Montana Valle di Comino. Ha il titolo di città, in virtù sia del Regio Dispaccio del 1739 di Carlo VI sia del Regio Diploma del 1744 di Carlo III[3], come confermato con decreto del Presidente della Repubblica Italiana del 4 giugno 1987[4].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Classificazione climatica: zona D, 1965 GG[5]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età medievale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Contea di Alvito e Castello Cantelmo (Alvito).

Le prime testimonianze della presenza di un paese (Civitas Sancti Urbani) risalgono al 967, mentre la fondazione del primo nucleo insediativo di "Alvito", il cui nome sembra derivare da mons Albetum (monte Albeto), posto alle sue basi, rimonta all'anno 1096.

Nei secoli successivi lo sviluppo demografico ed economico della zona superiore della città (l'attuale frazione Castello) portò alla nascita di altri centri delle vicinanze, tuttora esistenti. Nel corso del XIII secolo la signoria di Alvito passò sotto il dominio della potente famiglia dei conti d'Aquino, e dalla fine del Trecento venne posta sotto il governo della famiglia Cantelmo, trasformandosi all'inizio del XV secolo in Contea. A Rostaino Cantelmo si deve, nel 1350 la ricostruzione del Castello, distrutto nell'anno precedente da un terremoto.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ducato di Alvito.

Nel corso del Cinquecento, dopo essere passata al condottiero Pietro Navarro, la Contea di Alvito entrò nel dominio della famiglia Folch de Cardona, in particolare di Raimondo, viceré di Napoli, e dei suoi figli Ferrante e Antonio. Con questi ultimi, tuttavia, attraversò un periodo di generale degrado. Dal 1595 Alvito e buona parte della Valle di Comino diventano feudo della famiglia Gallio, originaria di Cernobbio, che reggerà le sorti del ducato sino alla fine del XVIII secolo. I Gallio abbellisco il paese, ad esempio costruendo il palazzo ducale (Palazzo Gallio) e aprendo, nel 1665, Via Gallia (oggi Corso Gallio), la strada principale, e ne vivacizzano la vita culturale.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso del XIX secolo, la cittadina registra, in linea con la storia europea, la crescita della borghesia e la modificazione del tessuto urbanistico. Da un lato vede la costruzione di edifici signorili sul corso principale (come ad esempio i palazzi Graziani e Sipari eretti, rispettivamente, nel 1841 e nel 1858), che decretano la spinta economico-sociale nella parte "bassa" del centro, dall'altro vi è l'acquisizione dei segni di una vita civile propri dello spirito borghese, con la costruzione di nuove arterie stradali (in particolare il collegamento Alvito-Castello, terminato nel 1914) e l'istituzione di servizi primari (Ospedale, Pretura, Liceo, Scuola d'agricoltura)[6]. Nella seconda metà dell'Ottocento, si registra in Alvito e in tutta la Valle di Comino un'impennata dell'economia, fondata prevalentemente sull'agricoltura[7], ma anche, accanto allo stagionale migrazione di buona parte della popolazione bracciantile nella campagna romana[8], i primi fenomeni di emigrazione sia verso l'Europa che verso gli Stati Uniti d'America[9].

Nel 1919, su iniziativa di Vincenzo Mazzenga, vi fu istituita la prima colonia agricola di Terra di Lavoro, per gli orfani dei contadini periti nella prima guerra mondiale, che rimase attiva sino alla metà degli anni trenta[10]. Durante la seconda guerra mondiale, nonostante la vicinanza con il fronte di Cassino e la presenza di un comando tedesco, Alvito fu risparmiata dagli attacchi aerei[11]. Mentre è stata più volte colpita da eventi sismici, i principali dei quali registratisi nel 1901, nel 1915 e nel 1984, che fortunatamente non ne hanno intaccato il patrimonio storico-artistico. A causa della mai cessata emigrazione, indotta prevalentemente dall'assenza di lavoro, così come avviene in altre piccole realtà meridionali, e nonostante il territorio ricada nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, Alvito subisce da tempo un costante spopolamento.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Blasone[modifica | modifica wikitesto]

Gonfalone civico
« D'argento, al leone d'oro, allumato di rosso, rivoltato, riposante sulla campagna di verde, attraversato dall'olivo di verde, fruttato di nero, fustato al naturale, nodrito nella campagna. Ornamenti esteriori da Città »
(Statuto del Comune di Alvito, art. 6)

Gonfalone[modifica | modifica wikitesto]

« Drappo partito di bianco e di verde riccamente ornato di ricami d'oro e caricato della stemma con la iscrizione centrale in oro recante la denominazione della Città. Le parti di metallo e i cordoni dorati. L'asta verticale ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia è rappresentato lo stemma della città e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro »
(Statuto del Comune di Alvito, art. 6)

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo ducale di Alvito, particolare

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Ruderi del castello

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Panorama del borgo fortificato della frazione Castello e del maniero

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[12]


Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Giulio Calvi

Persone legate ad Alvito[modifica | modifica wikitesto]

Mario Equicola

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Le principali attività economiche sono legate all'agricoltura, ormai in declino, se si esclude un rinnovato interesse legato alla viticoltura, con la produzione di alcuni vini regolamentati dal disciplinare Atina DOC, e all'artigianato locale. Alvito è anche nota per la produzione di speciali torroni di pasta di mandorle ricoperti di cioccolato fondente. È una tradizione che risale alla fine del XVIII secolo e che ne ha permesso il riconoscimento, da parte del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, tra i prodotti agroalimentari tradizionali laziali[13].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1927 passa dalla regione Campania al Lazio, e dalla provincia di Caserta a quella di Frosinone.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ ISTAT data warehouse
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statuto del Comune di Alvito, art. 5, Bollettino Ufficiale della Regione Lazio, parte I, 20 giugno 2000.
  4. ^ L. Santoro, Silloge di notizie araldiche della Città di Alvito, Municipio di Alvito, Ivi 1988, pp. 26-29.
  5. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, ENEA, 1º marzo 2011, pp. 151. URL consultato il 17 agosto 2013.
  6. ^ A.P. Recchia, op. cit., pp. 86-91.
  7. ^ G. Pescosolido, Agricoltura e industria nell'Italia unita, Laterza, Roma-Bari 1994, pp. 131 e segg.
  8. ^ R. Morri, Da Alvito alla Campagna Romana. Viaggi di braccianti e imprenditori tra '800 e '900, Edilazio, Roma 2004.
  9. ^ M.R. Protasi, Al lavoro nelle vetrerie francesi: storie di bambini emigranti di Alvito di fine Ottocento, in «Giornale di Storia Contemporanea», VI (2003), n. 1, pp. 3- 31; L. Arnone Sipari, "San Valerio", un bollettino del 1925 per gli emigrati, in «In preparazione del CCCL della traslazione del corpo di San Valerio ad Alvito (maggio 2006)», I (2005), n. 1, pp. 8-10; L. Colafrancesco, L'emigrazione in Europa dalla Valle di Comino nel secondo dopoguerra, in «Annale di storia regionale dell'Università degli Studi di Cassino», III-IV (2008-2009), pp. 7-35.
  10. ^ L. Arnone Sipari, Élites locali di Terra di Lavoro in età liberale: l'opera di Vincenzo Mazzenga, in «Annale di Storia regionale dell'Università degli Studi di Cassino», I (2006), pp. 111-140.
  11. ^ D. Pizzuti, Guerra a Cassino, pace ad Alvito (settembre 1943 - maggio 1944), Bardi editore, Roma 2004; R. Viglietta, Alvito nella II guerra mondiale. Contributo alla ricostruzione degli avvenimenti storico-militari nella Valle di Comino e dintorni, Scienze e Lettere, Roma 2010.
  12. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  13. ^ Elenco e schede dei P.A.T. del Lazio

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Ducato di Alvito nell'Età dei Gallio, tomo I (Atti), Banca della Ciociaria, Alvito 1997;
  • Dionigi Antonelli, Alvito dalle origini al sec. XIV. Nella ricorrenza del IX Centenario della fondazione della Città (1096-1996), Printhouse, Castelliri 1999;
  • Cesidio Iacobone, Alvito e la sua valle dall'antichità fino ad oggi. Cronache documentali, Centro studi Cominium “P. Michele Jacobelli”, Casalvieri 2003.
  • Valerio Iacobone, Appunti e…spunti su “Alvito e Valle di Comino”, Centro studi Cominium “P. Michele Jacobelli”, Casalvieri 1984.
  • Domenico Santoro, Pagine sparse di storia alvitana, 2 voll., Jecco, Chieti 1908-1909;
  • Antonia Pasqua Recchia, La Val di Comino, in «Storia della città», VII (1982), n. 23, pp. 83–122.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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